Emittenti televisive locali, contributi, regolarità contributiva

Consiglio di Stato sentenza n. 6062 10 dicembre 2014

In tema di contributi alle emittenti televisive locali ex artt. 45, comma 3, della legge 448/1998, e d.m. 292/2004, non può sostenersi che il principio “introdotto” con la sentenza n. 1683/2011, secondo il quale il requisito della correttezza contributiva doveva essere posseduto alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande, non si applichi alle domande presentate dalle emittenti in epoca anteriore. E’ evidente, infatti, che si tratta di un’interpretazione di ciò che era desumibile dalla normativa e dai principi generali, e come tale non può che retroagire, non potendo in ogni caso trovare tutela un affidamento basato sulla pretesa irrilevanza di un’evasione contributiva.

Lo stato di regolarità contributiva deve essere costantemente mantenuto dalle imprese al fine di poter percepire le sovvenzioni pubbliche; non si ravvisa alcuna disposizione, nella disciplina dei contributi alle emittenti televisive locali, che preveda il contrario (e comunque, simili previsioni si porrebbero in contrasto non solo con i principi costituzionali riguardanti la primaria esigenza che la legislazione tuteli effettivamente le posizioni previdenziali dei lavoratori, prese in considerazione dagli artt. 38 e 53 Cost., ma anche con il principio di tutela della concorrenza).

 

Consiglio di Stato sentenza n. 6062 10 dicembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

1. La società appellante, proprietaria dell’emittente televisiva Omissis TV, ha presentato domanda per i contributi alle emittenti televisive locali (ex artt. 45, comma 3, della legge 448/1998, e d.m. 292/2004) per gli anni 2009 e 2010.

Il Comitato Regionale per le Comunicazioni presso la Regione Puglia (CORECOM) con deliberazione n. 6/2011 ha approvato la graduatoria per il 2009, in cui l’odierna appellante era collocata al 4° posto, e con deliberazione n. 11/2011 quella per il 2010, in cui era collocata al 3° posto; ciò, seguendo il criterio interpretativo, più volte ribadito dal MiSE, secondo il quale il requisito della correttezza contributiva doveva sussistere al momento dell’erogazione e non già a quello (precedente) di presentazione della domanda.

2. Subito dopo, però, questo Consiglio (con sentenza della VI Sezione, 18 marzo 2011, n. 1683, che ha deciso impugnazioni della graduatoria per il 2008) ha affermato il principio secondo il quale il suddetto requisito doveva essere posseduto alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande.

In applicazione di tale orientamento, il CORECOM ha revocato le graduatorie, ha verificato le posizioni previdenziali alla data di presentazione delle domande indicata nel bando, ed ha adottato nuove graduatorie con deliberazioni n. 23/2011 (per il 2009) e n. 22/2011 (per il 2010), nelle quali l’appellante è scivolata al 14° posto (dato che alla non regolarità contributiva consegue l’azzeramento del punteggio relativo ai dipendenti).

3. Lo stesso CORECOM, a seguito di ulteriore riesame, verificata la regolarità contributiva alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della domanda, ha poi annullato dette deliberazioni nn. 23 e 22, ed ha approvato, con deliberazioni n. 24/2011 e n. 25/2011, nuove graduatorie, nelle quali l’appellante figura al 16° posto.

4. Dopo la presentazione di altri ricorsi avverso detti ultimi provvedimenti (uno dei quali da parte della odierna appellante, respinto dal TAR Puglia con sentenza della II Sezione, n. 1758/2011), dell’emissione dell’ordinanza di questa Sezione n. 398/2012, e dell’insediamento di nuovi componenti, il CORECOM, anche in applicazione della circolare MiSE n. 13703 in data 23 febbraio 2012, ha verificato la regolarità contributiva anche del periodo intercorrente tra il 31 dicembre e la data di presentazione della domanda, giungendo ad annullare le delibere nn. 24 e 25, e ad approvare nuove graduatorie definitive con deliberazioni n. 7 (per il 2009) e n. 8 (per il 2010) in data 4 aprile 2012, nelle quali l’appellante è collocata, rispettivamente, al 14° e 15° posto.

5. La società ha impugnato dette nuove graduatorie e la suddetta circolare ministeriale dinanzi al TAR del Lazio, che, con la sentenza oggi appellata (I, n. 111/2013), ha respinto il ricorso, affermando che:

(a) – spetta al CORECOM l’accertamento dei requisiti e la redazione delle graduatorie (mentre al MiSE spetta solo l’erogazione dei contributi);

(b) – la ricorrente, al momento della presentazione delle domande relative ai contributi per il 2008 e 2009, non versava in posizione di regolarità contributiva sulla base dell’art. 2, comma 1, del d.m. 292/2004, in quanto non aveva ancora concordato le rateizzazioni dei relativi debiti, né impugnato gli atti di contestazione (ciò che è avvenuto solo successivamente);

(c) – non risulta nemmeno che, al momento predetto, potesse vantare una posizione regolare con riferimento all’anno antecedente a quello di presentazione della domanda (anzi, per quanto sopra esposto, risulta il contrario), per cui la censura volta a considerare rilevante soltanto il periodo fino al 31 dicembre dell’anno antecedente è inammissibile per carenza di interesse;

(d) – l’accertamento della regolarità contributiva effettuato ai fini dell’attribuzione delle provvidenze di cui all’art. 4 del d.P.R. 680/1996, non rileva, in quanto si tratta di procedimento diverso, nel quale peraltro la verifica viene svolta con riferimento al momento dell’erogazione.

