Magistrati, conferimento incarichi direttivi o semidirettivi, discrezionalità CSM, motivazione

Tar Lazio sentenza n. 9160 5 agosto 2016

La motivazione del provvedimento amministrativo è finalizzata unicamente a dare atto dei presupposti in relazione al quale la sottesa determinazione viene assunta e del relativo iter argomentativo. Di talchè è evidente che la scelta effettuata in finale non possa che conformare inevitabilmente e proporzionalmente l’andamento e il tenore dell’atto che la racchiude, che siffatta conclusione è tenuta a esternare in tutti i suoi profili, restando necessariamente assorbita la portata di altri elementi, per i quali l’obbligo di motivazione, non assumendo identica valenza illuminante, può ritenersi soddisfatto mediante considerazioni meno articolate, purchè le stesse risultino, naturalmente, chiare, logiche e coerenti con i presupposti di fatto e di diritto.

 

Ciascun concorso per il conferimento di un incarico direttivo (o semidirettivo) dà luogo a una valutazione avente a oggetto le capacità e attitudini dei magistrati aspiranti, che non viene condotta in astratto, ma è riferita alle specifiche caratteristiche e esigenze dell’ufficio da ricoprire; al tempo stesso i tre parametri delle attitudini, del merito e dell’anzianità, oggetto di valutazione quanto al profilo professionale di ciascun magistrato interessato, devono essere presi in considerazione opportunamente integrati tra di loro. Più in dettaglio, il primo principio ha, tra le altre funzioni, quella di conferire maggiore flessibilità e adeguatezza alla valutazione, evitando che essa si trasformi nella risultante di una mera sommatoria di elementi predefiniti a priori, avulsa da ogni considerazione dello specifico ufficio da conferire, mentre il secondo comporta che il CSM non è tenuto a un raffronto analitico e puntuale dei candidati con riferimento a ciascuno dei parametri prestabiliti, dovendo piuttosto procedere a un giudizio complessivo unitario, frutto della valutazione integrata dei requisiti suindicati, all’interno del quale non può assurgere ex se a vizio di legittimità il fatto che il magistrato ritenuto prevalente fosse invece subvalente in relazione a un singolo titolo o parametro, ben potendo questo essere bilanciato da altri elementi preferenziali all’interno del predetto giudizio globale.

 

Dall’amplissima discrezionalità di cui il CSM gode nel valutare i requisiti attitudinali dei magistrati al fine del conferimento di posti direttivi e semidirettivi, quale insopprimibile garanzia della effettiva scrutinabilità delle relative delibere in sede di giudizio di legittimità consegue la necessità che tali atti manifestino che l’Organo di autogoverno abbia attentamente esaminato e valutato tutti gli elementi rilevanti del curriculum dei candidati.

Infatti, proprio perché i provvedimenti di nomina dei magistrati a incarichi direttivi adottati dal Consiglio Superiore della Magistratura sono espressione di un’ampia valutazione discrezionale, e sono sindacabili in sede di legittimità solo ove risultino inficiati da palese irragionevolezza, travisamento dei fatti o arbitrarietà, gli atti di conferimento non necessitano di una motivazione particolarmente estesa, purché da essa emergano, ancorché in modo sintetico, ma chiaro, esplicito e coerente, le ragioni in base alle quali l’organo deliberante, procedendo all’apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da attribuire ad un candidato rispetto agli altri.

In altre parole, la scelta del candidato più idoneo ai fini del conferimento dei predetti uffici, da formularsi in un’ottica comparativa, non può che essere ancorata ai profili qualitativi e agli elementi significativi dell’idoneità all’espletamento delle funzioni e trovare fondamento nei percorsi professionali dei candidati come attestati dagli elementi ricavabili dalle previste fonti di conoscenza e di valutazione, dovendo le capacità espresse essere riguardate come indicatori di attitudine in quanto sintomatiche della idoneità al conferimento dell’ufficio, mediante proiezione prognostica sulla base di un percorso argomentativo congruo e razionale, convincente quanto ad indicazione dei presupposti e conclusioni tratte in ordine alla misura della garanzia di idoneità, tramite indicazione degli elementi su cui si basa il giudizio di maggiore idoneità allo svolgimento dell’incarico, in relazione alla natura dello stesso.

Nel predetto processo di valutazione l’eventuale minor scandaglio del percorso professionale del candidato che non risulti destinatario della proposta ovvero la minor enfasi nell’illustrazione dei suoi meriti non rivelano autonoma attitudine a far ritenere inficiato l’operato apprezzamento di tenore complessivo dell’Organo di autogoverno, né, conseguentemente, sono idonei a condurre ad un giudizio di illegittimità degli esiti della relativa procedura.

