Legge 86 trasferimenti militari, Tar Lazio sentenza n. 12263 12 dicembre 2017 su requisiti indennità di trasferimento ex art. 1, co. 1, legge n. 86/01, corrisposta ai militari trasferiti d’autorità, dopo Adunanza Plenaria n. 1 2016: occorre un ordine di trasferimento disposto per il soddisfacimento di un interesse pubblico che si palesi prevalente rispetto a quello del militare

Legge 86 trasferimenti militari, Tar Lazio sentenza n. 12263 12 dicembre 2017:

“Come noto, la materia è regolamentata dalla legge n. 86 del 2001, la quale – all’art. 1, comma 1 – prevede che “al personale in servizio permanente”, tra gli altri, nelle Forze Armate, “trasferiti d’autorità ad altra sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi”, attribuendo così il beneficio di cui si discute esclusivamente nell’ipotesi di trasferimenti riconducibili fra quelli <<d’autorità>> (cfr., ex multis, TAR Lazio, Roma, Sez. I, 13 novembre 2008, n. 10109).

Come ricordato anche dal ricorrente, in materia ha avuto modo di pronunciarsi di recente l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la decisione n. 1 del 2016 (emessa, tra l’altro, a seguito di un’ordinanza di rimessione formulata in relazione a una controversia inerente trasferimenti disposti a causa della soppressione di reparti o articolazioni organizzative, risalenti ad una data antecedente all’introduzione del comma 1 bis nell’art. 1 di cui sopra, applicabile a partire dall’1 gennaio 2013), fissando – in sintesi e comunque per quanto di rilevanza in questa sede – i seguenti principi:

– chiaro e indiscusso che l’indennità di trasferimento costituisce un “diritto di credito”, con le inequivoche connesse ricadute anche in ordine alle censure formulabili dagli interessati o, meglio, alla sindacabilità delle decisioni assunte dall’Amministrazione (nel senso che – in definitiva – l’operato del giudice assume una valenza prettamente accertativa, con connessa ininfluenza di tutti i vizi propriamente afferenti il corretto esercizio del potere pubblico, quali il difetto di motivazione e/o la contraddittorietà), gli elementi costitutivi di esso sono: I) un provvedimento di trasferimento d’ufficio; II) una distanza tra la vecchia e la nuova sede di oltre 10 chilometri; III) l’ubicazione della nuova sede in un comune diverso;

– “è qualificabile come d’ufficio il trasferimento diretto a soddisfare in via primaria l’interesse pubblico, da ritenersi prioritario nei casi di assegnazioni di funzioni superiori o spiccatamente diverse o di maggiore responsabilità rispetto a quelle precedentemente ricoperte senza che rilevino le eventuali dichiarazioni di assenso o di disponibilità dell’interessato”;

– “anche nella vigenza della l. n. 100 del 1987, il trasferimento del militare ad altra sede, disposto a seguito della soppressione dell’ente o della struttura alla quale il suddetto dipendente era originariamente assegnato, si qualificava necessariamente come trasferimento d’ufficio, in quanto palesemente preordinato alla soluzione di un problema insorto a seguito di una scelta organizzativa della stessa Amministrazione e, quindi, alla tutela di un pubblico interesse, risultando ininfluente la circostanza che gli interessati fossero stati invitati a presentare domanda di trasferimento e che agli stessi fosse stata contestualmente offerta la possibilità d’indicare … le nuove sedi di gradimento”;

– “secondo un approccio sostanziale all’interpretazione della disciplina di riferimento” assume, dunque, un valore decisivo la circostanza che il mutamento di sede origini da una “scelta esclusiva dell’Amministrazione” (quale – ad esempio – la soppressione di un reparto o di una sua articolazione) poiché – in ragione di essa – “si disvela la natura e la portata della clausola di gradimento”, coerentemente incidente, in ultimo, esclusivamente sugli “effetti ubicazionali ovvero lato sensu geografici dell’ordine di trasferimento”, il quale mantiene la sua piena efficacia ed operatività sul piano giuridico;

– in definitiva, è da escludere che “le clausole di gradimento accessive ad ordini di trasferimento consensualizzino l’ordine militare nell’ipotesi di soppressione delle sedi a quo”, tenuto conto delle peculiarità del caso, ma le stesse clausole debbono essere considerate, per contro, idonee ad inibire l’erogazione dell’indennità in tutti i casi in cui il “trasferimento d’autorità” sia disposto in relazione ad “un normale movimento di personale” per l’impossibilità di rinvenire un reale interesse pubblico, “prevalente a rispetto a quello del militare”, al mutamento di sede e, ancora, per la facoltà dell’interessato di “negare il gradimento e rinunciare al trasferimento”.

