Docenti AFAM, inserimento graduatorie, requisiti: non vale insegnamento in corsi preaccademici

Tar Lazio sentenza n. 11410 25 settembre 2015

Nell’ambito delle AFAM, ai fini dell’inserimento nelle graduatorie nazionali utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo determinato, è richiesto, ex art.19, comma 2 del D.L. n.104 del 2013 (conv. in Legge n.128 del 2013), oltre alla non titolarità di un contratto a tempo indeterminato ed al superamento di un concorso selettivo per l’inclusione nelle graduatorie d’istituto, anche l’avere maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Gli atti relativi alle procedure di inserimento dei docenti nelle graduatorie, anche per ciò che riguarda le AFAM, per non riguardare procedure di tipo concorsuale, possono essere impugnati davanti al Giudice Amministrativo solo quando abbiano contenuto generale; diversamente, quando siano contestati singoli provvedimenti di esclusione, la giurisdizione appartiene al Giudice Ordinario.

Con riguardo alla natura della attività esercitata e alla posizione soggettiva attiva azionata nella fattispecie della giusta posizione o collocazione nella graduatoria permanente o ad esaurimento degli insegnanti, vengono in considerazione atti che non possono che restare ricompresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato ai sensi dell’art. 5, comma 2 d.lgs. n.165 del 2001, di fronte ai quali sussistono soltanto diritti soggettivi, poiché la pretesa consiste (solo) nella conformità o difformità a legge degli atti inerenti al rapporto già instaurato e quindi di gestione della graduatoria utile per l’eventuale assunzione.

Nelle fattispecie inerenti la legittimità dei criteri per l’inserimento nelle graduatorie per l’attribuzione di incarichi di insegnamento a tempo determinato  non può farsi questione di procedure concorsuali – come tali appartenenti alla giurisdizione amministrativa ai sensi dell’art. 63 del d. lgs. n. 165\2001 –  in quanto difettano gli elementi caratteristici di siffatte procedure, quali il bando, la procedura di valutazione, l’ approvazione finale della graduatoria dei vincitori; trattandosi, per converso, di un mero inserimento in graduatoria di coloro che sono in possesso di determinati requisiti, per cui non vengono in considerazione valutazioni discrezionali.

 

Vedi anche: Tar Lazio sentenza n. 11527 8 ottobre 2015

Tar Lazio sentenza n. 11410 25 settembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

I. – Con ricorso notificato il 14 ottobre 2014 e depositato il successivo 10 novembre, la docente in epigrafe ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa misura cautelare, il decreto del Ministro per l’Istruzione, Università e ricerca n. 526 del 30 giugno 2014, con il quale sono stati definiti i criteri per l’inserimento nelle Graduatorie nazionali definitive per l’attribuzione di incarichi di insegnamento a tempo determinato nelle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

II. – In particolare, l’art. 2 del citato decreto del MIUR dispone che: “1. Fino all’emanazione del regolamento di cui all’articolo 2, comma 7, lettera e), della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è inserito nelle graduatorie di cui all’articolo 1 il personale docente che non sia già titolare di contratto a tempo indeterminato nelle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, di cui agli articoli 1 e 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, e che sia incluso in graduatorie d’istituto costituite a seguito di concorso selettivo e che, alla data del presente decreto, abbia maturato, a decorrere dall’anno accademico 2001-2002, almeno tre anni accademici di insegnamento, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o con contratto di collaborazione, ai sensi dell’articolo 273 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, ovvero con contratto di collaborazione continuata e continuativa o altra tipologia contrattuale nelle medesime istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

2. Ai fini della valutazione dei requisiti di cui al comma 1, si considera anno accademico l’aver svolto 180 giorni di servizio con incarico a tempo determinato o con contratto di collaborazione di cui all’articolo 273 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Ai fini del computo dei giorni di servizio sono ritenuti utili i periodi di insegnamento, nonché i periodi ad esso equiparati per legge o per disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro, prestati durante il periodo di attività didattica stabilito dal calendario accademico, ivi compresa la partecipazione agli esami di ammissione, promozione, idoneità, licenza e di diploma. E’ fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 489 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, così come interpretato dall’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124.

3. Ai fini della valutazione dei requisiti di cui al comma 1, per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e per altre tipologie contrattuali, si considera anno accademico l’aver svolto almeno 125 ore di insegnamento nei corsi accademici di primo o di secondo livello.”

III. – Quest’ultima previsione di carattere generale, contenuta nel terzo comma dell’art. 2, è oggetto dell’unico motivo di cui consta il ricorso introduttivo, con cui la ricorrente afferma, in primo luogo, di avere svolto sì corsi preaccademici, ma nella vigenza del vecchio ordinamento.

In subordine, l’art. 2 comma III del decreto impugnato contrasterebbe con l’art. 19 del D.L. n. 104\2013 la previsione regolamentare attuativa con cui il Ministero ha stabilito l’inserimento in graduatoria dei soli docenti che hanno maturato i titoli richiesti in ambito accademico, escludendone quelli che -come i ricorrenti- hanno insegnato nei corsi preaccademici, in quanto la norma primaria di riferimento non contemplerebbe tale distinzione, ed il contenuto dei due tipi di corso sarebbe eguale.

Infine, la previsione regolamentare sarebbe contraddittoria rispetto al precedente comma II, che ammette alla graduatoria i docenti che hanno prestato servizio in forza di contratto a tempo determinato per tre anni, considerando utili, ai fini del computo di ciascun anno, 180 giorni di servizio, senza distinzione di corso.