Ciò che si chiede è, invece, che emergano, ancorché in modo sintetico, ma chiaro, esplicito e coerente, le ragioni in base alle quali l’organo deliberante, procedendo all’apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da attribuire a un candidato rispetto agli altri.

Per altro verso, deve rammentarsi che le disposizioni di cui agli artt. 12, 45 e 46 del d.lgs.160/2006, hanno previsto, oltre che il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi della magistratura ordinaria all’esito di procedura concorsuale, anche la loro temporaneità.

E tali scelte, singolarmente e unitariamente considerate, non avrebbero ragion d’essere se l’accesso ai predetti incarichi da parte dei magistrati che non possono vantare il pregresso svolgimento di incarichi di grado pari a quello per cui si concorre non fosse ancorato alla possibilità di dimostrare la capacità organizzativa mediante indici correlati non solo al pregresso svolgimento delle stesse funzioni poste a bando, ma anche, più in generale, alla funzione giudiziaria ed extra-giudiziaria svolta.

Diversamente opinandosi il conferimento dell’incarico direttivo risulterebbe riservato ai soli soggetti che abbiano già ricoperto incarichi di direzione, in una sorta di mobilità orizzontale, con sofferenza del principio secondo cui il giudizio comparativo è precipuamente finalizzato “al fine di preporre all’ufficio da ricoprire il candidato più idoneo per attitudini e merito, avuto riguardo alle esigenze funzionali da soddisfare ed, eventualmente, a particolari profili ambientali” (paragrafo 4 circolare P-19244).

 

Tar Lazio sentenza n. 9160 5 agosto 2016

[…]

FATTO

Con l’odierno gravame il dr.  Omissis ha esposto di aver rivestito sino al omissis la funzione di Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Arezzo, di risultare, allo stato, destinatario della proposta di nomina a Presidente del Tribunale di Siena, ancora in itinere, nonché di aver partecipato alla procedura comparativa volta alla copertura dell’ufficio direttivo di Presidente del Tribunale di Arezzo, vedendosi preferire nella nomina da parte del Consiglio Superiore della Magistratura la dr.ssa Omissis.

Ciò posto, il ricorrente ha proposto azione impugnatoria avverso gli atti recanti l’esito di quest’ultimo procedimento, indicati in epigrafe, lamentando che l’esito del giudizio comparativo è frutto di evidenti errori e travisamenti di fatto, configuranti eccesso di potere in senso assoluto e relativo.

In particolare, il ricorrente evidenzia come il parere del Consiglio giudiziario presso la Corte di Appello di Firenze, relativo tra altro al conferimento dell’ufficio di cui si discute, di cui riporta ampi brani, sia estremamente elogiativo nei suoi confronti, pur menzionando un elemento di criticità riferito dal rapporto del 1° febbraio omissis del Presidente del Tribunale di Arezzo, costituito dal suo “super lavoro”, ovvero dall’eccessivo numero di processi fissati per singola udienza, comportante, secondo il rapporto, disagi per i testi e la cancelleria, sovraccaricata di adempimenti ai quali non è riuscita a far fronte, e sottoposta, per tali motivi, a formali rilievi nel corso della verifica ministeriale del settembre 2012.

Il ricorrente (mediante le doglianze di violazione dei principi desumibili dagli artt. 10, 12 e 13 del d. lgs. 5 aprile 2006, n. 160, dall’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241, dalla Parte I del t.u. sulla dirigenza giudiziaria di cui alla circolar CSM P-19244 del 3 agosto 2010, di eccesso di potere per errore o travisamento dei fatti, violazione del giusto procedimento e carenza assoluta di motivazione) riferisce come la predetta criticità abbia orientato negativamente nei suoi confronti la procedura, a causa di una istruttoria inadeguata, che non ha permesso di rilevare sia l’insussistenza della criticità stessa che la sua prevalenza, per attitudini e merito, rispetto alla nominata.

In particolare, il ricorrente lamenta che la finale deliberazione del CSM tratti soltanto della figura professionale della contro-interessata, con espressioni elogiative generiche, tanto che le stesse avrebbero potrebbero essere riferite al suo stesso iter professionale, laddove analogamente ricostruito.

Prosegue il ricorrente illustrando come tale scelta si ponga in violazione della circolare di riferimento che ha procedimentalizzato la valutazione comparativa, ciò che prevederebbe la necessità di compiere per ciascun aspirante un identico percorso ricognitivo, al fine di “obiettivizzare” la valutazione del CSM, come del resto previsto dalla successiva circolare 22 novembre 2012, n. P/20464/2013, peraltro non applicabile ratione temporis al procedimento per cui è causa, e, comunque, dagli artt. 97 Cost. e 3, l. 241/1990.

