Elezioni, parità di genere non è parità di rappresentanza dei due sessi

Consiglio di Stato sentenza n. 3115 18 giugno 2015

Secondo l’art. 4, comma 4, della l.r. Sardegna n. 1 del 2013 «In ciascuna lista circoscrizionale, a pena di esclusione, ciascuno dei due generi non può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati; si arrotonda all’unità superiore se dal calcolo dei due terzi consegue un numero decimale». Perché sia possibile il calcolo di «due terzi» dei candidati deve essere il loro numero almeno pari a tre. Qualora la disposizione avesse infatti voluto riferirsi anche all’ipotesi in cui le liste potevano contenere solo due candidati, in base a normali criteri logico ermeneutici, il legislatore avrebbe dovuto anche espressamente precisare che, in tal caso, o era consentita la presentazione di due candidati dello stesso genere o che essi sarebbero dovuti necessariamente appartenere a due generi diversi.

Il tenore del capoverso del comma in questione, laddove stabilisce che si arrotonda all’unità superiore se dal calcolo dei «due terzi» consegue un numero decimale, ha senso solo se riferito ad un numero di candidati superiore a tre, consentendo comunque la candidatura di uno o più candidati di genere diverso, e non se riferito a circoscrizioni in cui le liste dovevano essere composte da due candidati, atteso che, in tal caso comunque, in applicazione del capoverso citato, sarebbero stati candidabili anche due candidati dello stesso genere.

Deve quindi ritenersi che la legge regionale della Sardegna abbia inteso salvaguardare la partecipazione di entrambi i generi nell’ambito delle elezioni solo nell’ipotesi in cui i candidati nelle circoscrizioni fossero almeno tre.

La disposizione, così intesa, non può ritenersi contrastante con la ratio ad essa sottesa, che è quella di promuovere la parità di genere nella partecipazione alle competizioni elettorali, ma non di renderla obbligatoria in ogni caso, in quanto l’esigenza di una equilibrata presenza dei generi deve essere valutata alla stregua di un giudizio di ragionevolezza e di adeguatezza, derivante dal fatto che essa non può essere intesa come esigenza di presenza paritaria, ma di evitare eccessi in un senso o nell’altro.

Nel caso di presentazione di due candidati,  allora, la disposizione sopra riportata non si applica in ragione del suo evidente dato testuale, sicché non può che trovare applicazione il principio secondo cui vi è la piena liberta di designare i candidati, quando si tratti di liste nelle quali possono essere inclusi solo due candidati: essi possono essere entrambi ed indifferentemente di sesso femminile o maschile, ovvero l’uno di un genere e l’altro di genere diverso.

Neppure può ritenersi che la disposizione sopra richiamata, così come interpretata, violi i principi di cui all’art. 117 della Costituzione (il cui comma settimo stabilisce che «Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive»), oppure quelli di cui al precedente art. 51 (per il quale «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»).

Infatti, la locuzione «promuovono» deve essere intesa nel senso che – nel rispetto del principio di legalità – vi siano disposizioni che tendano alla rimozione degli ostacoli limitanti la parità di genere, eliminando posizioni di privilegio agli appartenenti ad uno di essi, e non nel senso che tendano alla assoluta parità di rappresentanza dei due sessi nelle liste elettorali.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3115 18 giugno 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

I.1.- In data 16 febbraio 2014 si è svolta in Sardegna la consultazione elettorale per l’elezione del Presidente della Regione e del XV Consiglio Regionale della Sardegna.

I.2.- Con ricorso al T.A.R. per la Sardegna, il signor Omissis, iscritto nelle liste elettorali del Comune di Omissis, ha impugnato il verbale di proclamazione degli eletti, all’esito della consultazione elettorale, lamentando, in via principale, l’illegittimità degli atti nella parte in cui l’Ufficio Centrale Regionale aveva proceduto all’assegnazione alla lista «Omissis» dell’unico seggio assegnato alla Circoscrizione dell’Ogliastra, chiedendo la correzione del risultato elettorale e l’attribuzione del seggio – già assegnato alla medesima lista nella Circoscrizione dell’Ogliastra – sempre al «Omissis», ma nella circoscrizione di Carbonia-Iglesias, nonché l’attribuzione del seggio spettante alla lista «Omissis» in sede di collegio unico regionale alla Circoscrizione dell’Ogliastra, anziché alla Circoscrizione di Cagliari. In via subordinata il ricorrente ha dedotto la violazione del principio di rappresentanza proporzionale territoriale su base circoscrizionale, con conseguente annullamento in parte qua degli atti impugnati e, in via ulteriormente subordinata, ha chiesto che siano sollevate questioni di legittimità costituzionale dell’art. 17 della legge regionale della Sardegna n. 1 del 2013, come interpretato dall’ufficio regionale.

