Effetti occupazione decorrono da materiale apprensione aree

Gli effetti dell’occupazione, ossia la materiale apprensione delle aree, non retroagiscono alla data dell’atto ma dal momento della sua messa in atto. Pertanto, l’esistenza di una decisione della giunta comunale di procedere all’occupazione, espressa prima dell’approvazione regionale del progetto in variante, non comporta una violazione della potestà dominicale della parte sino al momento della sua concreta attuazione. Gli effetti dell’impugnata deliberazione comunale sono da intendersi temporaneamente sospesi, in attesa che sia adottata e divenga esecutiva l’approvazione conclusiva della Regione.

Consiglio di Stato sentenza n. 5669 18 novembre 2014

 

[…]

DIRITTO

1. – In via preliminare e a norma dell’art. 70 del codice del processo amministrativo, va disposta la riunione dei diversi appelli, in quanto attinenti a vicende connesse.

2. – Gli appelli non sono fondati e vanno respinti per i motivi di seguito precisati.

3. – La prima questione sollevata, sebbene relativa al mancato esercizio di una potestà processuale del giudice, ma configurata dalla parte come un autonomo primo motivo di ricorso, riguarda la mancata acquisizione, da parte del T.A.R., del provvedimento, ritenuto inesistente, di conclusione della procedura espropriativa.

Stante la conformazione dell’impugnazione, il Collegio ritiene corretta la valutazione operata dal primo giudice sull’irrilevanza dell’acquisizione della documentazione indicata dalla parte. Infatti, se è ben vero che l’eventuale inesistenza dell’atto conclusivo del procedimento può riverberare sulla legittimità dell’azione amministrativa, viste le conseguenze connesse all’eventuale non tempestiva conclusione del procedimento, va peraltro notato che tale circostanza rileva unicamente nell’ambito dell’esercizio di un’azione autonoma a tal fine predisposta che, nel processo in esame, non è stata concretamente esperita.

È invece qui in valutazione il tema della legittimità di atti pregressi, impugnati per vizi propri (e quindi per fatti coevi alla loro genesi e non legati allo sviluppo procedimentale), per cui non vi può essere spazio per alcuna efficacia viziante a ritroso da parte di atti successivamente emessi.

La rilevanza di tale richiesta acquisizione non può poi nemmeno essere desunta in rapporto alla possibilità di considerare la congruità del quantum liquidato come indennità di esproprio, atteso che si tratta di una fattispecie su cui manca addirittura la giurisdizione di questo giudice e quindi, a maggior ragione, la titolarità del potere istruttorio.

La censura va quindi respinta.

4. – Con il motivo rubricato al punto 1.1., la parte lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 9 e 10 della legge 1150 del 1942, riferendosi al difetto di motivazione in ordine alla reiterazione del vincolo disposta con gli atti impugnati.

4.1. – La doglianza va respinta.

Come correttamente notato dal giudice di prime cure, le ragioni della reiterazione sono agevolmente evincibili dalla relazione tecnica allegata al progetto in questione, dove si fa mostra delle scelte operate dal Comune e delle motivazioni addotte: l’inidoneità della zona di rispetto cimiteriale, in cui ricadeva precedentemente il mercato, e l’adeguatezza dell’area prescelta in relazione a superficie, accessibilità dell’utenza, disponibilità di spazi di sosta e parcheggio, divisibilità in zone riservate per ciascuna categoria di venditori, viabilità idonea a consentire un comodo accesso alla zona ed al contiguo parcheggio, utilizzabilità dell’area, nei giorni in cui non vi è mercato, come pista ciclabile o pattinabile, mantenimento della zona terminale del comparto a verde attrezzato per bambini, fungente da fascia di rispetto a ridosso di un parco secolare.

È quindi riscontrabile, al di là di ogni ragionevole dubbio, una concreta ostensione, calata nel concreto del vissuto amministrativo, delle ragioni di interesse pubblico che giustificavano, nell’attualità, l’approvazione del progetto de quo e della consequenziale variante urbanistica.

5. – Con il secondo motivo di ricorso, si lamenta mancata valutazione di elementi essenziali, mancanza del presupposto, violazione dell’obbligo di motivare, violazione e falsa applicazione degli artt. 9 e 10 della legge 1150 del 1942; violazione dell’art. 27 della legge regionale n. 51 del 1975. Nel dettaglio, la censura si duole della mancata considerazione delle osservazioni proposte, sulle quali sia la Regione Lombardia che il Comune di Almenno San Salvatore non hanno spiegato le ragioni di rigetto.

5.1. – La doglianza è infondata.

Le osservazioni proposte dalla parte ora appellante riguardavano l’avvenuta decadenza del precedente vincolo a verde pubblico attrezzato, la limitazione dell’accesso alla proprietà, l’inconciliabilità della nuova strada in progetto rispetto alle esigenze di parcheggio dell’esponente, la necessità di una pianificazione estesa all’intero territorio comunale, oltre alla non sufficienza della spesa prevista a fronte della necessità di destinare all’opera una vasta estensione di terreni edificabili che, nell’atto di appello, è diventata oggetto di autonoma censura, di cui appresso.

