Esame ammissione Medicina, Tar Lazio sentenza n. 12073 6 dicembre 2017 su interpretazione art. 4, comma 1, legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari): la norma non impone la formulazione di una graduatoria unica nazionale; se il bando del MIUR prevede tante graduatorie locali quanti sono gli Atenei interessati, l’accesso ai corsi consegue al raggiungimento di un punteggio sufficiente in relazione ai posti messi a concorso dalla singola facoltà universitaria e vale il principio di autoresponsabilità (scelgono i concorrenti quali e quante sedi indicare nella domanda di partecipazione, assumendo nella propria sfera giuridica le relative conseguenze)

Esame ammissione Medicina, graduatoria unica nazionale e graduatorie locali, Tar Lazio sentenza n. 12073 6 dicembre 2017:

“L’art. 4, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari) prevede testualmente che “L’ammissione ai corsi di cui agli articoli 1 e 2 è disposta dagli atenei previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi, con pubblicazione del relativo bando almeno 

sessanta giorni prima della loro effettuazione, garantendo altresì la comunicazione dei risultati entro i quindici giorni successivi allo svolgimento delle prove stesse. Per i corsi di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.”

La norma in questione è stata interpretata dalla Corte Costituzionale (ordinanza n. 302 del 2013) come segue:

“Con riguardo all’accesso ai corsi di laurea a programmazione nazionale, il censurato art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999 prevede due fasi: il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca «determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato»; la successiva ammissione degli studenti «è disposta dagli atenei» (come stabilito per tutti i corsi di laurea, siano essi a programmazione nazionale o locale).

Il Consiglio di Stato, nell’interpretare il citato art. 4, comma 1, muove dal presupposto che la fase della ammissione da parte delle singole università includa la formazione delle graduatorie in base ai risultati delle prove.

Di conseguenza, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata imporrebbe di prevedere, per l’accesso ai corsi di laurea a programmazione nazionale, graduatorie locali e, perciò, non consentirebbe all’amministrazione di utilizzare una graduatoria unica per le prove di ammissione a tali corsi.

Il dettato normativo, però, nulla stabilisce con riguardo al tipo di graduatoria da adottare, se per singoli atenei oppure a livello nazionale. Lo stesso Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ritenendo che questa scelta sia compresa nella espressione «modalità» di cui alla parte finale del medesimo art. 4, comma 1, ha in passato fatto ricorso a entrambe le soluzioni: in particolare, l’amministrazione ha sperimentato, per gli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, il sistema con graduatoria unica nazionale per i corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria e, successivamente all’ordinanza di rimessione, ha nuovamente previsto tale sistema, questa volta per tutti i corsi di laurea a programmazione nazionale, con il d.m. 24 aprile 2013, n. 334 (Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale anno accademico 2013/2014).

Sebbene l’art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999 consenta l’adozione di una graduatoria unica per le prove di ammissione ai corsi di laurea a programmazione nazionale, il giudice rimettente afferma che l’amministrazione non avrebbe altra scelta che quella di utilizzare graduatorie locali per singoli atenei, senza fornire una adeguata motivazione circa l’impossibilità di seguire altre interpretazioni del citato art. 4, compresa quella prospettata come costituzionalmente legittima nella stessa ordinanza di rimessione. (…)”

In definitiva, come chiaramente enunciato dal Giudice delle leggi, la norma in questione non impone la formulazione di una graduatoria unica nazionale, ma conferisce la relativa facoltà discrezionale di prevederla al MIUR, che, in alternativa, potrebbe bandire la procedura prevedendo tante graduatorie locali quanti sono gli Atenei interessati.

In quest’ultimo caso (come accade nella procedura oggetto del presente gravame) l’accesso ai corsi consegue al raggiungimento di un punteggio sufficiente in relazione ai posti messi a concorso dalla singola facoltà universitaria di una data sede.

