Autorizzazione paesaggistica per adeguamento impianto (stazione radio base), Tar Lazio sentenza n. 10754 27 ottobre 2017: NON è “intervento di nuova costruzione” se non c’è impatto territoriale significativo e modifiche limitate di un impianto già autorizzato e ritenuto urbanisticamente e paesaggisticamente compatibile | Divieto ex art. 30 punto 6.2. N.T.A. del PTPR Lazio che rimanda a “interventi di nuova costruzione” art 3 comma 1, lettera e.4) T.U. Edilizia

Autorizzazione paesaggistica per adeguamento impianto (stazione radio base), Tar Lazio sentenza n. 10754 27 ottobre 2017: NON è “intervento di nuova costruzione” se non c’è impatto territoriale significativo e  modifiche limitate di un impianto già autorizzato e ritenuto urbanisticamente e paesaggisticamente compatibile

Il fatto:

….La ricorrente Omissis s.p.a. ha presentato presso il Comune di Viterbo, unitamente ad OMISSIS s.p.a., in data 24.12.2014:

– un’istanza diretta all’adeguamento tecnologico di una stazione radio base esistente in area privata (foglio 176 part. 142 e 16) con lo scopo di garantire i servizi LTE (banda larga) sul territorio comunale;

– un’istanza di autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146 del D. Lgs. n. 42/2004.

Con provvedimento del 12.2.2016 la Città di Viterbo, responsabile in via di subdelega regionale, si è pronunciata negativamente sulla domanda di autorizzazione paesaggistica.

La ricorrente ha impugnato detto diniego, unitamente agli atti presupposti e connessi indicati in epigrafe, proponendo due motivi così rubricati:

1) violazione dell’art. 18 – ter della l.r. 24/1998; violazione degli artt. 30 tab. B) punto 4.3 — 6.2, 32 tab. B) punto 2.2-6.1-6.2 del P.T.P.R. del Lazio; violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990; violazione degli artt. 1-3-86-90 del d.lgs. n. 259/2003; violazione degli artt. 3 co. 1 lett. a) e 6 co. 1 lett, a), del d.p.r. n. 380/2001; eccesso di potere per contraddittorieta’ e carenza motivazionale, difetto di istruttoria, errata interpretazione dei fatti, disparita’ di trattamento, ingiustizia manifesta, irragionevolezza ed illogicita’ decisionale; violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalita’ amministrativa;

2) violazione degli artt. 1 lett. ll), 3 co. 2, 86 co. 3, 90, co. 1, d.lgs. n. 259/2003; eccesso di potere per illogicita’ e contraddittorieta’ decisionale eccesso di potere per ingiustizia manifesta, disparita’ di trattamento, errata interpretazione dei fatti e carenza istruttoria; violazione delle delibere AGCOM n. 127/01/CONS. e n. 5/01/CONS…..

La decisione:

…Il Collegio anzitutto rileva che occorre porsi, ancor prima del problema di una possibile deroga della previsione del PTPR per questa categoria di interventi (deroga che secondo la ricorrente sarebbe consentita dall’art. 18 – ter della L.R. n. 24/98, mentre secondo la difesa regionale detta disposizione non sarebbe applicabile a infrastrutture di proprietà privata, con la precisazione che la materia specifica in questione era invece stata disciplinata dal successivo comma d-bis, introdotto con la L.R. n. 10/2001 e soppresso tuttavia con la L.R. n. 8/2014), la questione dell’interpretazione letterale e sistematica dell’art. 30, comma 6.2, delle Norme del PTPR.

Ad essa fa riferimento una pronuncia cautelare del Consiglio di Stato (n. 5414/2016) la quale ha affermato “che l’art. 30 punto 6.2. delle N.T.A. del P.T.P.R., invocato a presupposto motivazionale del rigetto dell’istanza presentata dalla ricorrente, non può essere interpretato, pena altrimenti l’illegittimità della stessa previsione di piano, nel senso di porre una preclusione assoluta (operante a prescindere da specifiche valutazioni sul concreto impatto dell’impianto) alla realizzazione di impianti, come quello oggetto nel caso di specie dell’istanza di nulla osta, realizzati su preesistenti edifici”.

Ad avviso del Collegio va premesso che non sarebbe pertinente un’applicazione diretta dell’art. 32 delle Norme del PTPR, che disciplina aree diverse da quella in esame, rientranti nel “Paesaggio delle reti, infrastrutture e servizi” (mentre l’area in esame rientra alla stregua della tavola A del PTPR nel Paesaggio “Parchi, ville e giardini storici” disciplinato dall’art. 30 delle Norme del medesimo PTPR); e neppure sarebbe ammissibile un’applicazione analogica, in quanto il caso in esame non è privo di disciplina, essendo sufficienti, in linea di principio e in assenza di evidenze contrarie, le previsioni della tabella allegata all’art. 30 in questione.

5.2 Sul piano sistematico è peraltro importante osservare, da un lato, che norme del PTPR si riferiscono espressamente in vari casi all’adeguamento o alla manutenzione delle infrastrutture; dall’altro, che ciò non implica che debba farsi una pedissequa applicazione del principio ubi lex voluit dixit, dovendosi piuttosto aver riguardo a un ragionevole contemperamento dei molteplici interessi coinvolti da questo tipo di pianificazione, per ricostruirne la complessa ratio al fine di fornire un’interpretazione letteralmente e teleologicamente sostenibile.

