Mandato di arresto europeo e gravi indizi di colpevolezza

Cassazione penale sentenza n. 34731 8 agosto 2016

In tema di mandato di arresto europeo l’autorità giudiziaria italiana, ai fini della riconoscibilità del presupposto dei gravi indizi di colpevolezza, deve limitarsi a verificare che il mandato sia, per il suo contenuto intrinseco o per gli elementi raccolti in sede investigativa, fondato su un compendio indiziario che l’autorità giudiziaria emittente abbia ritenuto seriamente evocativo di un fatto-reato commesso dalla persona di cui si chiede la consegna.

Non è necessario che il mandato di arresto contenga una elaborazione dei dati fattuali che pervenga alla conclusione della gravità indiziaria, ma è necessario e sufficiente che le fonti di prova relative all’attività criminosa ed al coinvolgimento della persona richiesta – emergenti dal contenuto intrinseco del mandato o, comunque, dall’attività supplementare inviata dall’autorità emittente – siano astrattamente idonee a fondare la gravità indiziaria sia pure con la sola indicazione delle evidenze fattuali a suo carico mentre la valutazione in concreto delle stesse è riservata all’autorità giudiziaria del paese emittente.

 

Cassazione penale

sentenza n. 34731 8 agosto 2016

[…]

RITENUTO IN FATTO

1.Omissis ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma che ha disposto la consegna dello stesso alla autorità giudiziaria della Germania in relazione al mandato di arresto europeo emesso il 18/02/2016 dal Tribunale di prima istanza di Memmingen per due reati di furto in abitazione ed uno di tentato furto in abitazione commessi in Heimertingen il 04/01/2012.

2. Con un primo motivo lamenta la violazione di legge in relazione all’art. 6, comma 4, della l. n. 69 del 2005 posto che l’autorità tedesca, richiesta dalla Corte romana di inviare una relazione sui fatti addebitati con descrizione delle fonti di prova, del tempo e luogo di commissione, e della loro qualificazione giuridica, si è limitata ad inviare solo il mandato d’arresto corredato di sommarie e labili descrizioni configurabili solo come lievi ed inconsistenti indizi.

3. Con un secondo motivo lamenta che l’unico indizio sarebbe rappresentato da una torcia elettrica rinvenuta sul luogo della commissione del presunto crimine su cui sono state rinvenute impronte attribuibili all’interessato. Ma le fotocopie sulle quali si è basato l’accertamento non sono assolutamente confrontabili mentre quanto alle tracce di dna riscontrate e confrontate con la banca dati di Helsinki non vi sarebbe stata alcuna verifica di riscontro: tutti tali elementi non integrerebbero i gravi indizi di colpevolezza cui è subordinata la consegna della persona ricercata ex art. 17, comma 4, della I. n. 69 del 2005.

4. Con un terzo motivo lamenta che, a fronte di quanto sopra dedotto, la Corte d’Appello avrebbe dovuto disporre ulteriori accertamenti (perizia e confronti dattiloscopici ed esame del dna) atti a dare consistenza di prove certe agli elementi raccolti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

5. Il ricorso, con cui sostanzialmente si lamenta, quale comune leit motiv delle tre doglianze formalmente poste, che la Corte romana avrebbe aderito alla richiesta di consegna di Omissis pur in mancanza dei gravi indizi richiesti dalla legge circa l’attribuibilità dei fatti allo stesso, è manifestamente infondato.

Va in primo luogo chiarito che, contrariamente a quanto lamentato in particolare con il primo motivo di ricorso, nessuna violazione dell’art. 6, comma 4, della I. n. 69 del 2005 è riscontrabile nella specie: mentre risulta dagli atti che in data 19/05/2016, contestualmente alla convalida dell’arresto, è stata fatta semplicemente richiesta, da parte della Corte territoriale al Gabinetto Interregionale della Polizia scientifica, di comparazione dei rilievi dattiloscopici dell’arrestato, con il conseguente esito di cui subito oltre, nessuna specifica richiesta integrativa di altra documentazione risulta essere stata effettuata.