In questo caso, quindi, deve essere attribuita ai candidati la possibilità di modulare la propria istanza di partecipazione in modo da conseguire la massima possibilità, in termini probabilistici, di accedere ai corsi, ossia di avanzare domanda per ciascuna delle sedi presenti.

Viene in discussione, quindi, il principio di autoresponsabilità, per cui è lasciata alla sfera di autonomia decisionale dei concorrenti la scelta di quali e quante sedi indicare in sede di domanda di partecipazione, assumendo nella propria sfera giuridica le relative conseguenze: le quali, sul piano statistico, non potranno che essere di maggiore probabilità di ottenere una immatricolazione a fronte di un maggiore numero di sedi indicate, ossia di una maggiore disponibilità ad accettare la permanenza in un Ateneo meno gradito di altri.

Ove tale disponibilità non vi sia, in presenza di norme che consentono l’accesso programmato a determinati corsi di laurea (tra cui quelli ambiti dalla ricorrente), che le censure in esame non pongono in discussione (neppure sul piano della legittimità costituzionale, del resto affermata da C. Cost. n. 383\1998) il detto principio impone a coloro che non hanno raggiunto un punteggio utile a raggiungere la sede preferita di accettare una sede meno gradita, o, addirittura, di non conseguire l’immatricolazione.

Nel caso in esame il punteggio ottenuto dalla ricorrente le consente – per quanto portato a conoscenza del Collegio – di immatricolarsi in via definitiva presso la Facoltà di Odontoiatria di Pisa; ma non può essere escluso che, malgrado il rigetto del ricorso in esame, successivi scorrimenti della graduatoria (che devono riguardare tutti gli interessati, che abbiano, o non, proposto ricorso) possano consentirle di accedere ad una delle facoltà di Medicina e Chirurgia indicate in domanda; non può tuttavia condividersi l’immatricolazione disposta in esecuzione di mera ordinanza cautelare, avulsa da qualsiasi riferimento al punteggio riportato..”

Esame ammissione Medicina, vedi anche:

Accesso programmato test medicina, ….il D.M. n. 50 8 febbraio 2016 chiusura graduatorie corsi di laurea e di laurea magistrale è illegittimo, diritto candidato a immatricolazione prevale su esigenza di chiudere graduatoria e bloccare scorrimenti per assicurare ordinato inizio anno accademico | Ingresso a.a 2015/2016 (9530 posti): illegittima mancata riassegnazione di quelli rimasti disponibili

…violazione regola anonimato e ammissione in soprannumero

Numero chiuso, trasferimento da università straniera, no test d’ingresso

Punteggio minimo per entrare a Medicina | Ammissione Medicina, posti disponibili extracomunitari,..

Altre selezioni e concorsi:

Concorsi, Commissario coautore quasi totalità pubblicazioni del candidato: deve astenersi

Proroga graduatorie concorsi pubblici: ambito di applicazione

Concorso vigili del fuoco, validità graduatorie, limiti proroga

Idonei non vincitori, scorrimento graduatorie, diritto assunzione

 

Tar Lazio sentenza n. 12073 6 dicembre 2017

L’oggetto del ricorso

“per l’annullamento

della graduatoria di merito unica nazionale del 4.10.2016 per l’accesso ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia classe LM-41 e in odontoiatria e protesi dentaria classe LM-46, anno accademico 2016-2017, nella parte in cui pone la ricorrente in attesa, per l’immatricolazione alla facoltà di medicina e chirurgia;”

Il fatto e le contestazioni

“1. – Con ricorso ritualmente proposto la signorina Omissis ha impugnato, chiedendone l’annullamento (previa ammissione con riserva in via cautelare), gli atti che hanno determinato la sua mancata ammissione al corso di Laurea Magistrale a Ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università degli Studi di Pavia (o, in subordine, presso una delle sedi universitarie che ella aveva indicato in ordine di preferenza: Bologna per Medicina e Chirurgia e Pisa per Odontoiatria e Protesi dentaria), esponendo di avere partecipato, in data 6 settembre 2016, alla prova di ammissione per l’accesso programmato, secondo le disposizioni di cui al D.M. 30 giugno 2016, n. 546 recante “Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato nazionale a.a. 2016/2017”.