Sul piano letterale, il punto 6.2 della Tabella dell’art. 30 fa riferimento alla “installazione di impianti ricetrasmittenti (torri e tralicci) e di ripetitori per i servizi di comunicazione…”. Nozione, questa, la quale intende evidentemente rifarsi (nonostante l’errore materiale nel riferimento che segue nel testo) alla definizione di cui all’art. 3, comma 1, lettera e.4), del T.U. Edilizia, il quale più correttamente si riferisce alla “installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione”).

Si tratta – si badi bene – di una nozione che costituisce un “sottoinsieme” della più ampia nozione di cui all’art. 87, comma 1, del D. Lgs. n. 259/2003 (“L’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l’installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base…”), perché attiene non all’impianto radioelettrico in sé, bensì al suo impatto sul territorio.

Ora, prescindendo in questa sede dal problema procedimentale – al riguardo del quale in giurisprudenza prevale l’orientamento secondo cui il titolo rilasciato ai sensi del D. Lgs. n. 259/2003 include i profili di rilevanza urbanistica ed edilizia – occorre rilevare che la specificità della nozione del T.U. Edilizia richiede che la medesima venga interpretata secondo i principi propri del diritto urbanistico: si deve cioè verificare se per “consistenza strutturale” il manufatto non si collochi “al disotto della soglia di rilevanza urbanistico/edilizia” (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, 19 maggio 2014, n. 2521), con particolare riguardo alle ipotesi di “limitata consistenza strutturale dell’intervento modificativo” di un manufatto “che non sviluppa volumetria e il cui ingombro visivo non è paragonabile a quello della costruzione di un edificio o di un nuovo impianto” (TAR Trento, 23 maggio 2016, n. 240).

In questo senso la disposizione va letta nel senso che in essa non vanno ricompresi i casi di mero adeguamento di impianti già installati, ove questi ultimi non comportino un impatto territoriale significativo e si tratti di modifiche limitate di un impianto già autorizzato e ritenuto urbanisticamente e paesaggisticamente compatibile.

 

D’altra parte, il plausibile riferimento (anche) al precedente punto 2.2. della tabella dell’art. 30, che si riferisce agli interventi di urbanizzazione primaria e consente esclusivamente opere di “manutenzione e adeguamento funzionale delle reti idriche, energetiche e fognarie”, implica un ulteriore aggancio sistematico per la distinzione, in questo ambito e a questi fini, tra adeguamento e nuovo impianto, sul presupposto che nella materia in questione si tratta di un servizio di “preminente interesse generale” (art. 3, co. 2, d.lgs. n. 259/2003) e di “opere assimilate a ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria” (art. 86, co. 3, d.lgs. n. 259/2003).

5.3 In punto di fatto l’interveniente Omissis fa presente che il progetto prevede un innalzamento della preesistente palina, cosi come realizzata ed assentita, di soli mt. 1,80; la palina infatti sarebbe stata aumentata da mt. 7,70 calcolati dal piano di appoggio del tetto (mt. 15,90 dal piano di campagna) a metri 9.50 (mt. 17,70 dal piano di campagna). Secondo l’amministrazione, che richiama i dati del SIP presentato dalla società istante, le misure sarebbero leggermente diverse (pennone alto mt. 11,40/50) e si dovrebbe anche tenere conto della lunghezza delle antenne, che risulta pari a circa 2 metri ciascuna (a parte la questione dell’ingombro della parabola).

Ad avviso del Collegio non si tratta di differenze molto rilevanti ai fini qui descritti, che sono esclusivamente quelli relativi alla ricostruzione della ratio e dell’effettiva portata del divieto ricavabile dall’art. 30, punto 6.2., del P.T.P.R. adottato, nella situazione di diritto attuale e a prescindere dai successivi sviluppi del procedimento in vista della definitiva approvazione con le eventuali (prospettate) modifiche (che rimangono ovviamente impregiudicate in questa sede).

5.4 Rimane peraltro da rilevare che secondo l’amministrazione vi sarebbe comunque un impatto paesaggistico, dimostrato dal fatto che sono esclusi dall’obbligo di autorizzazione paesaggistica i soli impianti di radiotelefonia mobile con pali di supporto di altezza inferiore a metri 1,5, secondo il disposto dell’art. 6, comma 4 del D. L. n. 133/2014 (conv. in L. n. 16472014): “In deroga all’articolo 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, non sono soggette ad autorizzazione paesaggistica l’installazione o la modifica di impianti delle reti di comunicazione elettronica o di impianti radioelettrici, da eseguire su edifici e tralicci preesistenti, che comportino la realizzazione di pali di supporto per antenne di altezza non superiore a 1,5 metri e superficie delle medesime antenne non superiore a 0,5 metri quadrati. Resta ferma l’applicazione degli articoli 20 e seguenti del codice di cui al citato decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modificazioni”.

Ma la ricostruzione del Collegio, in realtà, non intende affatto negare la generale rilevanza paesaggistica delle modifiche che superino 1,5, metri.

Dette modifiche rimangono ovviamente soggette ad autorizzazione paesaggistica, né su questo punto vi è controversia tra le parti.

Si tratta invece di ricostruire l’interpretazione del divieto generale secondo un criterio di ragionevolezza alla luce delle indicazioni sopra enunciate.

Naturalmente, e per converso, l’amministrazione conserva, nell’esercizio del potere autorizzatorio, tutta la latitudine di valutazione che è tipica in questa materia, da esercitarsi tuttavia in concreto e non sulla base di una preclusione ex ante….

