Esposizione uranio impoverito, infermita’: PA deve provare mancanza nesso causale

Tar Lazio sentenza n. 11604 12 ottobre 2015

Il procedimento per la concessione dell’indennità di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 37 del 2009 (ora 1079 comma 1 del D.P.R. n. 90 del 2010) dei benefici previsti dal D.P.R. n. 243 del 2006, sebbene abbia in comune con il procedimento “ordinario” di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio le procedure, ha presupposti sostanziali che fanno riferimento ad uno specifico nesso eziologico autonomo e diverso, ontologicamente e funzionalmente, da valutarsi in relazione all’accertata sussistenza, in concreto, di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di servizio. Ciò impone all’Amministrazione un onere motivazionale ed istruttorio particolarmente stringente, non essendo sufficiente ad escludere il nesso causale il ricorso alle consuete clausole con cui, in modo stringato, il Comitato di Verifica si limita a rigettare l’istanza in quanto non si evidenziano condizioni ambientali ed operative di missione o precedenti di servizio comunque implicanti l’esistenza o il sopravvenire di circostanza straordinarie.

Per il riconoscimento dell’indennità di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 37 del 2009 (ora 1079 comma 1 del D.P.R. n. 90 del 2010) non si richiede la dimostrazione dell’esistenza del nesso causale con un grado di certezza assoluta, essendo sufficiente la dimostrazione in termini probabilistico-statistici, come indicato nella Relazione della Commissione Parlamentare di Inchiesta approvata nella seduta del 12 febbraio 2008, allegati n. 33, pagg. 6 e 7 e di quella approvata nella seduta del 9 gennaio 2013, pagg. 33 e 34) che ha sostituito il criterio di probabilità al nesso di causalità. In tale prospettiva è stato ritenuto che “il verificarsi dell’evento costituisca di per sé elemento sufficiente (criterio di probabilità) a determinare il diritto per le vittime delle patologie e per i loro familiari al ricorso agli strumenti indennitari previsti dalla legislazione vigente (compreso il riconoscimento della causa di servizio e della speciale elargizione) in tutti quei casi in cui l’Amministrazione militare non sia in grado di escludere un nesso di causalità. Quindi la normativa in materia prevede un’inversione dell’onere della prova per cui una volta accertata l’esposizione del militare all’inquinante in parola è la PA che deve dimostrare che questi non abbiano determinato l’insorgere della patologia e che essa dipenda invece da altri fattori (esogeni) dotati di autonoma ed esclusiva portata eziologica, e determinanti per l’insorgere dell’infermità.

 

Tar Lazio sentenza n. 11604 12 ottobre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Il maresciallo -OMISSIS-, dipendente della Marina Militare, ha presentato, prima del suo decesso, domanda per il riconoscimento dei benefici previsti in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi ai sensi del DPR n. 243/2006 avendo contratto per il servizio prestato (in Italia e nei territori della ex Jugoslavia) un -OMISSIS-.

L’istanza veniva respinta sulla base del parere negativo del Comitato di Verifica per le Cause di servizio (n. 18872/2011 espresso nell’adunanza n. 133 del 5.7.2011).

Contro il decreto di rigetto del Ministero della Difesa n. 62 del 3.10.2011 hanno quindi proposto ricorso le odierne ricorrenti, in qualità di eredi del maresciallo -OMISSIS-.

Nel gravame sono prospettati i seguenti motivi:

– violazione e falsa applicazione dell’art. 1, commi 563, 564, 565 della legge n. 266/2005; dell’art. 11 del DPR n. 461/2001; dell’art. 1 del DPR 243/2006; dell’art. 2 del DPR 37/2009 – eccesso di potere per travisamento dei fatti e presupposto erroneo; carenza; difetto ed illogicità e contraddittorietà della motivazione – violazione dell’art. 97 della Cost. – eccesso di potere per contraddittorietà tra provvedimenti promanati dall’Amministrazione – ingiustizia manifesta;

Nella sostanza si lamenta che in un primo momento la stessa Amministrazione aveva ritenuto dipendente da causa di servizio la patologia per la quale è stato richiesto il benefizio con parere n. 04/02 del 2.1.2002 reso in seconda istanza dalla Commissione Medica Ospedaliera di Roma. Il decreto di rigetto e soprattutto il parere del Comitato di Verifica sarebbero dunque contraddittori e non adeguatamente motivati alla luce del precedente parere positivo.

– violazione e falsa applicazione dell’art. 6, comma 3, del DPR n. 243/2006 – eccesso di potere per travisamento dei fatti e presupposto erroneo; carenza; difetto ed illogicità e contraddittorietà della motivazione – violazione dell’art. 97 della Cost..

L’Amministrazione nel negare il beneficio non ha tenuto conto della sussistenza delle condizioni previste dalla legge (patologia dipendente da particolari condizioni ambientali od operative di missione in ragione di straordinarie circostanze e fatti di servizio – cfr. art. 6 DPR n. 243/2006).

Secondo le ricorrenti è infatti nota la circostanza che soprattutto durante la missione nell’ex Jugoslavia (nel caso di specie Bosnia) i militari italiani siano stati in contatto con sostanze tossiche e radioattive.

Il Ministero della difesa si è costituito in giudizio il 27.4.2012 ed ha presentato ulteriori memorie, per ultimo il 17.1.2015.

Anche le ricorrenti hanno depositato ulteriori memorie e per ultimo motivi aggiunti il 18.2.2015 avverso l’ultima memoria dell’Amministrazione. Negli stessi motivi hanno ulteriormente articolato le doglianze prospettate con il ricorso introduttivo.

