Emersione dal lavoro irregolare, valore probatorio dichiarazioni rese ai Carabinieri

Consiglio di Stato sentenza n. 3976  21 agosto 2015

Le dichiarazioni rilasciate dal datore di lavoro agli ufficiali di polizia giudiziaria, ancorché non rese nella forma dell’interrogatorio, sono assistite da una fede privilegiata ed hanno una valenza probatoria particolarmente forte, in quanto esse, per l’immediatezza della forma orale e per l’autorevolezza del destinatario qualificato, assicurano una genuinità ben maggiore di eventuali successive dichiarazioni di parte, scritte a freddo e in funzione eventualmente difensiva, anche in sede procedimentale o in prospettiva di un eventuale contenzioso.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3976  21 agosto 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. L’odierno appellante, Omissis, ha impugnato avanti al T.A.R. Lombardia, sede staccata di Brescia, il provvedimento prot. n. 104991/2012 del 21.3.2014, emesso dalla Prefettura di Brescia, con il quale è stata rigettata la dichiarazione di emersione dal lavoro irregolare, di cui al d. lgs. 109/2012, presentata dal datore di lavoro, Omissis, in favore dello stesso appellante, per difetto di uno dei requisiti previsti dall’art. 5 del medesimo decreto e, cioè, la sussistenza del rapporto da almeno tre mesi dall’entrata in vigore di esso.

1.1. Il provvedimento prefettizio ha valorizzato le dichiarazioni orali rese dal Omissis ai Carabinieri di Omissis, dichiarazioni dalle quali emergerebbe che il rapporto di lavoro aveva avuto inizio nell’ottobre del 2012.

2. Nel primo grado di giudizio si è costituita l’Amministrazione intimata per resistere al ricorso avversario.

3. Il T.A.R. Lombardia, con sentenza n. 676 dell’11.6.2014, ha respinto il ricorso.

4. Avverso tale sentenza ha proposto appello l’interessato, lamentando, con un unico motivo, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 10-bis della l. 241/1990, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma.

5. Si è costituita l’Amministrazione appellata con mera memoria di stile.

6. Con ordinanza n. 4048 dell’11.9.2014 è stata respinta la domanda cautelare di sospensione.

7. Infine, nella pubblica udienza del 2.7.2015, la causa è stata trattenuta in decisione.

8. L’appello è infondato e va respinto.

8.1. Il provvedimento prefettizio, impugnato in primo grado e confermato dal giudice bresciano, ha rigettato l’istanza di emersione dal lavoro irregolare, per mancanza di uno dei requisiti previsti dall’art. 5 del d. lgs. 109/1992 (sussistenza del rapporto da almeno tre mesi alla data di entrata in vigore del decreto legislativo e, cioè, il 9.8.2012), fondando tale rigetto, come si è accennato, sulle dichiarazioni orali rese dal datore di lavoro, Omissis, ai Carabinieri di Omissis, dichiarazioni dalle quali emergerebbe che il rapporto di lavoro ha avuto inizio nell’ottobre 2012 e, cioè, in data successiva all’entrata in vigore del medesimo decreto legislativo.

9. L’appellante assume che sia illegittimo il rigetto dell’istanza di regolarizzazione, fatto discendere da un’unica dichiarazione del datore di lavoro che, in occasione di una visita ispettiva, avrebbe asserito come il rapporto di lavoro ha avuto inizio a partire dall’ottobre del 2012.

9.1. Secondo la tesi sostenuta nell’atto di gravame sarebbe plausibile che il datore di lavoro abbia equivocato sulla domanda rivoltagli dai Carabinieri, poiché «molti stranieri, vedendo comparire sulla porta di casa degli agenti in divisa pensano subito al peggio, quindi non comprendendo perfettamente la lingua italiana e preso da un timore reverenziale abbia frainteso le domande formulate dagli agenti e di conseguenza abbia fornito risposte errate» (p. 4 del ricorso in appello), non dovendosi trascurare, peraltro, come i controlli effettuati dai Carabinieri fossero avvenuti nel luglio del 2013, quasi un anno dopo dalla data in cui la domanda di emersione era stata inoltrata e quando, ormai, il rapporto lavorativo era già concluso da tempo e apparendo, quindi, giustificabile l’errore nel quale era caduto il Omissis.