…Alla stregua delle suesposte considerazioni, il ricorso va accolto, previo assorbimento dei motivi non esaminati e con l’annullamento dei seguenti atti:

– dell’atto della Città di Viterbo Settore VII Urbanistica – Sportello Unico per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 12.2.2016 (U.0010093) ed avente ad oggetto “Istanza di autorizzazione paesaggistica (A2 n.131/14) – Reiezione”;

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità, Area Autorizzazioni Paesaggistiche e Valutazione Ambientale Strategica in data 24.10.2016;

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 11.10.2016

– dell’atto della Città di Viterbo – Settore VII Urbanistica e Centro Storico – Sportello per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 30.1.2017 (reg. uff. U. 0006154);

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 10.1.2017 (reg. uff. I. 000267).

Resta affidata all’Amministrazione la riedizione del procedimento, impregiudicate restando le connesse valutazioni….

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[…]

per l’annullamento

– dell’atto della Città di Viterbo Settore VII Urbanistica – Sportello Unico per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 12.2.2016 (U.0010093) ed avente ad oggetto “Istanza di autorizzazione paesaggistica (A2 n.131/14) – Reiezione”;

– ove occorrer possa, del Piano Territoriale Paesistico Regionale del Lazio (P.T.P.R.), incluso l’art. 30, punti 6.2 – 6.3 – 6.4, Tab. B, delle N.T. di attuazione, nonché delle relative misure di salvaguardia nonché dell’art. 34 e.4 così come richiamato dal predetto art. 30 punto 6.2, se le predette disposizioni vengano intese in senso preclusivo per la pretesa quivi fatta valere dalla ricorrente;

– ove occorrer possa, dell’atto del 30.12.2014 (prot. n. 0062580), dell’atto del 5.2.2015 prot. 5600 e dell’atto del 18.3.2015 n. 0001972, tutti adottati dalla Città di Viterbo;

– degli atti della Città di Viterbo prot. n. 0062580 del 30.12.2014, prot. n. 5600 del 5.2.2015 e prot. n. 0001972 del 18.3.2015,

nonché, quanto al primo atto recante motivi aggiunti:

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità, Area Autorizzazioni Paesaggistiche e Valutazione Ambientale Strategica in data 24.10.2016;

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 11.10.2016, con gli atti ivi menzionati: Tavola B del PTPR Lazio; id. regionale cd056_025 istituito con DM 16.11.1973 e quindi del predetto D.M. 16.11.1973; Capo II delle norme del PTPR Lazio, inclusi l’art. 5, comma 2, lett. a) e l’art. 8, comma 8; Tavola A del PTPR Lazio; art. 30 delle Norme del PTPR Lazio; art. 30, punto 6.2 e punto 6.5 delle Norme del PTPR Lazio; punto 24 dell’allegato I del D.P.R. n. 139/2010;

nonché, quanto al secondo atto recante motivi aggiunti:

– dell’atto della Città di Viterbo – Settore VII Urbanistica e Centro Storico – Sportello per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 30.1.2017 (reg. uff. U. 0006154);

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 10.1.2017 (reg. uff. I. 000267) fasc. 1405/2016;

– ove occorrer possa, dell’atto della Città di Viterbo – Settore VII Urbanistica e Centro Storico – Sportello per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del giorno 11.1.2017, nonché dell’atto di convocazione adottato dalla Città di Viterbo in data 27.12.2016 (reg. uff. U. 0088837);

– del PTPR del Lazio Tabella B, ivi incluso l’art. 30 punto 6.2 e della determinazione prot. n. 0010093 del 12.2.2016;

– ove occorrer possa, degli atti richiamati dal suddetto atto della Regione Lazio del 10.1.2017: Tavola B del PTPR Lazio; id. regionale cd056_025 istituito con DM 16.11.1973 e quindi del predetto D.M. 16.11.1973; Capo II delle norme del PTPR Lazio, inclusi l’art. 5, comma 2, lett. a) e l’art. 8, comma 8; Tavola A del PTPR Lazio; art. 30 delle Norme del PTPR Lazio; intesa per la co-pianificazione intervenuta con il Ministero in data 11.12.2013; osservazione del Comune al PTPR n. 012056059 CM006 01 01 P; DM di vincolo del 1973; Prg del Comune di Viterbo in parte qua; il PTPR nella parte in cui contempla l’adeguamento sia delle aree urbanizzate corrispondenti alle aree di completamento sia del PIE i paesaggi in corrispondenza delle zone C di espansione urbana; delle relazioni prot. n. 357674 del 6.7.2016 e n. 508386 in data 11.10.2016,

[…]

Considerato in fatto e in diritto:

1. La ricorrente Omissis s.p.a. ha presentato presso il Comune di Viterbo, unitamente ad OMISSIS s.p.a., in data 24.12.2014:

– un’istanza diretta all’adeguamento tecnologico di una stazione radio base esistente in area privata (foglio 176 part. 142 e 16) con lo scopo di garantire i servizi LTE (banda larga) sul territorio comunale;

– un’istanza di autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146 del D. Lgs. n. 42/2004.

Con provvedimento del 12.2.2016 la Città di Viterbo, responsabile in via di subdelega regionale, si è pronunciata negativamente sulla domanda di autorizzazione paesaggistica.

