Lex specialis bando di concorso, significato: Tar Lazio sentenza n. 1910 19 febbraio 2018 sul divieto di integrazione delle clausole dei bandi delle procedure concorsuali

In applicazione dei principi di trasparenza, di par condicio dei candidati, di autovincolo, le procedure concorsuali devono essere rette esclusivamente dalle disposizioni della lex specialis, cui l’Amministrazione non può introdurre deroghe successive, che altererebbero la posizione dei candidati, siccome delineata, in forza delle predette disposizioni, al momento della scadenza del termine di presentazione della domanda, con la conseguenza che la successiva emersione di eventuali discrasie della lex specialis non può che essere fatta constare a mezzo dell’autotutela.

 

Il bando costituisce la lex specialis del pubblico concorso, da interpretare in termini strettamente letterali, con la conseguenza che le regole in esso contenute vincolano rigidamente l’operato dell’Amministrazione, obbligata alla loro applicazione senza alcun margine di discrezionalità: e ciò in forza sia dei principi dell’affidamento e di tutela della parità di trattamento tra i concorrenti, che sarebbero certamente pregiudicati ove si consentisse la modifica delle regole di gara cristallizzate nella lex specialis stessa, sia del più generale principio che vieta la disapplicazione del bando quale atto con cui l’amministrazione si è originariamente auto vincolata nell’esercizio delle potestà connesse alla conduzione della procedura selettiva.

Ne discende che le clausole del bando di concorso per l’accesso al pubblico impiego non possono essere assoggettate a un procedimento ermeneutico in funzione integrativa, diretto a evidenziare in esse pretesi significati impliciti o inespressi, dovendo, invece, essere interpretate secondo il significato immediatamente evincibile dal tenore letterale della parole e dalla loro connessione.

“E ciò sulla scorta di quanto già affermato dall’Adunanza Plenaria nella ormai risalente ordinanza n. 1 del 1998, secondo cui “l’ipotesi per l’Amministrazione, in sede di esame delle domande di partecipazione al concorso, di non dare applicazione a clausole del bando illegittime, o di dare alle clausole del bando un’interpretazione conforme a legge, o estensiva della partecipazione al concorso, è possibile solo nel caso di clausole del bando ambigue e suscettibili di più possibili e ugualmente plausibili letture da parte dell’interprete” (C. Stato, V, 19 settembre 1995, n. 1319).”

Vedi anche:

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Tar Lazio sentenza n. 1910 19 febbraio 2018

Il fatto e la contestazione

“Si controverte in ordine alla legittimità della graduatoria definitiva che ha esitato la procedura di selezione bandita dal Ministero dell’interno il 27 aprile 2007, articolata in una prova selettiva e nello svolgimento di un corso di formazione professionale della durata di due settimane, per la copertura di n. 232 posti del profilo professionale di collaboratore amministrativo (area funzionale C, posizione economica C1 del settore amministrativo), nella parte in cui ha attribuito alla ricorrente il punteggio complessivo di 80, collocandola al 416° posto degli idonei..

La ricorrente ha sostenuto al riguardo che la Commissione di concorso non si sarebbe attenuta ai criteri fissati dall’art. 10 del C.C.N.L. Ministeri per il quadriennio 1998 – 2011, ribaditi dalla lex specialis, che per l’ipotesi di parità di punteggio prevedevano di considerare, nell’ordine: a) la posizione economica di provenienza; b) l’anzianità di servizio nella posizione economica di provenienza; c) l’originaria posizione nel ruolo di anzianità; d) i criteri generali per gli inquadramenti.

E ciò, in particolare, rendendo recessivo il criterio di cui alla lettera c) in favore dell’ulteriore criterio di cui alla lettera d).”

