Militari, soppressione o diversa dislocazione reparto, indennità di trasferimento: CGA richiama Adunanza Plenaria 1/2016

Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sentenza n. 238 29 luglio 2016

…La problematica…è stata, invero, definitivamente chiarita dall’intervento dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato mediante la decisione 29 gennaio 2016 n. 1, la quale ha enunciato il principio che “Prima dell’entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 – che ha introdotto il comma 1-bis nell’art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 – spetta al personale militare l’indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l’originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l’ubicazione in comuni differenti.”

…la sentenza…ha segnatamente posto in rilievo che, “anche nella vigenza della l. n. 100 del 1987, il trasferimento del militare ad altra sede, disposto a seguito della soppressione dell’ente o della struttura alla quale il suddetto dipendente era originariamente assegnato, si qualificava necessariamente come trasferimento d’ufficio in quanto palesemente preordinato alla soluzione di un problema insorto a seguito di una scelta organizzativa della stessa Amministrazione e, quindi, alla tutela di un pubblico interesse, risultando ininfluente la circostanza che gli interessati fossero stati invitati a presentare istanza di trasferimento e che agli stessi fosse stata contestualmente offerta la possibilità d’indicare, per altro entro ben definiti ambiti territoriali, le nuove sedi di gradimento”.

L’Adunanza ha difatti osservato che nei casi in discussione “assume un valore decisivo la circostanza che il mutamento di sede origina da una scelta esclusiva dell’Amministrazione militare che, per la miglior cura dell’interesse pubblico, decide di sopprimere un reparto (o una sua articolazione) obbligando inderogabilmente i militari di stanza a trasferirsi presso la nuova sede, ubicata in un altro luogo, onde prestare il proprio servizio.

Viene integrato, dunque, il primo indefettibile presupposto divisato dalla legge quale elemento costitutivo del diritto di credito alla corresponsione della relativa indennità di trasferimento e, al contempo, si disvela la natura e la portata della clausola di gradimento che ad esso eventualmente accede (ovvero dell’istanza di trasferimento sollecitata in conseguenza della soppressione del reparto di appartenenza del richiedente).”

Quanto a tale clausola la stessa Adunanza ha ritenuto, infatti, che essa comporta acquiescenza rispetto ai soli effetti “ubicazionali ovvero lato sensu geografici dell’ordine di trasferimento”, rendendo irretrattabile l’individuazione della nuova sede prescelta senza poter però incidere sul diritto di credito a percepire l’indennità, che scaturisce direttamente dalla legge al ricorrere di determinati presupposti.

Da tutto ciò la condivisibile conclusione dell’Adunanza Plenaria che, sempre per le vicende antecedenti l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 163, legge 24 dicembre 2012, n. 228, l’ipotesi del trasferimento a domanda non avrebbe potuto mai verificarsi nel caso di soppressione del reparto (o diversa dislocazione delle sue articolazioni), “perché il militare è, per forza di cose, obbligato ad abbandonare la precedente sede di servizio”: sicché anche quando esprima il proprio gradimento circa la nuova sede di servizio egli è, in realtà, “privo di alternativa alla movimentazione (non esistendo più la pregressa sede di servizio) ed astretto al dovere di obbedienza.”…

 

Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sentenza n. 238 29 luglio 2016

[…]

Gli interessati con rispettive istanze chiedevano indi all’Amministrazione militare d’appartenenza, in forza di tanto, la corresponsione delle indennità per il trasferimento di sede del personale militare di cui alla L. n. 86/2001, quella di cui all’art. 47, comma 5, del d.P.R. n. 164/2002, e altresì la concessione del trattamento economico di prima sistemazione.

Il Comando Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Regione Sicilia della Guardia di Finanza respingeva però le loro istanze, argomentando che il movimento dei militari interessati doveva intendersi avvenuto “a domanda” e non d’autorità, e che pertanto nulla fosse dovuto ai richiedenti.