La ricorrente ha impugnato detto diniego, unitamente agli atti presupposti e connessi indicati in epigrafe, proponendo due motivi così rubricati:

1) violazione dell’art. 18 – ter della l.r. 24/1998; violazione degli artt. 30 tab. B) punto 4.3 — 6.2, 32 tab. B) punto 2.2-6.1-6.2 del P.T.P.R. del Lazio; violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990; violazione degli artt. 1-3-86-90 del d.lgs. n. 259/2003; violazione degli artt. 3 co. 1 lett. a) e 6 co. 1 lett, a), del d.p.r. n. 380/2001; eccesso di potere per contraddittorieta’ e carenza motivazionale, difetto di istruttoria, errata interpretazione dei fatti, disparita’ di trattamento, ingiustizia manifesta, irragionevolezza ed illogicita’ decisionale; violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalita’ amministrativa;

2) violazione degli artt. 1 lett. ll), 3 co. 2, 86 co. 3, 90, co. 1, d.lgs. n. 259/2003; eccesso di potere per illogicita’ e contraddittorieta’ decisionale eccesso di potere per ingiustizia manifesta, disparita’ di trattamento, errata interpretazione dei fatti e carenza istruttoria; violazione delle delibere AGCOM n. 127/01/CONS. e n. 5/01/CONS..

Con ordinanza n. 5366/2016 il Tribunale ha accolto la domanda cautelare disponendo il motivato riesame dell’affare.

Con l’atto adottato dalla Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità, Area Autorizzazioni Paesaggistiche e Valutazione Ambientale Strategica in data 24.10.2016, nonché con l’atto adottato dalla Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 11.10.2016, la Regione Lazio ha dato conto delle ragioni ostative all’ammissibilità dell’intervento edilizio in questione.

Con il primo ricorso per motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato le predette note con gli atti connessi indicati in epigrafe, proponendo tre motivi in diritto:

1) violazione dell’ordinanza del TAR Lazio sez. II – quater n. 5366/2016; violazione del principio della partecipazione procedimentale e del giusto procedimento; eccesso di potere per disparità di trattamento, ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria, errata valutazione dei fatti, violazione dei principi di imparzialità, buon andamento, ragionevolezza e proporzionalità amministrativa; invalidità derivata;

2) violazione dell’art. 18 – ter della l.r. 24/1998; violazione degli artt. 30 tab. B) punto 4.3 — 6.2, 32 tab. B) punto 2.2-6.1-6.2 del P.T.P.R. del Lazio; violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990; violazione degli artt. 1-3-86-90 del d.lgs. n. 259/2003; violazione degli artt. 3 comma 1 lett. a) e 6 co. 1 lett, a), del d.p.r. n. 380/2001; eccesso di potere per contraddittorieta’ e carenza motivazionale, difetto di istruttoria, errata interpretazione dei fatti, disparita’ di trattamento, ingiustizia manifesta, irragionevolezza ed illogicita’ decisionale; violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalita’ amministrativa;invalidità derivata;

3) violazione degli artt. 1 lett. ll), 3 co. 2, 86 co. 3, 90, co. 1, d.lgs. n. 259/2003; eccesso di potere per illogicita’ e contraddittorieta’ decisionale; eccesso di potere per ingiustizia manifesta, disparita’ di trattamento, errata interpretazione dei fatti e carenza istruttoria; violazione delle delibere AGCOM n. 127/01/CONS. e n. 5/01/CONS.; invalidità derivata.

Nelle more degli ulteriori sviluppi della fase cautelare, il Comune di Viterbo, a seguito di una riunione appositamente indetta, si è pronunciato nuovamente in senso negativo con atto in data 11.1.2017, anche sul presupposto di una nota della Regione Lazio – non intervenuta alla riunione – in data 10.1.2017.

Sia l’atto comunale sia la nota regionale sono stati impugnati, unitamente agli atti presupposti e connessi indicati in epigrafe, tramite i seguenti ulteriori motivi aggiunti:

4) violazione dell’ordinanza del TAR Lazio sez. II – quater n. 5366/2016; violazione del principio della partecipazione procedimentale e del giusto procedimento; eccesso di potere per disparità di trattamento, ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria, errata valutazione dei fatti, violazione dei principi di imparzialità, buon andamento, ragionevolezza e proporzionalità amministrativa; invalidità derivata;

5) violazione dell’art. 18 – ter della l.r. 24/1998; violazione degli artt. 30 tab. B) punto 4.3 — 6.2, 32 tab. B) punto 2.2-6.1-6.2 del P.T.P.R. del Lazio; violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990; violazione degli artt. 1-3-86-90 del d.lgs. n. 259/2003; violazione degli artt. 3 comma 1 lett. a) e 6 co. 1 lett, a), del d.p.r. n. 380/2001; eccesso di potere per contraddittorieta’ e carenza motivazionale, difetto di istruttoria, errata interpretazione dei fatti, disparita’ di trattamento, ingiustizia manifesta, irragionevolezza ed illogicita’ decisionale; violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalita’ amministrativa; invalidità derivata;

6) violazione degli artt. 1 lett. ll), 3 co. 2, 86 co. 3, 90, co. 1, d.lgs. n. 259/2003; eccesso di potere per illogicita’ e contraddittorieta’ decisionale; eccesso di potere per ingiustizia manifesta, disparita’ di trattamento, errata interpretazione dei fatti e carenza istruttoria; violazione delle delibere AGCOM n. 127/01/CONS. e n. 5/01/CONS.; invalidità derivata.

2. Si sono costituiti in giudizio la Città di Viterbo, la Regione Lazio e il Ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo, resistendo al ricorso e ai motivi aggiunti.

