Lavoro interinale e interposizione

Cassazione civile sentenza n. 17068 11 agosto 2016

In materia di rapporto di lavoro interinale la mancanza o la generica previsione, nel contratto intercorrente tra l’impresa fornitrice ed il singolo lavoratore, dei casi in cui è possibile ricorrere a prestazioni di lavoro temporaneo, in base ai contratti collettivi dell’impresa utilizzatrice, spezza l’unitarietà della fattispecie complessa voluta dal legislatore per favorire la flessibilità dell’offerta di lavoro nella salvaguardia dei diritti fondamentali del lavoratore e far venir meno quella presunzione di legittimità del contratto interinale che il legislatore fa discendere dall’indicazione nel contratto di fornitura delle ipotesi in cui il contratto interinale può essere concluso. Pertanto, trova applicazione il disposto di cui all’articolo della legge 24 giugno 1997, n.196 e dunque quanto previsto dall’art.1 della legge 23 ottobre 1960, n.1369, per cui il contratto di lavoro col fornitore “interposto” si considera a tutti gli effetti instaurato con l’utilizzatore “interponente”.

 

Cassazione civile

sentenza n. 17068 11 agosto 2016

[…]

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 520/2010, depositata il 9 marzo 2011, la Corte di appello di Bologna, in accoglimento del gravame di Omissis S.p.A. e in riforma della sentenza del Tribunale di Bologna, respingeva la domanda con la quale Omissis aveva chiesto che venisse dichiarata la illegittimità del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo stipulato con Omissis S.p.A. ai sensi della l. 24 giugno 1997, n. 196, con conseguente costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice Omissis, stante la indeterminatezza del mero richiamo, contenuto in detto contratto, alle “ipotesi stabilite dal CCNL di riferimento” e la totale mancanza del requisito della temporaneità dell’esigenza rappresentata.

La Corte, pur riconoscendo il collegamento negoziale fra il contratto di fornitura e quello per prestazioni di lavoro temporaneo, escludeva che il vizio formale dedotto potesse condurre, alla stregua della disciplina sanzionatela di cui all’art. 10 1. n. 196/1997, alla instaurazione diretta di un rapporto con l’utilizzatore.

Ha proposto ricorso per la cessazione della sentenza la lavoratrice con due motivi;

Omissis Italia S.p.A. ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

Motivi della decisione

Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione degli artt. 10, comma 1, l. n. 196/1997 e 1 l. n. 1369/1960 con riferimento agli artt. 1, commi 1 e 2, lettera a) e 3, comma 3, lettera a) l. n. 196/1997 (art. 360 n. 3 c.p.c.) per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto che dalla mancata indicazione, nel contratto tra la lavoratrice e Omissis S.p.A., delle specifiche ragioni di ricorso alla fornitura di lavoro temporaneo non potesse in alcun modo discendere la conseguenza della costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per non avere la Corte territoriale pronunciato, in violazione dell’art. 112 c.p.c., sulla domanda di illegittimità/nullità del contratto di lavoro temporaneo per insussistenza del requisito della temporaneità dell’esigenza (art. 360 n. 4 c.p.c.), nonostante che tale autonomo profilo di nullità fosse stato dedotto sia nel giudizio di primo grado, sia con la memoria difensiva in grado di appello.

E’ fondato e deve essere accolto il primo motivo di ricorso.

Con orientamento costante questa Corte di legittimità ha, infatti, stabilito che “in materia di rapporto di lavoro interinale, la mancanza o la generica previsione, nel contratto intercorrente tra l’impresa fornitrice ed il singolo lavoratore, dei casi in cui è possibile ricorrere a prestazioni di lavoro temporaneo, in base ai contratti collettivi dell’impresa utilizzatrice (nella specie la Omissis s.p.a.), spezza l’unitarietà della fattispecie complessa voluta dal legislatore per favorire la flessibilità dell’offerta di lavoro nella salvaguardia dei diritti fondamentali del lavoratore e far venir meno quella presunzione di legittimità del contratto interinale, che il legislatore fa discendere dall’indicazione nel contratto di fornitura delle ipotesi in cui il contratto interinale può essere concluso. Pertanto, trova applicazione il disposto di cui all’articolo della legge 24 giugno 1997, n.196 e dunque quanto previsto dall’art.1 della legge 23 ottobre 1960, n.1369, per cui il contratto di lavoro col fornitore “interposto” si considera a tutti gli effetti instaurato con l’utilizzatore “interponente” (Cass. 24 giugno 2011, n. 13960; conforme Cass. n. 1148/2013 e da ultimo, fra le molte, n. 5546/2016).

Il secondo motivo di ricorso risulta assorbito.

La sentenza deve, pertanto, essere cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata, anche per le spese, alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione, la quale si atterrà al principio di diritto sopra richiamato.

p.q.m.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 18 maggio 2016. […]

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