Da qui il ricorso proposto da questi ultimi al T.A.R. per la Sicilia – Sezione di Catania avverso le note, e provvedimenti connessi, con i quali l’Amministrazione della Guardia di Finanza aveva ritenuto che il loro trasferimento fosse appunto avvenuto “a domanda”, e che di riflesso non fosse dovuto il trattamento economico per il trasferimento di sede del personale militare di cui alla L. n. 86/2001, né quello di cui all’art. 47, comma 5, d.P.R. 164/2002, né il trattamento economico di prima sistemazione.

Gli interessati domandavano anche l’accertamento del loro diritto alle indennità di legge per il trasferimento di sede, con interessi e rivalutazione monetaria dalla data di questo, ovvero dalla domanda amministrativa, e fino all’effettivo soddisfo.

Con il ricorso si lamentava: violazione ed errata applicazione dell’art. 1, comma 1, della L. 29 marzo 2001 n. 86; violazione dell’art. 47 del d.P.R. 18 giugno 2002 n. 164; violazione e/o mancata applicazione della art. 1, L. 10 marzo 1987, n. 100, e sue integrazioni; eccesso di potere sotto il profilo del travisamento dei fatti ed erroneità dei presupposti; illogicità manifesta, contraddittorietà e manifesta ingiustizia; violazione del principio del buon andamento e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione.

Si costituiva in giudizio in resistenza al ricorso l’Amministrazione intimata, che insisteva sul punto che il trasferimento degli interessati era avvenuto a domanda e quindi i benefici richiesti non spettavano, anche in considerazione del fatto che non sarebbe stata contestata a tempo debito la natura giuridica del trasferimento.

L’Amministrazione chiedeva pertanto il rigetto delle domande del personale.

2 All’esito del giudizio di primo grado il Tribunale adìto con la sentenza n. 1167/2009 in epigrafe accoglieva il ricorso.

3 Seguiva avverso tale sentenza la proposizione del presente appello da parte dell’Amministrazione soccombente, che contestava il merito della decisione assunta dal Tribunale e reiterava le proprie difese e obiezioni (senza però più riprendere quella della mancanza di una tempestiva contestazione, da parte degli interessati, circa la natura del loro trasferimento).

Gli originari ricorrenti, dal canto loro, resistevano con controricorso all’appello deducendone l’infondatezza e chiedendo la conferma della sentenza di primo grado.

La conclusione veniva ribadita dagli interessati con successiva memoria richiamando la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato 29 gennaio 2016 n. 1.

Alla pubblica udienza del 7 luglio 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

4 L’appello è infondato.

4a La problematica che forma oggetto del presente giudizio è stata, invero, definitivamente chiarita dall’intervento dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato mediante la decisione 29 gennaio 2016 n. 1, la quale ha enunciato il principio che “Prima dell’entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 – che ha introdotto il comma 1-bis nell’art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 – spetta al personale militare l’indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l’originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l’ubicazione in comuni differenti.”

4b L’Adunanza Plenaria ha premesso, nell’occasione, che la questione sottopostale riguardava sotto il profilo cronologico situazioni ormai ad esaurimento, poiché a partire dal 1° gennaio 2013, in forza del suddetto comma 1-bis, la soppressione o diversa dislocazione dei reparti (e relative articolazioni), cui fosse conseguito il trasferimento d’autorità del personale, in nessun caso avrebbe potuto consentire il pagamento di qualsivoglia emolumento (previsto a titolo di rimborso spese o indennità) collegato a tale

mutamento di sede di servizio

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4c Una volta posta questa premessa, l’Adunanza ha giudicato non condivisibile, pur se non del tutto priva di riscontri giurisprudenziali, la tesi dell’Amministrazione secondo la quale, anche prima dell’entrata in vigore della novella dell’art. 1, legge n. 86/2001, la mobilità del personale militare dovuta alla soppressione -o diversa dislocazione- del reparto d’appartenenza, quando conseguente a domande di trasferimento o clausole di gradimento accessive al provvedimento di trasferimento, non avrebbe integrato il presupposto del

