Mandato di arresto internazionale e carcerazione preventiva

In tema di estradizione per l’estero non è applicabile alle misure cautelari ex art. 714 cod. proc. pen. il divieto previsto dall’art. 275, comma secondo bis, cod. proc. pen. di disporre la misura della custodia cautelare in carcere quando il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni, costituendo quest’ultima disposizione riguardante il diritto interno, per prognosi normativa in concreto che la caratterizza quanto alla misura della pena e alla sospensione condizionale della stessa. D’altronde, il rinvio del su citato art. 714 alle disposizioni del titolo I del libro IV del codice di rito è operato solo in quanto le stesse risultino applicabili, dovendosi a tale fine tenere conto, in particolare, dell’esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna.

 

Cassazione penale ordinanza n. 35538 26 agosto 2016

[…]

FATTO E DIRITTO

1. Il difensore di OMISSIS (attualmente detenuto presso la Casa Circondariale don Soria di Alessandria) ha depositato istanza di sostituzione della misura cautelare in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari.

1.1. Il suddetto OMISSIS è stato tratto in arresto in data 7 aprile 2016 in seguito al mandato di arresto internazionale, emesso il 20 aprile 2016 dalla Procura del Re presso il Tribunale di prima istanza di Tetouan (Marocco), in relazione al procedimento nel quale egli risponde del reato di concorso nel traffico illegale di sostanze stupefacenti (con riferimento a una partita di 95 kg di haschish, occultati all’interno del serbatoi dell’acqua del bagno di un pullman).

L’arresto è stato eseguito, ai sensi degli artt. 715 e 716 cod. proc. pen., dalla Questura di Asti ed è stato convalidato dal Presidente della Corte di Appello di Torino, con provvedimento del 8 aprile 2016.

Con lo stesso provvedimento è stata applicata la misura della custodia in carcere, il cui mantenimento è stato richiesto dal Ministero di giustizia nei termini di cui al comma 4 dell’art. 716 cod. proc. pen..

1.2. Con sentenza del 8 giugno 2016 la Corte di Appello di Torino ha dichiarato che sussistono le condizioni per l’accoglimento della domanda di estradizione e tale provvedimento è stato impugnato con ricorso in cassazione a firma del difensore di OMISSIS.

Il relativo procedimento pende dinanzi a questa Corte (Sesta Sezione penale) e la camera di consiglio è stata fissata per l’udienza del 6 ottobre 2016 (proc. n. 29359/2016).

2. Con l’istanza in esame il difensore del OMISSIS assume la sussistenza dei presupposti per sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari, rappresentando che:

– il OMISSIS ha “serbato un comportamento ineccepibile dal momento del suo arresto, difendendosi lealmente;

– “in merito al rischio di fuga…. si sottolinea come lo stesso non abbia mai posto in essere, durante il proprio soggiorno in Italia, alcun atto indirizzato ad allontanarsi dal territorio italiano;

– “la misura degli arresti domiciliari è senza dubbio idonea a garantire un controllo continuativo sul soggetto sottoposto”;

– “in sede di ricorso per cassazione il…difensore ha potuto produrre copia della sentenza con cui il tribunale di Titouen condannava il Sig. Omissis alla pena di anni due e mesi sei di reclusione in merito ai medesimi fatti….”;

– ” …pertanto, un necessario coordinamento tra i sistemi giuridici marocchino ed italiano permette di affermare come anche nel caso di specie debba ricorrere la disposizione di cui all’art. 275 co. 2 bis cpp in quanto la prognosi del giudicante rispetto all’entità della futura ed eventuale condanna non può che corrispondere con la pena inflitta al concorrente coindagato”.

Il difensore ha peraltro evidenziato che la moglie dell’istante “ha già mostrato la piena disponibilità ad accogliere il marito presso l’abitazione di residenza, sita in Asti”.

Ha altresì sostenuto che le esigenze cautelari appaiono attenuate tenuto conto del tempo trascorso in regime di custodia cautelare.

