Indennità integrativa speciale, conglobamento nella pensione

Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la regione Basilicata, Sent. n. 74 13 novembre 2014

Con l’entrata in vigore della legge 23.12.1994 n. 724, art. 15, comma 3, l’i.i.s. ha perduto il carattere di assegno accessorio ed autonomo, rimanendo essa assorbita nel complessivo trattamento pensionistico quale voce non più autonoma, dando origine al c.d. conglobamento della i.i.s. nella pensione.

Per le pensioni liquidate in data successiva all’1.1.1995, dunque, a stretto rigore di termini, l’indennità integrativa speciale non costituisce più una voce autonoma e distinta, sulla quale operare i periodici incrementi, essendo essa assorbita nel complessivo trattamento pensionistico.

 

Art. 15, comma 3, legge n. 724 del 23.12.1994: “…con decorrenza dal 1° gennaio 1995, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche…… la pensione spettante viene determinata sulla base degli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, ivi compresa l’indennità integrativa speciale, ovvero l’indennità di contingenza, ovvero l’assegno per il costo della vita spettante”.

 

Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la regione Basilicata, Sent. n. 74 13 novembre 2014

 

 

[…]

DIRITTO

Come riferito in fatto, la ricorrente, collocata a riposo a domanda anticipatamente rispetto all’età prevista, chiede che le variazioni dell’indennità integrativa speciale sono attribuite per l’intero importo dalla data del raggiungimento dell’età di pensionamento, in applicazione di quanto previsto dall’art. 10 comma 4 del d.l. 29.1.1983 n. 17 convertito in l. n. 79/1983.

Allo scopo richiama varia (e non recente) giurisprudenza della Corte dei conti favorevole alla richiesta (ad es. Sez. III appello n. 230/2002, Sez. Marche n. 318/2002, Sez. Basilicata n. 17/2011).

Invero, giova incidentalmente richiamare il più recente e costante indirizzo giurisprudenziale della Corte dei conti, di tenore del tutto opposto, (cfr Sez. I centrale n. 488/2012, Sez. Campania n. 1547/2011, Sez. Lazio n. 1527/2011, Sez. Puglia n. 1209/2011, Sez. Lombardia n. 636/2011, Sez. Basilicata n. 2013/2011), formatosi in seguito alla diversa disciplina della materia introdotta  dal D.L. 6 luglio 2011, convertito in legge 15 luglio 2011 n. 111, che ha abrogato l’articolo 10, quarto comma, del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, richiamato dalla ricorrente a sostegno della propria richiesta; in particolare l’art. 18 della surrichiamata norma, al comma 6, dispone: “L’articolo 10, quarto comma, del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79,  si intende abrogato implicitamente dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’articolo 21 della legge 27 dicembre 1983, n. 730”.

Tuttavia, per la soluzione della specifica questione all’esame, occorre tener presente che, come rappresentato anche dalla parte ricorrente, il trattamento pensionistico per cui è causa ha decorrenza 1.1.1997.

Occorre pertanto ricordare brevemente che fino al 31 dicembre 1994 la pensione  dei dipendenti pubblici – regolata dal D.P.R. n. 1092/1973  e successive modificazioni – era costituita essenzialmente da due voci: la pensione stricto sensu e l’indennità integrativa speciale, che si aggiungeva alla prima quale assegno accessorio e separato.

Quanto innanzi esposto è sostanzialmente cambiato per effetto dell’entrata in vigore della legge 23.12.1994 n. 724 che all’art. 15, comma 3, ha disposto: “…con decorrenza dal 1° gennaio 1995, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche…… la pensione spettante viene determinata sulla base degli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, ivi compresa l’indennità integrativa speciale, ovvero l’indennità di contingenza, ovvero l’assegno per il costo della vita spettante”.

Quindi con l’entrata in vigore della surriportata norma, l’i.i.s. ha perduto il carattere di assegno accessorio ed autonomo, rimanendo essa assorbita nel complessivo trattamento pensionistico quale voce non più autonoma, dando origine al c.d. conglobamento della i.i.s. nella pensione, come condivisibilmente rappresentato dall’Amministrazione resistente nella memoria.

Ne consegue che, per le pensioni liquidate in data successiva all’1.1.1995, come quella oggetto dell’odierna causa, dunque, a stretto rigore di termini, l’indennità integrative speciale non costituisce più una voce autonoma e distinta, sulla quale operare i periodici incrementi, essendo essa assorbita nel complessivo trattamento pensionistico.

Conferma di quanto innanzi si rileva anche dalla nota dell’INPDAP n. 2000/01 del 12.9.2001, indirizzata alla ricorrente ed acquisita al fascicolo di causa, contenente anche il “quadro sinottico” degli elementi considerati per la determinazione della pensione per cui è causa.

Il ricorso pertanto va respinto.

Considerata la materia previdenziale oggetto del ricorso e la peculiarità e complessità della fattispecie, si ritengono sussistenti gravi motivi ex art. 92 c.p.c., per disporre la compensazione delle spese di giudizio.

 

P.Q.M.

La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Basilicata, definitivamente pronunciando, sul ricorso proposto dalla sig.ra M. L. C. nei confronti dell’INPS Gestione Dipendenti Pubblici di Potenza, contrariis reiectis, così decide:

A)  respinge il ricorso;

B) compensa le spese.

Così deciso in Potenza nella Camera di Consiglio successiva all’udienza del 13.11.2014 […]

 

Precedente Delibera Corte dei conti, ricorso Regione, difetto di interesse Successivo Pratiche commerciali scorrette, cost per lead e cointeressenza economica

Un commento su “Indennità integrativa speciale, conglobamento nella pensione

  1. Damiano il said:

    Sono pensionato ex Inpdap da luglio 1993 con beneficio economico dal 01/01/1994. Da questa data fino a maggio 2009 ho percepito IIS come parte autonoma; poi mensilmente mi è stata detratta IIS conglobata di 26,33. Perché

I commenti sono chiusi.