Malattia endogena dipendente da causa di servizio: condizioni per il riconoscimento

In materia di pubblico impiego, sul riconoscimento della dipendenza di una patologia cd. endogena da causa di servizio si è pronunciato il Tar Lombardia

In relazione alle malattie cd. endogene l’infermità può essere attribuita a causa di servizio solo se nel servizio prestato sono individuabili episodi, condizioni ed eventi che, per il loro carattere eccezionale e tenuto conto della eziopatogenesi del singolo caso, possono assurgere al ruolo di concause, in senso medico-legale, cioè di fattori in assenza dei quali è certo o almeno probabile che il soggetto non sarebbe andato incontro all’insorgenza o ad una evoluzione della malattia particolarmente significativa nel determinismo della menomazione della sua integrità personale.

Il Comitato di verifica per le cause di servizio (CVCS) è l’organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, al quale è affidato il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico-legale circa il carattere professionale della patologia denunciata dal pubblico dipendente ai fini dell’ottenimento dell’equo indennizzo o della pensione privilegiata, in posizione di piena autonomia e indipendenza rispetto ai giudizi espressi da altri organi tecnici, compresa la Commissione medica ospedaliera (CMO), in quanto momento di sintesi deputato all’accertamento definitivo della effettività e fondatezza della richiesta, anche alla luce della tutela dell’erario e quale superiore valutazione di giudizi espressi da altri apparati, ciò da cui deriva l’inconfigurabilità di contraddizione tra il giudizio della CMO e quello del CVCS e, nel contempo, la natura tecnico-discrezionale di quest’ultimo, con conseguente sua insindacabilità nel merito in sede di giurisdizione generale di legittimità, essendo rilevabili solo i vizi di manifesta illogicità ed irrazionalità e di travisamento dei fatti.

Vedi anche:

Esposizione uranio impoverito, infermita’: PA deve provare mancanza nesso causale

Valutazioni tecniche comitato di verifica cause di servizio, discrezionalità

Tar Lombardia sentenza n. 1784 3 ottobre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente, premettendo di essere Vice brigadiere dei Carabinieri in servizio dal 1980, da ultimo a Sondrio, impugna i provvedimenti in epigrafe, che non riconoscono la dipendenza di un’infermità (infarto) da causa di servizio e la non ascrivibilità a categoria di un’altra (pregressa distorsione cervico – lombare).

Affida il ricorso introduttivo al seguente motivo.

Eccesso di potere per travisamento dei fatti ed erronea valutazione dei presupposti; violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge 241/1990 per insufficienza della motivazione nonché del DPR 461/2001. Il provvedimento rinvierebbe al parere del Comitato di verifica per le cause di servizio, che sarebbe illegittimo perché la sua motivazione sarebbe espressa “con formula stereotipa”, perché in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’esistenza di un carattere endogeno o la predisposizione non possono, di per sé, essere considerate di ostacolo al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e secondo cui in mancanza di prova certa in ordine alla dipendenza di un’infermità da causa di servizio sarebbe sufficiente che il nesso causale o concausale si fondasse su un elevato grado di probabilità. Inoltre, il verbale della Commissione medica ospedaliera di Milano n. 1807 del 15 dicembre 2010 avrebbe ascritto l’infermità a categoria.

Si è costituito il solo Ministero della difesa, depositando relazione sui fatti.

Il ricorrente ha quindi proposto ricorso per motivi aggiunti, affidato al seguente motivo.

Invalidità derivata del provvedimento del Ministero della difesa di rigetto del ricorso gerarchico dalle illegittimità dei precedenti provvedimenti impugnati con il ricorso originario RG 75/2015. L’impugnato provvedimento del Ministero della difesa, nel decretare il rigetto del ricorso gerarchico farebbe proprie le risultanze del decreto dirigenziale n. 3388/N del 26 settembre 2014 che aveva decretato l’insussistenza della causa di servizio per la patologia “cardiopatia ischemica in esiti di triplice Bpac”, senza alcun’altra motivazione; le illegittimità dei provvedimenti presupposti si comunicherebbero quindi anche al provvedimento qui impugnato con i motivi aggiunti.

All’udienza pubblica del 12 luglio 2016 la causa è stata trattata e trattenuta per la decisione.

Il ricorso introduttivo non è fondato.

