Domanda di accesso agli atti, diniego, ricorso, controinteressati

Domanda di accesso agli atti, diniego: E’ inammissibile il ricorso proposto avverso il diniego di accesso che non sia stato notificato ad almeno un controinteressato, anche se il ricorrente abbia individuato espressamente e nominativamente le persone fisiche alle quali la documentazione richiesta si riferisce.

…E’ ben vero che qualificata giurisprudenza (per tutte, Cons. stato, IV, 26 agosto 2014, n. 4308) ritiene che non può essere dichiarato inammissibile il ricorso avverso il diniego di accesso non notificato al controinteressato ove questi non sia stato precedentemente reso edotto dall’amministrazione; peraltro, tale principio attiene al caso in cui i controinteressati siano da individuare in coloro che, titolari del diritto alla riservatezza, sono in qualche modo chiamati in causa dal documento richiesto: in questo caso, infatti, ai sensi dell’art. 3 comma 1, d.lgs. 12 aprile 2006 n. 184 è sull’amministrazione, “se individua soggetti controinteressati”, che incombe l’obbligo di coinvolgerli nel procedimento. Nella fattispecie in esame, invece, è la stessa ricorrente che individua i soggetti potenzialmente lesi dall’ostensione dei dati richiesti e, quindi, controinteressati rispetto alla domanda di accesso, atteso che in subiecta materia la qualità di controinteressato è una proiezione del valore della riservatezza.

In altre parole, ove l’accesso sia potenzialmente lesivo di posizioni soggettive non specificabili a priori, e dunque conoscibili solo dall’amministrazione procedente, è su questa che incombe l’obbligo di individuare i controinteressati e provvedere alla notificazione prescritta dalla norma appena citata; ove invece, come nel caso in esame, di tali posizioni siano titolari determinati soggetti nominativamente indicati, ed anzi i documenti ai quali si chiede l’accesso sia specificamente relativo ad essi, la natura impugnatoria del giudizio, chiarita fin dall’Adunanza plenaria 24 giugno 1999, n. 16, lo sottopone alla generale disciplina del processo amministrativo, compreso l’obbligo di notifica ai sensi dell’art. 41 cod. proc.amm. ad almeno uno dei controinteressati, dei quali è indubitabile il riferimento nella documentazione richiesta….

 

La normativa di riferimento richiamata dai giudici:

…L’art. 22 della Legge n. 241/1990 definisce specificatamente in materia di accesso i “controinteressati”, e cioè “tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza”.

L’art. 116 del c.p.a. (“rito in materia di accesso ai documenti amministrativi”), a propria volta stabilisce al primo comma che “il ricorso è proposto entro trenta giorni dalla conoscenza della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione all’amministrazione e ad almeno uno dei controinteressati”…

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TRGA Trento sentenza n. 75 6 marzo 2017

[…]

per l’accertamento e la declaratoria

del diritto di accesso e per l’emanazione dell’ordine di esibizione dei documenti, ex art. 116 comma 4 c.p.a., richiesti con istanza del 13/10/2016 dalla ricorrente, al fine di prendere visione degli atti adottati nei confronti di colleghi con cui è stato riconosciuto il diritto di riscatto oneroso ai fini pensionistici;

[…]

FATTO

La ricorrente impugna il silenzio-rigetto maturato a seguito del mancato riscontro alla richiesta di accesso, formulata all’Istituto nazionale di previdenza sociale – sede di Trento, volta ad ottenere copia della documentazione inerente le posizioni di alcuni colleghi, individuati nominativamente (Omissis; Omissis; Omissis; Omissis; Omissis; Omissis), dipendenti dell’ufficio dogane di Trento ai quali sarebbe stato riconosciuto il diritto di riscatto oneroso ai fini pensionistici, per contro negato all’interessata con provvedimento di data 17.3.2016.

Il gravame è affidato al seguente motivo:

Violazione di legge (artt. 1,2,3,22 e 24 L. n. 241/1990); violazione dei principi costituzionali (artt. 3, 24,97 e 113 Cost.) e di trasparenza, ragionevolezza, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per manifesta contraddittorietà, difetto d’istruttoria e travisamento dei fatti.

L’accesso alla documentazione pensionistica inerente il trattamento riservato dall’Istituto ai colleghi di lavoro sarebbe necessaria, deduce la ricorrente, per provvedere alla cura e difesa dei propri interessi giuridici nelle sedi competenti, attesa viepiù la pendenza del tentativo di conciliazione, prodromico – nel caso di mancato accordo – alla vertenza giudiziale.

