Esame avvocato, Consiglio di Stato sentenza n. 5996 21 dicembre 2017 con riguardo ad un ricorso in materia di esami per l’abilitazione all’esercizio della professione forense (sessione 2014/2015): gli orientamenti giurisprudenziali sull’Esame di Stato

In materia di esame per l’accesso alla professione di avvocato il Consiglio di Stato, sentenza n. 5996 21 dicembre 2017, ribadisce:

“il potere di valutazione esercitato dalle commissioni di esame è espressione di ampia e qualificata discrezionalità tecnica, il cui concreto esercizio può essere soggetto al sindacato di legittimità del giudice amministrativo solo se viziato da travisamento dei fatti, violazione delle regole di procedura, illogicità manifesta con riferimento ad ipotesi di erroneità o irragionevolezza riscontrabili ab externo e ictu oculi dalla sola lettura degli atti (da ultimo sentenze n. 973/2017, n. 3480/2017, n. 5680/2017, n. 5740/2017, n. 5742/2017);

ai fini della motivazione, il voto numerico è pienamente sufficiente, anche alla luce delle note pronunzie della Corte costituzionale (n. 328/2008, n. 20/2009 e n. 175/2011; vedi da ultimo, oltre la decisione dell’Adunanza plenaria n. 7 20 settembre 2017, le sentenze della Sezione n. 5658/2017, n. 5659/2017, n. 5682/2017, n. 5726/2017, n. 5728/2017, n. 5729/2017, n. 5740/2017, n. 5742/2017) e tenuto conto della sufficienza dei criteri generali relativi alla correzione degli elaborati, che sono per legge parametri di ordine generale, non la regola del caso concreto, e non richiedono da parte delle singole sottocommissioni alcuna ulteriore specificazione o collegamento con l’estrinsecazione strettamente docimologica della valutazione (sentenze n. 175/2011 della Corte costituzionale; n. 317/2012 del C.G.A.R.S.; n. 540/2008, n. 8628/2009, n. 2544/2010 e n. 5726/2017 della Sezione);

non ha alcun rilievo l’assenza di segni di correzione, laddove al contrario solo se la sottocommissione d’esame ritenga di apporre sottolineature o segni può ammettersi la valutazione della loro coerenza con affermazioni, concetti e principi espressi nell’elaborato, sempre che si tratti di segni non neutri od opachi, ma significativi (ordinanze n. 4798/2017, n. 4802/2017, n. 4803/2017);

Sull’ambito temporale di applicazione dell’art. 46 (“Esame di Stato”) della legge di riforma dell’ordinamento forense (legge 31 dicembre 2012, n. 247)

“non consente alcun dubbio interpretativo (nel senso di una pretesa immediata applicabilità immediata) la disposizione dell’art. 46, comma 5, della legge n. 247/2012, in combinato disposto con il chiarissimo tenore del successivo art. 49, che tiene ferma l’applicabilità delle norme previgenti “sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalità di esame” per i primi due (poi quattro, ora cinque) anni successivi all’entrata in vigore della legge, anche in disparte la considerazione che il comma 6 dell’art. 46 rinvia comunque ad apposito regolamento del Ministro della giustizia, da emanare sentito il Consiglio Nazionale Forense, per disciplinare le “le modalità e le procedure di svolgimento dell’esame di Stato e quelle di valutazione delle prove scritte ed orali”, sia pure sulla base dei criteri generali enunciati dal medesimo comma 6 (sentenze n. 4040/2016 e n. 1873/2017);”

Sul preteso contrasto con il diritto eurounitario  

“è infondata la doglianza di violazione dei principi europei di concorrenza, dal momento che la disciplina degli esami di abilitazione all’esercizio della professione forense non rientra nel campo di applicazione del diritto comunitario (Corte giustizia UE, sez. II, ord. 17 febbraio 2005, in causa C-250/2003; Corte Cost., sentenza n. 175/2011; da ultimo Ad. plen., sentenza n. 3/2017, § 15.4, nonché le sentenze della Sezione n. 5678/2017, n. 5679/2017, n. 5684/2017, n. 5725/2017, n. 5726/2017, n. 5730/2017, n. 5731/2017, n. 5732/2017)”

Sulla pretesa di macroscopica e assoluta irragionevolezza delle valutazioni assegnate dalla sottocommissione, attestata da pareri pro veritate depositati dal ricorrente

“alle valutazioni delle sottocommissioni non possono essere contrapposti i pareri pro veritate che l’appellato più volte richiama in quanto, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, pareri di tal genere sono sostanzialmente irrilevanti al fine di confutare il giudizio della sottocommissione; spetta in via esclusiva a quest’ultima la competenza a valutare gli elaborati degli esaminandi e, a meno che non ricorra l’ipotesi residuale del macroscopico errore logico (che nella fattispecie il Collegio non rileva), non è consentito al giudice della legittimità sovrapporre alle determinazioni da essa adottate il parere reso da un soggetto terzo, quale che sia la sua qualifica professionale ed il livello di conoscenze e di esperienze acquisite nella materia in discussione (sentenze n. 859/2009, n. 859, n. 1853/2009, n. 2110/2016, n. 558/2017)”

