Inps cassa integrazione ordinaria e in deroga, Consiglio di Stato sentenza n. 5081 2 novembre 2017: DIES A QUO termine venti giorni da inizio sospensione o riduzione orario lavoro (ex art 7 ter Dl 5 2009 – l 33 2009) per istanza di ammissione a CIG in deroga NON COINCIDE con comunicazione diniego di ammissione a CIG ordinaria

Inps cassa integrazione ordinaria e in deroga, Consiglio di Stato sentenza n. 5081 2 novembre 2017 su diniego Cig ordinaria e omessa richiesta Cig in deroga.

Il fatto:

…Con il ricorso introduttivo del giudizio essa esponeva in particolare di aver presentato, nel corso degli anni 2006, 2007, 2008 e 2009, domanda per ottenere per i propri dipendenti la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e che, solo a seguito della nota dell’I.N.P.S. del 7.7.2011, ricevuta il 14.7.2011, apprendeva che la richiesta era stata respinta, sebbene non venisse trasmesso il provvedimento reiettivo, per cui, relativamente alle ore di CIG, avrebbe dovuto 

versare i contributi commisurati all’intera retribuzione, che venivano contestualmente quantificati.

Esponeva altresì che l’istanza di riesame proposta avverso il provvedimento di recupero, con la quale sosteneva l’illegittimità dello stesso relativamente ai contributi per le ore di CIG richieste per l’anno 2009 (in quanto la società era venuta a conoscenza della reiezione della domanda solo con la comunicazione del 7.7.2011, con la conseguente preclusione della possibilità di accedere alla Cassa Integrazione in Deroga, la cui domanda avrebbe dovuto essere presentata entro 20 giorni dal provvedimento di reiezione della richiesta di CIG ordinaria), era stata respinta con la deliberazione impugnata, con la quale veniva evidenziato che l’Istituto aveva regolarmente notificato i provvedimenti di reiezione delle domanda di CIG.

Mediante le censure formulate in ricorso, la parte ricorrente deduceva quindi di non aver mai ricevuto la comunicazione della reiezione delle domande di CIG presentate nell’anno 2009, tanto che lo stesso Ente intimato si era sempre rifiutato di esibire le relative raccomandate: richiamava in particolare il disposto dell’art. 7 ter d.l. n. 5/2009, conv. in l. n. 33/2009, in relazione all’art. 7 l. n. 164/1975, laddove prevederebbe che la reiezione della domanda di CIG ordinaria sia notificata e la relativa prova sia data mediante la ricevuta di ritorno della relativa raccomandata, non essendo sufficiente la semplice lettera…

Il ragionamento dei giudici:

…Peraltro, la stessa deduzione di parte appellante, secondo cui l’ammissione alla CIG in deroga sarebbe stata impedita dalla mancata tempestiva comunicazione del diniego di CIG ordinaria, non è condivisibile, atteso che, come evidenziato….

L’art. 7 ter, comma 2, D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, inserito dalla legge di conversione 9 aprile 2009, n. 33, nel disporre che “le imprese, in caso di richiesta di cassa integrazione straordinaria e di cassa integrazione in deroga, con pagamento diretto, e con riferimento alle sospensioni successive alla data del 1º aprile 2009, presentano o inviano la relativa domanda entro venti giorni dall’inizio della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro”, non fa coincidere il dies a quo del termine per la presentazione dell’istanza di ammissione alla CIG in deroga con la comunicazione del diniego di ammissione alla CIG ordinaria.

…Né peraltro potrebbe sostenersi che, da un punto di vista pratico, l’impedimento alla presentazione della domanda di ammissione alla CIG in deroga sia imputabile alla omissione comunicativa dell’I.N.P.S., essendo onere della parte interessata verificare la sussistenza dei presupposti per l’ammissione alla CIG ordinaria e richiedere tempestivamente, nell’ipotesi di esito negativo della verifica, l’ammissione alla CIG in deroga….

Sulla giurisdizione:

…., il cui esame prioritario è reso necessario dal fatto che mira a contestare (sebbene parzialmente, rispetto al complessivo oggetto della controversia) la potestà di ius dicere del giudice amministrativo, deve richiamarsi l’orientamento della Corte regolatrice (cfr. Cassazione civile, sez. un., n. 16780 del 10 agosto 2005), a mente del quale “nella fase anteriore al provvedimento di negazione ovvero di autorizzazione dell’integrazione salariale, imprenditore e lavoratori sono titolari di una situazione di mero interesse legittimo, tutelabile davanti al giudice amministrativo. Per quanto riguarda invece la fase successiva al provvedimento ora detto, le Sezioni unite hanno affermato la consistenza di diritti soggettivi, propria delle situazioni che s’inserivano nei rapporti giuridici, intercorrenti tra imprenditori e Inps oppure tra lavoratori e Inps, nascenti dal provvedimento medesimo”…..