Nel caso di specie, denunzia il ricorrente, sarebbero invece stati invertiti i termini del giusto procedimento di valutazione, mediante una motivazione incompleta e unidirezionale, sintomatica della sua introduzione ex post. Solo in tal modo il ricorrente ritiene che il CSM sia potuto pervenire alla nomina della contro-interessata, la quale non ha mai esercitato funzioni direttive, ma solo semidirettive, per quattro anni, e in un Tribunale ben diverso da quello interessato dalla procedura di cui trattasi.

Secondo l’interessato, quindi, la dovuta considerazione dell’idoneità specifica al posto da ricoprire avrebbe dovuto condurre alla prevalenza del ricorrente, che ha esercitato per due anni e mezzo le funzioni di Presidente f.f. del Tribunale di Arezzo e per otto anni le funzioni di Presidente della Sezione Penale.

Quanto al merito, il ricorrente evidenzia di aver presieduto collegi impegnati nella trattazione di processi per delitti di associazione di tipo mafioso anche straniere e tutti i processi di Corte di Assise svoltisi negli otto anni di cui sopra, di essere in possesso di una vasta e apprezzata produzione scientifica in varie materie, con la pubblicazione, tra altro, di un manuale sulla responsabilità medica penale e civile, giunto all’ottava edizione e molto diffuso, neanche menzionato nella valutazione di cui trattasi, di aver svolto molteplici funzioni in materia civile, penale e lavoro, sia in primo che in secondo grado, aspetto sicuramente da privilegiare per un dirigente di un ufficio polifunzionale, così come la rigorosa puntualità nel deposito dei provvedimenti e tutti i gravosi impegni ben assolti nel tempo, quali quelli, in contemporanea, nel settore penale della sezione staccata di Montevarchi, testimoniati dalle relative statistiche e dalle notizie di stampa. Elementi tutti emergenti dal ridetto parere del Consiglio giudiziario.

Il profilo complessivo del ricorrente, si prosegue, sarebbe pertanto di gran lunga superiore a quello della nominata, che ha svolto funzioni semidirettive più limitate, per una durata inferiore di 4 anni, e comunque meno variegate, avendo la medesima presieduto solo svolto la Corte di Assise penale, mentre il ricorrente ha fatto lo stesso per 8 anni, ma altresì svolto anche funzioni in materia civile, penale e lavoro, sia in primo che in secondo grado, nonché funzioni direttive per ben due anni.

In ordine, poi, alle predette criticità rilevate a suo carico, il ricorrente evidenzia come il rilievo trovi fonte non in fatti accertati in sua presenza dal Presidente del Tribunale di Arezzo, bensì in valutazioni di quest’ultimo, quindi pienamente sindacabili in questa sede. E, al riguardo, il ricorrente espone di averne non solo contestato la veridicità sia nei confronti del Consiglio giudiziario che del CSM, ma di aver anche disposto accertamenti di cancelleria in ordine alla effettiva sussistenza dei disagi di cui sopra per i testi, che si sono conclusi negativamente. Quanto, invece, ai problemi di cancelleria, il ricorrente fa constare come la già citata relazione ministeriale concluda rilevando la buona organizzazione dell’Ufficio, sia per il lavoro dei magistrati che per il lavoro del personale amministrativo, la buona produttività, ed esprimendo un giudizio nel complesso positivo.

Inoltre, il ricorrente si duole del mancato contraddittorio inerente la predetta valutazione dei fatti del Presidente del Tribunale di Arezzo, ancorchè idonea a orientare la comparazione.

Esaurita l’illustrazione dei profili di illegittimità ravvisati negli atti gravati, parte ricorrente ha domandato l’annullamento degli atti impugnati.

Si sono costituite in resistenza l’Amministrazione e la dr.ssa  Omissis, concludendo per il rigetto del gravame perché inammissibile e infondato.

In particolare, sia la contro-interessata che l’Amministrazione eccepiscono l’inammissibilità del gravame per difetto di interesse, atteso che, come già preconizzato in ricorso, il ricorrente è stato successivamente nominato Presidente del Tribunale di Siena, incarico che ha accettato senza riserve.

La contro-interessata perviene ad analoga conclusione anche considerando che, nelle more del giudizio, il ricorrente è stato collocato a riposo per dimissioni, e domanda la sua estromissione dal giudizio per l’ipotesi che il ricorrente intenda proseguire l’azione per mere finalità risarcitorie. La contro-interessata deduce altresì l’inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi, perché diretti a contestare l’attività valutativa in se, in carenza della prova di resistenza, e, comunque la sua infondatezza nel merito.

L’Amministrazione eccepisce la completa estraneità alla vicenda contenziosa della Presidenza del Consiglio dei ministri, pure evocata in giudizio, e ne domanda l’estromissione.