6. La società appella, sostenendo che:

(a) – il TAR ha errato nel ritenere che mancasse l’interesse sulla censura concernente l’individuazione del periodo di riferimento della regolarità contributiva; la censura, infatti, è stata travisata: ciò che in realtà si sosteneva in primo grado, e si ribadisce in appello, è che, se il requisito fosse stato correttamente verificato al momento della presentazione delle rispettive domande, la regolarità contributiva (in applicazione dell’art. 2 del d.m. 292/2004, e per effetto delle rateizzazioni e delle impugnazioni nel frattempo intervenute) sarebbe risultata sussistere con riferimento al 31 dicembre degli anni precedenti;

(b) – che il periodo rilevante si arresti al 31 dicembre dell’anno antecedente, si evince dal fatto che, altrimenti, lo stesso periodo (quello intercorrente tra il 31 dicembre e la data successiva di presentazione della domanda) sarebbe considerato due volte, ai fini della verifica finalizzata ad ottenere i contributi per due anni consecutivi, e le graduatorie verrebbero influenzate da elementi successivi al periodo di attività cui si riferisce il contributo;

(c) – l’orientamento sancito dalla succitata decisione n. 1683/2011 non può essere applicato alle domande presentate in precedenza, in forza dell’affidamento ingenerato nelle emittenti dalla circolare ministeriale n. 1039 in data 7 ottobre 2008;

(d) – la correntezza contributiva era già stata verificata ai fini dell’ammissione alle provvidenze di cui all’art. 7 del d.l. 323/1993, conv. in legge 422/1993, mediante provvedimento adottato ai sensi dell’art. 4 del d.P.R. 680/1996, come sostituito dall’art. 1 del d.P.R. 269/1997, ed anzi detta ammissione viene considerata presupposto di ammissibilità ai contributi in questione dall’art. 1 del d.m. 292/2004, e pertanto non si capisce perché la circostanza sia stata disattesa dal TAR.

7. La Regione Puglia si è costituita in giudizio e controdeduce puntualmente.

Eccepisce, tra l’altro, la “improcedibilità del ricorso di primo grado”, in quanto nel giudizio concluso con la sentenza n. 1758/2011 erano state dedotte le stesse censure (basate sulla rilevanza ostativa della irregolarità contributiva solo se riferibile al periodo terminato il 31 dicembre dell’anno precedente, anche se verificata sulla base di quanto risulta al momento della presentazione della domanda), cosicché, non essendo stata impugnata detta sentenza, il nuovo ricorso si presenta come una inammissibile riedizione del precedente.

8. Il Collegio prescinde dall’esaminare dette eccezioni, così come ogni ipotizzabile questione di incompletezza del contraddittorio, in quanto l’appello è manifestamente infondato e deve essere respinto.

Merita certamente conferma l’orientamento espresso da questo Consiglio, in ordine alla necessità che la regolarità contributiva (ai fini della conseguente attribuzione del punteggio relativo ai dipendenti) debba sussistere non (solo) al momento dell’erogazione del contributo, ma (anche) al momento della presentazione della domanda (cfr. VI, n. 1683/2011, cit.).

Detta pronuncia lasciava (almeno, formalmente) aperta la questione del periodo di riferimento di detta regolarità contributiva; se si trattasse, cioè, soltanto dell’anno di riferimento dei contributi, e quindi potesse ritenersi sufficiente, per conseguire il possesso del requisito al momento della presentazione (rectius: alla scadenza del termine ultimo previsto per la presentazione) della domanda, una regolarità recuperata medio tempore, mediante l’ottenimento di rateizzazioni o l’instaurazione di contenziosi; oppure, il periodo comprendesse anche i mesi trascorsi dalla fine dell’anno di riferimento (antecedente alla procedura di sovvenzione) fino al termine di presentazione della domanda.

Il CORECOM, dopo oscillazioni, con i provvedimenti nn. 7 e 8 del 2012 impugnati in primo grado dall’appellante, sembra abbia infine scelto la seconda ipotesi.

Detta soluzione interpretativa (in linea con la sentenza del TAR Puglia II, n. 1758/2011 e con l’ordinanza di questa Sezione n. 398/2012, citt., oltre che con la circolare MiSE n. 13703/2012, pure impugnata) sembra corretta.