Il Consiglio di Stato ha avuto modo di precisare che i principi elaborati dalla giurisprudenza in relazione alle patologie cd. endogene sono nel senso che «…l’infermità può essere attribuita a causa di servizio solo se nel servizio prestato sono individuabili episodi, condizioni ed eventi che, per il loro carattere eccezionale e tenuto conto della eziopatogenesi del singolo caso, possono assurgere al ruolo di concause, in senso medico-legale, cioè di fattori in assenza dei quali è certo o almeno probabile che il soggetto non sarebbe andato incontro all’insorgenza o ad una evoluzione della malattia particolarmente significativa nel determinismo della menomazione della sua integrità personale (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 14 aprile 2006, nr. 2156)…»(Cons. Stato, Sez. IV, 28 maggio 2009, n. 3335).

In proposito, il parere del CVCS fa specifica menzione della patologia di cui il ricorrente chiede il riconoscimento (“cardiopatia ischemica cronica in esiti di triplice BPAC”), affermando come essa possa derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale, nonché che essa «…non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico-fisico tali da rivestire un ruolo di causa o concausa efficiente o determinante…», così non risultando le dedotte carenze motivazionale ed istruttoria derivante, nella prospettazione del ricorrente, dalla forma stereotipa con cui è espresso il parere.

Peraltro il ricorrente non risulta aver allegato, nemmeno in giudizio, alcun fatto specifico da cui poter trarre convincimenti in ordine a situazioni di carattere eccezionale che possano essere assurte al ruolo di concause, apparendo invece le attività descritte in ricorso (pagg. 3 e 14) avere natura di attività d’istituto a carattere ordinario (mansioni di perlustrazione, pattugliamento e pronto intervento tipiche del servizio, comando della squadra di soccorso alpino, anche con abilitazione al soccorso sulle piste di sci, organizzazione del soccorso alle popolazioni della Val Tartano durante l’alluvione in Valtellina del 1987).

Con riferimento poi alla censura inerente la discrepanza fra l’impugnato parere del Comitato di verifica per le cause di servizio (CVCS) ed il verbale della Commissione medica ospedaliera (CMO) di Milano n. 1807 del 15 dicembre 2010, nonché alla censura inerente l’eccesso di potere di cui al decreto 3388 per non aver indagato il Ministero se la CVCS avesse valutato gli atti del procedimento, nonché alla censura inerente il giudizio di non ascrivibilità a tabella dell’infermità “distorsione cervico – lombare”, queste vanno rigettate, richiamato il consolidato orientamento del Consiglio di Stato secondo cui nel pubblico impiego il CVCS è l’organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, al quale è affidato il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico-legale circa il carattere professionale della patologia denunciata dal pubblico dipendente ai fini dell’ottenimento dell’equo indennizzo o della pensione privilegiata, in posizione di piena autonomia e indipendenza rispetto ai giudizi espressi da altri organi tecnici, compresa la CMO, in quanto momento di sintesi deputato all’accertamento definitivo della effettività e fondatezza della richiesta, anche alla luce della tutela dell’erario e quale superiore valutazione di giudizi espressi da altri apparati, ciò da cui deriva l’inconfigurabilità di contraddizione tra il giudizio della CMO e quello del CVCS e, nel contempo, la natura tecnico-discrezionale di quest’ultimo, con conseguente sua insindacabilità nel merito in sede di giurisdizione generale di legittimità, essendo rilevabili solo i vizi di manifesta illogicità ed irrazionalità e di travisamento dei fatti (in tal senso, ex plurimis, anche per richiami di giurisprudenza, Cons. Stato, Sez. III, 6 agosto 2015, n. 3878).

Dal rigetto del ricorso introduttivo consegue il rigetto anche del ricorso per motivi aggiunti, avendo il ricorrente dedotto nei confronti del ricorso per motivi aggiunti censura di illegittimità derivata.

Il Collegio, ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 22, comma 8, del D. Lgs. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Il Collegio è dell’avviso che, in ragione della natura della presente controversia e della delicatezza degli interessi sottesi alla vicenda fattuale, sussistano eccezionali motivi, ai sensi degli artt. 26, comma 1, c.p.a. e 92 c.p.c., per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra tutte le parti in causa (si rinvia alla sentenza di questa Sezione 2 febbraio 2015, n. 355, per l’inapplicabilità al processo amministrativo dell’art. 92, comma 2, cpc, nel testo risultante in conseguenza delle modifiche apportate dall’art. 13, comma 1, del DL 12 settembre 2014, n. 132, come modificato dall’art. 1, comma 1, della legge di conversione 10 novembre 2014, n. 162).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione III), definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti: a) li rigetta; b) manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate; c) compensa fra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2016 […]

 

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