L’Amministrazione eccepisce poi l’infondatezza nel merito del gravame, evidenziando gli articolati elementi contenuti nella delibera impugnata che attesterebbero sia l’analitico apprezzamento effettuato dal CSM del profilo professionale del ricorrente, sia la sua avvenuta comparazione con quello della contro-interessata, alla stregua dei principali parametri (attitudine e del merito) posti dalla vigente normativa primaria e secondaria di riferimento, e concludendo per l’esaustività e la afferenza ai rispettivi profili professionali della motivazione della prevalenza accordata alla nominata.

Parte ricorrente ha affidato a memoria l’illustrazione del proprio persistente interesse alla decisione del gravame e lo sviluppo delle proprie tesi difensive.

Il ricorso è stato trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 5 luglio 2016.

DIRITTO

1. Si controverte in ordine alla legittimità della nomina, disposta a mezzo degli atti di cui in epigrafe, della dr.ssa  Omissis a Presidente del Tribunale di Arezzo.

La questione è posta dal dr.  Omissis, che ha partecipato infruttuosamente alla relativa procedura.

Resistono al gravame con eccezioni di rito e di merito l’Amministrazione e la contro-interessata.

2. La rilevata infondatezza nel merito del ricorso consente al Collegio di superare le eccezioni pregiudiziali spiegate dalle parti resistenti.

3. Giova effettuare una ricognizione, ancorchè sintetica e limitata a quanto qui di particolare interesse, della disciplina normativa che regola il conferimento degli uffici direttivi, nella parte in cui individua i criteri che devono orientare concretamente la scelta dei soggetti, sulla cui base procedere allo scrutinio della contestata delibera.

In tale direzione, viene in rilievo, oltre che il d. lgs. 5 aprile 2006, n. 160 e s.m.i., e segnatamente l’art. 12, la circolare del CSM n. P-19244 del 3 agosto 2010 – delibera del 30 luglio 2010, recante il testo unico sulla dirigenza giudiziaria, applicata ratione temporis alla fattispecie.

La predetta circolare P-19244 dispone nella Parte I, in via generale, che i requisiti di indipendenza, imparzialità ed equilibrio costituiscono imprescindibili condizioni per un corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali, e che ai fini del conferimento degli incarichi direttivi deve essere apprezzato anche il prestigio dell’aspirante, valutato in riferimento alla stima acquisita all’interno e all’esterno degli uffici giudiziari, oltre che per l’impegno profuso nell’attività giudiziaria, il rigore morale, le doti di carattere e le qualità umane.

Il paragrafo 1 stabilisce poi i criteri per il conferimento degli uffici direttivi, prevedendo che, per essi tutti, la valutazione debba fare riferimento alle “attitudini” e al “merito”, che, in una valutazione integrata, “confluiscono in un giudizio complessivo e unitario”. L’anzianità, di cui si esclude la pari rilevanza, viene in considerazione nei limiti indicati al punto 2.

La circolare chiarisce (paragrafo 1.1.) che il profilo del “merito” investe la verifica dell’attività anche giudiziaria svolta, e ha lo scopo di ricostruire in maniera completa il profilo professionale del magistrato, del quale vanno valutati capacità, laboriosità, diligenza e impegno e altre qualità ivi analiticamente individuate

Quanto, invece, alle “attitudini” la circolare stabilisce (paragrafo 1.2.) che per esse si intende la capacità di organizzare, programmare e gestire le risorse in rapporto alle necessità dell’ufficio e alle risorse disponibili. Viene in rilievo anche la propensione all’impiego delle tecnologie avanzate, la capacità di valorizzare le inclinazioni dei magistrati e dei funzionari, l’ideazione e la realizzazione degli adattamenti organizzativi.

Richiamati alcuni elementi specifici e significativi per la valutazione attitudinale, individuati direttamente dalla normativa primaria (commi 10 e 11 dell’art. 12 del d.lgs. 106/2006: pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati nonché ogni altro elemento, acquisito anche al di fuori del servizio in magistratura) la circolare P-19244 prescrive di verificare le doti organizzative anche con riguardo ai parametri e agli indicatori dell’attitudine direttiva, individuati di concerto con il Ministero della giustizia ai sensi dell’art. 10, comma 3, lett. d) del d.lgs. 160/2006 e inglobati nella stessa circolare.

Tra essi figurano le “Esperienze di direzione ed organizzazione, desunte dallo svolgimento, effettivo o vicario, di funzioni direttive, semidirettive o di coordinamento di posizioni tabellari o gruppi”.

