Mansioni, da assistente amministativo a collaboratore coordinatore

Consiglio di Stato sentenza n. 5737 21 novembre 2014

Nel comparto della sanità – in deroga al generale principio di irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiore – la retribuibilità delle stesse, ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 761 del 1979, può avere luogo in presenza della triplice e contestuale condizione inerente: all’esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello; alla previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione delle mansioni superiori da parte dell’organo a ciò competente; all’espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare.

Consiglio di Stato sentenza n. 5737 21 novembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso proposto avanti al T.A.R. per la Campania il sig. Omissis, già in servizio alle dipendenze della U.S.L. n. 42 della Regione Campania con la qualifica di assistente amministrativo, formulava domanda per la declaratoria del diritto al riconoscimento della qualifica funzionale di collaboratore amministrativo coordinatore ex d.P.R. n. 761 ed 1979, con ogni conseguenza giuridica ed economica a far data dal febbraio 1984 e per ottenere, in ogni caso, le differenze tra le retribuzioni, indennità ed emolumenti, tutti correlati alla posizione funzionale di collaboratore amministrativo coordinatore ex d.P.R. n. 761 del 1979, e quanto effettivamente corrisposto a titolo di retribuzioni, a far tempo dal 25 novembre 1983 al 30 giugno 1998, con riserva di fare richiesta in altra sede delle ulteriori differenze dovutegli per il periodo successivo.

A sostegno della domanda il sig. Omissis dava rilievo ad ordini di servizio presidenziali n. 65 del 1983 e n. 177 del 1988 di conferimento, rispettivamente, di compiti di coordinamento della Segretaria del capo servizio di medicina di base e di responsabile dell’ Ufficio di segreteria del servizio assistenza sanitaria, nonché alle precisazioni sul contenuto delle prestazioni rese dal Capo del capo del servizio di medicina di base e dal Direttore responsabile del Distretto sanitario n. 49 in note indicate in estremi e versate in giudizio.

Con sentenza n. 1085 del 2008 il T.A.R. adito respingeva il ricorso.

Il primo giudice richiamava pedissequamente la motivazione della sentenza dell’ Adunanza Plenaria 24 marzo 2006, n. 3, e ribadiva il principio in base al quale prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 387 del 1998, nel settore del pubblico impiego, salva diversa disposizione di legge, le mansioni svolte da un pubblico dipendente si configurano del tutto irrilevanti agli effetti della modifica del trattamento economico e della posizione di status del pubblico dipendente.

Avverso la sentenza del T.A.R. il sig. Omissis ha proposto atto di appello ed ha contrastato e conclusioni del primo giudizio – rivendicando il particolare regime che governa l’esercizio di mansioni superiori nel settore sanitario – e ha reiterato i motivi articolati in prime cure.

Resiste l’ A.S.L. Napoli 1 Centro che ha contraddetto i motivi di impugnativa e chiesto al conferma della sentenza gravata.

All’udienza del 29 ottobre 2014 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.

2. L’appello è infondato

2.1. Il T.A.R., nel respingere il ricorso, ha fatto corretto richiamo all’ indirizzo da ultimo segnato dalla sentenza Adunanza Plenaria n. 3 del 2006, in linea con i precedenti arresti della giurisprudenza della stessa A.P. di cui alle sentenze n. 22 del 1999 e n. 11 del 2000.

Da dette decisioni si enucleano i seguenti principi validi per il periodo di svolgimento del rapporto di lavoro dell’ istante su cui è intervenuta la pronunzia del primo giudice:

– la retribuzione corrispondente all’ esercizio delle mansioni superiori può aver luogo non in virtù del mero richiamo all’art. 36 della Costituzione, ma solo ove una norma speciale consenta tale assegnazione e la maggiorazione retributiva (A.P. n. 22 del 1999 cit.);

– l’ art. 57 del d.lgs. n. 29 del 1993, recante una nuova e completa disciplina dell’attribuzione temporanea di mansioni superiori, è stato abrogato dall’art. 43 del d.lgs. n. 80 del 1998, senza avere mai avuto applicazione, essendo stata la sua operatività più volte differita ope legis prima della sua abrogazione e da ultimo fino al 31.12.1998;

– la materia è restata disciplinata dall’art. 56 del d.lgs. n. 29 del 1993, nel testo sostituito con l’art. 25 del d.lgs. n. 80 del 1998 che, nel confermare sostanzialmente l’indirizzo seguito dalla giurisprudenza amministrativa, ha previsto la retribuzione dello svolgimento delle mansioni superiori, rinviandone l’applicazione in sede di attuazione della nuova disciplina degli ordinamenti professionali previste dai contratti collettivi e con la decorrenza da questa stabilita, disponendo altresì che “fino a tale data, in nessun caso lo svolgimento di mansioni superiori rispetto alla qualifica di appartenenza può comportare il diritto a differenze retributive o ad avanzamenti automatici nell’inquadramento professionale del lavoratore” (art. 56 cit., comma 6);

– le parole “a differenze retributive” sono state poi abrogate dall’art. 15 del d.lgs. n. 387 del 1998, ma “con effetto dalla sua entrata in vigore” (A.P. n. 22 del 1999), con la conseguenza che l’innovazione legislativa in tal modo posta in essere spiega effetto a partire dall’entrata in vigore del cennato d.lgs. n. 387 del 1998, e cioè del 22.11.1998;

– il diritto al trattamento economico per l’ esercizio di mansioni superiori trova, quindi, la sua fonte in una norma (art. 15 del d.lgs. n. 387 del 1998) che ha carattere innovativo, e non meramente interpretativo della disciplina previgente, con la conseguenza che il riconoscimento legislativo “non riverbera in alcun modo la propria efficacia su situazioni pregresse” (A.P. n. 1 del 2000 e da ultimo A.P. n. 3 del 2006).