Va, in ogni caso, aggiunto, che la stessa Corte ha ritenuto, con valutazione del tutto esente da illogicità o incompletezze, gli atti a propria disposizione pervenuti dall’autorità tedesca come già pienamente idonei a fornire il compendio gravemente indiziario necessario per potere disporre la consegna.

La sentenza impugnata ha infatti in primo luogo posto in rilievo, evidentemente valorizzando il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare del 18/02/2016, che gli accertamenti tecnici effettuati su parti del d.n.a. rinvenute sulla lampada tascabile trovata sul luogo dei fatti e non appartenente a nessuno dei residenti nell’edificio luogo dei furti hanno consentito di attribuire le tracce genetiche alla persona rispondente, nella banca dati di Helsinki, al nome di Omissis n. a Mitrovica il 21/10/1978.

In secondo luogo sempre la sentenza ha evidenziato che l’arrestato è dattiloscopicamente la stessa persona indicata sotto i vari alias (tra cui Omissis n. a Mitrovica il 21/10/1978) indicati nella informativa della polizia scientifica riconducibili alla scheda di informazione Schengen.

Tale motivazione, dunque, tanto più in quanto, per costante indirizzo di questa Corte, in tema di mandato di arresto europeo, l’autorità giudiziaria italiana, ai fini della riconoscibilità del presupposto dei gravi indizi di colpevolezza, deve limitarsi a verificare che il mandato sia, per il suo contenuto intrinseco o per gli elementi raccolti in sede investigativa, fondato su un compendio indiziario che l’autorità giudiziaria emittente abbia ritenuto seriamente evocativo di un fatto-reato commesso dalla persona di cui si chiede la consegna (da ultimo, Sez. U., n. 4614 del 30/01/2007, Ramoci, Rv. 235348), ha dunque valorizzato non labili ed inconsistenti indizi, come lamentato in ricorso, ma, sul presupposto di idonei e completi dati forniti dall’autorità tedesca (sì che, come già detto, la censura in particolare svolta con il primo motivo di ricorso è del tutto inconsistente), tutt’altro che suscettibili, ai fini del procedimento de quo, di dovere essere integrati con altri (di qui, in particolare, la manifesta infondatezza anche del terzo motivo), ha legittimamente ritenuto sussistere i gravi indizi di colpevolezza richiesti per legge.

Né il ricorrente, al di là di prospettazioni del tutto generiche circa una pretesa mancanza di “riscontri”, ha saputo chiarire la ragione per la quale le risultanze dell’analisi del d.n.a. dovrebbero essere considerate labili indizi.

Va anche ricordato, peraltro, che non è necessario che il mandato di arresto contenga una elaborazione dei dati fattuali che pervenga alla conclusione della gravità indiziaria, ma è necessario e sufficiente che le fonti di prova relative all’attività criminosa ed al coinvolgimento della persona richiesta – emergenti dal contenuto intrinseco del mandato o, comunque, dall’attività supplementare inviata dall’autorità emittente – siano astrattamente idonee a fondare la gravità indiziaria sia pure con la sola indicazione delle evidenze fattuali a suo carico mentre la valutazione in concreto delle stesse è riservata all’autorità giudiziaria del paese emittente (da ultimo, Sez. 6, n. 44911 del 06/11/2013, P.G. in proc. Stoyanov, Rv. 257466).

E d’altra parte, eventuali esigenze di approfondimento ben possono essere esplorate nell’ambito del procedimento davanti all’autorità giudiziaria tedesca, non potendosi in sede di esame di una richiesta di consegna fondata su un MAE pretendere evidentemente che l’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione affronti anticipatamente il merito del processo che dovrà svolgersi nella appropriata sede.

6. All’inammissibilità del ricorso deve seguire la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500 in favore della cassa delle ammende

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500 in favore della cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 22 comma 5 legge n. 69 del 2005. […]

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