La circolare stabilisce poi che “La mancanza di pregresse esperienze direttive o semidirettive, eventualmente svolte anche in via di fatto, impone che il giudizio prognostico sull’attitudine direttiva sia formulato sulla base della complessiva attività giudiziaria svolta dal candidato”.

La circolare stabilisce ancora che le attitudini sono, altresì, valutate anche con riguardo al positivo esercizio, specie se in epoca non remota e per un tempo adeguato, di funzioni di identica o analoga natura rispetto a quelle dell’ufficio da ricoprire.

Deve ancora notarsi che il paragrafo 4 della circolare, dedicato al giudizio comparativo, precisa che la valutazione comparativa tra gli aspiranti all’ufficio è effettuata “al fine di preporre all’ufficio da ricoprire il candidato più idoneo per attitudini e merito, avuto riguardo alle esigenze funzionali da soddisfare ed, eventualmente, a particolari profili ambientali”, e prescrive che le ragioni della scelta devono risultare da una espressa motivazione riferita specificamente anche ai requisiti di indipendenza e prestigio e all’assenza di elementi negativi rispetto all’ufficio da ricoprire.

4. Va a questo punto rammentato che la giurisprudenza, da tempo, fa conseguire dall’amplissima discrezionalità di cui il CSM gode nel valutare i requisiti attitudinali dei magistrati al fine del conferimento di posti direttivi e semidirettivi, quale insopprimibile garanzia della effettiva scrutinabilità delle relative delibere in sede di giudizio di legittimità, la necessità che tali atti manifestino che l’Organo di autogoverno abbia attentamente esaminato e valutato tutti gli elementi rilevanti del curriculum dei candidati (tra tante, Tar Lazio, Roma, I, 5 marzo 2002, n. 1659; C. Stato, IV, 24 luglio 2003, n. 4241).

Infatti, proprio perché i provvedimenti di nomina dei magistrati a incarichi direttivi adottati dal Consiglio Superiore della Magistratura sono espressione di un’ampia valutazione discrezionale, e sono sindacabili in sede di legittimità solo ove risultino inficiati da palese irragionevolezza, travisamento dei fatti o arbitrarietà, gli atti di conferimento non necessitano di una motivazione particolarmente estesa, purché da essa emergano, ancorché in modo sintetico, ma chiaro, esplicito e coerente, le ragioni in base alle quali l’organo deliberante, procedendo all’apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da attribuire ad un candidato rispetto agli altri (C. Stato, IV, 14 aprile 2010, n. 2098).

In altre parole, la scelta del candidato più idoneo ai fini del conferimento dei predetti uffici, da formularsi in un’ottica comparativa, non può che essere ancorata ai profili qualitativi e agli elementi significativi dell’idoneità all’espletamento delle funzioni e trovare fondamento nei percorsi professionali dei candidati come attestati dagli elementi ricavabili dalle previste fonti di conoscenza e di valutazione, dovendo le capacità espresse essere riguardate come indicatori di attitudine in quanto sintomatiche della idoneità al conferimento dell’ufficio, mediante proiezione prognostica sulla base di un percorso argomentativo congruo e razionale, convincente quanto ad indicazione dei presupposti e conclusioni tratte in ordine alla misura della garanzia di idoneità, tramite indicazione degli elementi su cui si basa il giudizio di maggiore idoneità allo svolgimento dell’incarico, in relazione alla natura dello stesso (Tar Lazio, Roma, I, 2 agosto 2010, n. 29508).

Nel predetto processo di valutazione, la giurisprudenza amministrativa riconosce, anche qui da sempre, che l’eventuale minor scandaglio del percorso professionale del candidato che non risulti destinatario della proposta ovvero la minor enfasi nell’illustrazione dei suoi meriti non rivelano autonoma attitudine a far ritenere inficiato l’operato apprezzamento di tenore complessivo dell’Organo di autogoverno, né, conseguentemente, sono idonei a condurre ad un giudizio di illegittimità degli esiti della relativa procedura.

Ciò che si chiede è, invece, con la granitica giurisprudenza maturata sulla materia, che emergano, ancorché in modo sintetico, ma chiaro, esplicito e coerente, le ragioni in base alle quali l’organo deliberante, procedendo all’apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da attribuire a un candidato rispetto agli altri.

5. Tanto premesso, gli elementi emergenti dal fascicolo di causa fanno escludere che, come lamentato dal ricorrente, la gravata designazione, posta in raffronto con le coordinate normative primarie e secondarie di cui sopra, abbia sottostimato le qualità dimostrate dal ricorrente nel corso della carriera, trovando, invece, la preferenza accordata nella contestata procedura alla contro-interessata (per il profilo dell’attitudine) esaustiva ragione in apprezzamenti espressi in relazione alle capacità da questa dimostrate nel corso della carriera, rispetto ai quali i rilievi del ricorrente non sono in grado di contrapporre, in questa sede, elementi di analoga significatività a suo favore, ovvero tali far emergere un vizio della funzione discrezionale valutativa esercitata dal CSM in esercizio di prerogative spettanti a titolo esclusivo: risultando, in particolare, corretti i presupposti di fatto, nonchè congrua, ragionevole e logicamente conseguente la motivazione posta a base della decisione.

