Mansioni superiori enti locali, retribuzione: necessaria espressa previsione normativa

In materia di retribuzione delle mansioni superiori nel pubblico impiego, nella fattispecie con riguardo al personale dipendente degli enti locali, il CGARS si è recentemente pronunciato con sentenza n. 338 del 6 ottobre 2016.

Nel campo del pubblico impiego non esiste un principio di carattere generale che consenta la retribuibilità delle mansioni superiori, salvo che tali effetti derivino da un’espressa previsione normativa. In altri termini è esclusa l’operatività ex se, in materia di pubblico impiego, dell’art. 36 Cost., occorrendo, invece, una espressa norma che attribuisca rilievo alle mansioni superiori svolte dai pubblici dipendenti, e tale rilievo può essere riconosciuto soltanto nei limiti da essa norma sanciti, comunque occorrendo il duplice presupposto dell’atto formale di conferimento e del posto vacante in organico.

In base al quadro normativo di riferimento (art. 72, comma 4, del D.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, in vigore dall’8 dicembre 1987, introdotto dall’art. 39 del D.P.R. 17 settembre 1987, n. 494 e poi confermato dall’art. 50 del D.P.R. 3 agosto 1990, n. 333 e dai successivi accordi di comparto)- la rilevanza economica dello svolgimento delle mansioni superiori (e, quindi, la loro eventuale remunerabità), tra gli altri per il personale del comparto degli enti locali, dovrebbe presupporre i seguenti elementi:

– la vacanza di un posto di responsabile delle massime strutture organizzative dell’ente;

– l’impossibilità di attribuire le funzioni ad altro dipendente di pari qualifica;

– l’avvio delle procedure per la copertura del posto;

– il conferimento delle funzioni superiori con provvedimento formale e per un periodo di tempo limitato (da tre mesi ad un anno).

In mancanza di uno di tali presupposti, lo svolgimento delle mansioni superiori, tra gli altri da parte del personale del comparto degli enti locali, non può dare diritto ad un migliore trattamento economico.

 

L’espletamento di mansioni superiori alla qualifica rivestita non reca alcuna effettiva diminuzione patrimoniale in danno del pubblico dipendente, vale a dire non comporta il cd. depauperamento, che costituisce requisito essenziale dell’actio de in rem verso dell’ art. 2041 c.c.

 

 

Consiglio di Giustizia Amministrativa Regione Sicilia sentenza n. 338  6 ottobre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CATANIA – IV SEZIONE n. 02521/2006, resa tra le parti, concernente rigetto richiesta di compet. per mansioni super. nonchè missioni e lav. straord.

[…]

FATTO

Con decisione n. 2521 del 22 dicembre 2006 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sez. di Catania – Sez. Quarta- ha respinto il ricorso proposto dal sig. OMISSIS, inteso a rivendicare la liquidazione delle competenze per mansioni superiori (che assumeva di avere svolto dal gennaio 1991 al marzo 1995) nonché missioni e rimborso spese per la partecipazione a 4 convegni e lavoro straordinario (che assumeva di avere prestato dal 1991 al 1994).

Secondo l’adito TAR, nella specie, sarebbero mancati i presupposti per ottenere un migliore trattamento economico e ciò anche alla luce del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa che ha sempre affermato l’inesistenza nel campo del pubblico impiego di un principio di carattere generale che consenta la retribuibilità delle mansioni superiori, salvo che tali effetti derivino da un’espressa previsione normativa.

Appellava la citata decisione l’interessato, deducendo i seguenti motivi:

Violazione art. 15 D.l.vo 387/98; Violazione art. 36 Cost.; Violazione art. 2126: Violazione art. 14 R.O. Comune di Siracusa; Violazione art. 57 D.L.vo 29/93; Violazione combinato disposto All. A DPR 347/83 e D.L.vo 29/93; Violazione art. 72 DPR 268/87 e successivi accordi di comparto.

Difetto di motivazione sotto vari profili. Omessa pronuncia su richieste istruttorie.

Violazione art. 2041 c.c. Omessa pronuncia sulla domanda subordinata di arricchimento senza causa e sulle prove istruttorie richieste.

Resisteva all’appello il Comune di Siracusa, che concludeva per la reiezione del gravame.

All’udienza pubblica del 16 dicembre 2015 l’appello è passato in decisione.

DIRITTO

1) L’appello è infondato e la sentenza gravata merita integrale conferma.

