Indennità di esproprio: su autonoma domanda di rivalsa non è competente il giudice dell’opposizione alla stima

In materia di indennità di esproprio si è recentemente pronunciato il Tar Sicilia con riguardo al giudice competente a statuire sulla domanda di rivalsa avanzata da un Comune nei confronti di uno IACP.

In tema di espropriazione, il giudice dell’opposizione alla stima, indicato ai sensi dell’art. 19 della l. 22 ottobre 1971 n. 865 nella Corte d’appello competente per territorio, ha solo il potere di determinare l’indennità dovuta ed eventualmente di stabilire chi sia il legittimato passivo di fronte al privato, ma non è anche competente a definire nei rapporti interni chi sia il soggetto che in via di regresso debba sopportare il carico dell’indennità corrisposta al privato, onde per la domanda di rivalsa diversa ed autonoma, per petitum e causa petendi, rispetto a quella di determinazione dell’indennità, attribuita in via eccezionale alla competenza della corte di appello in unico grado, il giudice competente va determinato secondo gli ordinari criteri.

 

Tar Sicilia sentenza n. 2297 5 ottobre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Con ricorso notificato il 13/05/2010 e depositato il 12/06/2010 il Comune ricorrente ha esposto:

– che con deliberazione del Consiglio comunale dell’11/06/1982 n.47 il Comune di Ribera procedeva alla scelta di un’area (un terreno di mq.14.616 ubicato in territorio di Ribera, distinto in Catasto al foglio omissis p.lla omissis) di proprietà dei signori Omissis da assegnare allo IACP di Agrigento per la costruzione di alloggi popolari ai sensi dell’art.51 della l. n.865 del 1971;

– di avere emesso l’ordinanza di occupazione temporanea ed urgente dell’area di proprietà dei signori Omissis assegnandola allo IACP per l’esecuzione dei lavori, di avere determinato l’indennità provvisoria di esproprio; di aver dichiarato, con ordinanza n.7/92, l’espropriazione e la definitiva occupazione dei terreni;

– che in data 08/04/1993 la Commissione provinciale prevista dall’art.14 della l. n.10 del 1977, provvedeva a determinare l’indennità di esproprio nella misura di Lire 132.267.000 (oggi € 83.803,91) che i signori Omissis non accettavano, impugnando detta determinazione dinanzi alla Corte di Appello di Palermo che, con sentenza n.817/2002, condannava il Comune di Ribera al pagamento di € 285.712,03 a titolo di indennità per l’espropriazione dell’area;

– di avere dato esecuzione alla sentenza della Corte di Appello di Palermo provvedendo al deposito della somma presso la Cassa Depositi e Prestiti;

– di ritenere che “pur essendo il Comune di Ribera l’ente espropriante, è sull’Istituto Autonomo Case Popolari che grava l’obbligo di sostenere integralmente le spese dell’indennità di esproprio, anche nella nuova quantificazione effettuata giudizialmente”;

– che lo IACP, invitato nel giugno 2007 a rimborsare la suddetta somma al Comune di Ribera, opponeva un rifiuto negando esistere un diritto del Comune in tal senso e opponendo comunque l’avvenuta prescrizione dello stesso.

1.2. In data 07/09/2010 si è costituito in giudizio l’intimato IACP della Provincia di Agrigento con atto di costituzione non contenente difese scritte; in data 12/11/2015 l’Istituto ha depositato una memoria difensiva.

1.3. Anche il Comune di Ribera ha depositato documenti e una memoria difensiva.

1.4. Alla pubblica udienza del 30/06/2016, su richiesta delle parti, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

2. Deve essere preliminarmente esaminata l’eccezione con la quale lo IACP – sulla premessa che la Corte di Appello di Palermo, con sentenza n.817/2002, ha liquidato l’indennità di espropriazione in favore dei signori Omissis condannando al relativo pagamento il Comune di Ribera e dichiarando il difetto di legittimazione passiva dello IACP – ha opposto essersi formato il giudicato sul punto, con conseguente inesigibilità delle somme richieste dal Comune, unico soggetto condannato a corrispondere l’indennità di espropriazione ai signori Omissis.

L’eccezione è infondata.