3. Il ricorso è stato infine chiamato per la discussione del merito all’udienza pubblica del 30 maggio 2017, e quindi trattenuto in decisione.

4. Il Collegio ritiene di esaminare congiuntamente anzitutto il primo motivo del ricorso introduttivo, nonché il secondo e il quinto motivo aggiunto, che hanno sostanzialmente lo stesso oggetto e attengono alla ricostruzione del quadro normativo e pianificatorio in relazione al caso di specie.

4.1 Nel diniego originario in data 12.2.2016 la Città di Viterbo ha ritenuto che l’installazione di ripetitori per i servizi di telecomunicazione non sia consentita, nella zona paesaggistica dove si trova l’immobile interessato, dalla norma dettata dall’art. 30 punto 6.2 della tabella B del P.T.P.R. del Lazio.

Il menzionato art. 30 così recita nei primi cinque commi:

“1. Il Paesaggio delle ville, parchi e giardini storici è costituito da porzioni di territorio caratterizzate dalla presenza di ville, parchi e giardini storici che, all’interno dei provvedimenti di vincolo, siano menzionati isolatamente o in relazione ad un contesto paesistico più ampio, connotino il paesaggio o presentino un interesse pubblico per il valore storico e artistico delle composizioni architettoniche e vegetali.

2. Nel paesaggio dei parchi e giardini storici sono individuate anche le ville, i parchi e giardini che, anche non rientrando all’interno dei provvedimenti di vincolo, pure si distinguono per l’interesse storico artistico e naturalistico e connotano il paesaggio.

3. In tale ambito si applicano le disposizioni di cui all’articolo 15 della 1.r. 24/98.

4. La tutela è volta al mantenimento e conservazione del patrimonio naturale e culturale e architettonico storico.

5. Per tale paesaggio costituiscono riferimento per la valutazione di compatibilità paesaggistica le presenti ulteriori prescrizioni.”

Il punto 6.2. della relativa Tabella B non consente la “installazione di impianti riceradiotrasmittenti (torri e tralicci) e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione…”.

Ora, secondo il diniego impugnato col ricorso introduttivo “il punto 6.2 in tabella B dell’art. 30 delle norme tecniche di attuazione del P.T.P.R. del Lazio (a differenza dei punti successivi 6.3 e 6.4 nei quali espressamente è citata la caratteristica di «grande impatto territoriale» riferito agli impianti), nulla dice a proposito dell’aspetto impattante del riceradiotrasmettitore o del ripetitore, a conferma così che per tali impianti (siano essi torri o tralicci o altro) in quella zona paesaggistica in cui trovasi l’immobile interessato, l’installazione non è in ogni caso consentita indipendentemente dalle dimensioni dell’impianto stesso. A questo proposito, peraltro, non si può non sottolineare come siano esclusi dall’obbligo dell’autorizzazione paesaggistica, e quindi siano sempre consentiti, i soli impianti di radiotelefonia mobile con pali di supporto di altezza inferiore a metri 1.50 (vedere D.L. n. 133/2014 capo II) e ciò a voler indirettamente significare che in tutti gli altri casi un problema di impatto paesaggistico comunque si pone e deve essere attentamente valutato. Il progetto qui in trattazione è costituito da un pennone complessivamente alto ben metri 11.40 e da antenne ciascuna alta metri 2.00, ampiamente superiore, pertanto, a metri 1.50 e a quelli esistenti da sostituire”.

Nella prima fase di riesame cautelare la Regione Lazio con le note in data 11.10.2016 e 24.10.2016 ha sostenuto:

– che “ogni valutazione in merito ad eventuali analogie tra i due casi non può prescindere dalla concreta verifica degli specifici progetti presentati, comunque, in epoche diverse, il cui rispettivo esame ha giustificato i differenti esiti procedimentali da parte delle Amministrazioni interessate”;

– che “per quanto riguarda la situazione vincolistica si premette, in via generale, che nella tavola B del PTPR l’area di interesse della società risulta vincolata dal punto di vista paesaggistico per la presenza di un Bene di insieme di cui all’art. 136, comma 1, lett. c) e d), del D. Lgs. 42/2004, identificato con id. regionale cd056_025, istituito con DM 16/11/ 1973 “Viterbo; viale Trieste e loc. La Quercia”;

– che “si tratta nel caso di specie di vincolo dichiarativo imposto ai sensi dell’art. 134, comma 1, lett. a), del D. Lgs. 42/04 sull’ambito interessato, con riguardo al quale è prescrittiva la disciplina di tutela e di uso dei paesaggi di cui al Capo 11 delle Norme del PTPR, ai sensi dell’art. 5, comma 2, lett. a) e dell’art. 8, comma 8, delle Norme stesse. Nella Tavola A del PTPR l’area risulta ricadere nel Paesaggio “Parchi, ville e giardini storici”, disciplinato dall’articolo 30 delle Norme”;

– che “si è ritenuto, in base alla citata descrizione comunale ed in assenza della relativa documentazione progettuale, che l’intervento in esame, pur rubricato dal ricorrente come adeguamento tecnologico di una stazione radio-base esistente, in realtà costituisca un intervento di nuova costruzione, in quanto di dimensioni notevolmente maggiori con riguardo ai precedenti elementi, pennone ed antenne, che devono essere sostituiti”;

– che quanto all’aspetto urbanistico, l’intervento ricade tra gli interventi di cui all’art. 3, comma l, lett. e), punto e 4, del DPR 380/2001 (“installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione”);