2. – La ricorrente evidenzia di avere conseguito, alla fine della prova, il punteggio di 65, classificandosi, su scala nazionale, al posto n. 8.453 su di un contingente nazionale pari a 9.224 posti, e tuttavia non in posizione utile per accedere ai corsi presso l’Ateneo prescelto, in quanto ella risulta in “attesa” rispetto alla possibiltà si accedere ad uno degli Atenei preferiti, per la cui immatricolazione si richiedeva un punteggio maggiore di quello conseguito dalla signorina Omissis (che, dunque, non è risultata né “assegnata”, ovvero immatricolabile nell’Ateneo di sua prima scelta, nè “prenotata”, ossia immatricolabile in una sede prescelta diversa da quella indicata per prima).

3. – Con i primi tre motivi di gravame la ricorrente contesta, sotto più profili, la razionalità e la costituzionalità del sistema adottato dal MIUR, che, pur avendo indetto una unica prova nazionale (articolata su tutti gli Atenei italiani) nello stesso giorno, non ha consentito agli aspiranti di immatricolarsi mediante graduatoria unica nazionale nelle Università da ciascuno indicate in ordine di preferenza, ma ha subordinato l’immatricolazione alla disponibilità di posti nelle sole Università indicate da ogni candidato: di guisa che studenti che hanno coseguito un punteggio minore della ricorrente possono accedere all’immatricolazione presso Atenei nei quali, all’esito della prova, è stato sufficiente conseguire punteggi minori di 65, mentre la signorina Omissis non ha avuto la possibilità di iscriversi ad alcuna delle Facoltà prescelte.

A tenore dei tre mezzi di impugnazione, tale risultato, oltre che essere connotato da disparità di trattamento, non avrebbe base normativa nella legge n. 264 del 1999, in quanto non sarebbe imposto dalla medesima, come osservato dalla Corte costituzionale nella ordinanza n. 302 del 2013.

Con il quarto motivo, svolto in linea subordinata, la ricorrente chiede che questo TAR sollevi la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge n. 264 del 1999, nella parte in cui non impone la formulazione di una graduatoria unica nazionale in caso di accesso programmato ai corsi di studi.

4.- Con decreto presidenziale n. 7193\2016 è stata respinta l’istanza cautelare della ricorrrente, poi accolta in appello con ordinanza n. 571\2017 del 10 febbraio 2017.

In forza della pronunzia cautelare del Consiglio di Stato la stessa ricorrente, che aveva in precedenza fruito di scorrimenti di graduatoria, tali da consentirle l’immatricolazione alla facoltà di Odontoiatria e protesi dentaria dell’Università di Pisa, ha potuto iscriversi alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo di Pavia, sua prima scelta, nella quale ha sostenuto tempestivamente tutti gli esami del primo anno e ha effettuato l’iscrizione al secondo anno di corso.

5. – Con ordinanza n. 734\2017 del 28 febbraio 2017 il Collegio ha chiesto al MIUR di depositare, entro trenta giorni, una documentata relazione, circa le modalità di scorrimento della graduatoria di merito nazionale, ai fini dell’immatricolazione ai differenti corsi di laurea in medicina e chirurgia, ovvero odontoiatria e protesi dentaria, con precisazione della idoneità della collocazione in graduatoria della ricorrente (nella posizione n. 8.453) a consentire l’accesso al primo dei citati corsi di laurea, a seguito di scorrimento della predetta graduatoria ulteriore, rispetto a quello che risulta avere già consentito l’immatricolazione (definita “necessitata e prudenziale”) della medesima nella facoltà di Odontoiatria.