Infatti, “in tema di espropriazione, il giudice dell’opposizione alla stima, indicato ai sensi dell’art. 19 della l. 22 ottobre 1971 n. 865 nella Corte d’appello competente per territorio, ha solo il potere di determinare l’indennità dovuta ed eventualmente di stabilire chi sia il legittimato passivo di fronte al privato, ma non è anche competente a definire nei rapporti interni chi sia il soggetto che in via di regresso debba sopportare il carico dell’indennità corrisposta al privato, onde per la domanda di rivalsa diversa ed autonoma, per petitum e causa petendi, rispetto a quella di determinazione dell’indennità, attribuita in via eccezionale alla competenza della corte di appello in unico grado, il giudice competente va determinato secondo gli ordinari criteri” (Cassazione civile sez. I 20 maggio 1993 n. 5753).

Ne discende che nessun giudicato può essersi formato sul punto, sicché la questione in rito sollevata dallo IACP va disattesa.

3. La questione di merito sollevata in ricorso riguarda la applicabilità o meno della disciplina dell’art. 35, l. 865/71 relativa alla contribuzione, da parte dei soggetti assegnatari delle aree PEEP, degli oneri finanziari sopportati per la acquisizione delle aree necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione del Piano.

3.1. Deve intanto rilevarsi, in assonanza a numerosi precedenti giurisprudenziali dai quali il Collegio non rinviene ragioni per discostarsi, che “Le controversie relative alle vicende attuative del PEEP, sia tra il Comune e i concessionari delle aree che tra gli acquirenti finali degli alloggi concernenti il pagamento dei costi di attuazione del PEEP, appartenendo per taluni profili alla materia dell’urbanistica e dell’edilizia, e per altri profili a quella dei pubblici servizi, rientrano ai sensi degli artt.33 e 34, D.lgs. n.80/98, come riformulati dall’art.7, l. 205/2000 (e, da ultimo, dall’art. 133 cod.proc. amm. – nds), nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo” (cfr. in tal senso TAR Puglia, Bari, II, n.170/2007; TAR Puglia, Bari, II, n.3522/2000; Cons. St., IV, 5359/2001; 16 gennaio 2003, n.594).

3.2. Ciò precisato il Comune sostiene che l’obbligo dello IACP di sostenere gli oneri finanziari relativi alla espropriazione sia stato previsto già dalla deliberazione n.47/82 :

– con tale deliberazione, infatti, il Comune di Ribera si impegnava a rinunciare al diritto di accessione di cui all’art.934 e ss. cod.civ. sulle aree destinate agli insediamenti degli alloggi e loro accessori, anche prima del perfezionamento della convenzione per la concessione del diritto di superficie;

– col medesimo atto, in ossequio alla L.865/1971, il Comune precisava che le indennità relative all’espropriazione delle aree individuate andavano anticipate dallo IACP ed erano da conguagliarsi con le somme dovute al Comune quale corrispettivo del diritto di superficie.

Inoltre, sostiene il Comune, tutte le leggi succedutesi in materia edilizia residenziale pubblica stabilirebbero che il Comune debba essere tenuto indenne dai costi di acquisizione delle aree e dai costi sostenuti per le urbanizzazioni. Al riguardo invoca:

– l’art. 10, comma 2, L. 167/1962 secondo cui il prezzo di cessione delle aree espropriate incluse nei piani per l’edilizia residenziale pubblica va determinato “sulla base del prezzo di acquisto o dell’indennità di esproprio, maggiorato delle spese sostenute per la realizzazione di impianti urbanistici, in rapporto con le destinazioni e con i volumi edificabili previsti dalle singole aree”; detto principio sarebbe stato confermato dall’art. 35 della L.865/71, dalla legge finanziaria 22/12/1981 n.786 e dalla Legge Finanziaria n.662/96;

– l’art. 16 della l. n.51 del 1982 in forza del quale sarebbe chiaro che il prezzo di alienazione o di concessione in diritto di superficie delle aree PEEP “deve essere determinato in misura tale da coprire le spese di acquisto, gli oneri finanziari, gli oneri per le opere di urbanizzazione eseguite o da eseguire”.

4. Il ricorso è fondato, secondo quanto di seguito specificato.

5. Il Collegio ritiene, infatti, di non discostarsi dall’orientamento già affermato dalla giurisprudenza amministrativa in detta materia (Tar Puglia, Bari, 17/01/2007 n.170; Tar Puglia, Bari, n.130/2006; Tar Puglia, Bari, n.3522/2000), qui richiamata ai sensi dell’art. 74 cod. proc. amm, le cui motivazioni, di seguito riportate, vanno ritenute sovrapponibili al caso in esame.