I.3.- Con la sentenza n. 571 dell’8 luglio 2014, la Sezione II del T.A.R. ha respinto il ricorso.

I.4.- Con il ricorso in appello in esame, il signor Omissis ha chiesto la riforma di detta sentenza e l’accoglimento del ricorso di primo grado, deducendo i seguenti motivi:

a) non sarebbero condivisibili le argomentazioni in base alle quali il T.A.R. ha respinto la censura secondo cui nella presentazione delle liste nella Circoscrizione dell’Ogliastra sarebbe stato violato da parte di quattro formazioni politiche il principio di parità di genere, previsto dall’art. 4, comma 4, della l.r. Sardegna n. 1 del 2013;

b) non condivisibile sarebbe anche la ratio decidendi in base alla quale il T.A.R. ha respinto l’ulteriore censura che l’applicazione del predetto criterio di arrotondamento anche alla formazione delle liste elettorali nella Circoscrizione dell’Ogliastra contrastava con l’art. 4 della l.r. n. 1 del 2013;

c) sarebbe errata la parte della motivazione della sentenza del T.A.R. secondo cui l’adesione alla tesi del ricorrente imporrebbe il rispetto di una percentuale del 50%;

d) il T.A.R. avrebbe inoltre immotivatamente disatteso l’art. 71, comma 3 bis, del d.lgs. n. 267 del 2000 e la l. n. 65 del 2014, che rafforzerebbero l’effettivo e il concreto rispetto dell’equilibrio di genere nella Circoscrizione dell’Ogliastra, nonché non avrebbe adeguatamente considerato che le leggi elettorali di altre Regioni (Umbria, Veneto, Puglia, Marche, Lombardia, Lazio e Calabria) si ispirano a principi che confermerebbero le tesi dell’attuale appellante.

I.5.- Con atto depositato il 6 agosto 2014, si è costituito in giudizio il consiglio Regionale della Sardegna, che ha dedotto l’infondatezza dell’appello, concludendo per la sua reiezione.

I.6.- Con memoria depositata l’8 agosto 2014, si è costituito in giudizio il signor Omissis, che ha chiesto che sia data applicazione alle regole sulla sospensione feriale dei termini e la riunione del giudizio in appello a quello proposto dal signor Omissis (r.g. n. 6618 del 2014); egli ha poi eccepito l’inammissibilità del gravame, sia per mancata impugnazione entro tre giorni del provvedimento dell’Ufficio Centrale Regionale del 17 gennaio 2014 e del verbale delle operazioni elettorali dell’Ufficio Circoscrizionale dell’Ogliastra del 18 febbraio 2014, sia per contraddizione tra il ricorso in esame e quello proposto dal suddetto signor Omissis, concludendo per l’infondatezza dell’appello.

I.7.- Con memoria depositata il 5 settembre 2014, si è costituito in giudizio il «Omissis della Sardegna», che ha dedotto l’infondatezza del gravame ed ha concluso perché sia dichiarato inammissibile o infondato.

I.8.- Con atto depositato il 15 settembre 2014, si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Interno e la Regione Sardegna.

I.9.- Con memoria depositata il 22 settembre 2014, il signor Omissis ha ribadito le proprie conclusioni, in particolare eccependo l’inammissibilità di alcuni motivi d’appello (perché non conterrebbero alcun rilievo o contestazione della sentenza appellata), nonché la mancata censura delle statuizioni della sentenza impugnata, indicate a pagg. 9 e 10 della memoria e al punto 2.7); egli ha inoltre sostenuto che – nell’ipotesi dell’esclusione dei candidati di solo genere maschile dalle liste in esame, fermi rimanendo i voti conseguiti dalle liste di riferimento – nemmeno ai sensi dell’art. 18, comma 1, della l. r. Sardegna n. 1 del 2013 il seggio riservato alla Circoscrizione dell’Ogliastra potrebbe essere assegnato alla lista «Omissis».

