Animali maltrattati? Sequestro ok se c’è il fumus commissi delicti

maltrattamento animaliCassazione penale, sez. III,

n. 28578 del 3 luglio 2014

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Per effetto della clausola di riserva contenuta nel Decreto Legislativo n. 151 del 2007, articolo 7, comma 6, laddove la condotta contestata possa integrare gli estremi del reato, la norma dianzi indicata, la quale punisce solo con sanzione amministrativa la condotta di chi, durante un trasporto, usi

violenza in danno di animali

, recede a tutto favore della norma penale.   Leggi richiamate: Articolo 19-terdisp. coord. c.p. Leggi speciali in materia di animali Le disposizioni del titolo IX bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.   Art. 7. Violazioni delle disposizioni relative al benessere degli animali […] 6. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, durante le operazioni di trasporto, usa violenza sull’animale ovvero causa all’animale sofferenze inutili o lesioni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 3.000 a Euro 15.000. […]   Articolo 544 Ter c.p. Maltrattamento di animali Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. (2) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena e’ aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.     La sentenza: Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 3 luglio 2014, n. 28578   RITENUTO IN FATTO Il Tribunale di Bologna, con ordinanza del 10 febbraio 2014 ha rigettato il ricorso proposto da (OMISSIS) e da (OMISSIS), quest’ultimo quale legale rappresentante della (OMISSIS) sas, avverso il decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip di Bologna ed avente ad oggetto 582 animali rinvenuti, nel corso di un controllo effettuato in data (OMISSIS) dalla Polizia Stradale lungo la autostrada (OMISSIS), all’interno di un furgone, risultato essere di proprietà della (OMISSIS) sas, in transito da (OMISSIS) sino in (OMISSIS), dei 6 documenti di trasporto nonchè del furgone stesso. Il sequestro era stato disposto in quanto il veicolo all’interno del quale erano state rinvenute la bestie in questione, si trovava in condizioni tali che non erano adeguatamente salvaguardate le esigenze di salute delle citate bestie. Dall’esame di esso, infatti, era risultato che all’interno del medesimo erano presenti solo 4 prese d’aria; le gabbie all’interno delle quali erano le bestie non contenevano strumenti per consentire alle bestie di abbeverarsi; il veicolo era dotato di un’autorizzazione, rilasciata dalla Asl di Varese, al trasporto di animali ovini, bovini e simili per tragitti della durata non superiore alle 12 ore. Si era, altresi’, riscontrato all’atto del controllo che talune delle bestie trasportate già erano morte, mentre altre presentavano segni di ferite e di sofferenze, rilevati da un veterinario che era stato all’uopo convocato sul posto. In definitiva, in ragione della inidoneità del mezzo a consentire il trasporto in atto, era stato immediatamente disposto sequestro di quanto sopra dalla polizia giudiziaria operante. Detto sequestro, pero’, non era stato convalidato, stante la tardività della trasmissione della relativa documentazione, dal competente Gip, il quale, tuttavia, aveva disposto d’iniziativa il sequestro preventivo di quanto sopra indicato,’ravvisando nei fatti il fumus del reato di cui all’articolo 544-ter cod. pen.. Avverso il predetto decreto formulavano istanza di riesame il (OMISSIS), conducente del veicolo sequestrato, ed il (OMISSIS), nella ricordata qualità, deducendo la assenza del fumus commissi delicti e l’erroneità della configurazione della fattispecie delittuosa. Riguardo al primo punto il Tribunale del riesame ha osservato che le argomentazioni svolte dai ricorrenti e volte a dimostrare la idoneità del mezzo di trasporto alla bisogna sono prive di riscontri obbiettivi volti a superare le riportate emergenze istruttorie, a loro volta, invece, supportate da due relazioni tecniche a firma del veterinario intervenuto in occasione del controllo. Quanto alla asserita errata qualificazione giuridica data al fatto, osserva il Tribunale di Bologna che, sebbene l’articolo 19-ter disp. coord. c.p. preveda che le norme di cui agli articoli 544-bis e seg. cod. pen., non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia, fra l’altro, di trasporto di animali, deve tuttavia osservarsi che, con riferimento al trasporto di animali, la norma speciale applicabile, cioè il Decreto Legislativo n. 151 del 2007, a sua volta prevede, all’articolo 7, comma 6, che sia irrogata a carico di chi nel corso del trasporto di animali cagioni loro sofferenze inutili o lesioni la sanzione amministrativa pecuniaria, ma ciò “salvo che il fatto costituisca reato”. Sulla base, pertanto, della esistenza del fumus del reato contestato in sede cautelare, il Tribunale ha rigettato la richiesta di riesame. Ha presentato ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore di fiducia, il (OMISSIS), deducendo, in sostanza, ancorchè sotto molteplici aspetti, la erroneità della ordinanza nella parte in cui in essa si era ritenuto applicabile alla fattispecie in esame l’articolo 544-ter cod. pen. in luogo della normativa speciale Costituita dal Decreto Legislativo n. 151 del 2007, la quale prevede sanzioni amministrative e non penali. È altresi’ contestata la effettiva ricorrenza degli elementi di fatto considerati dal Tribunale di Bologna, idonei a far ritenere la sussistenza del reato contestato. