Mancato rinnovo permesso di soggiorno a straniero che ha subito condanna definitiva in relazione a reati ostativi, Consiglio di Stato sentenza n. 969 14 febbraio 2018: non basta avere un fratello in Italia per evitare l’automatica espulsione

In materia di rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro da parte della questura si è pronunciato il Consiglio di Stato, sentenza n. 969 14 febbraio 2018:

Le norme recate dagli artt. 4 e 5 del d.lgs. n. 286/98 mirano a tutelare l’interesse pubblico alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Nell’esercizio del potere disciplinato all’art. 5, co. 5 del d.lgs. n. 286/98, nel testo novellato nel 2007, l’Amministrazione è tenuta a valutare la condizione familiare dello straniero, in quanto l’interesse collettivo alla tutela della sicurezza pubblica deve essere bilanciato con l’interesse alla vita familiare dell’immigrato e dei suoi congiunti, attenendo tale profilo a diritti fondamentali, aventi copertura convenzionale (art. 8 CEDU).

Il superamento dell’automatismo espulsivo ed il giudizio di disvalore e di pericolosità connessi ai reati ostativi trova fondamento nell’esigenza di tutela della famiglia, di vincoli affettivi e di sostegno anche materiale ed economico propri del nucleo familiare “convivente” e in cui vi sia “effettività” di una vita familiare; mentre non è giustificato in situazioni in cui tali vincoli siano di fatto non dimostrati.

 

…il sig. -OMISSIS-ha unicamente riferito di essere fratello del sig. -OMISSIS-(entrambi figli della sig.ra -OMISSIS-), cittadino italo-senegalese che vive da oltre 30 anni sul territorio nazionale, senza apportare alcun elemento idoneo a confortare quel legame familiare che avrebbe potuto essere meritevole di una diversa valutazione….

Sulla necessità di motivazione specifica del provvedimento da parte della Questura.

“Il Legislatore ha previsto nel T.U. sull’immigrazione l’individuazione di taluni reati ostativi al rilascio ed al rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto sintomatici della pericolosità sociale del cittadino straniero.

Il giudizio di disvalore contenuto nella norma non può essere riferito al tipo di lavoro per cui è richiesto il permesso.

E’ vero invece che – con specifico riguardo agli elementi che connotano la controversia in trattazione – la condotta dello straniero che, nello svolgimento di lavoro autonomo, con contraffazione, alterazione o indebito uso di marchi o di segni distintivi dei prodotti, violi le regole poste a tutela dei diritti di proprietà industriale, in danno del libero dispiegarsi dell’iniziativa economica degli altri soggetti che operano nel settore interessato, è considerata, a livello normativo, di per sé riprovevole ed ostativa alla permanenza in Italia.

In ordine a fattispecie analoghe, la giurisprudenza ha dunque precisato che, in presenza di sanzione in sede penale, il provvedimento del Questore, recante diniego di rinnovo del permesso di soggiorno non deve essere assistito da ulteriore motivazione in ordine agli estremi di pericolosità sociale (cfr. Cons. St. n.2932 del 2012 […]).”

Vedi anche:

Permesso di soggiorno per minore età, Consiglio di Stato: illegittimo il diniego della Questura basato sulla ritenuta maggior età del richiedente al momento del suo ingresso in Italia, se esistono seri elementi dai quali desumere che si trattava di minorenne

Condanna atti persecutori e  revoca permesso di soggiorno 

 

Consiglio di Stato sentenza n. 969 14 febbraio 2018

Il fatto, la sentenza di primo grado, le contestazioni

“Dalla documentazione in atti emerge che la Questura di Genova aveva motivato il rifiuto di rinnovare il permesso per l’esistenza di motivi ostativi essendo emersa a carico dell’appellante una condanna con sentenza emessa dal Tribunale Genova in data -OMISSIS-, confermata dalla Corte d’Appello di Genova con sentenza -OMISSIS-, divenuta irrevocabile in data -OMISSIS-, per violazione degli artt.171 ter ,comma 1, lettera c, l. n. 633/1941, 648 e 474 c.p. (relativamente a fatti accertati in Genova, in data -OMISSIS-).

L’Amministrazione rilevava che le condanne per la violazione degli artt. 171 ter, comma 1, lett. c, l. 633/1941 e 474 c.p. risultavano tra quelle ostative all’ingresso e al soggiorno in Italia ai sensi degli artt. 4 co. 3 e 5 co. 5 del d.lgs. n. 286/1998.

La Questura di Genova valutava, poi, la situazione personale e familiare dell’appellante, non ravvisando i presupposti della tutela prevista dall’art. 5 co. 5 d.lgs. n. 286/1998 […]

Il Tribunale di prime cure respingeva il ricorso per i seguenti motivi:

– l’art. 4 comma 3 del d.lgs. n. 286/1998, recita: “impedisce l’ingresso dello straniero in Italia anche la condanna, con sentenza irrevocabile, per uno dei reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III, sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, relativi alla tutela del diritto di autore, e degli articoli 473 e 474 del codice penale”;

– la presenza sul territorio nazionale di un fratello (peraltro non convivente) non sarebbe suscettibile di favorevole valutazione, giacché l’art. 5 co. 5 del d.lgs. n. 286/1998, fa riferimento allo straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

Deduce l’appellante quali motivi di censura:

1 – la preclusione dovuta al reato accertato varrebbe solo per il rinnovo di permesso per lavoro autonomo; inoltre, a suo dire, il giudice di prime cure non avrebbe neppure effettuato una valutazione di pericolosità sociale del sig. -OMISSIS-; l’interpretazione offerta dal primo giudice sarebbe contraddittoria con la circostanza che il richiedente aveva usufruito della procedura di emersione dal lavoro irregolare;

2 – la carenza istruttoria, con riferimento alla situazione familiare ai sensi di quanto disposto dall’art. art. 5 co. 5 d.lgs. n. 286/1998.”

 

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