Legge Fornero, impugnazione licenziamento

Cassazione civile Sez. Lavoro sentenza n. 17165 18 agosto 2016

L’art. 32, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183, modificato dall’art. 1, comma 38, della legge 28 giugno 2012, n. 92 [legge Fornero], nel prevedere l’inefficacia “dell’impugnazione” extragiudiziale non seguita da tempestiva azione giudiziale, comporta che il termine per proporre l’azione giudiziale decorre dal compimento della prima – da identificarsi, per esigenze di celerità e certezza, con il momento di spedizione e non ricezione dell’atto – e non dalla scadenza dei sessanta giorni concessi per l’impugnazione stragiudiziale.

Non può peraltro configurarsi violazione del parametro costituzionale di cui all’art. 3 nella soluzione propugnata, considerato che la Corte Costituzionale ha in più occasioni riaffermato il principio secondo cui, in tema di disciplina del processo e di conformazione degli istituti processuali, il legislatore dispone di ampia discrezionalità, con il solo limite della manifesta irragionevolezza, e che nel caso la diversità del termine complessivo assegnato a seconda della data di invio dell’impugnativa dipende da una scelta dello stesso lavoratore.

 

Testo tra [] nostro

Cassazione civile Sez. Lavoro sentenza n. 17165 18 agosto 2016

[…]

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza n. 1200 del 2014, la Corte d’appello di Milano confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva rigettato l’opposizione proposta ex art. 1 comma 51 della L.n. 92 del 2012 [legge Fornero] da Omissis avverso il licenziamento intimatogli da Omissis s.p.a. Omissis, ritenendo che fosse intervenuta la decadenza prevista dal comma 2 dell’art. 6 della L. n. 604 del 1966 nella formulazione applicabile ratione temporis, quale risulta all’esito delle modifiche apportate dall’art. 32 comma 1 della L. n. 183 del 2010 e dall’art. 1 comma 38 della L. n. 92 del 2012 [legge Fornero], avendo egli depositato il ricorso giudiziario oltre il termine di 180 giorni dalla spedizione dell’impugnativa stragiudiziale.

Per la cassazione della sentenza  Omissis ha proposto ricorso, affidato a ad un unico motivo, cui ha resistito Omissis s.p.a. con controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. A fondamento del ricorso,  Omissis deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 32 commi 1, 2 e 3 della L. n. 183 del 2010, dell’art. 1 comma 38 della L. n. 92 del 2012 [legge Fornero], degli artt. 1334 e 1335 del codice civile.

Argomenta che il termine di 180 giorni dovrebbe decorrere dalla data di ricezione dell’impugnazione da parte del datore di lavoro, momento in cui la stessa produce effetto, trattandosi di negozio giuridico unilaterale recettizio.

Formula anche in ipotesi la tesi secondo la quale il termine di 180 giorni dovrebbe decorrere non dal momento in cui il lavoratore propone l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, bensì dal momento in cui scade il termine di 60 giorni che la legge gli assegna per proporla, argomentando che diversamente si verificherebbe una disparità di trattamento tra lavoratori, in contrasto con l’art. 3 commi 1 e 2 della Costituzione. Suggerisce l’applicazione al termine di 180 giorni per il deposito del ricorso giudiziale della sospensione feriale prevista dalla L. n. 742 del 1969

2. Il ricorso non è fondato.

Occorre premettere in fatto che il

licenziamento

è stato intimato a  Omissis in data 8.4.2013, ed è stato impugnato stragiudizialmente con lettera raccomandata inviata il 20.4.2013 e ricevuta dal datore di lavoro in data 23.4.2013 (pg. 2 del ricorso); il ricorso è stato depositato in data 18.10.2013, e quindi oltre il termine di 180 giorni dalla spedizione della raccomandata (come accertato dal Tribunale e dalla Corte territoriale).

La soluzione adottata dalla Corte d’appello è quindi coerente con il principio reiteratamente affermato al riguardo da questa Corte, cui occorre dare continuità, secondo il quale l’art. 32, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183, modificato dall’art. 1, comma 38, della legge 28 giugno 2012, n. 92 [legge Fornero], nel prevedere l’inefficacia “dell’impugnazione” extragiudiziale non seguita da tempestiva azione giudiziale, comporta che il termine per proporre l’azione giudiziale decorre dal compimento della prima – da identificarsi, per esigenze di celerità e certezza, con il momento di spedizione e non ricezione dell’atto – e non dalla scadenza dei sessanta giorni concessi per l’impugnazione stragiudiziale (Cass. n. 5717 del 20/03/2015, n. 21410 del 21/10/2015, Cass. n. 20068 del 07/10/2015).

2.1. Non può peraltro configurarsi violazione del parametro costituzionale di cui all’art. 3 nella soluzione propugnata, considerato che la Corte Costituzionale ha in più occasioni riaffermato il principio secondo cui, in tema di disciplina del processo e di conformazione degli istituti processuali, il legislatore dispone di ampia discrezionalità, con il solo limite della manifesta irragionevolezza (ex plurimis: Corte Cost. n. 10 del 2013, n. 17 del 2011, n. 82 e 50 del 2010, n. 221 del 2008 e da ultimo, Corte Cost. n. 155 del 2014, con riferimento alla decadenza ex art. 32, dell’art. 32, comma 4, lettera b), della legge 4 novembre 2010, n. 183), e che nel caso la diversità del termine complessivo assegnato a seconda della data di invio dell’impugnativa dipende da una scelta dello stesso lavoratore.

2.2. Né può applicarsi l’invocata sospensione dei termini in periodo feriale, in virtù dell’esclusione dal suo ambito di applicazione delle controversie di lavoro e di quelle in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie prevista dall’art. 3 della I. n. 742 del 1969, esclusione che ha riguardo alla natura della causa, e non al rito da cui è disciplinata (così Cass. Sez. 6, ord., n. 22389 del 02/11/2015 e Cass. n. n. 28291 del 22/12/2011), e pertanto opera anche in relazione alle controversie introdotte ai sensi dell’art. 1 comma 48 ss. della L. n. 92 del 2012 [

legge Fornero

].

3. Segue il rigetto del ricorso e la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo.

In considerazione della data di notifica del ricorso, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al primo periodo dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, introdotto dal comma 17 dell’art. 1 della Legge 24 dicembre 2012, n. 228, ai fini del raddoppio del contributo unificato per i casi di impugnazione respinta integralmente o dichiarata inammissibile o improcedibile.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento della spese del giudizio, che liquida in complessivi C 4.000,00 per compensi professionali, oltre ad C 100,00 per esborsi, rimborso spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi dell’ art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Roma, così deciso nella camera di consiglio del 27.4.2016. […]

Precedente Contributo a fondo perduto lavori socialmente utili, liste di mobilità Successivo Demansionamento