2.2). Dette conclusioni sono coerenti con il carattere di indisponibilità degli interessi coinvolti nel rapporto di pubblico impiego. L’ attribuzione di mansioni superiori e del relativo trattamento economico devono, quindi, trarre non eludibile presupposto nel provvedimento di nomina o di inquadramento – ovvero in procedimenti all’uopo stabiliti dalla disciplina di settore – non potendo costituire oggetto di libere determinazioni dei funzionari preposti alle diverse strutture organizzative dell’ente pubblico, conclusione che trova sostegno nella regola generale dettata dall’art. 33 del T.U. 10.1.1957, n. 3, in base alla quale l’impiegato ha diritto allo stipendio ed agli assegni per carichi di famiglia “nella misura stabilita dalla legge”.

Il recepimento dell’opposta tesi comporterebbe, invero, un potere di ampia disponibilità della posizione del pubblico dipendente da parte dell’organo di vertice dell’ufficio, che si porrebbe in contrasto con il principio di legalità cui è conformato il rapporto di pubblico impiego, oltreché con la regola di imparzialità, in relazione alle posizioni di interesse di altri impiegati che parimenti possono aspirare alla più elevata collocazione nell’ambito dell’organizzazione dell’ufficio.

Del resto la nozione di mansione nel settore del pubblico impiego assume aspetti di peculiarità e non si identifica nel mero collegamento materiale di taluni compiti espletati dal dipendente a quelli di una diversa o superiore qualifica, ma presuppone il concorso di qualità professionali e di livello culturale da vagliarsi preventivamente in base ai giudizi idoneativi previsti dalle norme di settore, i quali soli garantiscono l’effettiva corrispondenza della professionalità richiesta – cui si collega un determinato livello di trattamento economico – agli scopi che l’Amministrazione intende perseguire avvalendosi di una determinata prestazione lavorativa

2.3). Il sig. Omissis richiama l’indirizzo della giurisprudenza amministrativa che, in deroga al principio generale dell’irrilevanza ai fini giuridici ed economici delle mansioni superiori svolte nel pubblico impiego, ne ha ammesso la retribuibilità nel particolare settore sanitario, subordinatamente al presupposto dell’ esistenza di un posto in organico vacante e del conferimento formale dell’incarico con apposito atto deliberativo dell’organo competente ove le stesse mansioni si protraggano per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare, (da ultimo Cons. St., sez. V, n. 3313 del 25 maggio 2010; sez. VI, n. 9016 del 16 dicembre 2010).

Anche alla luce della disciplina di carattere speciale relativa al personale del comparto sanitario, dettata ai sensi dall’articolo 29 del D.P.R. n. 761 del 1979, difettano i presupposti per il riconoscimento del trattamento economico della più elevata qualifica.

Alla stregua del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa nel comparto della sanità – in deroga al generale principio di irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiore – la retribuibilità delle stesse, ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 761 del 1979, può avere luogo in presenza della triplice e contestuale condizione inerente: all’esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello; alla previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione delle mansioni superiori da parte dell’organo a ciò competente; all’espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare (cfr. ex multis Cons. St, Sez. III, n. 768 del 13 marzo 2012; n. 829 del 16 febbraio 2012; n. 3661 del 21 giugno 2012; Sez. V, n. 814 del 15 febbraio 2010; Sez. VI, n. 9016 del 16 dicembre 2012).

Nel caso di specie non è stata data dimostrazione dell’esistenza di un posto vacante nella pianta organica riferito alla posizione funzionale e retributiva di collaboratore amministrativo coordinatore, né a detta vacanza è fatto riferimento negli atti di gestione del rapporto di impiego versati in giudizio. L’immissione nella mansioni che si qualificano di livello superiore non è, inoltre, avvenuta in base ad una previa delibera del Comitato di gestione dell’ unità sanitaria locale, organo competente a provvedere nella materia.

2.4. Sotto ulteriore profilo se si esamina la declaratoria del profilo professionale della qualifica di collaboratore amministrativo coordinatore (art. 57 del d.P.R. n. 821 del 1984) ad esso sono ascritti compiti di coordinamento “dell’ attività di addetti appartenenti ai livelli funzionali di coordinatore amministrativo e di assistente amministrativo fornendo istruzioni e favorendo il metodo del lavoro di gruppo”, nonché di formulazione di “proposte operative per l’organizzazione del lavoro e per lo snellimento delle procedure”.

In alcun modo dalla documentazione prodotta emerge la preposizione del sig. Omissis ad una struttura comprensiva di unità di personale con le qualifiche di collaboratore e di assistente amministrativo, destinatarie dei compiti di indirizzo e coordinamento peculiari alla qualifica di collaboratore amministrativo coordinatore.

I compiti resi si esauriscono, invece, nell’ambito dell’ ufficio di segreteria dell’unità organizzativa di applicazione del ricorrente, avuto riguardo ad esigenze interne di carattere tecnico ed amministrativo (cfr. nota n. 2339 del 27 luglio 1987 a firma del Capo del servizio di medicina di base) e nei rapporti con altri uffici, riconducibili nel profilo funzionale di assistente amministrativo formalmente rivestito, la cui declaratoria espressamente prende in considerazione il disimpegno di mansioni di segreteria.

Per le considerazioni che precedono l’appello va respinto.

Il mutamento nel tempo del quadro normativo di riferimento per la materia de qua consente di compensare fra le parti spese ed onorari del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 29 ottobre 2014 […]

 

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