I.10.- Con memoria depositata il 30 ottobre 2014, l’Avvocatura Generale dello Stato si è costituita in giudizio anche per l’Ufficio Centrale Regionale e per gli Uffici Centrali Circoscrizionali dell’Ogliastra, di Carbonia Iglesias, di Cagliari, di Sassari, di Olbia-Tempio, di Nuoro e del Medio Campidano, ha eccepito l’estraneità alla controversia del Ministero dell’Interno ed ha concluso per la declaratoria di inammissibilità o per la reiezione dell’appello.

I.11.- Con memoria depositata il 6 novembre 2014, si è costituito in giudizio il signor Omissis, che ha dedotto l’infondatezza dell’appello e ne ha chiesto la reiezione.

I.12.- Con memoria depositata il 14 novembre 2014, l’appellante ha contestato la fondatezza delle eccezioni di tardività e di inammissibilità di alcuni motivi di appello (per mancate contestazioni, correlazioni e richiami a parti dell’impugnata sentenza) formulate dal resistente signor Omissis; inoltre egli ha dedotto che non sarebbe condivisibile la tesi secondo cui le ammissioni delle liste non potrebbero essere travolte come effetto automatico dell’esclusione dei candidati di genere maschile e di cui al paragrafo 2.8.3. della memoria del suddetto resistente.

I.13.- Con ordinanza 12 gennaio 2015, n. 38, la Sezione ha disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti cui era stato notificato il ricorso di primo grado, nonché l’acquisizione, da parte del Dirigente dell’Ufficio Elettorale dell’Ufficio Territoriale del Governo di Cagliari, di relazione sulla conformità alle reali risultanze della competizione elettorale di cui trattasi delle deduzioni formulate dall’appellante (di cui ai punti III.1. e III.3 dell’ordinanza) e dal signor Omissis (di cui al punto III.2 dell’ordinanza), nonché sull’ipotetica correttezza delle conclusioni rispettivamente rassegnate.

I.14.- In data 3 marzo 2015, con atto n. 10805 del 16 febbraio 2015, il Dirigente dell’ufficio Elettorale dell’U.T.G. di Cagliari ha depositato in giudizio la richiesta relazione.

I.15.- Con memoria depositata il 12 marzo 2015, il «Omissis» ha ribadito le già formulate conclusioni.

I.16.- Con memoria depositata il 13 marzo 2015, il signor Omissis ha sostenuto che le risultanze della richiesta relazione comporterebbero la reiezione dell’appello, ha ribadito le proprie deduzioni ed ha eccepito l’inammissibiltà e l’improcedibilità del gravame, perché questo non mirerebbe a favorire il genere femminile, in quanto al candidato eventualmente dichiarato decaduto ne succederebbe comunque un altro dello stesso genere maschile.

I.17.- Con memoria depositata il 26 marzo 2015, le Amministrazioni statali hanno ribadito le eccezioni e deduzioni già svolte ed hanno dedotto che l’infondatezza del ricorso relativamente alla tutela di genere renderebbe irrilevanti ai fini del decidere le ipotesi formulate nel ricorso introduttivo, oggetto della richiesta relazione; esse hanno quindi insistito per la declaratoria di inammissibilità e per la reiezione dell’appello.

I.18.- Con memoria depositata il 26 marzo 2015, il signor Omissis ha sostanzialmente ribadito le proprie tesi e richieste.

I.19.- Con memoria depositata il 31 marzo 2015, l’appellante, premesso di aver integrato il contraddittorio, secondo quanto disposto con l’ordinanza n. 38 del 2015, e che la relazione depositata in giudizio avrebbe confermato le sue deduzioni e l’infondatezza delle tesi sostenute dal controinteressato, ha contestato le deduzioni contenute nella memoria, datata 12 marzo 2015, di quest’ultimo, insistendo nelle già rassegnate conclusioni.