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso, risultato in parte inammissibile ed in parte infondato, non è, pertanto, meritevole di accoglimento. Palesemente inammissibili sono, in questa sede, tutti i rilievi formulati dal ricorrente in ordine alla valutazioni di fatto operate del Tribunale di Bologna, che, esenti da vizi logici e giuridici, non sono sindacabili di fronte al giudice della legittimità. Osserva il Collegio, quanto al resto che, per effetto della clausola di riserva contenuta nel Decreto Legislativo n. 151 del 2007, articolo 7, comma 6, laddove la condotta contestata possa integrare gli estremi del reato, la norma dianzi indicata, la quale punisce solo con sanzione amministrativa la condotta di chi, durante un trasporto, usi violenza in danno di animali, recede a tutto favore della norma penale. Si tratta, pertanto, di valutare se correttamente il Tribunale di Bologna ha ritenuto sussistere, ai fini della conservazione della misura cautelare reale, il fumus del reato di cui all’articolo 544-ter cod. pen.. Tale indagine conduce senza dubbi ad un risultato positivo. La disposizione in questione, infatti, punisce sia chi senza necessità cagiona lesioni ad animali sia chi li sottopone a fatiche insopportabili per le loro caratteristiche etologiche; la norma prevede, altresì, quale aggravante speciale, idonea ad aumentare la pena sino alla metà, la morte delle bestie se derivante, fra l’altro, dalle condotte sopra indicate. È di tutta evidenza che nel caso in questione, allo stato della cognizione attuale: dei fatti, è estremamente verosimile ritenere che le condizioni di disagio e di stress in cui sono state rinvenute le bestie oggetto del trasporto, tali da integrare gli estremi della lesione della loro integrità fisica, siano dipese dalle modalità in cui il trasporto stesso era in corso di svolgimento, in quanto modalità idonee, appunto, ad imporre alle predette bestie delle fatiche e delle privazioni non consone alle loro caratteristiche. Assai significativi in tal senso sono i dati obbiettivamente desumibili dal fatto stesso della elevata quantità di bestie in corso di trasferimento, tutte inserite in uno spazio piuttosto ridotto e non adeguatamente areato; dalla verosimile lunghissima durata del trasferimento, che doveva certamente condurre talune delle bestie in questione da (OMISSIS) sino alla Sicilia (e al riguardo poco conta il fatto che non tutte dovessero essere condotte per un sì lungo tratto, atteso che il reato, a tutto voler concedere, comunque riguarderebbe quell’aliquota di animali per i quali il trasporto doveva durare sino al termine del tragitto che avrebbe dovuto compire l’autoveicolo, durata che, anzi, è da ritenere che si sia, o che si sarebbe, prolungata a causa a causa delle digressioni dovute al fatto che non tutte le bestie dovevano essere consegnate presso lo stesso luogo); dal fatto che il veicolo sul quale le bestie erano trasportate godeva di autorizzazione per tragitti di durata non superiore a 12 ore e per il trasporto di animali di ben diversa tipologia rispetto a quelli oggetto del provvedimento di sequestro; dal fatto che le singole gabbie all’interno’ delle quali le bestie erano stipate non avevano alcuna installazione che poteva consentire agli animali di abbeverarsi durante il viaggio. Tutti questi dati sono peraltro inverati dalla circostanza che al momento del controllo alcune bestie erano state rinvenute già morte all’interno del veicolo in questione e diverse altre sono decedute nei giorni immediatamente successivi all’avvenuto’ sequestro (nè parte ricorrente ha in qualche modo dimostrato – ed, invero, neppure prospettato – che tali decessi potessero essere scrivibili a serie causali autonome rispetto ai disagi già riscontrati a carico delle dette bestie). Nessun dubbio, pertanto, in ordine alla sussistenza del fumus commissi delicti e, pertanto, alla legittimità sotto l’aspetto contestato, del provvedimento ora impugnato. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Vedi anche Cassazione penale Sentenza n. 39159 del 24 settembre 2014

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