Tale ordine istruttorio è stato adempiuto dal MIUR in data 15 aprile 2017; nella circostanza l’Amministrazione ha precisato che, a quella data, l’ultimo in graduatoria degli aspiranti immatricolato presso la facoltà di Medicina di Pavia era collocato alla posizione n. 3.473 con 72,30 punti, mentre l’ultimo candidato immatricolabile alla facoltà di medicina di Bologna si trovava nella posizione n. 4.078 con 71,20 punti.

6. – Con la successiva ordinanza collegiale n. 7031\2017 del 19 aprile 2017 è stato ordinato alla ricorrente di procedere all’integrazione del contraddittorio (incombente assolto il 3 maggio 2017) e, in considerazione della necessità di differire l’udienza di trattazione del ricorso alla data del 12 luglio 2017 (onde consentire il passaggio in decisione del ricorso a contraddittorio integro), in considerazione di ulteriori possibili scorrimenti sino alla quota di 65 punti è stato reiterato l’ordine istruttorio precedentemente rivolto al MIUR.

Tale nuovo incombente, alla data di trattazione in pubblica udienza del ricorso non era stato assolto, ed in forza di tale omissione da parte dell’Amministrazione la ricorrente ha chiesto ed ottenuto il rinvio della pubblica udienza di discussione.

7. – In vista di quest’ultima la signorina Omissis ha depositato una memoria e due documenti che attestano la sua attuale situazione di iscritta (in forza dell’ordinanza cautelare emessa dal Consiglio di Stato) al secondo anno della facoltà di Medicina di Pavia, sua prima scelta.

Nei propri scritti difensivi, inoltre, la ricorrente ha dato atto che sussiste tutt’ora l’interesse alla decisione del ricorso nel merito, malgrado l’avvenuta iscrizione con riserva nella facoltà da lei più ambita, previa rinunzia all’iscrizione presso la facoltà di odontoiatria di Pisa; e che, se realmente fosse venuto meno detto interesse, ciò dipenderebbe – secondo il principio dell’assorbimento enunciato in talune pronunzie di altri TAR e di altre Sezioni di questo Tribunale – dall’avvenuta immatricolazione al secondo anno di corso in Medicina e Chirurgia.

8. – In occasione della pubblica udienza del 18 ottobre 2017 il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

1. – In via preliminare il Collegio deve dare atto che permane l’interesse della ricorrente al ricorso, benchè la stessa sia stata dapprima immatricolata presso l’Ateneo, che aveva indicato per terzo in ordine di preferenza nella sua istanza di partecipazione al concorso per l’accesso a numero programmato e poi, in virtù di una pronunzia cautelare del Giudice d’appello, presso l’Ateneo preferito in assoluto, nel quale ha potuto ottenere l’iscrizione al secondo anno di corso.

In particolare, la citata pronunzia cautelare d’appello dispone come segue:

“Considerato che la necessitata (e prudenziale) iscrizione della ricorrente al corso di laurea in odontoiatria all’Università di Pisa non implica alcuna cessazione (o riduzione) delle esigenze cautelari, in considerazione della evidente diversità dei predetti studi con la formazione universitaria in medicina (alla quale aspira l’interessata);

Ritenuto, pertanto, che il periculum in mora resta ravvisabile e consistente, nonostante l’immatricolazione della ricorrente al corso di laurea in odontoiatria;

Rilevato, quanto al fumus boni iuris, che il criterio di ammissione ai corsi di laurea utilizzato dal Ministero appare irragionevole, nella misura in cui produce un effetto distorsivo della graduatoria di merito nazionale, avuto riguardo alla differenza delle due discipline (odontoiatria e medicina) comprese nella medesima graduatoria;

Considerato, quindi, che la ricorrente dev’essere ammessa in soprannumero e con riserva al corso di laurea in medicina in una delle Università indicate come preferite; (…)”.

E’ quindi evidente che l’ammissione alla facoltà attualmente frequentata dalla ricorrente è stata disposta in via interinale e non definitiva, con conseguente permanenza di interesse alla pronuncia di merito.