I.20.- Con memoria di replica depositata il 3 aprile 2015, il signor Omissis ha sostenuto che, anche se le risultanze della relazione dell’U.T.G. di Cagliari (di cui ha contestato alcune deduzioni) permettessero il superamento della prova di resistenza, comunque l’appello sarebbe infondato ed ha quindi insistito per l’accoglimento delle già formulate conclusioni.

I.21.- Con memoria depositata il 3 aprile 2015, il difensore del signor Omissis ha chiesto il differimento dell’udienza di discussione a causa di impegni difensivi presso la Corte d’Assise di Cagliari.

I.22.- Con memoria depositata il 3 aprile 2015, l’appellante ha replicato ed ha contestato le deduzioni di controparte, in particolare sostenendo l’infondatezza della eccepita contraddittorietà del presente appello con quello n. di r.g. 6618 del 2014, insistendo per il suo accoglimento.

I.23.- Con nota n. 24938 del 2015, il funzionario che ha redatto la prodotta relazione ha chiesto, qualora spettante, la liquidazione del compenso di cui all’art. 66 del d. lgs. n. 104 del 2010.

I.24.- Alla pubblica udienza del 16 aprile 2015, il ricorso in appello è stato trattenuto in decisione alla presenza degli avvocati delle parti, come da verbale di causa agli atti del giudizio.

II.- In primo luogo la Sezione ritiene che debba essere accolta l’eccezione, formulata dalla Avvocatura Generale dello Stato, che ha rilevato l’estraneità alla controversia del Ministero dell’Interno, stante la sua carenza di legittimazione passiva, sicché essa va estromessa dalla causa.

L’Amministrazione dell’interno e gli organi straordinari che intervengono nel procedimento elettorale non sono infatti parti del giudizio, come stabilito univocamente dall’art. 130, comma 3, del c.p.a. e riconosciuto dalla univoca giurisprudenza ( ex plurimis: Consiglio di Stato, Sez. V, 19 giugno 2012, n. 3557).

Nel giudizio per l’annullamento del verbale di proclamazione degli eletti e delle operazioni di ripartizione dei seggi in esame, deve essere quindi disposta l’estromissione dal giudizio degli Uffici Elettorali intimati e del Ministero dell’Interno, considerato che la legittimazione passiva va attribuita all’Amministrazione cui vanno giuridicamente imputati i risultati della consultazione elettorale oggetto della lite, e non all’Amministrazione statale o agli organi, quali gli Uffici Elettorali, che abbiano svolto compiti, anche di primaria importanza, nel procedimento elettorale, ma che sono destinati a sciogliersi subito dopo effettuata la proclamazione degli eletti e che non sono portatori di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti (Consiglio di Stato, sez. V, 17 marzo 2015, n. 1376).

III.- Nel merito, l’appello è infondato.

IV.- Non occorre pertanto esaminare le eccezioni, formulate dal resistente signor Omissis, di inammissibilità del gravame (per la mancata impugnazione entro tre giorni del provvedimento dell’Ufficio Centrale Regionale del 17 gennaio 2014 e del verbale delle operazioni elettorali dell’Ufficio Circoscrizionale dell’Ogliastra del 18 febbraio 2014, per contraddizione tra il ricorso in esame e quello proposto dal signor Omissis n.r.g. 6618 del 2014), ovvero di alcuni motivi d’appello, che non conterrebbero alcuna contestazione della sentenza appellata, così come non vanno esaminate le eccezioni secondo cui sarebbe mancata ogni censura delle statuizioni della sentenza impugnata indicate a pagg. 9 e 10 della memoria e al punto 2.7, e per le quali l’appello non potrebbe favorire il genere femminile (in quanto al candidato la cui elezione sarebbe eventualmente annullata ne succederebbe necessariamente un altro dello stesso genere maschile).

Per ragioni di economia processuale il giudice amministrativo può infatti non esaminare eccezioni d’inammissibilità del ricorso, mosse dal resistente, se lo stesso è nel merito palesemente infondato (Consiglio di Stato, sez. V, 22 marzo 2012, n. 1624).

