Droghe, espulsione straniero condannato, serve accertamento concretezza pericolosità sociale

Cassazione penale sentenza n. 34177 3 agosto 2016

L’omesso adeguato apprezzamento della concretezza della pericolosità sociale dell’imputato, cui è tenuto il giudice della cognizione prima ancora che quello dell’esecuzione, integra la violazione dell’art. 86 D.P.R. 309/1990

Cassazione penale

sentenza n. 34177 3 agosto 2016

[…]

FATTO E DIRITTO

Con il ministero del difensore il cittadino albanese Omissis impugna per cassazione la sentenza del g.u.p. del Tribunale di Massa, resa dopo le intervenute recenti modifiche normative della disciplina penale degli stupefacenti, con la quale – su sua richiesta, concordata con il pubblico ministero- gli è stata applicata ex art. 444 c.p.p., concessegli le attenuanti generiche stimate prevalenti sulla contestata recidiva e unificati i reati sotto il vincolo della continuazione, la pena di tre anni e due mesi di reclusione ed euro 12.000 di multa per i reati di: illecita detenzione per finalità di vendita di 488 grammi di cocaina e di 140 grammi di marijuana; illecita detenzione di una pistola Smith & Wesson cal. 38 provento di furto; ricettazione della predetta arma comune da sparo; illecita detenzione di sette munizioni per la medesima pistola. Con la sentenza sono state applicate al prevenuto la pena accessoria dell’interdizione quinquennale dai pubblici uffici (art. 29 c.p.) e la misura di sicurezza dell’espulsione dallo Stato a pena espiata (art. 86 d.P.R. 309/90). Con il ricorso si deducono violazione di legge e mancanza di motivazione in punto di omessa verifica dei presupposti e delle connotazioni di concretezza della pericolosità sociale dell’imputato legittimanti l’applicazione della misura di sicurezza prevista dall’art. 86 L.S. Ragioni di doglianza ribadite con memoria difensiva e con la prospettazione di “motivi aggiunti” depositati in data 1.7.2016.

Il ricorso è fondato nei limiti di seguito chiariti e determina l’annullamento parziale dell’impugnata sentenza applicativa di pena concordata.

Come noto, l’indicata misura di sicurezza può essere applicata, ai sensi dell’art. 445 coma 1 c.p.p., anche con la sentenza ex art. 444 c.p.p., quando si versi in ipotesi di patteggiamento della pena c.d. allargato (pena detentiva irrogata superiore ai due anni),quale la sentenza emessa nei confronti di Omissis.

Nel caso di specie la decisione non è priva di motivazione sul punto, perché coniuga la disposta espulsione dell’imputato, ad avvenuta espiazione della pena, alla sua pericolosità sociale desunta dal pericolo di recidiva (come da accusa contestata) e agli elementi di fatto enunciati nella ordinanza cautelare emessa a suo carico. Nondimeno carente, fino a lambire la contraddittorietà, si rivela la valutazione della concretezza, prima ancora che della coeva attualità, della pericolosità sociale del prevenuto, atteso che con la stessa decisione -da un lato- si sono vanificati gli effetti sanzionatori della contestata recidiva, concedendo allo Omissis le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulla recidiva, e -d’altro lato- non è stata considerata la risalenza a più di tre anni prima dei dati esposti nel provvedimento di custodia cautelare (emesso il 7.7.2013).

L’omesso adeguato apprezzamento della concretezza della pericolosità sociale dell’imputato, cui è tenuto il giudice della cognizione prima ancora che quello dell’esecuzione (cfr., ex plurimis, da ultimo: Sez. 3, n. 19530 del 04/02/2015, Rahmoune, Rv. 26363),integra la violazione dell’art. 86 L.S. lamentata con il ricorso.

Per l’effetto, dovendo il giudice di merito procedere al vaglio della sussistenza o meno della pericolosità sociale dell’imputato legittimante l’applicazione della misura di

sicurezza, la sentenza va annullata con rinvio allo stesso giudice perché colmi l’indicata lacuna decisoria. Lacuna non altrimenti emendabile, non potendo elidere o sanare

l’omissione valutativa l’evenienza per cui la verifica della pericolosità sociale dell’imputato, per i fini di cui all’art. 86 L.S., debba essere comunque rinnovata dal

giudice dell’esecuzione nel successivo momento in cui, avvenuta la “espiazione della pena” detentiva inflitta o applicata all’imputato per uno dei reati previsti dagli artt. 73 ss. L.S., occorra eseguire in concreto la misura di sicurezza personale (artt. 202, 203 c.p.; Corte Cost. sentenza 54/1995; art. 8 CEDU). Tale esito decisorio esime dall’analizzare i motivi aggiunti delineati dalla difesa del ricorrente.

L’annullamento con rinvio della sentenza impugnata limitatamente alla misura di sicurezza personale dell’espulsione dallo Stato lascia ovviamente impregiudicata la statuizione di merito dell’impugnata sentenza del g.u.p. del Tribunale di Massa (sussistenza dei reati; loro attribuzione all’imputato; pena, detentiva e pecuniaria, allo stesso applicata). Statuizione che a seguito dell’odierna pronuncia di legittimità diviene definitiva.

P. Q. M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla misura di sicurezza dell’espulsione dallo Stato a pena espiata e rinvia per il giudizio sul punto al Tribunale di Massa.

Così deciso il 21 luglio 2016 […]

Precedente Art. 86 D.P.R. 309/1990 (aggiornato 2016) Successivo Individuazione procedimenti oggetto di autorizzazione, SCIA, silenzio assenso e comunicazione: parere Consiglio di Stato su Schema di regolamento