– che “non sembra applicabile al caso di specie la disciplina dell’art. 18 ter, comma I, lett. c) della l.r. 24/98, derogatoria rispetto alla disciplina dei Paesaggi, in quanto:

– la norma riguarda gli adeguamenti funzionali e le opere di completamento “delle infrastrutture e delle strutture pubbliche esistenti” ed in particolare delle infrastrutture viarie/ferroviarie e degli impianti tecnologici esistenti, impianti a rete per l’energia o il gas, anche in deroga alle norme. Nel caso specifico invece l’intervento è assimilabile ad una nuova costruzione, diversa dall’adeguamento funzionale; inoltre gli impianti non sono pubblici ma di proprietà della società che ne gestisce l’utilizzo”;

– che deve ritenersi “che il caso di specie sia regolato dalla disciplina specifica relativa al Paesaggio “Parchi, ville e giardini storici” di cui all’art.30 delle Norme, punto 6.2”, il quale “esclude la possibilità di realizzare gli impianti in questione; inoltre pur volendo applicare, in via analogica ed estensiva, quanto previsto per gli impianti dì energia rinnovabile con minimo impatto di cui al punto 6.5 dello stesso articolo, l’intervento richiesto dalla società resta escluso comunque dalla applicazione della suddetta disciplina normativa in quanto, a causa delle dimensioni dell’impianto, lo stesso non risulta autorizzabile, superando per ammissione dalla stessa società anche i limiti di cui al punto 24 dell’Allegato 1 del DPR 139/2010”;

– che “nel caso di effettivo adeguamento tecnologico dell’impianto esistente, troverebbe applicazione, sulla base della specifica valutazione istruttoria, l’art. 18 ter, lett, c) della 1.r. 24/98”;

– che “la precedente istanza del 2010 relativa a un impianto Omissis sito nella medesima area nella quale pure sarebbe in linea di principio operante il divieto di cui al punto 6.2. di installare nuovi impianti, la regione Lazio ha nondimeno applicato l’art. 18 ter della L.R. 24/1998 al comma 1 lettera c) consente gli adeguamenti funzionali e le opere di completamento delle infrastrutture e delle strutture pubbliche esistenti, ivi compresi gli impianti tecnologici, gli impianti per la distribuzione dei carburanti, nonché gli interventi strettamente connessi ad adeguamenti derivanti da disposizioni legislative, previo espletamento della procedura di valutazione di impatto ambientale, ove prevista, ovvero previa presentazione del SIP ai sensi degli articoli 29 e 30 (adeguamenti ed opere di completamento che possono essere effettuati anche in deroga alle disposizioni contenute nelle classificazioni di zona dei PTP o del PTPR) ed ha ritenuto che le opere di adeguamento non risultassero in contrasto con le norme di tutela e conformi, esprimendosi quindi in senso favorevole e rilasciano l’autorizzazione una volta spirato il termine di 60 giorni senza che il competente ministero esprimesse il proprio parere”.

Infine il Comune di Viterbo ha confermato la precedente decisione negativa, sulla scorta di un avviso parimenti negativo della Regione Lazio.

Anche la decisione finale di riesame del Comune di Viterbo si basa sulla ritenuta incompatibilità del progetto con la norma dettata dall’art. 30, punto 6.2, della Tabella B del P.T.P.R.. In particolare nella nota regionale impugnata con i secondi motivi aggiunti unitamente alla predetta decisione finale di riesame, si ricostruiscono le vicende procedimentali relative alla classificazione dell’area in questione nel P.T.P.R., precisando che a seguito delle osservazioni del Comune di Viterbo nel procedimento di co-pianificazione ai sensi dell’art. 143 del D. Lgs. n. 42/2004 l’area in questione viene classificata come “paesaggio degli Insediamenti Urbani” per la parte edificata e “paesaggio Naturale di Continuità” per la restante parte; con il che l’intervento diventerebbe assentibile ai sensi dell’art. 27 delle Norme, ma solamente in seguito alla futura approvazione consiliare del Piano.

4.2 La ricorrente sostiene con il primo motivo del ricorso introduttivo:

– che l’adeguamento della SRB esistente è inequivocabilmente consentito dall’art. 18 – ter, comma 1 lett. e), della L.R. n. 24 del 1998, il quale così dispone: “1. Fermo restando l’obbligo di richiedere l’autorizzazione paesistica di cui all’articolo 25, nelle zone sottoposte a vincolo paesistico sono comunque consentiti, anche in deroga alle disposizioni contenute nel presente capo: (..) gli adeguamenti funzionali e le opere di completamento delle infrastrutture e delle strutture pubbliche esistenti, ivi compresi gli impianti tecnologici, gli impianti per la distribuzione dei carburanti nonché gli interventi strettamente connessi ad adeguamenti derivanti da disposizioni legislative, (..) tali adeguamenti ed opere di completamento possono essere effettuati anche in deroga alle disposizioni contenute nelle classificazioni di zona dei PTP o del PTPR”;

– che lo stesso PTPR del Lazio prevede tra le tipologie di interventi di trasformazione per uso, all’art. 30 tab. B) punto 4.3, i “Servizi pubblici generali”, ponendo come obiettivo specifico di tutela e disciplina la “conservazione e adeguamento dei servizi esistenti”;

