Gradi carabinieri, avanzamento

Tar Lazio sentenza n. 9603 8 settembre 2016

Il fatto:…Il ricorrente, ufficiale superiore dell’Arma dei carabinieri ricopre l’incarico di Direttore della Direzione della Motorizzazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e nel 2014 è stato incluso nelle aliquote di ruolo per la formazione dei quadri di avanzamento a scelta conseguendo un giudizio di idoneità all’avanzamento al grado di Generale di Brigata.

All’esito della valutazione finale al ricorrente è stato riconosciuto un punteggio di 27,91 trentesimi e graduato al trentesimo posto, non utile in relazione ai posti da ricoprire ( sette, aumentati poi ad 8), per essere iscritto nel quadro di avanzamento a scelta formato per il predetto anno, così come incrementato a mente degli artt. 1079 e 2232 bis del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66.

Avverso tale negativa determinazione il ricorrente ha proposto ricorso giurisdizionale affidato a due motivi di gravame.

In buona sostanza la parte ricorrente sostiene la illegittimità della contestata valutazione proprio in relazione all’asserita contraddittorietà dei criteri estimativi utilizzati dalla commissione, come si evince, in modo obiettivo, dai giudizi sintetici espressi nei confronti dei controinteressati evocati.

Alla camera di consiglio del giorno 12 novembre 2014 la avanzata istanza cautelare veniva, con Ordinanza n. 5719/14, respinta perché : “ … le censure dedotte richiederanno una adeguata valutazione che non può essere effettuata in questa fase cautelare “.

Con il primo motivo di gravame la parte ricorrente lamenta la illegittimità della valutazione sotto il profilo dell’eccesso di potere, sia in senso assoluto che relativo…

 

In materia di giudizi di avanzamento l’eccesso di potere in senso assoluto non è ravvisabile quando, per stabilire se un punteggio sia o meno adeguato ai titoli, occorre verificare quale metro di valutazione sia stato in concreto adottato dalla Commissione di Avanzamento, per poi stabilire se, a fronte di titoli significativamente eccezionali in capo all’interessato, possa ricavarsi la convinzione che ictu oculi i punteggi che gli sono stati attribuiti sono del tutto inadeguati e, cioè, in pratica, può sussistere un aspetto sintomatico di eccesso di potere per insufficiente motivazione, soltanto laddove la valutazione della C.S.A., rapportata alla documentazione caratteristica esaminata, risulta con assoluta immediatezza incoerente. In sostanza il vizio dell’eccesso di potere in senso assoluto si manifesta unicamente nelle ipotesi in cui i precedenti di carriera del valutando siano talmente eccezionali da rappresentare immediatamente la illogicità e la contraddittorietà del giudizio espresso.

I giudizi di avanzamento a scelta degli ufficiali sono connotati da ampia discrezionalità tecnica che deve tener conto della carriera complessiva e della professionalità degli ufficiali in valutazione. Gli ufficiali dichiarati idonei al grado sono, all’evidenza, tutti dotati di elevato profilo professionale e morale. Ed il sindacato del giudice amministrativo non consiste, né può consistere, in una ripetizione dei profili della valutazione contestata. Il vizio di eccesso di potere in senso relativo, pertanto, non può essere ravvisato se la sua individuazione comporta la sostituzione valutativa del giudice con quella espressa dalla Commissione sulle singole qualità, né è consentito al giudice la estrapolazione di singoli giudizi, tralasciando la visione globale di ciascuna posizione in valutazione. Conseguentemente il vizio di eccesso di potere in senso relativo nelle valutazioni per la promozione a scelta degli ufficiali deve manifestarsi palesemente ed immediatamente ictu oculi, secondo un livello così macroscopicamente ottimale dei precedenti di carriera dell’ufficiale volta a volta valutato da palesare l’assoluta inadeguatezza del punteggio ovvero ogniqualvolta emerga in senso evidente il vizio di illogicità manifesta inficiante l’omogeneità tra i candidati. Quindi è solo nel caso in cui si riscontrino palesi ed evidenti anomalie del giudizio che il vizio rilevato non può essere riferito al merito della valutazione ma si inserisce in un contesto di irrazionalità oggettivamente rilevabile nell’esercizio della discrezionalità.

In buona sostanza l’incoerenza della valutazione, la sua abnormità, il contrasto con i precedenti di carriera e la violazione delle regole di tendenziale uniformità del criterio di giudizio, debbono, per affermare l’eccesso di potere in senso relativo della valutazione, emergere dall’esame della documentazione con assoluta immediatezza.