Infatti, l’irrilevanza, ai fini dell’attribuzione del punteggio, dell’acquisizione del requisito dopo il 31 dicembre anche se prima di presentare la domanda, discende dalla ratio del requisito stesso, individuabile nell’esigenza di scoraggiare l’evasione contributiva, legando l’attribuzione del punteggio per il personale alla costante regolarità nei versamenti, per tutto il periodo trascorso fino alla valutazione della domanda. In altri termini, la regolarizzazione postuma, se pure elimina (o sospende) il contenzioso con l’ente previdenziale, non può far venir meno ex post la causa di esclusione del punteggio relativo ai dipendenti. Diversamente opinando, il ritardo nell’inadempimento dell’obbligo contributivo risulterebbe ininfluente ai fini delle graduatorie.

Lo stato di regolarità contributiva deve essere costantemente mantenuto dalle imprese al fine di poter percepire le sovvenzioni pubbliche; non si ravvisa alcuna disposizione, nella disciplina dei contributi in questione, che preveda il contrario (e comunque, simili previsioni si porrebbero in contrasto non solo con i principi costituzionali riguardanti la primaria esigenza che la legislazione tuteli effettivamente le posizioni previdenziali dei lavoratori, prese in considerazione dagli artt. 38 e 53 Cost., ma anche con il principio di tutela della concorrenza).

La circostanza che, in caso di presentazione di domande per anni consecutivi, il medesimo periodo venga valutato due volte non può determinare un ingiusto danno o vantaggio per alcuni concorrenti, o un anomalia nelle valutazioni, posto che si tratta di registrare una circostanza di fatto, legata a scelte gestionali, e non può nemmeno ipotizzarsi che vi sia una discordanza di apprezzamenti discrezionali da un anno all’altro.

Né può sostenersi che il principio “introdotto” con la sentenza n. 1683/2011, cit., non si applichi alle domande presentate dalle emittenti in epoca anteriore. E’ evidente, infatti, che si tratta di un’interpretazione di ciò che era desumibile dalla normativa e dai principi generali, e come tale non può che retroagire, non potendo in ogni caso trovare tutela un affidamento basato sulla pretesa irrilevanza di un’evasione contributiva.

L’appellante, nel ribadire di aver conseguito (recuperato) la regolarità contributiva per gli anni 2008 e 2009, contesta la carenza di interesse affermata dal TAR in ordine alla censura con cui sosteneva dovesse farsi esclusivo riferimento all’anno antecedente, senza considerare gli ulteriori mesi fino alla presentazione della domanda.

Al Collegio non sembra che il TAR abbia travisato la portata della censura.

Viceversa, il TAR, sulla base della prospettazione della Regione, ha in modo pertinente precisato (pagg. 9-11 della sentenza appellata) che, anche se intesa nei termini restrittivi propugnati dalla società ricorrente, la regolarità contributiva comunque non sussisteva, in quanto:

– per quanto concerne la graduatoria del 2009 (riferita ai contributi del 2008), la rateizzazione di mensilità non pagate all’ENPALS è stata concessa solo in data 7 agosto 2009 (quindi, dopo la data di presentazione delle domande, fissata al 6 luglio 2009), a nulla rilevando che la richiesta fosse anteriore; anche la cartella esattoriale per contributi ENPALS del 2006, 2007 e 2008, notificata in data 14 gennaio 2010, risulta impugnata successivamente alla suddetta data;

– per quanto concerne la graduatoria del 2010 (riferita ai contributi del 2009), per ammissione della stessa ricorrente (pag. 31 del ricorso di primo grado) le mensilità dei contributi ENPALS di ottobre e dicembre 2009 non risultavano pagate; riguardo alle spettanze INPGI, la ricorrente ha ammesso di non aver pagato le mensilità di maggio, giugno, settembre, ottobre, novembre e dicembre e che la contestazione giudiziaria era stata ritirata in data 28 settembre 2010, prima cioè della data di presentazione delle domande, fissata al 7 ottobre 2010), mentre la rateizzazione richiesta risulta concessa solo in data 26 gennaio 2011.

E tali considerazioni, puntualizzate e rafforzate dalla Regione nella memoria finale di questo grado di giudizio, non risultano specificamente confutate dall’odierna appellante,

Infine, la sentenza appellata sembra condivisibile anche allorché afferma che la verifica effettuata ai fini dell’ammissione alle sovvenzioni previste dall’art. 7 del d.l. 323/1993, conv. in legge 422/1993, non può rilevare, trattandosi di procedimento diverso, gestito da altra Amministrazione, e di verifica effettuata sulla base di un diverso criterio temporale di riferimento (proprio quello la cui illegittimità è stata affermata dalla sentenza n. 1683/2011, cit.).

9. In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

10. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la società appellante al pagamento in favore delle Amministrazioni regionale e statale appellate della somma di euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre agli accessori di legge, ciascuna, per spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 ottobre 2014 […]

 

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