La causa è stata trattenuta in decisione alla’udienza pubblica del 10.6.2014.

2. Preliminarmente, va rilevato che dagli atti depositati in giudizio risulta che il maresciallo -OMISSIS-, dopo essere stato dichiarato non idoneo al servizio per il -OMISSIS- dalla Commissione Medica di Taranto (parere n.BL/B n. 2255/380 del 5.5.2004), presentasse nei reperti dello stesso -OMISSIS- sostanze altamente tossiche come cromo e zinco (evidenti in un esame nano diagnostico di microscopia elettronica).

Tali sostanze possono essere residuati di esplosioni del materiale bellico (comprese munizioni di uranio impoverito) utilizzato nelle zone della ex Jugoslavia.

Ciò premesso, va rilevato che sulla questione oggetto di giudizio questa Sezione si è già pronunciata (ex multis TAR Lazio, Sez. I bis, n. 7777 del 21/07/2014), evidenziando come il procedimento per la concessione dell’indennità di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 37 del 2009 (ora 1079 comma 1 del D.P.R. n. 90 del 2010) dei benefici previsti dal D.P.R. n. 243 del 2006, sebbene abbia in comune con il procedimento “ordinario” di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio le procedure, ha presupposti sostanziali che fanno riferimento ad uno specifico nesso eziologico autonomo e diverso, ontologicamente e funzionalmente, da valutarsi in relazione all’accertata sussistenza, in concreto, di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di servizio. Ciò impone all’Amministrazione un onere motivazionale ed istruttorio particolarmente stringente, non essendo sufficiente ad escludere il nesso causale il ricorso alle consuete clausole con cui, in modo stringato, il Comitato di Verifica si limita a rigettare l’istanza in quanto non si evidenziano condizioni ambientali ed operative di missione o precedenti di servizio comunque implicanti l’esistenza o il sopravvenire di circostanza straordinarie

Di simile tenore è il parere negativo oggetto di impugnativa con cui il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio ha escluso che l’infermità del maresciallo -OMISSIS- potesse essere ricollegata ai suoi precedenti di servizio, pur avendo quest’ultimo effettuato missioni nelle zone della ex Jugoslavia a rischio.

Il parere in questione risulta perciò inficiato dal lamentato difetto di motivazione, carenza che è particolarmente grave dato che la correlazione tra alcune patologie tumorali e l’esposizione a polveri di minerali pesanti o uranio impoverito, è stata da tempo ipotizzata in diverse sedi scientifiche, anche internazionali; tanto che lo stesso legislatore nazionale ha riconosciuto l’esistenza del “rischio specifico” correlato all’impiego nei Teatri Operativi e di conseguenza ha previsto appositi benefici economici a favore del personale che abbia contratto patologie tumorali a causa dell’esposizione all’uranio impoverito e alla dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte da esplosione di materiale bellico (art. 1079 comma 1 del D.P.R. n. 90 del 2010 – e già con l’abrogato art. 2 D.P.R. n. 37 del 2009 emanato in attuazione dell’art. 2, commi 78 e 79 della L. n. 244 del 2007).

Pertanto, il riconoscimento dell’indennità in questione non richiede quel grado di certezza di dimostrazione del nesso causale dall’Amministrazione preteso, dato che, come chiarito dalla giurisprudenza in materia, è proprio per l’impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto, e per il riconoscimento del concorso di altri fattori collegati ai contesti fortemente degradati ed inquinati dei teatri operativi che il legislatore non richiede la dimostrazione dell’esistenza del nesso causale con un grado di certezza assoluta, essendo sufficiente la dimostrazione in termini probabilistico-statistici, come indicato nella Relazione della Commissione Parlamentare di Inchiesta approvata nella seduta del 12 febbraio 2008, allegati n. 33, pagg. 6 e 7 e di quella approvata nella seduta del 9 gennaio 2013, pagg. 33 e 34) che ha sostituito il criterio di probabilità al nesso di causalità (T.A.R. Campania Salerno Sez. I, Sent., 10-10-2013, n. 2034). In tale prospettiva è stato ritenuto che “il verificarsi dell’evento costituisca di per sé elemento sufficiente (criterio di probabilità) a determinare il diritto per le vittime delle patologie e per i loro familiari al ricorso agli strumenti indennitari previsti dalla legislazione vigente (compreso il riconoscimento della causa di servizio e della speciale elargizione) in tutti quei casi in cui l’Amministrazione militare non sia in grado di escludere un nesso di causalità. Quindi la normativa in materia prevede un’inversione dell’onere della prova per cui una volta accertata l’esposizione del militare all’inquinante in parola è la PA che deve dimostrare che questi non abbiano determinato l’insorgere della patologia e che essa dipenda invece da altri fattori (esogeni) dotati di autonoma ed esclusiva portata eziologica, e determinanti per l’insorgere dell’infermità (T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, Sent., 10-02-2012, n. 321; T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, Sent., 04-03-2014, n. 649).

3. Per le ragioni sopra esposte il ricorso va dunque accolto, essendo fondato il prospettato difetto di motivazione degli atti impugnati. Per l’effetto gli stessi atti vanno quindi annullati, fatte salve le ulteriori determinazioni dell’Amministrazione intimata.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come indicato in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.

Condanna l’intimata amministrazione al pagamento delle spese di giudizio in favore delle ricorrenti nella misura di euro 2.000,00(duemila/00), oltre al rimborso del contributo unificato, se corrisposto, e degli altri oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2015 […]

 

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