Vedi anche:

INPS, notificazione ricorsi

Durc irregolare, conseguenze

Pensioni, riliquidazione automatica, dipendenti pari grado

Sostegno pubblico alle imprese, concessione agevolazioni, casi di…

DECRETO-LEGGE 30 gennaio 1979, n. 26 Provvedimenti urgenti per l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi convertito con modificazioni dalla L. 03 aprile 1979, n. 95

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5081 2 novembre 2017

[…]

contro

Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – I.N.P.S.,

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. UMBRIA – PERUGIA – SEZIONE I n. 00360/2015, resa tra le parti, concernente diniego cassa integrazione guadagni ordinaria

[…]

FATTO e DIRITTO

Con la sentenza impugnata (n. 360/2015) il T.A.R. per l’Umbria ha respinto il ricorso proposto dalla società ricorrente, operante nel settore dell’edilizia, avverso la delibera n. 318 del 10 aprile 2013, recante rigetto della richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIG ) presentata dalla società interessata.

Con il ricorso introduttivo del giudizio essa esponeva in particolare di aver presentato, nel corso degli anni 2006, 2007, 2008 e 2009, domanda per ottenere per i propri dipendenti la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e che, solo a seguito della nota dell’I.N.P.S. del 7.7.2011, ricevuta il 14.7.2011, apprendeva che la richiesta era stata respinta, sebbene non venisse trasmesso il provvedimento reiettivo, per cui, relativamente alle ore di CIG, avrebbe dovuto versare i contributi commisurati all’intera retribuzione, che venivano contestualmente quantificati.

Esponeva altresì che l’istanza di riesame proposta avverso il provvedimento di recupero, con la quale sosteneva l’illegittimità dello stesso relativamente ai contributi per le ore di CIG richieste per l’anno 2009 (in quanto la società era venuta a conoscenza della reiezione della domanda solo con la comunicazione del 7.7.2011, con la conseguente preclusione della possibilità di accedere alla Cassa Integrazione in Deroga, la cui domanda avrebbe dovuto essere presentata entro 20 giorni dal provvedimento di reiezione della richiesta di CIG ordinaria), era stata respinta con la deliberazione impugnata, con la quale veniva evidenziato che l’Istituto aveva regolarmente notificato i provvedimenti di reiezione delle domanda di CIG.

Mediante le censure formulate in ricorso, la parte ricorrente deduceva quindi di non aver mai ricevuto la comunicazione della reiezione delle domande di CIG presentate nell’anno 2009, tanto che lo stesso Ente intimato si era sempre rifiutato di esibire le relative raccomandate: richiamava in particolare il disposto dell’art. 7 ter d.l. n. 5/2009, conv. in l. n. 33/2009, in relazione all’art. 7 l. n. 164/1975, laddove prevederebbe che la reiezione della domanda di CIG ordinaria sia notificata e la relativa prova sia data mediante la ricevuta di ritorno della relativa raccomandata, non essendo sufficiente la semplice lettera.

Veniva inoltre evidenziata la contraddittorietà insita nel fatto che, mentre l’impugnata deliberazione del Comitato Amministratore del Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti presso la Direzione Provinciale I.N.P.S. di Perugia assumeva che la comunicazione della reiezione delle domande sarebbe avvenuta mediante raccomandata, la nota accompagnatoria della medesima deliberazione affermava che la comunicazione era avvenuta mediante semplice lettera.

Con la sentenza oggetto di impugnazione, il TAR per l’Umbria ha respinto il ricorso, con la motivazione di cui vengono di seguito trascritti i passaggi essenziali:

“- rilevato altresì che secondo la delibera n. 318 del 10/4/2013, la reiezione della domanda della ricorrente trova anche causa nella circostanza che “i periodi di sospensione richiesti si collocavano oltre il limite massimo integrabile di 13 settimane consecutive di fruizione in quanto 10 settimane erano state già autorizzate con richieste di cassa integrazione immediatamente precedenti e ulteriori 3 settimane sono state concesse con l’autorizzazione di accoglimento parziale”;