Quanto sopra, tenuto conto del fatto che la medesima ricorrente risulta collocata in posizione utile nella graduatoria nazionale, ma non con riferimento alla sede indicata come preferenziale, in cui la stessa risulta attualmente iscritta soltanto a seguito di un provvedimento cautelare, che prescindeva da punteggio conseguito e consentiva pertanto – ma solo in via interinale – lo scavalcamento di concorrenti, collocati in migliore posizione in tale graduatoria.

Come recentemente precisato da questa Sezione, d’altra parte, è vero che si rinvengono “talune pronunzie del giudice amministrativo che, dopo l’ammissione con riserva di numerosi ricorrenti al corso di laurea di cui trattasi, ha talvolta ritenuto sufficiente il superamento dei primi esami per dichiarare l’improcedibilità dell’impugnativa, o addirittura la cessazione della materia del contendere, con sostanziale vanificazione delle disposizioni legislative di riferimento (se è vero, come in numerosi scritti difensivi attestato, che negli scorsi anni si è arrivati ad un numero di ammissioni con riserva superiore a 7.000 unità, su poco più di 9.000 posti disponibili complessivi, anche a seguito di ricorsi collettivi di soggetti, con punteggi non dichiarati o ben lontani dal consentire il superamento della prova di resistenza)”; tale indirizzo non è stato condiviso dalla sezione, che ha ravvisato nello stesso la corrispondenza non certo “a indirizzi giurisprudenziali consolidati, ma al tentativo di risolvere di volta in volta situazioni contingenti, legate alla discrasia temporale fra giudizio cautelare e giudizio di merito” (per tutte, sentenza n. 10129\2017 del 9 ottobre 2017).

In particolare, specie in presenza di censure che, se accolte, comporterebbero l’effetto “demolitorio” dell’intera procedura – è stata ravvisata la necessità di delibare le domande della parte ricorrente a contraddittorio integro, con analoga esigenza quando – come nel caso di specie – i controinteressati (ovvero coloro che abbiano conseguito punteggi superiori a quello ottenuto dalla ricorrente, senza conseguire – nè addirittura domandare – l’ammissione con riserva) non siano stati posti in condizione di svolgere le proprie difese.

2. – Sempre in punto di permanenza dell’interesse ad agire, inoltre, occorre evidenziare che l’ordine istruttorio impartito dal Collegio al MIUR con l’ordinanza n. 734\2017 del 28 febbraio 2017, tendente a verificare se il punteggio conseguito dalla ricorrente (pari a 65) sia sufficiente a garantirle l’immatricolazione presso una delle Facoltà prescelte, non è stato adempiuto alla data di passaggio in decisione del presente giudizio.

Dai fatti esposti nella parte narrativa della presente sentenza, peraltro, si evince che il detto punteggio è stato sufficiente ad ottenere l’iscrizione nell’Ateneo indicato quale terza scelta (Odontoiatria dell’Università di Pisa), ma non a quello indicato come prima scelta (Medicina a Pavia), cui attualmente la signorina Omissis risulta iscritta solo con riserva.

Il ricorso deve quindi essere ritenuto procedibile.

3. – Nel merito il ricorso è infondato, e deve essere respinto.

I quattro motivi di cui esso si compone vertono, tutti, sulla affermata assenza di una graduatoria unica nazionale degli aspiranti, pur a fronte di un contingente unico di posti stabilito “a monte” dal MIUR, e sulle ritenute distorsioni di detto sistema, che consentirebbe l’immatricolazione a candidati che hanno conseguito un punteggio inferiore a quello ottenuto dalla ricorrente, ma che (a differenza di quest’ultima) avevano indicato, nella propria domanda di partecipazione, Atenei alla cui immatricolazione è risultato sufficiente un punteggio inferiore a 65.

Tale impostazione non può essere condivisa.”

Sulle spese processuali

“Le spese possono essere interamente compensate, anche in ragione del positivo esito dell’appello cautelare esperito dalla ricorrente e della volontà di condurre con impegno gli studi dimostrata dalla medesima in corso di causa.”

 

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