Dalla lettura degli atti, si evince tuttavia come il Comune, controdeducendo, ha ribadito la posizione espressa in sede di relazione tecnica illustrativa, e fondato la sua decisione sulla constatazione che il progetto in esame consentiva l’accessibilità ai fabbricati esistenti, vista la prossima realizzazione di un tronco di strada ex novo e l’allargamento di una via contigua. Peraltro, in relazione alla questione della fruibilità viaria, ha parzialmente accolto osservazioni di altri soggetti, destinando la strada al transito pedonale, in parziale accoglimento delle osservazioni di un cittadino interessato.

Le questioni su cui non vi è stata espressa presa di posizione sono peraltro parimenti presenti nella relazione tecnica illustrativa del progetto, anche in ordine alla reiterazione del vincolo a verde pubblico successivo alla scadenza del primo vincolo espropriativo. Trattandosi di una valutazione ampiamente discrezionale, non aggredita con argomenti tali da dare prova della sua manifesta illogicità, essa rifluisce in ambiti di azione non sindacabili in questa sede.

Non è dato poi cogliere quali legittime aspettative non siano state tenute presenti in sede pianificatoria, atteso che, stante la consolidata giurisprudenza amministrativa in tema, le pretese tutelabili sono collegate a situazioni sostanziali ben individuabili, qui non sussistenti.

6. – Con la terza censura, l’appellante lamenta incompetenza e mancanza del presupposto, violazione da parte del giudice del principio generale iura novit curia. Nel dettaglio, viene dedotto come la Giunta Comunale avesse disposto l’occupazione d’urgenza delle aree interessate dai lavori prima che la Regione approvasse la variante urbanistica, che invece costituiva il necessario presupposto del provvedimento ablatorio.

6.1. – La censura non può essere condivisa.

Come notato dal primo giudice, e contrariamente a quanto sostenuto dalla parte appellante, gli effetti dell’occupazione, ossia la materiale apprensione delle aree, non retroagiscono alla data dell’atto ma dal momento della sua messa in atto (ex plurimis, Consiglio di Stato sez. V, 14 maggio 2012 n. 2743). Pertanto, l’esistenza di una decisione della giunta comunale di procedere all’occupazione, espressa prima dell’approvazione regionale del progetto in variante, non comporta una violazione della potestà dominicale della parte sino al momento della sua concreta attuazione. È quindi condivisibile la ricostruzione del primo giudice per cui gli effetti dell’impugnata deliberazione comunale sono da intendersi temporaneamente sospesi, in attesa che sia adottata e divenga esecutiva l’approvazione conclusiva della Regione.

Nel caso in esame, con la definitiva approvazione della variante si è avverata la condizione sospensiva, per cui la successiva attuazione della deliberazione, avutasi con decreti del Sindaco datati 3 luglio 1990 e 31 ottobre 1990, è avvenuta nel pieno della vigenza della variante, stante la pregressa deliberazione della Giunta Regionale n. IV/53474 del 21 marzo 1990.

7. – Con il quarto motivo di ricorso, l’appellante formula come autonoma censura quella precedentemente proposta nell’ambito del tema della mancata risposta alle osservazioni e concernente l’inadeguatezza del piano finanziario dell’opera.

7.1. – La doglianza non ha pregio.

Occorre notare come la censura non riguardi la mancata predisposizione della copertura finanziaria, ma la sua possibile inadeguatezza e, in particolare, l’incongrua determinazione dei costi di acquisizione delle aree.

In disparte quindi ogni valutazione sulla natura meramente ipotetica di tale carenza, va notato come correttamente il primo giudice abbia osservato come tale possibilità, lungi dal configurare un fatto invalidante degli atti di approvazione del progetto, può solo imporre un provvedimento integrativo delle originarie previsioni del piano finanziario approvato, atteso che queste, ontologicamente fondate su stime presuntive, vanno necessariamente adeguate in sede di consuntivo.

8. – L’infondatezza dell’appello proposto con il ricorso n. 2738 del 2006, rende infondato parimenti l’appello n. 3910 del 2010, proposto contro gli atti successivi del procedimento (in particolare, il decreto del Sindaco, in data 31 ottobre 1990, che ha disposto l’occupazione temporanea d’urgenza degli immobili di proprietà della ricorrente, allo scopo di consentire i lavori di realizzazione del mercato settimanale; l’atto del tecnico comunale, in data 11 gennaio 1991, di redazione dello stato di consistenza e presa di possesso delle aree di proprietà del ricorrente; di ogni altro atto connesso e, segnatamente, la delibera della giunta municipale n. 52 del 29 gennaio 1990 con la quale si disponeva l’occupazione d’urgenza preordinata all’esproprio delle aree necessarie all’esecuzione dei lavori).

Infatti, questo secondo gravame è fondato su un unico motivo, di illegittimità derivata e, quindi, non può essere accolto, stante la ritenuta correttezza degli atti a monte.

9. – Gli appelli riuniti vanno quindi respinti. Tutti gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso. Sussistono peraltro motivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali, determinati dalle oggettive difficoltà di accertamenti in fatto, idonee a incidere sulla esatta conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti (così da ultimo, Cassazione civile, sez. un., 30 luglio 2008 n. 20598).

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunziando in merito al ricorso in epigrafe, così provvede:

1. Dispone la riunione degli appelli n. 2738 del 2006 e n. 3910 del 2010;

2. Respinge gli appelli riuniti n. 2738 del 2006 e n. 3910 del 2010;

3. Compensa integralmente tra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2014 […]

 

Precedente Requisiti ordine generale, discrezionalità su gravità reato Successivo Errore di fatto revocatorio, requisiti