Giudizi di avanzamento ufficiali, difetto di motivazione

Consiglio di Stato sent. n. 5655 18 novembre 2014

La specialità del procedimento per il giudizio di avanzamento comporta che tale giudizio derivi da un apprezzamento di sintesi di vari elementi (che non assumono il carattere di presupposto autonomamente sufficiente per l’attribuzione di un punteggio superiore) e una ponderazione “non aritmetica” delle qualità complessive degli ufficiali scrutinati, i quali si pongono in aggiunta alla somma dei titoli posseduti; siffatta specialità fa sì che la Commissione non debba procedere alla preventiva puntuale predeterminazione dei parametri di valutazione degli elementi di giudizio elencati nell’art. 26 della legge n. 1137 del 1955, poiché né tale norma né quelle successive emanate in applicazione della stessa prescrivono tale adempimento.

Il carattere tendenzialmente esaustivo – quando la legge non prescriva diversamente – del giudizio espresso mediante voto numerico in sede di esami, concorsi, prove di abilitazione, esclude il vizio di motivazione e ciò vale anche per i giudizi di avanzamento.

Vedi anche Consiglio di Stato sentenza n. 5510 11 novembre 2014

 

Consiglio di Stato sent. n. 5655 18 novembre 2014

 

[…]

DIRITTO

1. In termini generali, la giurisprudenza in tema di giudizi di avanzamento è talmente consolidata da non richiedere un’esposizione dettagliata né il sostegno di un apparato di citazioni di precedenti particolarmente ampio.

In estrema sintesi, può dirsi che:

– strettissimi confini circondano la possibilità, da parte del Giudice amministrativo, di sindacare negativamente il giudizio espresso dall’Amministrazione in vicende come quella ora in esame, nella misura in cui in esse viene in gioco una valutazione complessiva degli elementi emersi, che non possono essere considerati in modo separato e atomistico (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 6 ottobre 2010, n. 7341; Id., sez. IV, 23 dicembre 2010, n. 9374; Id., sez. IV, 22 marzo 2011, n. 1744);

– l’apprezzamento dei titoli dei partecipanti (da effettuarsi nell’ambito di un giudizio unico e inscindibile) non ha specifica autonomia, potendo la mancanza di qualche titolo da parte di taluno degli scrutinandi essere controbilanciata, ai fini del giudizio globale, dal possesso dei titoli diversi valutati come equivalenti dalla Commissione superiore di avanzamento (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 30 maggio 2005, n.2780).

– in altri termini, l’Amministrazione deve compiere un unico complesso giudizio, che ha come figura astratta di riferimento quella dell’ufficiale idealmente meritevole (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 10 marzo 2011, n. 1568);

– la conclusiva valutazione è un apprezzamento di merito di per sé non sindacabile (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 23 dicembre 2010, n. 9374), ma soggetta in limiti assai ristretti al giudizio di legittimità (Cons. Stato, Sez. IV, 5 luglio 2010, n. 4247), in quanto espressione di discrezionalità tecnica;

– questa è censurabile in sede giurisdizionale solo quando il suo esercizio appaia ictu oculi viziato da manifesta illogicità, irragionevolezza, arbitrarietà, travisamento dei fatti o quando la motivazione sia assente o insufficiente (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2010, n. 2179; Id., sez. IV, 13 ottobre 2010, n. 7482; Id., sez. IV, 11 febbraio 2011, n. 929; Id., sez. IV, 24 marzo 2011, n.1816);

– in particolare, in sede di giudizio d’avanzamento degli ufficiali, il vizio d’eccesso di potere in senso relativo deve essere sostenuto dall’esistenza di vistose incongruenze nell’attribuzione dei punteggi in riferimento all’ufficiale interessato e a uno o più parigrado iscritti in quadro, in modo che sia dimostrata la disomogeneità e l’incongruenza del metro di valutazione di volta in volta seguito e da dare evidenza alla mancata uniformità di giudizio (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 11 febbraio 2011, n. 1568; Id., sez. IV, 19 gennaio 2012, n. 245);

– in altri termini, ciò che assume rilievo è la rottura dell’uniformità del criterio valutativo, che deve emergere dall’esame della documentazione caratteristica con assoluta immediatezza: la valutazione in concreto attribuita deve apparire inspiegabile e ingiustificabile in relazione alle valutazioni dei pari grado iscritti in quadro di avanzamento (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 24 dicembre 2008, n. 6557).

2. Del pari, il quadro normativo di fondo è ben noto e si può dare per conosciuto.

Per quanto qui interessa, vengono in gioco particolarmente gli artt. 25 e 26 della legge 12 novembre 1955, n. 1137. Questi delineano procedure e modalità per l’attribuzione del punto di merito ai militari in valutazione, il quale viene formato con riguardo a quattro diversi parametri:

a) qualità morali, di carattere e fisiche;

b) benemerenze di guerra, comportamento in guerra e qualità professionali dimostrate durante la carriera, specialmente nel grado rivestito, con particolare riguardo all’esercizio del comando o delle attribuzioni specifiche, qualora richiesti dalla presente legge ai fini dell’avanzamento, al servizio prestato presso reparti o in imbarco;

c) doti intellettuali e di cultura con particolare riguardo ai risultati di corsi, esami, esperimenti;

d) attitudine ad assumere incarichi nel grado superiore, con specifico riferimento ai settori di impiego di particolare interesse per l’Amministrazione.

3. Nel caso di specie, il Collegio non ritiene di poter mettere in discussione le valutazioni rese e i punteggi dati dalla C.S.A., in quanto espressione di una amplissima discrezionalità tecnica l’esercizio della quale avrebbe forse anche potuto condurre a conclusioni differenti, ma che comunque – tenuto conto della particolare latitudine che lo caratterizza, tanto più accentuata per il fatto di riferirsi a giudizi espressi su ufficiali superiori – non presenta distonie tali da meritare una censura di illegittimità.