La decisione dei giudici

“L’Amministrazione, nel difendersi dalle doglianze ricorsuali, riferisce di aver pubblicato insieme al bando un atto contenente una serie di note esplicative, una delle quali (la n. 15), ha modificato il predetto criterio di cui alla lett. c), specificando che esso sarebbe stato inteso in riferimento al profilo professionale cui apparteneva il dipendente al momento della presentazione della domanda, e ciò in via generale e astratta e prima della presentazione delle domande di partecipazione.

Ma tale difesa non convince.

Innanzitutto la nota esplicativa in questione, ancorchè pubblicata il 14 maggio 2007 nel Bollettino ufficiale del personale, in calce alla circolare n. 10 del 3 maggio 2007 avente a oggetto la procedura in esame, e contestualmente al decreto di indizione della stessa, non ha modificato il corpus del bando, che è rimasto inalterato, anche nel richiamo al predetto Contratto collettivo di cui ha costituito attuazione, ingenerando, per ciò solo, l’aspettativa giuridicamente rilevante dei candidati a una sua letterale e integrale applicazione.

Inoltre, a fronte di criteri selettivi certi e rigorosamente graduati secondo quanto stabilito dalla lex specialis del concorso, la suddetta nota esplicativa è intervenuta a dettare chiarimenti che, in realtà, hanno avuto l’effetto di determinare una modifica sostanziale della disciplina concorsuale, la quale, nello stabilire il criterio in esame, non presentava alcuna ambiguità interpretativa: il criterio dell’originaria anzianità di ruolo che, nell’ordine stabilito dal bando di gara, avrebbe dovuto essere terzo, per i concorrenti appartenenti a profili professionali diversi, è stato, infatti, posposto al criterio della maggiore età anagrafica.

Ulteriormente, sulla base delle coordinate ermeneutiche sopra richiamata, l’operazione compiuta dall’Amministrazione, sostanziatasi nella modifica dei criteri selettivi fissati nella lex specialis, non può in alcun modo ritenersi giustificata, stante il chiaro tenore letterale delle clausole incise.

E, del resto, può osservarsi, sul punto, che le stesse difese dell’Amministrazione hanno precisato che la predetta modifica ha risposto sostanzialmente a ragioni di opportunità, la cui legittima valorizzazione non avrebbe potuto discendere che dall’esercizio dei poteri di autotutela.

Infine, che la predeterminazione della nota esplicativa in parola fosse diretta a dirimere antecedentemente all’inizio delle operazioni consorziali ogni possibile questione sull’operatività del criterio di cui trattasi va esclusa alla luce degli stessi atti adottati dall’Amministrazione quando ormai la procedura di riqualificazione era già in corso.

Con il telegramma del 23 novembre 2007, n. M/6161/BIS/93, richiamato dalla difesa erariale, in atti, l’Amministrazione ha infatti dovuto chiarire che “Qualora vi siano dipendenti con punteggio e decorrenza economica uguali ma appartenenti a profili professionali diversi, non può essere utilizzato il criterio di cui al punto c) bensì deve applicarsi quello relativo al punto d), con conseguente collocazione in graduatoria dei medesimi non più in base all’originaria posizione nel ruolo ma alla maggiore età anagrafica”.

Ed è evidente che tale chiarimento non avrebbe avuto ragione di essere adottato, laddove i criteri predeterminati nella complessiva direzione indicata dall’Amministrazione fossero stati univocamente idonei a pervenire alla corretta graduazione dei candidati.

Di talchè la linea interpretativa postulata dall’Amministrazione, nel rendere sostanzialmente inoperante il terzo criterio di cui all’art. 5, comma 7, del bando della procedura, risulta illegittima.

5. Il ricorso e i motivi aggiunti devono, pertanto, essere accolti, disponendosi l’annullamento degli atti gravati, nei limiti dell’interesse della ricorrente, con conseguente obbligo per la resistente Amministrazione di riformulare la graduatoria finale del concorso in esame sulla base dei criteri selettivi stabiliti all’art. 5, comma 7, del bando di concorso.”

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