– che l’art. 32 (“Reti, infrastrutture e servizi”), Tab. 13), punto 2.2, tra le tipologie di interventi di trasformazione per uso, contempla gli “interventi di urbanizzazione – primaria realizzati anche da privati (art. 3 DPR 380/01 lettera e.2)”, al riguardo consentendo comunque “l’adeguamento funzionale delle opere di urbanizzazione esistenti”; mentre al punto 6.1 contempla tra le tipologie di interventi di trasformazione per uso, la realizzazione di “infrastrutture e impianti per pubblici servizi che comportino trasformazione permanente del suolo inedificato (art. 3, lettera e.3, del DPR 380/01) (..)”, al riguardo disponendo che “sono consentite tutte le opere necessarie alla manutenzione nonché l’adeguamento delle infrastrutture esistenti con eventuali misure di compensazione e mitigazione degli effetti ineliminabili sul contesto urbano e rurale”; mentre al punto 6.2 del medesimo art. 32 si consente proprio la installazione “di impianti riceradiotrasmittenti [sic](torri e tralicci) e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione (art. 3 lettera e.4 DPR 380/01)”;

– che l’art. 30, punto 6.2, delle Norme del PTPR vieta l’installazione ma non l’adeguamento dell’impianto (che è equiparabile del resto a manutenzione ordinaria);

– che lo stesso Comune di Viterbo si è riservato l’attenta valutazione dell’ipotesi di adeguamento;

– che a Omissis è stata consentita l’installazione di una stazione ex novo nella medesima località “Le Querce”.

Con i motivi aggiunti la ricorrente ha ribadito questa prospettazione.

5. Il ricorso è fondato nei sensi che di seguito si espongono.

5.1. Il Collegio anzitutto rileva che occorre porsi, ancor prima del problema di una possibile deroga della previsione del PTPR per questa categoria di interventi (deroga che secondo la ricorrente sarebbe consentita dall’art. 18 – ter della L.R. n. 24/98, mentre secondo la difesa regionale detta disposizione non sarebbe applicabile a infrastrutture di proprietà privata, con la precisazione che la materia specifica in questione era invece stata disciplinata dal successivo comma d-bis, introdotto con la L.R. n. 10/2001 e soppresso tuttavia con la L.R. n. 8/2014), la questione dell’interpretazione letterale e sistematica dell’art. 30, comma 6.2, delle Norme del PTPR.

Ad essa fa riferimento una pronuncia cautelare del Consiglio di Stato (n. 5414/2016) la quale ha affermato “che l’art. 30 punto 6.2. delle N.T.A. del P.T.P.R., invocato a presupposto motivazionale del rigetto dell’istanza presentata dalla ricorrente, non può essere interpretato, pena altrimenti l’illegittimità della stessa previsione di piano, nel senso di porre una preclusione assoluta (operante a prescindere da specifiche valutazioni sul concreto impatto dell’impianto) alla realizzazione di impianti, come quello oggetto nel caso di specie dell’istanza di nulla osta, realizzati su preesistenti edifici”.

Ad avviso del Collegio va premesso che non sarebbe pertinente un’applicazione diretta dell’art. 32 delle Norme del PTPR, che disciplina aree diverse da quella in esame, rientranti nel “Paesaggio delle reti, infrastrutture e servizi” (mentre l’area in esame rientra alla stregua della tavola A del PTPR nel Paesaggio “Parchi, ville e giardini storici” disciplinato dall’art. 30 delle Norme del medesimo PTPR); e neppure sarebbe ammissibile un’applicazione analogica, in quanto il caso in esame non è privo di disciplina, essendo sufficienti, in linea di principio e in assenza di evidenze contrarie, le previsioni della tabella allegata all’art. 30 in questione.

5.2 Sul piano sistematico è peraltro importante osservare, da un lato, che norme del PTPR si riferiscono espressamente in vari casi all’adeguamento o alla manutenzione delle infrastrutture; dall’altro, che ciò non implica che debba farsi una pedissequa applicazione del principio ubi lex voluit dixit, dovendosi piuttosto aver riguardo a un ragionevole contemperamento dei molteplici interessi coinvolti da questo tipo di pianificazione, per ricostruirne la complessa ratio al fine di fornire un’interpretazione letteralmente e teleologicamente sostenibile.

Sul piano letterale, il punto 6.2 della Tabella dell’art. 30 fa riferimento alla “installazione di impianti ricetrasmittenti (torri e tralicci) e di ripetitori per i servizi di comunicazione…”. Nozione, questa, la quale intende evidentemente rifarsi (nonostante l’errore materiale nel riferimento che segue nel testo) alla definizione di cui all’art. 3, comma 1, lettera e.4), del T.U. Edilizia, il quale più correttamente si riferisce alla “installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione”).

Si tratta – si badi bene – di una nozione che costituisce un “sottoinsieme” della più ampia nozione di cui all’art. 87, comma 1, del D. Lgs. n. 259/2003 (“L’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l’installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base…”), perché attiene non all’impianto radioelettrico in sé, bensì al suo impatto sul territorio.

Ora, prescindendo in questa sede dal problema procedimentale – al riguardo del quale in giurisprudenza prevale l’orientamento secondo cui il titolo rilasciato ai sensi del D. Lgs. n. 259/2003 include i profili di rilevanza urbanistica ed edilizia – occorre rilevare che la specificità della nozione del T.U. Edilizia richiede che la medesima venga interpretata secondo i principi propri del diritto urbanistico: si deve cioè verificare se per “consistenza strutturale” il manufatto non si collochi “al disotto della soglia di rilevanza urbanistico/edilizia” (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, 19 maggio 2014, n. 2521), con particolare riguardo alle ipotesi di “limitata consistenza strutturale dell’intervento modificativo” di un manufatto “che non sviluppa volumetria e il cui ingombro visivo non è paragonabile a quello della costruzione di un edificio o di un nuovo impianto” (TAR Trento, 23 maggio 2016, n. 240).