Sotto questo profilo, appaiono fondate le difese dell’Amministrazione che sottolinea la necessità di una valutazione complessiva. L’ufficiale appellato vanta sicuramente le qualità, i titoli e pregi che il T.A.R. ha messo in evidenza; ma non a torto, a controbattere le analitiche argomentazioni della sentenza impugnata, l’Amministrazione sottolinea, ad esempio, la maggior durata dell’attività di comando svolta dal ten. col. Omissis rispetto a quella dell’appellato (107 mesi contro 37, secondo l’Amministrazione, o 78 mesi e 15, secondo l’appellato medesimo).

4. Quanto poi agli incarichi assolti, ritiene il Collegio che la previsione dell’art. 10, comma 5, del decreto ministeriale 29 novembre 2007, n. 266 – secondo cui “la rilevanza degli incarichi non è comunque di per sé attributiva di capacità e di attitudini, le quali sono sempre accertate in concreto” (sul che v. Cons. Stato, sez. IV, 6 marzo 2012, n. 1263) -, benché espressamente dettata per uno specifico settore (procedure di avanzamento, a scelta, al grado superiore di ufficiali del Corpo della Guardia di finanza), esprima di per sé una regola generale, suscettibile di venire in considerazione anche nella presente vicenda.

5. Con riguardo agli specifici profili, peraltro, qualche perplessità può suscitare il punteggio assegnato in relazione al parametro sub c), con riguardo al possesso del diploma di laurea da parte dell’ufficiale appellato.

Sulla scorta di tale dato, è scarsamente comprensibile la ragione per cui l’originario ricorrente abbia avuto un punteggio di 27,82, inferiore a quello del controinteressato (29,10).

Da questa considerazione, peraltro, non discende che il giudizio finale della Commissione sia da considerarsi viziato. Da un lato, infatti, tale giudizio investe la personalità e la carriera degli scrutinandi nel loro complesso, cosicché occorrerebbe tener conto anche della netta superiorità attribuita al ten. col. Omissis in tutti gli altri punti del giudizio. Dall’altro, anche se la valutazione relativa al punto c) può apparire non ben motivata, lo scarto che deriva da una riconsiderazione di quest’ultima non supera la prova di resistenza e dunque non giova all’appellato (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 22 novembre 2006, n. 6855; Id., sez. IV, 14 dicembre 2010, n. 9374; Id., sez. IV, 15 marzo 2012, n. 1450; Id., sez. IV, 15 marzo 2012, n. 1450).

La differenza di punteggio finale tra i due contendenti è di 1,47 punti di merito (29,10 contro 27,82) e discende dalla somma delle quattro medie in relazione ai singoli parametri di valutazione (117,32 contro 111,14). Ciò vuol dire che l’appellato, per poter superare il controinteressato nella graduatoria finale, dovrebbe vedersi aumentare di quasi 6 punti la media dei punti a lui assegnati sub c) (là dove, come detto, potrebbe essere stato sottovalutato): il che sembra francamente inimmaginabile.

6. In conclusione, le censure di eccesso di potere in senso relativo, mosse con il ricorso di primo grado, appaiono complessivamente infondate nel merito, se non anche ai limiti della inammissibilità, per carenza di interesse, già per la collocazione attuale (229°) dell’ufficiale interessato (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 5 febbraio 2009, n. 678).

Come giustamente osserva la difesa dell’Amministrazione, supporre che una più corretta valutazione possa collocare il ten. col. Omissis in posizione utile ai fini dell’avanzamento significherebbe attribuire alla C.S.A. un errore così clamoroso che, oltre a essere ben difficilmente ipotizzabile, non emerge, in quanto tale, dalla documentazione in atti.

In definitiva, il Collegio non ritiene di poter riscontare nel giudizio espresso dalla Commissione, all’esito della procedura presa in esame, un vizio della funzione così evidente da poter essere apprezzato in questa sede.

7. Infine, quanto al censurato difetto di motivazione, il Collegio condivide l’orientamento secondo cui la specialità del procedimento per il giudizio di avanzamento comporta che tale giudizio derivi da un apprezzamento di sintesi di vari elementi (che non assumono il carattere di presupposto autonomamente sufficiente per l’attribuzione di un punteggio superiore) e una ponderazione “non aritmetica” delle qualità complessive degli ufficiali scrutinati, i quali si pongono in aggiunta alla somma dei titoli posseduti; siffatta specialità fa sì che la Commissione non debba procedere alla preventiva puntuale predeterminazione dei parametri di valutazione degli elementi di giudizio elencati nell’art. 26 della legge n. 1137 del 1955, poiché né tale norma né quelle successive emanate in applicazione della stessa prescrivono tale adempimento (cfr. Cons. Stato, sez. III, 15 febbraio 2010, n. 1906; Id., sez. III, 30 dicembre 2010, n. 1363).

A escludere il vizio gioverà, infine, ricordare la giurisprudenza largamente prevalente circa il carattere tendenzialmente esaustivo – quando la legge non prescriva diversamente – del giudizio espresso mediante voto numerico in sede di esami, concorsi, prove di abilitazione (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, sez. IV, 2 novembre 2012, n. 5581; Id., sez. V, 13 febbraio 2013, n. 866).

8. Dalle considerazioni che precedono, discende che l’appello dell’Amministrazione è fondato e va pertanto accolto, con conseguente riforma della sentenza di primo grado e reiezione del ricorso originario.

Tutti gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati ritenuti dal Collegio non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.

Considerata la natura della controversia, sussistono peraltro giustificate ragioni per compensare tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Compensa fra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2014 […]

 

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