Giurisdizione, limiti esterni, giudice amministrativo

Cassazione civile, Sezioni Unite 12177 30 maggio 2014

affermano:

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione, dinanzi alle quali siano impugnate decisioni di un giudice speciale per motivi attinenti alla giurisdizione, possono rilevare unicamente l’eventuale superamento dei limiti esterni della giurisdizione medesima, non essendo loro consentito estendere il proprio sindacato anche al modo in cui essa è stata esercitata

Anche il diniego ingiustificato di esercitare la giurisdizione da parte del giudice amministrativo può implicare la violazione dei suddetti limiti esterni, ma ciò solo qualora tale diniego si radichi nell’affermazione dell’esistenza di un ostacolo generale alla conoscibilità della domanda, mentre si sottrae al sindacato di queste Sezioni unite quel diniego che discenda direttamente ed immediatamente dalla lettura o dalla applicazione delle norme invocate a sostegno della pretesa e che pertanto di tale lettura costituisca applicazione nel processo.

Né il mero fatto che la violazione denunciata attenga all’integrità del contraddittorio, all’esercizio di diritti di difesa o ad altre regole riconducibili al principio costituzionale del giusto processo vale a configurare il lamentato errore processuale in un’ipotesi di superamento dei limiti esterni della giurisdizione da parte del giudice cui quell’errore sia imputato

 

Il caso di specifico:

Cassazione civile, Sezioni Unite 12177 30 maggio 2014

[…]

Nel caso in esame la doglianza del ricorrente si riferisce unicamente ad un preteso errore processuale che il Consiglio di Stato avrebbe commesso, avendo deciso la causa in grado d’appello con la procedura semplificata prevista dall’art. 60 c.p.a., senza che la parte appellata si fosse ancora costituita, non soltanto prima della scadenza del termine previsto dall’art. 55, comma 5, del medesimo codice, ma anche prima che fosse spirato il termine entro cui il combinato disposto dei successivi artt. 92 e 119 consente alla parte appellata di costituirsi e di proporre appello incidentale.

Si tratta, con ogni evidenza, di una censura che mira a denunciare un errore processuale del giudice amministrativo di secondo grado, nella cui sentenza non è rinvenibile, neppure per implicito, l’affermazione di alcun principio di ordine generale che possa eventualmente integrare un diniego di tutela giurisdizionale in situazioni nelle quali quella tutela sarebbe invece dovuta. Se dunque la sentenza impugnata è viziata, essa lo è solo per effetto di una cattiva applicazione delle regole del processo nel caso concreto. Il che, per le ragioni già sopra ricordate, non consente di affermare che il Consiglio di Stato abbia superato i limiti esterni della propria giurisdizione e si sottrae al sindacato di queste sezioni unite.

Non v’è da provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, nel quale le parti intimate non hanno svolto difese.

P.Q.M.

La corte dichiara il ricorso inammissibile, dando atto, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del d.p.r. n. 115 del 2002, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.

 

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