Le censure di inadeguatezza del punteggio in senso relativo vanno giustificate non con il mero raffronto tra i titoli di parigrado, bensì sulla base di consistenti indizi di macroscopici contrasti di giudizio, capaci di dimostrare, con chiaro ed univoco significato, l’esistenza di vizi di incoerenza e di illogicità di portata tale da non lasciare dubbi sul travalicamento, da parte della Commissione Superiore di Avanzamento, dei limiti della sua pur ampia discrezionalità tecnica della valutazione non può essere desunta per mezzo di una nuova analitica, avendo altresì cura di precisare che l’incoerenza valutazione da parte del giudice.

In sintesi il giudice : a) non può procedere all’esame comparativo degli ufficiali valutati in sede di redazione degli scrutini di avanzamento o verificare la congruità del punteggio, in quanto la discrezionalità tecnica attribuita alla Commissione è sindacabile solo in presenza di valutazioni macroscopicamente irragionevoli; b) ha cognizione limitata alla verifica in generale della logicità e razionalità dei criteri seguiti dalla Commissione stessa; c) non può scindere i singoli elementi o ciascuna delle qualità prese in considerazione nell’ambito di essi, in quanto i titoli vantati da ciascun ufficiale sono bilanciabili tra di loro e conducono ad un giudizio finale indivisibile.

Il criterio di indagine non può neppure svilupparsi secondo una stretta comparazione della valutazione del ricorrente rispetto a quella degli altri candidati utilmente collocati nella graduatoria finale ed iscritti nel quadro di avanzamento, pena la trasformazione il giudizio in un’inammissibile valutazione comparativa. Quanto premesso, però, non significa, una totale sottrazione della valutazione allo scrutinio del giudice amministrativo. Residua, invero, al Collegio, oltre agli aspetti sopra riportati, un completo scrutinio circa la sufficiente ed adeguata motivazione del provvedimento adottato quale portato dell’apprezzamento professionale e morale dei candidati.

Non si tratta di una verifica comparativa tra i candidati, quanto, piuttosto, di evidenziare la interna contraddizione del giudizio numerico che non si conforma, né corrisponde con quello analitico, che necessariamente costituisce l’elemento paradigmatico essenziale cui declinare il conseguente giudizio, atteso che il giudizio numerico costituisce, o avrebbe dovuto costituire, la puntuale riproduzione sintetica del primo. Ossia, quest’ultimo rappresenta, ed ha la medesima funzione, della predeterminazione teorica dei criteri di massima da utilizzare per la valutazione dei concorrenti.

…La Commissione, in ossequio ai dettati normativi che presidiano tale attività, ha provveduto ad una attenta la disamina dei profili di carriera del ricorrente e dei controinteressati, traducendoli nelle schede valutative dalla stessa compilate per ciascun aspirante.

Tali documenti, prodotti in atti ed in questa sede da intendersi integralmente riprodotti, segnalano, senza ombra di dubbio, una reale ed effettiva loro uniformità, anzi si può rilevare una sostanziale omogeneità dei giudizi attraverso aggettivazioni tutte altamente positive le cui differenziazioni attengono all’uso di una terminologia che fa uso di sinonimi perfettamente sovrapponibili gli uni agli altri, il cui senso finale è, con riferimento professionale e morale dei candidati, identico.

In altre parole, risulta evidente e non controvertibile che la Commissione ha sanzionato la situazione soggettiva dei diversi aspiranti attraverso singoli giudizi le cui motivazioni risultano standardizzate, equivalenti ed uniformi.

A fronte di tale obiettiva e non revocabile situazione fattuale, il successivo giudizio sintetico si pone come una vera e propria attività aleatoria ed imprevedibile, tanto che, in meno di un quarto di centesimo di punto, sono collocati una cinquantina di candidati.

Il Collegio non contesta il principio della sufficienza della motivazione numerica, ma sottolinea come tale valutazione deve necessariamente costituire l’applicazione postuma dei principi espressi nella motivazione analitica.

Ebbene, è tale evidente contraddizione che comporta ed impone un obbligo di motivazione integrativa rispetto a quella sintetica perché la rilevata antinomia comporta “…un contrasto talmente rilevante fra i punteggi attribuiti dai componenti della commissione da configurare un’eventuale contraddittorietà intrinseca del giudizio complessivo “ (Consiglio di Stato, sez. IV, 6 luglio 2010, n. 4331; id.14 aprile 2006, n. 2127).

Diversamente opinando, il giudizio così espresso, non soddisfa, non solo la normativa di settore preposta a tali selezioni, ma neppure i principi costituzionali di cui agli artt. 2, 3 e 97 della Carta.

A conforto di tale considerazione valga una semplice osservazione : l’esame delle schede di valutazione analitica dei candidati all’avanzamento di grado si ripetono, in buona sostanza, identiche negli anni anche se compilate da diverse Commissioni ed afferenti a diversi candidati.