In questo senso la disposizione va letta nel senso che in essa non vanno ricompresi i casi di mero adeguamento di impianti già installati, ove questi ultimi non comportino un impatto territoriale significativo e si tratti di modifiche limitate di un impianto già autorizzato e ritenuto urbanisticamente e paesaggisticamente compatibile.

D’altra parte, il plausibile riferimento (anche) al precedente punto 2.2. della tabella dell’art. 30, che si riferisce agli interventi di urbanizzazione primaria e consente esclusivamente opere di “manutenzione e adeguamento funzionale delle reti idriche, energetiche e fognarie”, implica un ulteriore aggancio sistematico per la distinzione, in questo ambito e a questi fini, tra adeguamento e nuovo impianto, sul presupposto che nella materia in questione si tratta di un servizio di “preminente interesse generale” (art. 3, co. 2, d.lgs. n. 259/2003) e di “opere assimilate a ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria” (art. 86, co. 3, d.lgs. n. 259/2003).

5.3 In punto di fatto l’interveniente Omissis fa presente che il progetto prevede un innalzamento della preesistente palina, cosi come realizzata ed assentita, di soli mt. 1,80; la palina infatti sarebbe stata aumentata da mt. 7,70 calcolati dal piano di appoggio del tetto (mt. 15,90 dal piano di campagna) a metri 9.50 (mt. 17,70 dal piano di campagna). Secondo l’amministrazione, che richiama i dati del SIP presentato dalla società istante, le misure sarebbero leggermente diverse (pennone alto mt. 11,40/50) e si dovrebbe anche tenere conto della lunghezza delle antenne, che risulta pari a circa 2 metri ciascuna (a parte la questione dell’ingombro della parabola).

Ad avviso del Collegio non si tratta di differenze molto rilevanti ai fini qui descritti, che sono esclusivamente quelli relativi alla ricostruzione della ratio e dell’effettiva portata del divieto ricavabile dall’art. 30, punto 6.2., del P.T.P.R. adottato, nella situazione di diritto attuale e a prescindere dai successivi sviluppi del procedimento in vista della definitiva approvazione con le eventuali (prospettate) modifiche (che rimangono ovviamente impregiudicate in questa sede).

5.4 Rimane peraltro da rilevare che secondo l’amministrazione vi sarebbe comunque un impatto paesaggistico, dimostrato dal fatto che sono esclusi dall’obbligo di autorizzazione paesaggistica i soli impianti di radiotelefonia mobile con pali di supporto di altezza inferiore a metri 1,5, secondo il disposto dell’art. 6, comma 4 del D. L. n. 133/2014 (conv. in L. n. 16472014): “In deroga all’articolo 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, non sono soggette ad autorizzazione paesaggistica l’installazione o la modifica di impianti delle reti di comunicazione elettronica o di impianti radioelettrici, da eseguire su edifici e tralicci preesistenti, che comportino la realizzazione di pali di supporto per antenne di altezza non superiore a 1,5 metri e superficie delle medesime antenne non superiore a 0,5 metri quadrati. Resta ferma l’applicazione degli articoli 20 e seguenti del codice di cui al citato decreto legislativo n. 42 del 2004, e successive modificazioni”.

Ma la ricostruzione del Collegio, in realtà, non intende affatto negare la generale rilevanza paesaggistica delle modifiche che superino 1,5, metri.

Dette modifiche rimangono ovviamente soggette ad autorizzazione paesaggistica, né su questo punto vi è controversia tra le parti.

Si tratta invece di ricostruire l’interpretazione del divieto generale secondo un criterio di ragionevolezza alla luce delle indicazioni sopra enunciate.

Naturalmente, e per converso, l’amministrazione conserva, nell’esercizio del potere autorizzatorio, tutta la latitudine di valutazione che è tipica in questa materia, da esercitarsi tuttavia in concreto e non sulla base di una preclusione ex ante.

6. Alla stregua delle suesposte considerazioni, il ricorso va accolto, previo assorbimento dei motivi non esaminati e con l’annullamento dei seguenti atti:

– dell’atto della Città di Viterbo Settore VII Urbanistica – Sportello Unico per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 12.2.2016 (U.0010093) ed avente ad oggetto “Istanza di autorizzazione paesaggistica (A2 n.131/14) – Reiezione”;

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità, Area Autorizzazioni Paesaggistiche e Valutazione Ambientale Strategica in data 24.10.2016;

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 11.10.2016

– dell’atto della Città di Viterbo – Settore VII Urbanistica e Centro Storico – Sportello per l’Edilizia – Edilizia Residenziale Pubblica del 30.1.2017 (reg. uff. U. 0006154);

– dell’atto adottato dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Territorio, Urbanistica, Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale in data 10.1.2017 (reg. uff. I. 000267).

Resta affidata all’Amministrazione la riedizione del procedimento, impregiudicate restando le connesse valutazioni.

7. La complessità della questione giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi indicati in motivazione, e per l’effetto annulla gli atti indicati al punto 6 della motivazione.

Dispone la compensazione delle spese e delle competenze di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 maggio 2017 […]

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