trasferimento d’autorità richiesto dalla legge

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4d Più in dettaglio, la sentenza che si sta illustrando ha segnatamente posto in rilievo che, “anche nella vigenza della l. n. 100 del 1987, il trasferimento del militare ad altra sede, disposto a seguito della soppressione dell’ente o della struttura alla quale il suddetto dipendente era originariamente assegnato, si qualificava necessariamente come trasferimento d’ufficio in quanto palesemente preordinato alla soluzione di un problema insorto a seguito di una scelta organizzativa della stessa Amministrazione e, quindi, alla tutela di un pubblico interesse, risultando ininfluente la circostanza che gli interessati fossero stati invitati a presentare istanza di trasferimento e che agli stessi fosse stata contestualmente offerta la possibilità d’indicare, per altro entro ben definiti ambiti territoriali, le nuove sedi di gradimento”.

L’Adunanza ha difatti osservato che nei casi in discussione “assume un valore decisivo la circostanza che il mutamento di sede origina da una scelta esclusiva dell’Amministrazione militare che, per la miglior cura dell’interesse pubblico, decide di sopprimere un reparto (o una sua articolazione) obbligando inderogabilmente i militari di stanza a trasferirsi presso la nuova sede, ubicata in un altro luogo, onde prestare il proprio servizio.

Viene integrato, dunque, il primo indefettibile presupposto divisato dalla legge quale elemento costitutivo del diritto di credito alla corresponsione della relativa indennità di trasferimento e, al contempo, si disvela la natura e la portata della clausola di gradimento che ad esso eventualmente accede (ovvero dell’istanza di trasferimento sollecitata in conseguenza della soppressione del reparto di appartenenza del richiedente).”

Quanto a tale clausola la stessa Adunanza ha ritenuto, infatti, che essa comporta acquiescenza rispetto ai soli effetti “ubicazionali ovvero lato sensu geografici dell’ordine di trasferimento”, rendendo irretrattabile l’individuazione della nuova sede prescelta senza poter però incidere sul diritto di credito a percepire l’indennità, che scaturisce direttamente dalla legge al ricorrere di determinati presupposti.

4e Da tutto ciò la condivisibile conclusione dell’Adunanza Plenaria che, sempre per le vicende antecedenti l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 163, legge 24 dicembre 2012, n. 228, l’ipotesi del trasferimento a domanda non avrebbe potuto mai verificarsi nel caso di soppressione del reparto (o diversa dislocazione delle sue articolazioni), “perché il militare è, per forza di cose, obbligato ad abbandonare la precedente sede di servizio”: sicché anche quando esprima il proprio gradimento circa la nuova sede di servizio egli è, in realtà, “privo di alternativa alla movimentazione (non esistendo più la pregressa sede di servizio) ed astretto al dovere di obbedienza.”

4f Occorre infine ricordare che nella presente fattispecie concreta il Giudice di prime cure aveva osservato che, al di là del punto della qualificazione dei trasferimenti in controversia come d’autorità o a domanda, era rimasta incontestata dall’Amministrazione l’esistenza degli altri presupposti e requisiti richiesti dalla legge per il riconoscimento dei benefici invocati. E la sentenza in epigrafe non ha formato in proposito oggetto di censura.

5 Le considerazioni esposte comportano, pertanto, il rigetto dell’appello e la conseguente conferma della sentenza impugnata.

Le spese del presente grado di giudizio sono liquidate secondo la regola della soccombenza dal seguente dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale,

definitivamente pronunciando sull’appello in epigrafe, lo respinge.

Condanna l’Amministrazione appellante al rimborso agli appellati delle spese processuali del grado di appello, che liquida nella misura complessiva di euro tremila oltre gli accessori di legge, da ripartire in parti uguali tra gli aventi diritto.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella Camera di consiglio del giorno 7 luglio 2016 […]

 

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