6. Sul tema, giova innanzitutto segnalare che il ricorrente affida il ruolo portante delle sue difese a due rilievi.

Ma nessuno di essi rivela la portata decisiva che il ricorrente gli attribuisce.

6.1. Non è infatti decisiva la circostanza che la nominata non abbia mai ricoperto funzioni direttive, a fronte alle stesse funzioni svolte dal ricorrente per due anni, quale Presidente f.f. del Tribunale di Arezzo, per cui si concorreva.

Sul punto, va intanto notato come emerga dallo stesso ricorso che la contro-interessata vanta, come il ricorrente, il pregresso esercizio di funzioni semidirettive, ancorchè per un minor lasso di tempo (4 anni anziché 8), quale Presidente di Sezione presso il Tribunale di Bari.

Ciò posto, è vero che la circolare P-19244, come detto, valorizza le “Esperienze di direzione e organizzazione, desunte dallo svolgimento, effettivo o vicario, di funzioni direttive, semidirettive o di coordinamento di posizioni tabellari o gruppi”, e indica, quale parametro dell’attitudine, il positivo esercizio di funzioni di identica o analoga natura rispetto a quelle dell’ufficio da ricoprire.

Ma, per un verso, il criterio è mitigato dalla correlata previsione, pure sopra riferita, che “La mancanza di pregresse esperienze direttive o semidirettive, eventualmente svolte anche in via di fatto, impone che il giudizio prognostico sull’attitudine direttiva sia formulato sulla base della complessiva attività giudiziaria svolta dal candidato”.

Per altro verso, deve rammentarsi che le disposizioni di cui agli artt. 12, 45 e 46 del d.lgs.160/2006, hanno previsto, oltre che il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi della magistratura ordinaria all’esito di procedura concorsuale, anche la loro temporaneità.

E tali scelte, singolarmente e unitariamente considerate, non avrebbero ragion d’essere se l’accesso ai predetti incarichi da parte dei magistrati che non possono vantare il pregresso svolgimento di incarichi di grado pari a quello per cui si concorre non fosse ancorato alla possibilità di dimostrare la capacità organizzativa mediante indici correlati non solo al pregresso svolgimento delle stesse funzioni poste a bando, ma anche, più in generale, alla funzione giudiziaria ed extra-giudiziaria svolta.

Diversamente opinandosi, come più volte sottolineato dalla giurisprudenza amministrativa, il conferimento dell’incarico direttivo risulterebbe riservato ai soli soggetti che abbiano già ricoperto incarichi di direzione, in una sorta di mobilità orizzontale, con sofferenza del principio secondo cui il giudizio comparativo è precipuamente finalizzato “al fine di preporre all’ufficio da ricoprire il candidato più idoneo per attitudini e merito, avuto riguardo alle esigenze funzionali da soddisfare ed, eventualmente, a particolari profili ambientali” (paragrafo 4 circolare P-19244).

6.2. Non è, poi, indice di una carente istruttoria ovvero della presenza di profili inficianti la determinazione di nomina la circostanza, articolatamente stigmatizzata dal ricorrente sotto vari profili (carenza di motivazione e motivazione ex post; carenza di valutazione comparativa e inversione dei relativi termini; violazione della circolare di riferimento e dei principi di cui agli artt. 97 Cost. e 3, l. 241/1990), del maggior spazio dedicato dal CSM all’analisi dei meriti della nominata.

Si è già riferita la costante e nota giurisprudenza amministrativa intervenuta nella materia, secondo cui il minor scandaglio del percorso professionale del candidato non destinatario della proposta del CSM di conferimento di incarico direttivo o semidirettivo ovvero la minor enfasi nell’illustrazione dei suoi meriti non sono idonei a condurre ad un giudizio di illegittimità degli esiti della relativa procedura.

Può aggiungersi che la motivazione del provvedimento amministrativo è finalizzata, come noto, unicamente a dare atto dei presupposti in relazione al quale la sottesa determinazione viene assunta e del relativo iter argomentativo.

Di talchè è evidente che la scelta effettuata in finale non possa che conformare inevitabilmente e proporzionalmente l’andamento e il tenore dell’atto che la racchiude, che siffatta conclusione è tenuta a esternare in tutti i suoi profili, restando necessariamente assorbita la portata di altri elementi, per i quali l’obbligo di motivazione, non assumendo identica valenza illuminante, può ritenersi soddisfatto mediante considerazioni meno articolate, purchè le stesse risultino, naturalmente, chiare, logiche e coerenti con i presupposti di fatto e di diritto.