9.2. La posizione dell’odierno appellante doveva essere oggetto di ulteriori approfondimenti da parte dell’Amministrazione che, sulla scorta della sola dichiarazione del Omissis non confermata dal prosieguo dell’istruttoria, ha rigettato la domanda di emersione.

9.3. Il Omissis, sostiene in sintesi l’appellante, avrebbe commesso un “macroscopico errore” (p. 3 del ricorso in appello) nell’indicazione temporale dell’inizio e della fine del rapporto lavorativo con lo stesso appellante, come emergerebbe dalla dichiarazione della figlia convivente dello stesso Omissis, la quale affermava come il rapporto lavorativo con il ricorrente avesse avuto nel maggio del 2012, e non già nell’ottobre del 2012, per concludersi dopo un anno, nel maggio del 2013.

10. Il primo giudice, sottolineando la «particolare valenza giuridica delle dichiarazioni rese a Ufficiali di P.G. » (p. 2 della sentenza impugnata), ha valorizzato le dichiarazioni del Omissis rese ai Carabinieri e ha ribadito il proprio costante orientamento, secondo cui esse fanno fede in ordine agli elementi di fatto rilevanti ai fini della regolarizzazione.

10.1. L’appellante ha tuttavia contestato tale rilievo, osservando, in senso contrario, come il Omissis non sia stato mai interrogato dalla polizia giudiziaria, ma abbia reso semplici dichiarazioni ad alcuni agenti che si presentavano presso la propria abitazione, dichiarazioni che non hanno la valenza probatoria di un formale interrogatorio.

11. Osserva il Collegio che la contestazione dell’appellante è priva di pregio, atteso che le dichiarazioni rilasciate dal datore di lavoro agli ufficiali di polizia giudiziaria, ancorché non rese nella forma dell’interrogatorio, sono assistite da una fede privilegiata ed hanno una valenza probatoria particolarmente forte, in quanto esse, per l’immediatezza della forma orale e per l’autorevolezza del destinatario qualificato, assicurano una genuinità ben maggiore di eventuali successive dichiarazioni di parte, scritte a freddo e in funzione eventualmente difensiva, anche in sede procedimentale o in prospettiva di un eventuale contenzioso.

11.1. E ciò è accaduto proprio nel caso di specie, dove appare scarsamente credibile proprio quanto dichiarato successivamente dal Omissis nella memoria ex art. 10-bis della l. 241/1990, presentata in sede procedimentale, laddove si legge che lo stato di agitazione, dovuto alla presenza “improvvisa” dei Carabinieri a casa sua, lo avrebbe indotto a non comprendere quanto a lui richiesto, dichiarando che il rapporto di lavoro avrebbe avuto inizio nell’ottobre del 2012, allorché egli presentò l’istanza di regolarizzazione, e non nel maggio 2012, ciò che appare scarsamente credibile e poco verosimile, essendogli stato richiesto solo e semplicemente dai Carabinieri quando il rapporto di lavoro era iniziato ed era finito, senza che ciò potesse far insorgere in lui, ragionevolmente, dubbi, confusione o, addirittura, un metus publicae potestatis.

11.2. Scarsa attendibilità, pertanto, assume anche la successiva e concorde dichiarazione scritta della figlia asseritamente convivente del Omissis, la quale ha dichiarato che questi avrebbe lavorato presso la sua famiglia dal 9.5.2012 al 6.5.2013.

13. Ne segue che, per i motivi esposti, la sentenza impugnata merita conferma per aver correttamente ritenuto che il rapporto di lavoro abbia avuto inizio nell’ottobre 2012, proprio sulla base delle dichiarazioni rese dal Omissis ai Carabinieri di Omissis, e non già nel maggio 2012, con conseguente difetto di uno dei presupposti previsti dall’art. 5 del d. lgs. 109/1992 per la positiva definizione della procedura in oggetto.

13.1. In difetto di convincente prova contraria, al di là delle successive e meno credibili dichiarazioni scritte di parte provenienti dallo stesso Omissis (o da altro asserito familiare convivente), il rigetto dell’istanza di emersione dal lavoro irregolare va immune da censure.

14. Le spese del presente grado di giudizio, considerata la particolarità della questione giuridica qui esaminata, possono essere interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Compensa interamente tra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 luglio 2015 […]

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