Indennità direzione di strutture, requisiti

L’indennità di direzione di strutture, disciplinata dalla legge regionale 1 del 1992, presuppone il concorso cumulativo di due condizioni: il possesso della prima qualifica dirigenziale, ovvero dell’ottava qualifica funzionale; la preposizione alla direzione di una struttura attribuita con atto formale di nomina.

Consiglio di Stato sentenza n. 2729 3 giugno 2015

[…]

FATTO

Il ricorrente, funzionario della Regione Puglia inquadrato nella VIII q.f., ha appellato la sentenza del TAR Puglia che ha respinto il ricorso avverso il diniego d’attribuzione dell’indennità di direzione prevista dall’art. 30 l.r.1/92.

In narrativa ha ribadito, in fatto, di aver ricoperto l’incarico di direzione del servizio affari legali presso l’ufficio regionale del contenzioso di Omissis per il lasso di tempo compreso fra il omissis e omissis; che sull’istanza -diffida volta ad ottenere l’estensione del beneficio economico in suo favore si è formato il silenzio-diniego impugnato con l’originario ricorso (sub. n. 28849/97), definito con sentenza d’accoglimento del TAR Puglia (n. 3856/2005), a sua volta annullata dal Consiglio di Stato (n.4865/2007) per difetto di contraddittorio con contestuale rimessione al TAR Puglia che, con la sentenza qui appellata, ha infine respinto il ricorso.

Il ricorrente, oltre a riproporre le medesime censure già dedotte in primo grado, lamenta, con il primo motivo d’appello, che il giudice di prime cure ha disatteso il giudicato formatosi con la sentenza del TAR Puglia n. 817/95 laddove erano già stati accertati i presupposti – attribuzione dell’incarico e direzione della struttura – richiesti in allora per conseguire il beneficio per cui è causa.

Deduce inoltre, con gli altri motivi d’appello, l’errore di fatto e, in aggiunta, la mancanza di motivazione, cui sarebbe incorso il TAR escludendo che l’ufficio presso il quale ha svolto le funzioni fosse qualificabile come struttura direttiva alla quale era stato formalmente preposto. Circostanza quest’ultima, anch’essa – secondo l’appellante – inspiegabilmente negata dalla sentenza appellata.

La Regione Puglia si è costituita instando per l’infondatezza dell’appello.

Alla pubblica udienza del 14.04.2015, la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

In limine, sul primo motivo d’appello.

Nel primo grado, né con ricorso né con motivi aggiunti, il ricorrente ha mai dedotto l’effetto preclusivo del (presunto) giudicato scaturente dalla sentenza Tar Puglia n.817/95. Sicché, non essendo consentito, ai sensi dell’art. 104, comma 1, c.p.a., proporre in appello nuove censure, che avrebbero potuto essere proposte in primo grado, il motivo va dichiarato inammissibile.

Nel merito l’appello è infondato.

L’indennità di direzione di strutture, disciplinata dalla l.r. 1 del 1992, presuppone il concorso cumulativo di due condizioni: il possesso della prima qualifica dirigenziale, ovvero dell’ottava qualifica funzionale; la preposizione alla direzione di una struttura attribuita con atto formale di nomina.

Struttura che, come bene evidenziato dai giudici di prime cure con percorso logico motivazionale qui condiviso, secondo la legge regionale richiamata, è un’unità organica complessa che presuppone la direzione, attribuita con atto formale, dell’organico composto da più soggetti, e, in pari tempo, la responsabilità (di direzione) per l’esecuzione dei compiti assegnati.

In definitiva unità organica è espressione ellittica che sta ad indicare il plesso organizzativo per il cui funzionamento è richiesto il coordinamento del personale addetto fra cui è suddiviso il lavoro, la razionalizzazione delle risorse ed infine l’assunzione di responsabilità per il raggiungimento degli obbiettivi in capo al titolare della struttura.

Nel caso in esame non ricorrono affatto gli elementi appena richiamati.

L’ordine di servizio dell’effettivo titolare dell’ufficio regionale del contenzioso di Omissis chiarisce che, per un verso, il ricorrente insieme ad altro funzionario, in possesso della stessa qualifica funzionale, erano i due soli addetti al servizio; e, per l’altro, i compiti svolti si limitavano alla tenuta dei fascicoli di causa e alla segnalazione delle scadenze processuali all’unico responsabile, titolare dell’ufficio.

Insomma un compendio di attività ausiliarie, senza potere decisionale alcuno, connota(va) l’attività svolta dal ricorrente.

Aggiungasi che non risulta allegato in giudizio alcun atto formale di predisposizione alla struttura.

È significativo che la sentenza del Tar Puglia n. 817/95, richiamata nel primo motivo d’appello per fondare l’effetto preclusivo del giudicato, ha annullato l’atto della Commissione regionale di controllo che aveva ritenuto illegittima la deliberazione regionale degli ordini di servizio nella parte in cui avevano attribuito gli incarichi di direzione, senza tuttavia affatto riconoscere la sussistenza di un formale atto di nomina del ricorrente.

Deliberazione (n.7723 del 1989) – va sottolineato – anteriore a quella rilevante nel giudizio in esame (n.406/1996) che, viceversa, denega l’attribuzione dell’incarico di direzione.

Conclusivamente l’appello deve essere respinto.

Sussistono giustificati motivi per compensare le spese di lite individuabile nella natura della controversia dedotta in giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza appellata.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 aprile 2015 […]

 

 

Precedente Tempus regit actum e annullamento giudiziale Successivo Notifica a mezzo posta in Stato Ue, ritualità