Tanto si riscontra nella fattispecie.

I termini della delibera gravata non permettono infatti di dubitare che il curriculum del ricorrente sia stato attentamente esaminato, tant’è che la delibera in parola riporta, oltre al suo profilo professionale, anche significativi elementi tratti dal parere del Consiglio giudiziario, come del resto riferisce lo stesso interessato.

Parimenti, non vi è dubbio alcuno che il CSM abbia provveduto alla valutazione comparativa tra il ricorrente e la contro-interessata, tant’è che la delibera ne riporta specificamente l’esito, nei termini di cui meglio in seguito.

6.3. Le censure in esame vanno per quanto sopra respinte.

7. Con altro ordine di argomentazioni il ricorrente passa poi a evidenziare come il suo curriculum, sia per il merito che per le attitudini, in relazione a ogni singolo elemento di valutazione, meritasse un giudizio di prevalenza rispetto a quello della contro-interessata.

7.1. Al riguardo, si osserva che la giurisprudenza amministrativa ha evidenziato come ciascun concorso per il conferimento di un incarico direttivo (o semidirettivo) dia luogo a una valutazione avente a oggetto le capacità e attitudini dei magistrati aspiranti, che non viene condotta in astratto, ma è riferita alle specifiche caratteristiche e esigenze dell’ufficio da ricoprire; al tempo stesso i tre parametri delle attitudini, del merito e dell’anzianità, oggetto di valutazione quanto al profilo professionale di ciascun magistrato interessato, devono essere presi in considerazione opportunamente integrati tra di loro. Più in dettaglio, il primo principio ha, tra le altre funzioni, quella di conferire maggiore flessibilità e adeguatezza alla valutazione, evitando che essa si trasformi nella risultante di una mera sommatoria di elementi predefiniti a priori, avulsa da ogni considerazione dello specifico ufficio da conferire, mentre il secondo comporta che il CSM non è tenuto a un raffronto analitico e puntuale dei candidati con riferimento a ciascuno dei parametri prestabiliti, dovendo piuttosto procedere a un giudizio complessivo unitario, frutto della valutazione integrata dei requisiti suindicati, all’interno del quale non può assurgere ex se a vizio di legittimità il fatto che il magistrato ritenuto prevalente fosse invece subvalente in relazione a un singolo titolo o parametro, ben potendo questo essere bilanciato da altri elementi preferenziali all’interno del predetto giudizio globale (da ultimo, Consiglio di Stato, sez. IV, 28 maggio 2012 n. 3157; 6 agosto 2014, n. 4206).

7.2. Nella fattispecie, alla luce della gravata delibera del CSM, la prevalenza accordata alla contro-interessata ha trovato eco proprio nella specificità dell’Ufficio da ricoprire, descritto come un “ufficio di medie dimensioni presso il quale i settori di intervento significativo possono considerarsi, oltre quello eminentemente organizzativo, sia quello penale che quello civile”, e nell’ambito del quale “appare utile destinare un magistrato dotato di vasta esperienza giudiziaria e di grande esperienza organizzativa, nonché di capacità caratteriali idonee a motivare i magistrati, preparazione culturale che gli consenta di porsi come punto costante di riferimento per i colleghi e competenze relazionali contraddistinte dalla versatilità richiesta per dirigere un ufficio giudiziario di tali dimensioni”.

Nel predetto contesto, la contro-interessata è stata ritenuta più idonea a ricoprire l’incarico in parola tenuto conto dei seguenti elementi.

Sotto il profilo del merito: del parere attitudinale specifico, positivo, del 6 febbraio omissis; del rapporto informativo del Capo dell’ufficio del 24 gennaio omissis, tratteggiante un ottimo livello professionale della candidata, riscontrato con l’esame delle caratteristiche comparate, dalle quali è emersa la notevole laboriosità e la particolarmente elevata produttività del magistrato; del parere del Consiglio giudiziario, che ha rilevato la significatività del dato, tenuto conto dell’estrema delicatezza e complessità dei procedimenti celebrati in Corte di Assise dalla ricorrente, e delle soluzioni interpretative adottate dalla medesima, favorevolmente commentate e segnalate.