Come sinteticamente evidenziato in narrativa, l’odierno ricorrente – già dipendente del Comune di Siracusa – rivendica il pagamento da parte dell’intimato Comune di tre cose a) le competenze per mansioni superiori (che assume di avere svolto dal gennaio 1991 al marzo 1995); b) la liquidazione delle missioni e del rimborso spese per la partecipazione a 4 convegni; c) il pagamento del lavoro straordinario (che assume di avere prestato dal 1991 al 1994).

Nessuno dei tre profili sui quali si articola la citata richiesta può essere accolto, come correttamente affermato dai primi giudici.

2) Per la decisione dell’appello, giova, in via generale e con carattere di propedeuticità, richiamare il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa che ha sempre affermato l’inesistenza nel campo del pubblico impiego di un principio di carattere generale che consenta la retribuibilità delle mansioni superiori, salvo che tali effetti derivino da un’espressa previsione normativa. In altri termini, è stato sempre escluso l’operatività ex se, in materia di pubblico impiego, dell’art. 36 Cost., occorrendo, invece, una espressa norma che attribuisca rilievo alle mansioni superiori svolte dai pubblici dipendenti, e che tale rilievo può essere riconosciuto soltanto nei limiti da essa norma sanciti, comunque occorrendo il duplice presupposto dell’atto formale di conferimento e del posto vacante in organico (cfr. tra le tante, Cons. Stato, Sez. V, n. 1056 del 14 settembre 1999 e n. 5475 dell’11 ottobre 2005).

Inoltre, devesi, altresì, evidenziare che- in base al quadro normativo di riferimento (art. 72, comma 4, del D.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, in vigore dall’8 dicembre 1987, introdotto dall’art. 39 del D.P.R. 17 settembre 1987, n. 494 e poi confermato dall’art. 50 del D.P.R. 3 agosto 1990, n. 333 e dai successivi accordi di comparto)- la rilevanza economica dello svolgimento delle mansioni superiori (e, quindi, la loro eventuale remunerabità) dovrebbe presupporre i seguenti elementi:

– la vacanza di un posto di responsabile delle massime strutture organizzative dell’ente;

– l’impossibilità di attribuire le funzioni ad altro dipendente di pari qualifica;

– l’avvio delle procedure per la copertura del posto;

– il conferimento delle funzioni superiori con provvedimento formale e per un periodo di tempo limitato (da tre mesi ad un anno).

In mancanza di uno di tali presupposti, lo svolgimento delle mansioni superiori non può dare diritto ad un migliore trattamento economico: il che si riscontra nella fattispecie in esame.

In disparte il rilievo che il settore da cui dipendeva l’odierno ricorrente era ricoperto da un Capo settore, con la conseguente impossibilità dell’interessato a svolgere funzioni per un posto occupato da un soggetto regolarmente in servizio, non trova riscontro nel caso di specie l’assunto dell’appellante di avere svolto attività di coordinamento di più sezioni con l’affidamento anche delle attribuzioni di “Energy manager”, ai sensi dell’art. 19 della l.10/1991 (figura quest’ultima ricoperta in altri enti locali da un dirigente con posizione apicale), stante la mancata previsione nella pianta organica del Comune di Siracusa di tale figura apicale.

Né sul punto appare meritevole di accoglimento l’ulteriore pretesa dell’interessato di vedersi accolta, in via gradata, l’azione ex art. 2013 c.c. (arricchimento senza causa). Invero, come affermato da costante giurisprudenza del Consiglio di Stato, l’espletamento di mansioni superiori alla qualifica rivestita non reca alcuna effettiva diminuzione patrimoniale in danno del pubblico dipendente, vale a dire non comporta il cd. depauperamento, che costituisce requisito essenziale dell’actio de in rem verso del citato art. 2041 c.c (ex plurimis: c.d.s., Sez. V, 3 ottobre 2002, n.5209 e 7 novembre 2002, n. 6130).

3) Anche la richiesta dell’interessato relativa a somme dovute a titolo di lavoro straordinario (che assume di avere prestato dal 1991 al 1994) nonché per partecipazione a convegni vari non merita accoglimento.

In entrambi i casi è agevole rilevare come non risulta dalla documentazione agli atti alcuna autorizzazione dell’Amministrazione a svolgere lavoro eccedente quello ordinario o ad assentarsi dall’ufficio per partecipare ai convegni; e tale atto- come è pacifico- deve sempre essere formalmente concesso, non potendosi ritenere implicitamente accordato (sull’erroneo presupposto che altri ne fossero a conoscenza).

4 Conclusivamente, l’appello va respinto e, per l’effetto, va confermata l’impugnata decisione.

In considerazione del carattere della controversia, le spese del presente grado di giudizio possono essere compensate..

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale,

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge

Spese del grado compensate. .

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 dicembre 2015 […]

 

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