– ritenuto al proposito che l’impossibilità di attribuire alla ricorrente ulteriori ore di CIG in aggiunta a quelle già concesse e fornite dall’impresa induce a ritenere superata la censura di eccesso di potere e di violazione di legge per omessa notifica dei precedenti rigetti delle istanza di cassa integrazione, dedotta, ancorché per tre diversi e distinti profili nell’atto introduttivo del giudizio;

– ritenuto, sotto il primo aspetto, che l’eventuale accoglimento della censura non arrecherebbe alcuna utilità alla ricorrente perché non in grado di superare quanto eccepito dall’Inps sul pieno precedente utilizzo di tutte le ore di cassa integrazione da parte della ricorrente in quanto i periodi richiesti si collocavano oltre il limite massimo integrabile di 13 settimane con impossibilità di applicare ulteriormente la proroga;

– ritenuto, sotto il secondo aspetto, che la notifica delle domande di reiezione di ammissione alla CIG non appare evincibile dall’art. 7-ter, D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009 che onera le imprese, in caso di richiesta di cassa integrazione straordinaria e di cassa integrazione in deroga, di inviare la relativa domanda entro venti giorni dall’inizio della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro, senza prescrivere particolari formalità.”

Con i motivi di appello viene sostanzialmente ribadito che la domanda di CIG in deroga deve avvenire solo a seguito della comunicazione di rigetto da parte dell’I.N.P.S. della domanda di CIG ordinaria, oltre che nel breve tempo di venti giorni decorrenti dalla suddetta comunicazione, con la conseguente dedotta illegittimità, erroneamente non apprezzata dal giudice di primo grado, dell’impugnato provvedimento di recupero, emesso in carenza della relativa regolare comunicazione (con lettera raccomandata) dei provvedimenti reiettivi delle domande di ammissione alla CIG ordinaria presentate dalla ricorrente per l’anno 2009.

L’Ente appellato, oltre a resistere all’appello, ha proposto ricorso incidentale, contestando la sentenza impugnata nella parte in cui afferma la sussistenza della giurisdizione amministrativa anche con riguardo alla domanda presentata dalla società appellante per l’accertamento della inesistenza dell’omissione contributiva alla stessa contestata con riferimento all’anno 2009, essendo quello ordinario il giudice competente a decidere in ordine alla stessa: adduce, a fondamento di tale conclusione, che si verte in materia di diritti soggettivi, come quello vantato dall’I.N.P.S. a vedersi pagata la contribuzione previdenziale, nella misura fissata dalla legge, da parte di tutti i datori di lavoro.

Tanto premesso, né l’appello principale né quello incidentale meritano di essere accolti.

Iniziando dal secondo, il cui esame prioritario è reso necessario dal fatto che mira a contestare (sebbene parzialmente, rispetto al complessivo oggetto della controversia) la potestà di ius dicere del giudice amministrativo, deve richiamarsi l’orientamento della Corte regolatrice (cfr. Cassazione civile, sez. un., n. 16780 del 10 agosto 2005), a mente del quale “nella fase anteriore al provvedimento di negazione ovvero di autorizzazione dell’integrazione salariale, imprenditore e lavoratori sono titolari di una situazione di mero interesse legittimo, tutelabile davanti al giudice amministrativo. Per quanto riguarda invece la fase successiva al provvedimento ora detto, le Sezioni unite hanno affermato la consistenza di diritti soggettivi, propria delle situazioni che s’inserivano nei rapporti giuridici, intercorrenti tra imprenditori e Inps oppure tra lavoratori e Inps, nascenti dal provvedimento medesimo”.

Ebbene, applicando tali coordinate interpretative alla fattispecie in esame, deve rilevarsi che la contestazione dell’obbligo contributivo veniva formulata dalla parte ricorrente quale riflesso e conseguenza della predicata illegittimità del provvedimento di diniego di ammissione della medesima alla CIG: ne discende che l’oggetto del giudizio si focalizza sulla legittimità del suddetto provvedimento di diniego, rappresentando la richiesta di pagamento dei contributi formulata dall’I.N.P.S. la mera ricaduta, sul piano dei rapporti obbligatori intercorrenti tra le parti, delle determinazioni discrezionali dell’Amministrazione.

Infondato, come si anticipava, è anche l’appello principale.

