Eccezione difetto giurisdizione e abuso del processo amministrativo

Consiglio di Stato sentenza n. 3437 29 luglio 2016

Ai sensi degli artt. 74 e 88, comma 2, lett. d) c.p.a., è inammissibile per abuso del processo l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che aveva adito la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo del giudizio.

Tale orientamento va confermato anche quando è la parte a prospettare suggestivamente che sarebbe stata la stessa motivazione del giudice di primo grado ad insinuare il dubbio sulla giurisdizione.

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3437 29 luglio 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Premesso che:

la Omissis Srl di Omissis, che aveva presentato regolare istanza per ottenere le agevolazioni ai sensi dell’art. 4 L.R. n. 55 della 1998, è stata ammessa ai relativi benefici giusta determinazione dirigenziale n. 94/DL9 dell’8 marzo 2005 per un importo di € 71.417,32, a titolo di contributi in conto investimenti, ricevendo a titolo di anticipazione l’accredito, con ordine di bonifico del 1° luglio 2005, della somma di € 49.992,12, pari al 70% del contributo concesso;

l’Ente Abruzzo Lavoro, a seguito della verifica del 23.2.2012 e dei sopralluoghi del 10.3.2008 e del 28.11.2008, ha dichiarato che nella sede legale e operativa della predetta società non è stata avviata l’attività per la quale era stato concesso il contributo (realizzazione di una pista chiusa attrezzata per corsa di kart) e che la società aveva fornito documentazione incompleta, limitata soltanto alla rendicontazione dell’acconto;

accogliendo la proposta di detto ente con determina del dirigente della Direzione Politiche Attive del lavoro n. 454 del 31 luglio 2014 la Regione Abruzzo ha disposto la revoca dei contributi ed il recupero coattivo della somma erogata a titolo di anticipazione;

il Tar per l’Abruzzo, con la sentenza segnata in epigrafe, nella resistenza dell’intimata amministrazione regionale, respinta l’eccezione di tardività del ricorso e quella di violazione delle garanzie di partecipazione al procedimento, ha rigettato il ricorso stesso, giudicando legittima la revoca a fronte dell’oggettivo e non contestato inadempimento, qualificando l’atto impugnato come annullamento in autotutela e conseguente decadenza dal beneficio;

Rilevato che:

la Omissis s.r.l. ha chiesto la riforma di tale sentenza, deducendone l’erroneità per “violazione e falsa applicazione di legge in particolare degli artt. 7 e 9 del c.p.a. Difetto di giurisdizione” e “violazione e falsa applicazione di legge in particolare degli art. 1, 3 e 21 nonies della L. n. 241 del 1990. Eccesso di potere per violazione del principio dell’affidamento, violazione e falsa applicazione dell’art. 1 comma 136 della l. n. 311 del 2004”;

ha resistito al gravame la Regione Abruzzo che, oltre a dedurre l’inammissibilità dell’eccezione di difetto di giurisdizione per abuso del processo, ne ha chiesto il rigetto per infondatezza;

all’udienza in camera di consiglio del 23 giugno 2016 le parti sono state ritualmente informate della decisione della Sezione di decidere la causa direttamente nel merito e la causa stessa è stata pertanto trattenuta in decisione;

Considerato che l’appello deve essere respinto in quanto:

il motivo con cui l’appellante ha dedotto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo non può essere accolto, in quanto, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale dal quale non vi è motivo per discostarsi (Cons. Stato, sez. V, 27 aprile 2015, n. 2064; 27 marzo 2015, n. 1605; 7 febbraio 2012, n. 656), ai sensi degli artt. 74 e 88, comma 2, lett. d) c.p.a., è inammissibile per abuso del processo l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che aveva adito la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo del giudizio, essendo appena il caso di rilevare, con riferimento al caso di specie, che non può ritenersi condivisibile la suggestiva prospettazione secondo cui sarebbe stata la stessa motivazione del giudice di primo grado ad insinuare il dubbio sulla giurisdizione;

è infondato il secondo motivo di gravame: sotto un primo profilo, anche a voler prescindere dal fatto che è la stessa società appellante a qualificare il provvedimento impugnato come annullamento di ufficio, in autotutela (il che confermerebbe l’appartenenza della controversia alla giurisdizione del giudice amministrativo), è sufficiente osservare che, così qualificato il provvedimento de qua, trattandosi di recupero di una somma illegittimamente erogata (non essendo stato contestato in alcun modo la correttezza dei sopralluoghi svolti ed il mancato avvio dell’attività di impresa per cui i benefici economici erano stati concessi), l’interesse pubblico è da ritenersi in re ipsa, non potendo d’altra parte in alcun modo invocarsi la tutela dell’affidamento, né il triennio di cui alla legge n. 311 del 2004, in ragione delle clausole cui era stata subordinata la concessione dei benefici stessi; d’altra parte, a voler considerare, come più correttamente ritenuto, dai primi giudici il provvedimento de qua come decadenza per inadempimento (essendo ormai definitivamente radicata la potestas iudicandi in capo al giudice amministrativo per quanto osservato in precedenza) non può negarsi l’effettiva sussistenza dell’inadempimento per il mancato avvio dell’attività di impresa e la conseguente legittimità del provvedimento e correttezza dell’operato dell’amministrazione;

d’altra parte non può che ribadirsi che le circostanze di fatto, per come esposte negli atti amministrativi che costituiscono il presupposto di quelli impugnati, mostrano l’evidente esigenza dell’amministrazione di tutelare l’esigenza di corretta funzionalizzazione della finanza pubblica, visibilmente compromessa dal comportamento non corretto dell’appellante, i cui interessi al mantenimento del contributo sono da ritenersi nella specie sicuramente sacrificabili, atteso che fin dalla data dei verbali di sopralluogo effettuati nel 2008 era emersa la mancata realizzazione dell’investimento che ha giustificato il contributo;, la peculiarità della situazione di fatto giustifica nondimeno la compensazione delle spese di lite del presente grado di giudizio;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello principale come in epigrafe indicato, lo respinge.

Compensa le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 giugno 2016 […]

 

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