V.1.- Con il primo motivo di gravame, il signor Omissis ha dedotto che:

a) Con il primo motivo di ricorso in primo grado, era stata sostenuta l’illegittimità dell’ammissione alla competizione elettorale, nell’ambito della Circoscrizione dell’Ogliastra, di quattro formazioni politiche («Omissis», «Omissis», «Omissis» e «Omissis») per violazione del principio di parità di genere nella composizione delle rispettive liste, previsto dall’art. 4, comma 4, della l.r. Sardegna n. 1 del 2013.

Non sarebbe condivisibile la ratio decidendi in base alla quale il T.A.R. ha respinto la censura secondo cui nella presentazione delle liste nella Circoscrizione dell’Ogliastra le formazioni politiche sopra indicate avevano presentato le proprie liste, indicando solo due candidati entrambi di sesso maschile, in violazione dell’art. 17, n. 3), della l.r. Sardegna n. 7 del 1979.

Ciò innanzi tutto perché, stante il tenore letterale dell’art. 4, comma 4, primo periodo, della citata l.r. n. 1 del 2013, il criterio dell’arrotondamento non avrebbe potuto trovare applicazione nell’ambito nella Circoscrizione elettorale dell’Ogliastra, ove le formazioni politiche erano tenute alla presentazione di liste con solo due candidati.

Il mero richiamo al criterio di arrotondamento determinerebbe anche la mancata rilevanza dell’art 4, comma 1 (primo periodo), della l.r. n. 1 del 2013, perché in tale Circoscrizione il sesso femminile risulterebbe palesemente discriminato.

Questo criterio potrebbe quindi essere legittimamente utilizzato solo in relazione a liste di candidati formate da almeno tre candidati.

b) Non sarebbero condivisibili anche le argomentazioni in base alle quali il T.A.R. ha respinto l’ulteriore censura che l’applicazione del predetto criterio di arrotondamento anche alla formazione delle liste elettorali nella Circoscrizione dell’Ogliastra contrastava con la ratio dell’art. 4 della l.r. n. 1 del 2013, in primo luogo perché il legislatore sardo avrebbe inteso superare ogni discriminazione fondata sul sesso e garantire le pari opportunità tra generi nell’accesso alle cariche elettive, mentre la presentazione di liste di soli 2 candidati, entrambi di sesso maschile o anche femminile, avrebbe ridotto in detta Circoscrizione dell’Ogliastra ad un mera enunciazione di principio l’equilibrio di genere, con violazione dell’art. 117, comma settimo, della Costituzione e della l.r. suddetta, che ne costituisce attuazione.

In secondo luogo, non sarebbe stata tenuta nella dovuta considerazione la circostanza che 19 liste provinciali, delle 23 che avevano partecipato alla consultazione elettorale, avevano candidato un uomo e una donna; il che dimostrerebbe che la maggior parte delle formazioni politiche aveva chiara la ratio legis e l’inapplicabilità, al caso di specie, del criterio di arrotondamento.

c) Non sarebbe condivisibile la tesi del T.A.R. secondo cui l’adesione alla tesi del ricorrente imporrebbe una percentuale del 50%, non essendo richiesta dalla normativa sovraordinata richiamata a parametro della legittimità della disposizione in esame, che non impone una partecipazione paritaria tra uomini e donne nella competizione elettorale.

d) Il T.A.R. avrebbe inoltre immotivatamente disatteso l’art. 71, comma 3 bis, del d.lgs. n. 267 del 2000 e la l. n. 65 del 2014, che rafforzerebbero la tesi della necessità dell’effettivo e concreto rispetto dell’equilibrio di genere nella Circoscrizione dell’Ogliastra; inoltre non avrebbe tenuto nel debito conto la circostanza che le leggi elettorali di altre Regioni (Umbria, Veneto, Puglia, Marche, Lombardia, Lazio e Calabria) conterrebbero principi che confermerebbero le tesi dell’appellante.

