Lo straniero spacciatore non è (automaticamente) pericoloso

Le condanne anche non definitive, per i reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, nonché, limitatamente ai delitti non colposi, dall’articolo 381 del medesimo, non possono costituire l’unico elemento di valutazione della pericolosità dello straniero per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato ai fini della revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo o di quello conseguente a ricongiungimento familiare.

Consiglio di Stato ordinanza n. 5436 27 novembre 2014

[…]

Premesso che:

le condanne in tema di stupefacenti non possono meccanicamente considerarsi ostative nel caso di uno straniero entrato in Italia nel 2003 a seguito di ricongiungimento familiare e titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo a norma delle disposizioni di cui ai commi 4 e 7 dell’art. 9, nonché dell’art. 4, comma 3, ultimo periodo, richiamato dall’art. 5, comma 5, norma generale che disciplina la procedura di rinnovo di qualsiasi tipo di permesso di soggiorno.

Considerato che:

tali disposizioni, in combinato disposto tra loro, prescrivono che la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo o di quello conseguente a ricongiungimento familiare possa essere disposta per gli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato e che, a tal fine possano costituire uno, ma non l’unico elemento di valutazione le condanne anche non definitive, per i reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, nonché, limitatamente ai delitti non colposi, dall’articolo 381 del medesimo;

– ai fini dell’applicazione delle norme richiamate in premessa, è certamente rilevante la situazione familiare dell’appellante, che è figlio unico e che, dopo il ricongiungimento, ha vissuto, e pur essendo maggiorenne, vive tuttora con i genitori che hanno richiesto la cittadinanza italiana;

– il provvedimento valuta la situazione familiare come un’aggravante determinante per la valutazione di maggiore pericolosità sociale in quanto preesisteva al compimento dei reati per i quali l’appellante è stato condannato e non lo ha distolto dal commetterli.

 

Ritenuto che:

per quanto sopra considerato, il provvedimento impugnato in primo grado, pur manifestando correttamente l’intento di dar seguito alla normativa indicata in premessa, deduce la pericolosità sociale dello straniero dalla unica condanna subita, utilizzando proprio il contesto familiare come unico argomento dimostrativo a carico dell’appellante nel senso sopra descritto, rovesciando la ratio delle norme poste a tutela dell’unità familiare e le chiare indicazioni della giurisprudenza costituzionale e amministrativa;

– l’istanza cautelare deve essere pertanto accolta anche per consentire un auspicabile riesame del provvedimento alla luce delle indicazioni della richiamata giurisprudenza e del successivo comportamento dell’appellante al fine di verificare l’effettiva e attuale pericolosità sociale a norma dell’art. 9, commi 4 e 7, del testo unico per l’immigrazione nonché dell’art 5, comma 5, con rinvio a quanto previsto dall’art. 4, comma 3, ultimo periodo, in relazione al pregresso ricongiungimento familiare.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

Accoglie l’appello (Ricorso numero: 8765/2014) e, per l’effetto, in riforma dell’ordinanza impugnata, accoglie l’istanza cautelare in primo grado.

Ordina che a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione dell’udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, cod. proc. amm.

Spese della presente fase cautelare compensate.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 novembre 2014 […]

 

Precedente Testo unico immigrazione Successivo Infortunio sul lavoro, in itinere, indennizzabilità