L’Istituto nazionale di previdenza sociale si è costituito per contestare la fondatezza del ricorso, rilevando che l’accesso alla documentazione inerente il trattamento riservato a terzi non sarebbe, nella fattispecie, necessario e neppure utile per valutare la legittimità del provvedimento di rigetto della domanda di riscatto: la tutela della posizione della ricorrente a fini difensivi sarebbe già consentita di per sé, sulla base dei presupposti e requisiti inerenti la posizione personale dell’interessata tramite l’applicazione delle norme che disciplinano il caso controverso in rapporto all’oggetto ed ai motivi prospettati nella domanda di riscatto.

Peraltro, l’istanza di accesso proposta, oltre a violare il diritto alla riservatezza di dati anche sensibili, si tradurrebbe in una preteso controllo generalizzato sull’operato dell’Istituto, come tale vietato dall’art. 24, co.3, della Legge n. 241/1990 e dalle disposizioni regolamentari che disciplinano l’esercizio del diritto di accesso agli atti in possesso dell’INPS.

All’udienza camerale del giorno 23 febbraio 2017, cui ha partecipato il solo difensore dell’INPS, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è inammissibile posto che il ricorso in esame è stato notificato esclusivamente all’Istituto di previdenza sociale.

L’art. 22 della Legge n. 241/1990 definisce specificatamente in materia di accesso i “controinteressati”, e cioè “tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza”.

L’art. 116 del c.p.a. (“rito in materia di accesso ai documenti amministrativi”), a propria volta stabilisce al primo comma che “il ricorso è proposto entro trenta giorni dalla conoscenza della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione all’amministrazione e ad almeno uno dei controinteressati”.

Nella fattispecie la ricorrente, pur avendo individuato espressamente e nominativamente le persone fisiche alla cui documentazione pensionistica intenderebbe accedere, non ha provveduto alla notificazione del ricorso ad alcuno di questi, e ciò comporta l’inammissibilità del ricorso (cfr. Tar Lazio Roma, sez. II, 10.12.2015 n. 13582; idem sez. I ter, 29.5.2015 n. 7685; Tar Campania Salerno, sez. II, 8.3.2012, n. 439).

E’ ben vero che qualificata giurisprudenza (per tutte, Cons. stato, IV, 26 agosto 2014, n. 4308) ritiene che non può essere dichiarato inammissibile il ricorso avverso il diniego di accesso non notificato al controinteressato ove questi non sia stato precedentemente reso edotto dall’amministrazione; peraltro, tale principio attiene al caso in cui i controinteressati siano da individuare in coloro che, titolari del diritto alla riservatezza, sono in qualche modo chiamati in causa dal documento richiesto: in questo caso, infatti, ai sensi dell’art. 3 comma 1, d.lgs. 12 aprile 2006 n. 184 è sull’amministrazione, “se individua soggetti controinteressati” che incombe l’obbligo di coinvolgerli nel procedimento. Nella fattispecie in esame, invece, è la stessa ricorrente che individua i soggetti potenzialmente lesi dall’ostensione dei dati richiesti e, quindi, controinteressati rispetto alla domanda di accesso, atteso che in subiecta materia la qualità di controinteressato è una proiezione del valore della riservatezza.

In altre parole, ove l’accesso sia potenzialmente lesivo di posizioni soggettive non specificabili a priori, e dunque conoscibili solo dall’amministrazione procedente, è su questa che incombe l’obbligo di individuare i controinteressati e provvedere alla notificazione prescritta dalla norma appena citata; ove invece, come nel caso in esame, di tali posizioni siano titolari determinati soggetti nominativamente indicati, ed anzi i documenti ai quali si chiede l’accesso sia specificamente relativo ad essi, la natura impugnatoria del giudizio, chiarita fin dall’Adunanza plenaria 24 giugno 1999, n. 16, lo sottopone alla generale disciplina del processo amministrativo, compreso l’obbligo di notifica ai sensi dell’art. 41 cod. proc.amm. ad almeno uno dei controinteressati, dei quali è indubitabile il riferimento nella documentazione richiesta.

In conclusione, il ricorso è inammissibile, ma le spese di causa possono essere compensate tra le parti attesa la specificità del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa per la Regione autonoma del Trentino – Alto Adige/Südtirol, sede i Trento, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Trento nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2017 […]

 

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