V.1.1.- Osserva in proposito il collegio che il T.A.R. con l’impugnata sentenza, ha interpretato l’art. 4, comma 4, della l.r. Sardegna n. 1 del 2013 (secondo il quale «In ciascuna lista circoscrizionale, a pena di esclusione, ciascuno dei due generi non può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati; si arrotonda all’unità superiore se dal calcolo dei due terzi consegue un numero decimale»), nel senso che, avendo indicato quattro liste soltanto due candidati nella circoscrizione dell’Ogliastra, nessuno dei quali era di sesso femminile, tale disposizione non sarebbe stata violata dall’ufficio elettorale (che, nonostante ciò, ha ammesso le liste suddette alla competizione elettorale), pur se non vi è stata la partecipazione di rappresentanti di entrambi i generi; ciò in quanto – malgrado la regola dell’arrotondamento all’unità superiore –poteva esservi la presentazione di due candidati dello stesso genere, non comportando ciò alcuna discriminazione, dal momento che la normativa sopra riportata non impone una partecipazione paritaria tra generi, ma solo la promozione della partecipazione alla vita pubblica delle donne.

Ritiene la Sezione che vanno confermate le conclusioni cui è addivenuto il giudice di primo grado, pur se per ragioni in parte diverse da quelle espresse nella impugnata sentenza.

Proprio il tenore letterale dell’art. 4, comma 4, primo periodo, della citata l.r. n. 1 del 2013, esclude che nell’ambito nella Circoscrizione elettorale dell’Ogliastra, ove le formazioni politiche erano tenute alla presentazione di liste con soli due candidati, fosse applicabile la disposizione in esame, laddove stabilisce che in ciascuna lista circoscrizionale, a pena di esclusione, ciascuno dei due generi non può essere rappresentato «in misura superiore ai due terzi» dei candidati.

Perché sia possibile il calcolo di «due terzi» dei candidati, deve infatti essere il loro numero almeno pari a tre.

Qualora la disposizione avesse voluto riferirsi anche all’ipotesi in cui le liste potevano contenere solo due candidati, in base a normali criteri logico ermeneutici, il legislatore avrebbe dovuto anche espressamente precisare che, in tal caso, o era consentita la presentazione di due candidati dello stesso genere o che essi sarebbero dovuti necessariamente appartenere a due generi diversi.

Il tenore del capoverso del comma in questione, laddove stabilisce che si arrotonda all’unità superiore se dal calcolo dei «due terzi» consegue un numero decimale, ha senso solo se riferito ad un numero di candidati superiore a tre, consentendo comunque la candidatura di uno o più candidati di genere diverso, e non se riferito a circoscrizioni in cui le liste dovevano essere composte da due candidati, atteso che, in tal caso, come rilevato dal primo giudice, comunque, in applicazione del capoverso citato, sarebbero stati candidabili anche due candidati dello stesso genere.

Deve quindi ritenersi che la legge regionale della Sardegna abbia inteso salvaguardare la partecipazione di entrambi i generi nell’ambito delle elezioni solo nell’ipotesi in cui i candidati nelle circoscrizioni fossero almeno tre.

La disposizione, così intesa, non può ritenersi contrastante con la ratio ad essa sottesa, che è quella di promuovere la parità di genere nella partecipazione alle competizioni elettorali, ma non di renderla obbligatoria in ogni caso, in quanto l’esigenza di una equilibrata presenza dei generi deve essere valutata alla stregua di un giudizio di ragionevolezza e di adeguatezza, derivante dal fatto che essa non può essere intesa come esigenza di presenza paritaria, ma di evitare eccessi in un senso o nell’altro.

Nel caso di specie, con riferimento allo specifico caso di presentazione di due candidati, la disposizione sopra riportata non si applica in ragione del suo evidente dato testuale, sicché non può che trovare applicazione il principio secondo cui vi è la piena liberta di designare i candidati, quando si tratti di liste nelle quali possono essere inclusi solo due candidati: essi possono essere entrambi ed indifferentemente di sesso femminile o maschile, ovvero l’uno di un genere e l’altro di genere diverso.

V.1.2.- Neppure può ritenersi che la disposizione sopra richiamata, così come interpretata dal collegio, violi i principi di cui all’art. 117 della Costituzione (il cui comma settimo stabilisce che «Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive»), oppure quelli di cui al precedente art. 51 (per il quale «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»).

Infatti, la locuzione «promuovono» deve essere intesa nel senso che – nel rispetto del principio di legalità – vi siano disposizioni che tendano alla rimozione degli ostacoli limitanti la parità di genere, eliminando posizioni di privilegio agli appartenenti ad uno di essi, e non nel senso che tendano alla assoluta parità di rappresentanza dei due sessi nelle liste elettorali.