IV. – La ricorrente ha poi proposto un primo ricorso per motivi aggiunti, notificato il 25 novembre 2014, contro il provvedimento di esclusione dalla graduatoria, frattanto reso noto, che è stata determinata da “Carenza di insegnamento nei corsi accademici di primo e secondo livello con contratti di collaborazione continuativa”, motivazione contro cui ripete, nella sostanza, le doglianze formulate nel ricorso principale; a queste aggiungono un motivo con cui denunziano disparità di trattamento rispetto ad altri docenti che avrebbero trovato posto in graduatoria con riserva a seguito di favorevole provvedimento cautelare presidenziale.

V – . Con un secondo ricorso per motivi aggiunti, notificato il 23 dicembre 2014, la ricorrente ha impugnato anche la graduatoria definitiva, pubblicata il 28 ottobre 2014, contro la quale ha svolto le medesime censure rassegnate con i precedenti atti.

VI. -Il MIUR si è costituito in giudizio senza depositare memorie.

Con ordinanza n. 680\2015 l’istanza cautelare proposta dalla ricorrente è stata accolta mediante fissazione, ai sensi dell’art. 55 comma X del c.p.a., dell’udienza di discussione del ricorso per la data del 17 giugno 2015; il Collegio ha altresì disposto integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i docenti in graduatoria cui il ricorso non risultava notificato, mediante pubblici proclami.

L’integrazione del contraddittorio è stata effettuata mediante pubblicazione sul sito istituzionale del MIUR, secondo le indicazioni della citata ordinanza, in data 22 gennaio 2015.

Alla pubblica udienza del 17 giugno 2015 il ricorso è stato posto in decisione.

VII. – Il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti sono infondati.

Al riguardo si deve evidenziare che, secondo la consolidata giurisprudenza di questo TAR (per tutte, sentenze della Sezione III bis nn. 4464 del 23 marzo 2015, 3418 del 2 marzo 2015 e 6118 del 28 aprile 2015), che si allinea a quella della Corte regolatrice e dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 11\2011, gli atti relativi alle procedure di inserimento dei docenti nelle graduatorie, anche per ciò che riguarda le AFAM, per non riguardare procedure di tipo concorsuale, possono essere impugnati davanti al Giudice Amministrativo solo quando abbiano contenuto generale; diversamente, quando siano contestati singoli provvedimenti di esclusione, la giurisdizione appartiene al Giudice Ordinario.

Invero secondo l’orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 12 luglio 2011, “Con riguardo alla natura della attività esercitata e alla posizione soggettiva attiva azionata – come ha ripetutamente affermato nel suo iter argomentativo la Cassazione a Sezioni Unite, quale giudice regolatore della giurisdizione: decisioni 10 novembre 2010, n.22805; 16 giugno 2010, n.14496; 3 aprile 2010, n.10510 – nella fattispecie della giusta posizione o collocazione nella graduatoria permanente o ad esaurimento degli insegnanti, vengono in considerazione atti che non possono che restare ricompresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato ai sensi dell’art. 5, comma 2 d.lgs. n.165 del 2001, di fronte ai quali sussistono soltanto diritti soggettivi, poiché la pretesa consiste (solo) nella conformità o difformità a legge degli atti inerenti al rapporto già instaurato e quindi di gestione della graduatoria utile per l’eventuale assunzione”.

La medesima pronuncia evidenzia come, nei casi quale quello in esame, non possa farsi questione di procedure concorsuali –come tali appartenenti alla giurisdizione amministrativa ai sensi dell’art. 63 del d. lgs. n. 165\2001- in quanto difettano gli elementi caratteristici di siffatte procedure, quali il bando, la procedura di valutazione, l’ approvazione finale della graduatoria dei vincitori; trattandosi, per converso, di un mero inserimento in graduatoria di coloro che sono in possesso di determinati requisiti, per cui non vengono in considerazione valutazioni discrezionali.

Come già evidenziato da questo TAR nelle pronunzie su citate, eguali considerazioni valgono per la procedura idi inserimento in graduatoria delle AFAM delineata dal D. M. n. 526\2014, di cui si è in precedenza riportato l’art. 2, che ne attesta la completa assenza di carattere concorsuale.

VIII. – Nel caso in esame il Collegio ritiene sussistere la giurisdizione amministrativa sia sul ricorso introduttivo, con cui viene censurato l’atto regolamentare, che sui motivi aggiunti nei quali la stessa prospettazione dei ricorrenti riconduce ai medesimi vizi che affliggerebbero il decreto ministeriale nella parte in cui prescrive che per i docenti che hanno insegnato in forza di contratti di collaborazione coordinata e continuativa siano indispensabili, ai fini dell’inserimento in graduatoria, tre ani accademici, computati con un minimo di 125 ore di lezione per ciascun anno.

Su questo punto, il Collegio deve confermare i propri precedenti (ad esempio, per tutte, sentenza numero 8259\2015), per cui ai fini dell’inserimento nelle graduatorie nazionali utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo determinato, è richiesto, ex art.19, comma 2 del D.L. n.104 del 2013 (conv. in Legge n.128 del 2013), oltre alla non titolarità di un contratto a tempo indeterminato ed al superamento di un concorso selettivo per l’inclusione nelle graduatorie d’istituto, anche l’avere maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Del pari nel cennato D.M. n.526 del 2014, all’art.2, comma 1, requisiti sono la non titolarità di un contratto a tempo indeterminato, il superamento di un concorso selettivo per l’inclusione nelle graduatorie d’istituto e l’aver maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Ne discende che il D.M. n.526 del 2014 risulta perfettamente aderente sul punto alla sopraordinata previsione legislativa, e le censure appena esaminate vanno respinte.

IX. – Attesa la novità della questione al momento della proposizione del ricorso, le spese possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) respinge il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 giugno 2015 […]

 

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