Sotto il profilo dell’attitudine: del parere ampiamente positivo del Capo dell’ufficio, illustrante, da ultimo, i risultanti eccellenti sia sul piano del rendimento personale della contro-interessata che sul piano del rendimento complessivo della Sezione da lei presieduta dal 24 gennaio omissis; dell’equilibrio, serenità di giudizio, gentilezza, ottima capacità gestionale e decisionale, spiccata attitudine della medesima a ricoprire uffici direttivi, segnalata anche in precedenti rapporti informativi, richiamati dal Consiglio giudiziario, da ultimo, nel parere 10 luglio omissis; dall’attività di predisposizione delle tabelle, positivamente recepita e osservata, che ha permesso l’incremento del numero delle udienze della Sezione presieduta dalla nominata e la riduzione delle pregresse pendenze, malgrado l’incremento delle sopravvenienze e la complessità delle questioni trattate.

7.3. Né come già sopra rilevato, può dirsi mancata la valutazione comparativa tra il ricorrente e la designata, nell’ambito della quale la prevalenza accordata a quest’ultima ha trovato una chiara motivazione.

La delibera conclude rilevando come l’assoluta eccellenza della designata spicca rispetto al resto degli aspiranti “quanto meno in relazione agli aspetti attitudinali”.

Quanto alla ritenuta recessività della posizione del ricorrente, riferisce la delibera che egli, pur avendo “positivamente espletato un incarico semidirettivo, peraltro proprio presso il Tribunale di Arezzo”, “non può vantare un profilo di pari livello attitudinale rispetto a quello della candidata prescelta, considerato anche che, pur a fronte dei lusinghieri giudizi in suo favore espressi, l’ultimo rapporto informativo redatto dal Presidente del Tribunale non ha mancato di evidenziare talune criticità correlate alla sua gestione delle udienze, causative di non indifferenti disagi sia ai testimoni che alla sua cancelleria”.

7.4. Il giudizio di prevalenza della nominata risulta indi fondato su una approfondita motivazione, basata sulla considerazione integrata di tutti gli indicatori previsti dalla richiamata circolare.

Vanno, pertanto, respinte tutte le censure con le quali il ricorrente afferma di possedere, rispetto alla designata, un profilo di carriera che lo rende maggiormente idoneo a ricoprire l’incarico direttivo di cui si discute.

In altre parole, la valutazione discrezionale effettuata dal CSM nella fattispecie non si presta, per completezza, esaustività e afferenza dei considerati elementi alla normativa primaria e secondaria di riferimento e ai profili dei candidati esaminati, a essere scardinata sulla base del solo possesso, in capo al ricorrente, di ottime qualità professionali.

Si è già, visto, infatti, che tale qualità sono state ben considerate dal CSM, il quale, ha peraltro rilevato anche la sussistenza di un elemento di criticità, costituito dall’ultimo rapporto informativo redatto dal Presidente del Tribunale, che lo stesso ricorrente ammette del resto aver negativamente orientato la decisione nei suoi confronti.

7.5. Anche l’iter argomentativo in esame non può pertanto essere favorevolmente valutato.

8. Con un ultimo ordine di censure parte ricorrente il ricorrente evidenzia che il rilievo di cui sopra si concretizza in una mera valutazione del Presidente del Tribunale di Arezzo, espone di averne solo contestato la veridicità sia nei confronti del Consiglio giudiziario che del CSM, narra di aver disposto accertamenti utili a evidenziare l’insussistenza dei detti disagi per i testi, mentre quelli per la cancelleria sarebbero da escludersi alla luce delle conclusioni cui è pervenuta la relazione ministeriale di cui in narrativa.

Tali argomentazioni non sono però idonee a privare di fondamento le argomentazioni del Presidente del Tribunale di Arezzo, le quali, come correttamente rilevato dalla difesa erariale, risultano formulate nell’esercizio del dovere di sorveglianza e valutazione del complessivo funzionamento dell’Ufficio incombente sull’Organo, e si concretizzano non in formali contestazioni nei confronti dell’interessato, il cui giudizio complessivo lo stesso CSM qualifica “lusinghiero”, bensì in mere osservazioni, relative al non perfetto funzionamento dello stesso, osservate e apprezzate nell’ambito della sfera di competenza a lui attribuita.

E’ poi del tutto irrilevante il mancato contraddittorio inerente la predetta valutazione dei fatti del Presidente del Tribunale di Arezzo, pure lamentato dal ricorrente.

Il rapporto in parola risulta infatti essere ben noto al ricorrente, così come il parere del Consiglio giudiziario che lo riportava, tanto che lo stesso ricorrente riferisce di aver fatto pervenire al riguardo specifiche e dettagliate osservazioni.

9. Alle rassegnate conclusioni consegue il rigetto del gravame.

Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo respinge.

Condanna la parte ricorrente alla refusione in favore delle parti resistenti delle spese di lite, che liquida nell’importo complessivo pari a € 1.000,00 (euro mille/00) per ciascuna di esse, oltre IVA e CPA ove dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 5 luglio 2016 […]

 

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