Le esaminate censure devono quindi ritenersi manifestamente infondate.

V.1.3.- Quanto alla affermazione dell’appellante che ha constatato come 19 delle 23 liste partecipanti alla consultazione elettorale abbiano candidato un uomo ed una donna, e alla deduzione secondo cui le leggi elettorali di altre Regioni confermerebbero la sua tesi, la Sezione rileva che tali deduzioni non riguardano l’ambito di effettiva applicazione della normativa regionale in esame.

V.1.4.- Quanto alla censura secondo cui il T.A.R. avrebbe immotivatamente disatteso l’art. 71, comma 3 bis, del d.lgs. n. 267 del 2000 e la l. n. 65 del 2014, va rilevato che il loro contenuto non rileva nella fattispecie in esame, atteso che il medesimo art. 71, comma 3 bis, riguarda l’elezione dei consigli comunali e si limita ad imporre che vi sia la rappresentanza di entrambi i sessi, evitando che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, mentre la seconda, che è relativa all’elezione del Parlamento europeo, dispone che, nell’ordine di lista, i primi due candidati debbano essere di sesso diverso.

Tali disposizioni non stabiliscono espressamente una regola generale secondo cui dovrebbe essere in ogni caso tassativamente rispettata la assoluta parità di genere, sicché anche esse appaiono volte solo a promuovere la parità tra i sessi.

Inoltre, le disposizioni sulla elezione al Parlamento europeo non si applicano di per sé alle consultazioni elettorali regionali e comunque consentono la presentazione di liste aventi un numero di candidati ben superiore a due, a differenza della fattispecie ora all’esame del collegio.

V.1.5.- Va conclusivamente osservato che la reiezione del motivo in esame esclude la modifica del numero dei voti di lista validi riportati dalle liste circoscrizionali ammesse al riparto nella circoscrizione dell’Ogliastra e del quoziente elettorale circoscrizionale, quindi anche delle ulteriori conseguenze che secondo l’appellante sarebbero derivate da tali eventi, oggetto della richiesta relazione all’U.T.G. di Cagliari.

VI.- La reiezione delle esaminate censure comporta quindi l’inconferenza e l’inutilità della disamina della fondatezza delle complesse deduzioni conclusive dell’appellante circa le conseguenze che la correzione dei risultati elettorali conseguente all’accoglimento del gravame avrebbe avuto con riguardo all’attribuzione del seggio spettante al «Omissis della Sardegna» nella circoscrizione dell’Ogliastra e alla medesima lista nella circoscrizione di Carbonia Iglesias e l’assegnazione del decimo seggio spettante alla lista «Omissis Sardegna» già attribuita al signor Omissis nella circoscrizione di Cagliari al candidato più votato della lista suddetta nella circoscrizione dell’Ogliastra.

VII.- Quanto alla richiesta, formulata, con nota n. 24936 del 2015, dal funzionario dell’U.T.G. di Cagliari che ha redatto la prodotta relazione, di liquidazione, qualora spettante, del compenso di cui all’art. 66 del d. lgs. n. 104 del 2010, la Sezione ritiene che essa non possa essere accolta.

Con l’ordinanza n. 38 del 2015, non è stata infatti disposta una verificazione ai sensi dell’art. 66 del c.p.a., ma è stata chiesta una relazione da parte dell’Ufficio Elettorale dell’Ufficio Territoriale di Governo di Cagliari, la cui redazione ad avviso del collegio rientra nelle normali attività dell’ufficio.

VIII.- In conclusione l’appello, previo accoglimento dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dall’Avvocatura Generale dello Stato, deve essere respinto e deve essere confermata la prima decisione, sia pure con motivazione parzialmente diversa.

IX.- Nella complessità e parziale novità delle questioni trattate il collegio ravvisa eccezionali ragioni per compensare, ai sensi degli artt. 26, comma 1, del c.p.a. e 92, comma 2, del c.p.c., le spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente decidendo e previo accoglimento dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dall’Avvocatura Generale dello Stato, respinge l’appello in esame n. 6617 del 2014.

Compensa le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2015  […]

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