Va, innanzi tutto, precisato che l’art.35, della l. n.865 del 1971, in ordine ai costi della concessione in diritto di superficie dei suoli compresi nei piani di zona di cui alla l. n. 167 del 1962, dispone che la convenzione deve prevedere (per quanto qui interessa: a) il corrispettivo della concessione e le modalità del relativo versamento determinati con l’applicazione dei criteri di cui al comma 12; b) il corrispettivo delle opere di urbanizzazione da realizzare a cura del Comune…ovvero qualora dette opere vengano eseguite a cura e spese del concessionario, le relative garanzie finanziarie.

Il comma 12, nella formulazione dell’art. 35 come modificato dalla l. n. 662/96 stabilisce che “i corrispettivi della concessione in superficie ed i prezzi delle aree cedute in proprietà devono nel loro complesso assicurare la copertura delle spese sostenute dal Comune per l’acquisizione delle aree comprese in ciascun piano. Il corrispettivo delle opere di urbanizzazione, sia per le aree concesse in superficie che per quelle cedute in proprietà è determinato in misura pari al costo di realizzazione in proporzione al volume edificabili.

Gli elementi del costo di concessione sono, dunque, due, uno riguardante la realizzazione delle opere di urbanizzazione ed un altro attinente il costo di acquisizione delle aree.

Queste ultime sono tutte le aree interessate dal PEEP che è strumento di esproprio generalizzato (art.35, co. 2, l. 865/71).

In definitiva, il corrispettivo di cui all’art.35 della l. n.865 del 1971 è finalizzato al pareggio delle specifiche spese sopportate dal Comune per l’attuazione del piano.

Tale interpretazione dell’art.35, l. 865/71 trova conferma nell’art.16, d.l. 22 dicembre 1981, n.786, nel testo modificato dalla legge di conversione 26 febbraio 1982, n.51 che, con riferimento ai piani della l. 167/62, stabilisce che “il prezzo di alienazione o concessione in diritto di superficie delle aree…deve essere determinato in misura tale da coprire le spese di acquisto, gli oneri finanziari, gli oneri per le opere di urbanizzazione eseguite o da eseguire ad eccezione di quelle che la legislazione vigente pone a carico delle amministrazioni comunali”.

Da ciò consegue che il corrispettivo della concessione di suolo è comprensivo tanto del costo dell’area concessa in diritto di superficie quanto del costo di acquisizione delle aree per le urbanizzazioni e del costo delle stesse.

Tali disposizioni hanno indubbiamente carattere imperativo e, quindi, non sono derogabili da parte dell’amministrazione (Cons. St., V, 28 novembre 1990, n.800) tenuta a conformare al principio di pareggio i contenuti delle convenzioni che sottoscrive sicché, ad una più incisiva valutazione del dato privatistico, può affermarsi venire in evidenza la nullità di clausole contrarie all’indicazione legislativa che andrebbero sostituite attraverso il meccanismo della inserzione automatica di previsioni normative imperative ai sensi degli artt.1339 e 1419 cod. civ.

6. Conclusivamente, la disposizione normativa citata evidenzia la legittimità della pretesa del Comune di Ribera relativa, nel caso di specie, alla ripetizione della sola indennità pagata per l’acquisizione dell’area assegnata allo IACP di Agrigento, come determinata definitivamente dalla Corte di Appello di Palermo con la sentenza n. 817/2002, il cui onere finanziario non può che essere definitivamente posto a carico dello IACP medesimo.

Conseguentemente lo IACP dovrà rimborsare al Comune la somma di € 285.712,03, come liquidata nella citata sentenza n.817/2002, oltre agli interessi al tasso legale maturati dalla data della sentenza e fino all’effettivo soddisfo.

7. Considerata la peculiarità della fattispecie in esame e i non numerosi precedenti giurisprudenziali sul punto, sussistono giustificati motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio fra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto:

a) dichiara il diritto del Comune di Ribera alla ripetizione dell’indennità pagata per l’acquisizione dell’area assegnata allo IACP di Agrigento, come determinata definitivamente dalla Corte di Appello di Palermo con la sentenza n. 817/2002, il cui onere finanziario deve essere definitivamente posto a carico dello IACP medesimo;

b) condanna lo IACP della Provincia di Agrigento al rimborso, in favore del Comune di Ribera, della somma di € 285.712,03, come liquidata nella citata sentenza n.817/2002, oltre agli interessi al tasso legale maturati dalla data della sentenza e fino all’effettivo soddisfo.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 30 giugno 2016 […]

 

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