3. L’istanza non è meritevole di accoglimento.

Va in primo luogo rimarcato che, in tema di estradizione per l’estero, non è applicabile alle misure cautelari ex

art. 714 cod. proc. pen.

il divieto previsto dall’art. 275, comma secondo bis, cod. proc. pen. di disporre la misura della custodia cautelare in carcere quando il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni, costituendo quest’ultima disposizione riguardante il diritto interno, per prognosi normativa in concreto che la caratterizza quanto alla misura della pena e alla sospensione condizionale della stessa (così Sez. 6, n. 24245 del 21/05/2015, P.G. in proc. Bibileishvili, Rv. 264169; in senso conforme, tra le tante, n. 25047 del 2004 Rv. 229602; n. 3889 del 2012 Rv. 251657).

D’altronde, il rinvio del su citato art. 714 alle disposizioni del titolo I del libro IV del codice di rito è operato solo in quanto le stesse risultino applicabili, dovendosi a tale fine tenere conto, in particolare, dell’esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna (Sez. 6, n. 3889 del 19/12/2011, Durdevic, Rv. 251657).

Pertanto, la deduzione del difensore dell’istante che richiama l’art. 275 comma secondo cod. proc. pen. deve ritenersi palesemente infondata.

Sotto altro profilo, generiche appaiono le allegazioni difensive in ordine all’insussistenza del pericolo di fuga, a fronte delle indicazioni precise operate nel provvedimento di applicazione della misura cautelare in carcere, nel quale il suddetto pericolo è stato ancorato alla considerazione che il OMISSIS risponde di un reato di non lieve entità ed è soggetto di cui non sono conosciuti i legami con il territorio italiano e lo svolgimento di lecita attività.

D’altronde, con l’istanza in esame non sono stati forniti elementi che consentano di valutare in concreto la idoneità del contesto dell’abitazione familiare ad assicurare le esigenze cautelari, tenuto conto, peraltro, che non viene precisato se la moglie del OMISSIS svolga un’attività lavorativa e quindi sia anche lei radicata sul territorio.

In relazione alle deduzioni difensive relative alla durata della custodia cautelare sino ad ora sofferta, va ricordato che, in tema di estradizione per l’estero, non è applicabile alle misure coercitive in corso di esecuzione la disciplina dei termini di durata massima previsti dagli artt. 303, comma quarto, e 308 cod. proc. pen., ma quella prevista dall’art. 708, comma sesto, cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 4338 del 30/12/2014, P.G. in proc. Francisci, Rv. 262404) e, quindi, nel caso di specie il termine è quello di un anno e sei mesi dall’inizio della esecuzione, essendo stato emesso il provvedimento con il quale la Corte di Appello ha pronunziato sentenza favorevole alla estradizione.

Né possono considerarsi i rappresentati profili di insussistenza della attualità della misura, ove si consideri ancora una volta la finalità di quella coercitiva ex art. 714 cod. proc. pen., caratterizzata dall’espressa “esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna” (comma secondo, ultima parte, dell’art. 714 cod. proc. pen.)

4. In ragione di quanto suesposto l’istanza in esame va rigettata.

La Cancelleria provvederà all’espletamento degli incombenti di cui all’art. 94 disp. att. cod. proc. pen.

Non sussistono i presupposti per statuire sulle spese ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen, giacché la presente ordinanza riguarda una istanza in materia cautelare che non ha natura di o mezzo di impugnazione ma si inserisce nell’ambito di un procedimento incidentale collegato al ricorso avverso la sentenza della Corte territoriale in materia di estradizione.

Pertanto non può trovare applicazione il principio generale fissato in materia di spese dall’art. 592, primo comma, cod. proc. pen. (arg. anche da Sez. U, n. 26 del 05/07/1995, Galletto, Rv. 202014).

P.Q.M.

La Corte rigetta l’istanza.

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att. cod.proc.pen. Così deciso in Roma, il 25 agosto 2016 […]

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