Deve in primo luogo osservarsi che la parte appellante non contesta l’intrinseca legittimità del provvedimento reiettivo, adottato in sede di riesame, delle istanze di ammissione alla CIG ordinaria dalla stessa presentate per l’anno 2009, ovvero la sussistenza dei presupposti legittimanti la sua adozione (correlati, come si evince dai singoli provvedimenti di diniego originari e da quello di rigetto dell’istanza di riesame presentata dalla parte appellante, al fatto che “i periodi di sospensione richiesti si collocavano oltre il limite massimo integrabile di 13 settimane consecutive di fruizione, in quanto 10 settimane erano già state autorizzate con richieste di cassa integrazione immediatamente precedenti, e ulteriori tre settimane sono state concesse con autorizzazione di accoglimento parziale”), limitandosi a fondare la relativa domanda di annullamento sulla dedotta mancata tempestiva comunicazione degli atti di diniego, da cui sarebbe discesa la preclusione al godimento della CIG in deroga, la cui domanda avrebbe dovuto essere presentata entro 20 giorni dalla comunicazione della mancata ammissione alla CIG ordinaria.

La prospettazione attorea, intesa ad instaurare un collegamento tra requisiti di legittimità e modalità di partecipazione del provvedimento reiettivo, non può essere condivisa, assumendo le seconde rilievo esclusivamente sul versante della tempestività dell’azione impugnatoria (non decorrendo il termine per l’impugnazione se non dal perfezionamento del procedimento comunicativo): né, in sede di riesame, stimolato dalla società appellante, dei provvedimenti di rigetto originari, l’Amministrazione decidente avrebbe potuto dare rilievo alla (dedotta) mancata comunicazione dei provvedimenti oggetto di riesame, dovendo anche nella fase di secondo grado aversi riguardo alla legittimità sostanziale (e non alla correttezza del procedimento comunicativo) dei provvedimenti riesaminati.

Analogamente, la dedotta mancata regolare comunicazione dei provvedimenti di rigetto dell’istanza di ammissione alla CIG ordinaria non potrebbe essere recuperata, sul fronte delle condizioni di legittimità degli stessi, assumendo che, per effetto della lamentata omissione comunicativa, alla parte appellante sarebbe stato impedito di presentare tempestiva domanda di ammissione alla CIG in deroga, inerendo, anche tale circostanza, ad un ordine di valutazioni cui è estranea la legittimità del provvedimento di diniego, correlata esclusivamente alla sussistenza dei relativi presupposti legittimanti.

Peraltro, la stessa deduzione di parte appellante, secondo cui l’ammissione alla CIG in deroga sarebbe stata impedita dalla mancata tempestiva comunicazione del diniego di CIG ordinaria, non è condivisibile, atteso che, come evidenziato con la sentenza impugnata, l’art. 7 ter, comma 2, D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, inserito dalla legge di conversione 9 aprile 2009, n. 33, nel disporre che “le imprese, in caso di richiesta di cassa integrazione straordinaria e di cassa integrazione in deroga, con pagamento diretto, e con riferimento alle sospensioni successive alla data del 1º aprile 2009, presentano o inviano la relativa domanda entro venti giorni dall’inizio della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro”, non fa coincidere il dies a quo del termine per la presentazione dell’istanza di ammissione alla CIG in deroga con la comunicazione del diniego di ammissione alla CIG ordinaria.

Né peraltro potrebbe sostenersi che, da un punto di vista pratico, l’impedimento alla presentazione della domanda di ammissione alla CIG in deroga sia imputabile alla omissione comunicativa dell’I.N.P.S., essendo onere della parte interessata verificare la sussistenza dei presupposti per l’ammissione alla CIG ordinaria e richiedere tempestivamente, nell’ipotesi di esito negativo della verifica, l’ammissione alla CIG in deroga.

L’appello, in conclusione, deve essere respinto.

La reiezione dell’appello principale e di quello incidentale giustifica la compensazione delle spese del giudizio di appello sostenute dalle parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sull’appello principale e su quello incidentale, li respinge.

Spese del giudizio di appello compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 ottobre 2017 […]

 

Precedente Permesso di soggiorno extracomunitari, Consiglio di Stato sentenza n. 5040 31 ottobre 2017: richiesta per lavoro subordinato in mancanza di reddito minimo, diniego illegittimo se Questura non ha valutato (ex art. 5 co. 9 d.lgs. 286 1998) possibilità rilascio per motivi familiari in caso di convivenza evidente e dichiarata dello straniero Successivo Concorso scuola 2016, Tar Lazio sentenza n. 10899 31 ottobre 2017: diplomati ISEF entro anno accademico 2001/2002 possono partecipare al concorso per insegnare nelle scuole secondarie bandito con il cd. decreto buona scuola | Sistema Polis non esclusivo: domanda anche cartacea in casi eccezionali