Emersione dal lavoro irregolare, basta prova indiziaria

In materia di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario va tenuto in debito conto che la dimostrazione dell’esistenza del rapporto è sufficientemente dimostrata da elementi di natura indiziaria, quali la copia dei bollettini attestanti il pagamento dei contributi previdenziali in favore del dipendente con riferimento al periodo oggetto di emersione e la copia del versamento del contributo forfetario di € 1.000,00 previsto ai fini dell’accesso alla procedura di regolarizzazione.

Consiglio di Stato sentenza n. 304 23 gennaio 2015

[…]

DIRITTO

1.- L’appello merita accoglimento.

2.- Il Collegio ritiene fondate le censure che attengono al merito.

La sentenza ha ritenuto che l’Amministrazione ha legittimamente respinto l’istanza ex art. 5 D.Lg.vo n. 109 del 25.9.2012 essendo chiaramente emersa nel corso dei controlli effettuati la circostanza che il ricorrente non aveva lavorato alle dipendenze del richiedente Sig. Omissis.

L’appellante deduce una serie di circostanze in fatto e documenti che smentiscono la correttezza delle conclusioni cui è pervenuta l’Amministrazione ed anche il giudice di primo grado.

Dalla documentazione in atti, come rileva l’appellante, si traggono una pluralità di indizi circa l’esistenza di un rapporto di lavoro irregolare tra i Sig.ri Omissis ed il ricorrente, nel periodo considerato dalla norma (ovvero da almeno tre mesi alla data di entrata in vigore del D.L.vo 25.9.2012 n. 109 e che continui alla data di presentazione della dichiarazione di emersione).

L’appellante produce le ricevute di versamenti di contributi per lavoratori domestici effettuati all’INPS nel luglio e nell’ottobre 2012 e nel gennaio 2013, nonchè la copia del Mod. F24 del 26.9.2012 attestante il pagamento del contributo forfettario di euro 1.000 per l’accesso alla procedura di regolarizzazione.

L’appellante, inoltre, deduce numerosi indizi desunti dalla documentazione in atti:

1) il verbale dei carabinieri di Melfi del 12/12/2012, da cui risulta che il Sig. Omissis, figlio del Sig. Omissis, indicava ai carabinieri che l’odierno appellante si trovava “ad Avigliano, in provincia di Potenza, presso l’abitazione di un suo connazionale con recapito telefonico -omissis- e che della sua permanenza nel territorio italiano se ne è occupato l’avv. Omissis”;

2) la nota della Prefettura di Potenza – Sportello Unico per l’Immigrazione, allegata al prot. 006735 del 7.2.2013, da cui risulta che anche la Sig. Omissis, coniuge del Sig. Omissis, era a conoscenza del recapito dell’appellante ad Omissis;

3) la memoria depositata dal difensore del sig. Omissis nel procedimento in data 7 marzo 2013, che conferma l’esistenza del rapporto di lavoro e riferisce che nel novembre 2012 la Sig.ra Omissis accompagnata dalla nuora, dall’appellante e dal difensore, in presenza di due testimoni, la dott.ssa Omissis e la dott.ssa Omissis, si presentavano allo Sportello Unico per formalizzare l’assunzione;

4) la dichiarazione resa dal Sig. Omissis nel corso dell’accertamento compiuto dai carabinieri in data 25 marzo 2013, il quale afferma che il Sig. Omissis “non lavora presso il padre poiché non essendo in possesso di permesso di soggiorno non può essere regolarmente assunto”.

Si tratta di vari elementi che lasciano intendere che il rapporto tra le parti sia stato intrattenuto all’epoca di presentazione dell’istanza, e che verosimilmente abbia avuto la durata richiesta dalla legge per il positivo esito dell’istanza, anche se si è probabilmente interrotto successivamente alla stipula del contratto di soggiorno.

In materia di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario va tenuto in debito conto che la dimostrazione dell’esistenza del rapporto è sufficientemente dimostrata da elementi di natura indiziaria, quali la copia dei bollettini attestanti il pagamento dei contributi previdenziali in favore del dipendente con riferimento al periodo oggetto di emersione e la copia del versamento del contributo forfetario di € 1.000,00 previsto ai fini dell’accesso alla procedura di regolarizzazione.

In conclusione, l’appello va accolto ai fini del riesame dell’istanza di emersione da parte dell’Ufficio, alla luce del principio di diritto enunciato in ordine alla prova indiziaria della esistenza del rapporto di lavoro irregolare.

Le spese si compensano tra le parti, considerata la particolarità del caso.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie ai fini del riesame da parte dell’Amministrazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 novembre 2014 […]

Precedente Stazione radio base per la telefonia mobile, installazione Successivo Reato prescritto e fondatezza interdittiva antimafia