E’ vero che si tratta di ufficiali dotati tutti di eccellenti qualità morali e professionali, ma è necessario, proprio in ragione dei principi di trasparenza e buona amministrazione che tali differenze, che dai documenti del procedimento non è dato individuare, siano, in primo luogo, conformi, quanto meno, a quel profilo motivazionale che precede quello numerico, che dovrebbe esprimere la immediata intelligibilità valoriale.

Diversamente opinando si trasferiscono, in un ambito insindacabile, valutazioni ed apprezzamenti che il legislatore vuole formati secondo parametri obiettivi e certi e non attraverso un successivo dato sintetico impenetrabile nei suoi connotati essenziali : se in un quarto di centesimo di punto si collocano la maggior parte dei candidati, il punteggio finale non è altro che un’attività probabilistica dovuta all’attribuzione di decimali assegnati in forma causale e non già la sintesi di un più articolato scrutinio.

In altri termini se si giudica in modo eccellente tutta, o la maggior parte, della platea degli ufficiali, non può, poi, tradursi tale motivazione attraverso un successivo procedimento che invero sconfessa il primo assegnando un punteggio differenziato per centesimi di punto senza che ci sia il modo per capire e giustificare le ragioni di tale differenziazione, quando, come detto, il giudizio analitico espresso risulta l’apoteosi delle aggettivazioni positive dell’ufficiale scrutinato.

Si tratta, in altri termini, di un’attività fideistica, in alcun modo dimostrabile e, conseguente, ad una manifestazione di volontà, più che di giudizio, che, così, non ammette, né può ammettere prova contraria.

Nel caso di specie, infatti, pur in presenza di qualità morali, di carattere, culturali ed intellettuali che, a tutto voler concedere, non si distinguono affatto tra i riferiti aspiranti, ( in realtà, ad una attenta disamina, risultano obiettivamente prevalenti i titoli ed i precedenti di carriera del ricorrente), non trova conforto nel punteggio numerico assegnato ai candidati, che si diversifica per irrilevanti estimazioni che non trovano logica giustificazione nei criteri presupposti, né possono essere adeguatamente intesi secondo normali parametri logico conoscitivi.

Ne consegue che, proprio alla luce delle suesposte considerazioni, il punteggio numerico conseguentemente assegnato al ricorrente non trova logica giustificazione.

Pertanto, la differenza di punteggio numerico, anche se minimo, di fatto, è illogica e riferibile, all’evidenza, a qualsivoglia motivazione, atteso l’uso della p.a. di utilizzare, in buona sostanza, formule omogenee, stereotipate, riportabili ad ogni situazione soggettiva oggetto di valutazione.

Né, al riguardo, può essere invocata la riportata giurisprudenza circa la sussistenza di :” …consistenti indizi di macroscopici contrasti di giudizio…” ( Cons.St., Sez. IV, 8 giugno 2000, n. 3234, cit.), che deve necessariamente evidenziarsi per affermare la sussistenza del vizio del procedimento, perché le suesposte osservazioni non afferiscono al momento dell’eccesso di potere, quanto, piuttosto ad un difetto di motivazione del provvedimento.

Quindi la valutazione così come espressa nei confronti del ricorrente non chiarisce, né giustifica una sicura e chiara prevalenza degli altri ufficiali rispetto al predetto secondo il metro valutativo utilizzato dalla Commissione in sede di scrutinio.

In altri termini.

Accertata la contraddizione dei criteri valutativi utilizzati dalla Commissione nella compilazione della graduatoria, ne consegue che il punteggio sintetico a ciascuno degli aspiranti attribuito non risulta conforme ai parametri ed ai criteri di uniformità che sempre devono presiedere a ciascuna operazione valutativa.

Alla luce di tutto quanto precede, nel caso concreto sottoposto all’attenzione del giudice, sono rinvenibili, nell’operato della Commissione Superiore di Avanzamento, chiari ed obiettivi segni di una valutazione che risulta carente proprio sotto il profilo motivazione, così che la stessa si presenta incoerente, incongrua e contraddittoria.

Quanto al richiesto risarcimento del danno, in disparte la genericità della richiesta e la mancata dimostrazione del nocumento patito dal ricorrente, l’annullamento del provvedimento censurato e la sua successiva rinnovazione costituiscono, di per sé, in assenza di ulteriori e documentate poste di danno, l’unico rimedio per il risarcimento del danno in forma specifica (cfr,, CdS, Sez. IV, n. 2329/2003)

Pertanto il ricorso deve essere accolto ai fini del riesame del giudizio che dovrà tener conto dei rilievi espressi nella presente decisione….

 

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