Preso così atto che ciò che effettivamente rileva ai fini del riconoscimento e, quindi, della spettanza dell’indennità di trasferimento è la configurabilità o meno di un ordine di trasferimento disposto per il soddisfacimento di un interesse pubblico che si palesi, peraltro, prevalente rispetto a quello del militare”

…, il Collegio ritiene doveroso pervenire alla conclusione che, nel caso di specie, il diritto alla corresponsione dell’indennità de qua è stato correttamente negato, tenuto conto dell’impossibilità di ravvisare – sulla base di quanto affermato dal ricorrente ma anche della documentazione prodotta agli atti – elementi oggettivi e concreti, utili a comprovare che la domanda in origine presentata dal ricorrente, seppure per reparti siti in “Guidonia”, con richiesta, tra l’altro, di inserimento “in apposite liste d’attesa con validità triennale”, e poi successivamente confermata proprio in relazione al “RESTOGE di Pratica di Mare”, come affermato dall’Amministrazione e affatto confutato dal ricorrente (cfr. nota del 13 aprile 2016, depositata in data 22 agosto 2016), sia stata in qualche modo svilita da un interesse superiore dell’Amministrazione o, comunque, elementi oggettivi e concreti, validi a dimostrare il venire meno di ogni valore giuridico delle manifestazioni di volontà dell’interessato in relazione alla scelta dell’Amministrazione di procedere al trasferimento, nel senso che quest’ultimo sarebbe stato in ogni caso disposto per esigenze primarie di soddisfacimento dell’interesse pubblico.

3. Per le ragioni illustrate, il ricorso va respinto….

Legge 86 trasferimenti militari e simili, vedi anche:

Indennità di trasferimento militari e soppressione di reparto

Trasferimenti Polizia di Stato

Trasferimento d’autorità carabinieri

Personale Polizia di Stato, mobilità a domanda in soprannumero: ampia discrezionalità PA

Militari, soppressione o diversa dislocazione reparto, indennità di trasferimento: CGA richiama Adunanza Plenaria 1/2016

 

Tar Lazio sent. n. 12263 12 dicembre 2017

L’oggetto del diritto

“per l’annullamento

del provvedimento prot. n. DGPM/IV/40385/10/B.3 del 18 marzo 2004, con cui il Ministero della Difesa ha rigettato la domanda formulata dal ricorrente per la corresponsione dell’indennità di trasferimento, ai sensi dell’art. 1, co. 1, della legge n. 86/01;”

Il fatto e  le contestazioni

“Con l’atto introduttivo del presente giudizio, notificato in data 23 aprile 2004 e depositato il successivo 12 maggio 2004, il ricorrente – in qualità di sottoufficiale dell’Aeronautica Militare, attualmente in forza al Reparto Supporto Tecnico Operativo Guerra Elettronica di stanza in Pratica di Mare – contesta la legittimità del provvedimento con cui, in data 18 marzo 2004, il Ministero della Difesa gli ha negato la corresponsione dell’indennità di trasferimento di cui all’art. 1 della legge n. 86 del 2001 e, pertanto, chiede la condanna dell’Amministrazione intimata alla corresponsione dell’indennità in esame.

In particolare, il ricorrente espone quanto segue:

– di aver prestato servizio presso il 2° Storno di stanza in Udine Rivolto sino alla data del 7 aprile 2002;

– di essere stato successivamente trasferito, con decorrenza 8 aprile 2002, presso il Reparto di cui sopra al precipuo scopo di soddisfare “prioritarie esigenze funzionali di F.A., ottimizzare risorse disponibili, ripianare carenze organiche” (cfr. “ordine d’impiego” del 2 aprile 2002);

– di avere, pertanto, richiesto la corresponsione dei benefici economici previsti dall’art. 1, comma 1, legge 29 marzo 2001, n. 86;

– con il provvedimento in epigrafe l’Amministrazione respingeva la domanda de qua poiché opponeva che il trasferimento era stato disposto “a domanda”.

Avverso tale provvedimento il ricorrente insorge deducendo i seguenti motivi di diritto:

VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA LEGGE 100/87, NONCHÉ DELLA DIRETTIVA D.I.P.M.A. 001/2001. ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO E TRAVISAMENTO, CONTRADDITTORIETÀ E ILLOGICITÀ MANIFESTA.

Con decreto presidenziale n. 3654 del 27 marzo 2015 il ricorso è stato dichiarato perento.

In esito a manifestazione di interesse, ai sensi e nei termini di legge, il su indicato decreto è stato revocato con il decreto presidenziale n. 335 del 2 marzo 2016.

Con atto depositato in data 14 giugno 2016 si è costituito il Ministero della Difesa, il quale – in data 22 agosto 2016 – ha prodotto documenti, tra cui una nota del 13 aprile 2016 nella quale si dà espressamente conto dell’avvenuto inoltro da parte dell’interessato di un’“istanza di trasferimento per la macro area di Roma” e, ancora, della previa acquisizione, ai fini del trasferimento, del parere favorevole dello stesso e, dunque, si riafferma che la movimentazione è avvenuta “a domanda”.

Il successivo 17 novembre 2017 il ricorrente ha prodotto uno scritto difensivo con cui ha ribadito la fondatezza della propria pretesa sulla base della circostanza che il suo trasferimento è stato disposto per il soddisfacimento in via primaria dell’interesse pubblico, reiterando la valenza preminente di essa anche in virtù di quanto statuito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la decisione n. 1 del 29 gennaio 2016.

All’udienza pubblica del 27 novembre 2017 il ricorso è stato trattenuto in decisione.”

Sulle spese

“Tenuto conto delle peculiarità che connotano la vicenda in esame, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.”

 

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