Il ragionevole dubbio

Il ragionevole dubbio che impone al giudicante di pronunciare sentenza assolutoria, proprio in quanto tale, deve fondarsi su argomenti di segno opposto tratti dalle acquisizioni nel procedimento, e deve costituire una constatazione della loro irriducibile discrasia emergente dagli atti; ne deriva, quale corollario, la necessaria presenza di un onere di adeguata motivazione delle linee portanti del proprio alternativo percorso argomentativo, che metta in evidenza le ragioni di incompletezza o incoerenza del provvedimento riformato, argomentazione che deve sostenersi su specifiche emergenze processuali o sull’individuata ambiguità di quelle difformemente valutate.

 

Cassazione penale sentenza n. 35250 22 agosto 2016

[…]

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 19/11/2015, ha assolto Omissis dall’imputazione di circonvenzione di incapace, per la quale aveva subito condanna in primo grado dal Tribunale di Napoli anche sulla domanda di risarcimento del danno proposta della parte civile, in solido con la società finanziaria identificata quale responsabile civile.

L’imputazione traeva origine dalla concessione di un terzo prestito in favore di Omissis, erogato in epoca successiva a quella in cui il Omissis, procacciatore per la società finanziaria, era stato posto al corrente dal padre del contraente delle sue condizioni di salute; in relazione al perfezionamento di tale accordo si riteneva che l’imputato avesse forzato la volontà del Omissis, non più determinata al riguardo per effetto delle perplessità in lui insorte sulla firma del contratto a seguito dei rimproveri ricevuti in argomento da suo padre.

La Corte d’appello, pur dando conto della piena rispondenza di quanto accertato dal Tribunale, sulla base delle acquisizioni istruttorie, riteneva di non poter concludere univocamente nel senso della idoneità del comportamento del Omissis di determinare la volontà di Omissis, ed assumeva che la decisione di concludere il contratto potesse essersi radicata proprio come reazione ai rimproveri del padre, e pertanto assolveva l’interessato dal reato contestatogli ai sensi dell’art. 530 cpv cod. proc. pen.

2. Nell’impugnazione proposta dal P.g. si deduce vizio di motivazione della sentenza, consistente nell’illogicità delle conclusioni, divergenti da quelle del primo giudice, malgrado l’assoluta coincidenza valutativa dell’istruttoria svolta, e travisamento della prova, per aver fondato la propria ricostruzione su basi del tutto avulse dalle risultanze.

3. Nell’interesse delle parti civili ricorrenti si deduce violazione di legge e vizio di motivazione, quanto alla ricostruzione posta a base della decisione, che ha violato i criteri valutativi della prova, ove aveva da un canto dato conto delle modalità anomale individuate nella riconosciuta anticipazione del prestito a dispetto del mancato perfezionamento della pratica, e travisato la prova offerta sul punto dal Omissis , di cui non contesta la genuinità e la piena rispondenza al reale.

Si evidenziano conseguentemente tutti gli elementi indiziari, non contraddetti nella pronuncia impugnata, che si ritengono indicatori di segno contrario rispetto alla valutazione operata dalla Corte, che si assume priva di sostegno logico argomentativo, e realizzata in violazione delle norme in tema di valutazione delle prove.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 ricorsi sono fondati.

2. Si deve invero richiamare quanto già esposto in narrativa con riferimento alla completa condivisione da parte della Corte territoriale del percorso ricostruttivo delle prove assunte seguito dal giudice di primo grado, oltre che della loro attendibilità e valenza dimostrativa in sé, per denunciare l’assoluta illogicità di una motivazione che su tali basi storiche giunga poi ad una decisione contrastante con quanto accertato.

In particolare, a fronte di una ritenuta credibilità di  Omissis, con riferimento ai suoi rapporti con il Omissis, ed alla pressione da lui subita in sede di accordi per l’ultima tranche di prestito, e sulla resistenza opposta a seguito dei rimproveri paterni, vinta solo con la dimostrata, inconsueta liquidazione di una somma di € 5.000 prima della formalizzazione del contrato di finanziamento, appare estraneo all’ambito degli elementi probatori acquisiti, su cui deve essere fondato il giudizio, ipotizzare una difforme causale della nuova determinazione del Omissis, quale resistenza alle rampogne paterne, posto che tale ipotesi non è sostenuta da nessuna difforme risultanza emergente dall’ambito delle prove assunte, che la stessa Corte non ha provveduto ad illustrare a giustificazione delle proprie decisioni.

Appare appena il caso di rilevare infatti che

il ragionevole dubbio

che impone al giudicante di pronunciare sentenza assolutoria, proprio in quanto tale, deve fondarsi su argomenti di segno opposto tratti dalle acquisizioni nel procedimento, e deve costituire una constatazione della loro irriducibile discrasia emergente dagli atti; la considerazione esposta ha quale corollario la presenza di un onere di adeguata motivazione delle linee portanti del proprio alternativo percorso argomentativo, che metta in evidenza le ragioni di incompletezza o incoerenza del provvedimento riformato (per tutte Sez. 2, n. 17812 del 09/04/2015, Maricosu, Rv. 263763; Sez. 6, n. 45203 del 22/10/2013, Paparo e altri, Rv. 256869), argomentazione che deve sostenersi su specifiche emergenze processuali o sull’individuata ambiguità di quelle difformemente valutate.

Al pari di quanto osservato nelle pronunce richiamate con riferimento all’ipotesi di ribaltamento della sentenza assolutoria di primo grado, l’accesso all’assoluzione nel grado di appello può essere giustificato dal rinvenimento negli elementi acquisiti nel corso del procedimento di un irriducibile contrasto che, sulla base di un ragionato percorso ponga in evidenza la possibilità di ricostruzioni antitetiche, ugualmente convincenti, rispetto a quelli formulati dal primo giudice, così da escludere l’univocità dell’inferenza probatoria.

3. Al contrario nella specie risulta evidente l’inconciliabile contrasto interno tra quanto verificato in forza dei risultati istruttori esaminati dal primo giudice che non risulta affrontato criticamente nella pronuncia di appello, e le conclusioni in essa raggiunte, contraddizione che impone l’accoglimento dei ricorsi proposti.

4. Non risultando allo stato decorso il termine massimo di prescrizione, si deve disporre l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli, che provvederà anche in ordine alla spese della parte civile in questo grado.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli.

Così deciso il 11/08/2016 […]

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