Sulla pretesa irregolarità nella composizione della sottocommissione esaminatrice, che “non rispetterebbe il disposto dell’art. 22 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578”

“è corretta la composizione della sottocommissione esaminatrice, che si conforma alla prescrizione dall’art. 47 della legge n. 247/2012, immediatamente applicabile – ai sensi della disposizione transitoria dell’art. 49 – salvo quanto riguarda sia le prove scritte e le prove orali, sia le modalità di esame, fra le quali non può rientrare appunto, la composizione dell’organo di valutazione, che oltretutto è un prius logico e temporale rispetto all’esame in sé”

Sulla contestata eccessiva stringatezza dei tempi di correzione, che “produrrebbe carenza di motivazione e difetto di istruttoria”

“non può essere sindacata la durata delle operazioni di correzione degli elaborati in quanto: bisogna tenere conto del carattere ripetitivo della correzione, delle specifiche competenze dei commissari e dell’essere ben note le questioni trattate; manca una predeterminazione, sia pure di massima, ad opera di legge o di regolamenti, dei tempi da dedicare alla correzione degli scritti; non è possibile, di norma, stabilire quali concorrenti abbiano fruito di maggiore o minore considerazione e se, quindi, il vizio dedotto infici in concreto il giudizio contestato; le medie temporali risultano scarsamente significative laddove siano state effettuate in base a un computo meramente presuntivo, derivante dalla suddivisione della durata di ciascuna seduta per il numero dei concorrenti o degli elaborati esaminati (sez. VI, sentenze n. 614/2013 e n. 1411/2015; sez. IV, sentenze n. 5406/2009, n. 8628/2009, n. 970/2013, n. 3754/2013, n. 5680/2017, n. 5740/2017, n. 5742/2017)”

Sulla contestazione dei criteri di correzione utilizzati per valutare gli elaborati

“la circostanza che la sottocommissione esaminatrice abbia adottato tout court i criteri dettati dalla commissione centrale non integra alcun vizio, trattandosi di una decisione che rientra pienamente in una sfera di discrezionalità tecnica esercitata in modo non irragionevole e dunque insindacabile; come, all’inverso, non spiegherebbe alcun effetto invalidante l’inosservanza delle raccomandazioni formulate dalla commissione centrale in tema di modalità procedimentali aggiuntive, che non hanno carattere cogente (sentenze n. 8621/2009, n. 673/2012, n. 1723/2013, n. 973/2017); l’art. 22, comma 9, del r.d.l. n. 1578/1933 assegna ai criteri generali un contenuto obbligatorio minimo, con una prescrizione che la commissione centrale ha rispettato specificando ulteriormente i criteri di legge; inoltre, essendo i criteri generali fissati a priori, non si vede davvero come a essi si possa rimproverare la mancata coerenza con le possibilità di argomentazione offerte dalla traccia, del che invece si duole l’appellante”

Sulla contestazione dello sviamento di potere, “perché l’operato della sottocommissione sarebbe stato dettato non dall’intento di individuare i candidati meritevoli, ma da quello di predeterminare il numero massimo di soggetti ammessi a conseguire l’iscrizione all’albo professionale, come dimostrerebbe l’identità di anno in anno del numero dei candidati ammessi alle prove orali presso la Corte d’appello di Milano, chiamata a correggere le prove scritte.”

“la censura di sviamento di potere, formulata sulla base di una riscontrata semplice regolarità statistica, è del tutto apodittica e non dimostrata.”

Esame avvocato, vedi anche:

Ricorso esame di avvocato 2015, sentenza CdS

Ricorso bocciatura esame di avvocato 2015 e voto numerico: la Plenaria

Concorsi, correzione prove, sufficiente il voto numerico

Abilitazione avvocato, commissione esaminatrice

Altri concorsi:

Ricorso graduatorie ad esaurimento, Adunanza Plenaria n. 11 20 dicembre 2017

Proroga graduatorie concorsi pubblici: ambito di applicazione

Concorso dirigenti scolastici, quali commissari?

Commissione giudicatrice professore associato, pubblicazioni: commissario coautore deve astenersi?

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5996 21 dicembre 2017

Il fatto

“FATTO e DIRITTO

1. Il dottor Omissis ha partecipato all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato per la sessione 2014/2015 presso la Corte d’appello di Roma ottenendo un punteggio insufficiente sul parere di diritto civile e sull’atto giudiziario di diritto civile.

Pertanto non è stato ammesso a sostenere la prova orale.”

Precedente Ricorso graduatorie ad esaurimento, Adunanza Plenaria n. 11 20 dicembre 2017: il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall’articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 | Gae, giurisprudenza Successivo Privacy, Consiglio di Stato sentenza n. 6011 21 dicembre 2017 su diritto di accesso e riservatezza dei dati personali idonei a rivelare lo stato di salute di un soggetto estraneo alla contesa giudiziaria (cfr. art 60 Codice della Privacy in combinato disposto con art. 24, comma 7, legge n. 241 del 1990): occorre che il soggetto che richiede l’accesso fornisca la prova delle stretta necessarietà ed indispensabilità del dato cui chiede di accedere rispetto all’interesse che intende tutelare