Misura cautelare sequestro preventivo: interesse all’impugnazione

Cassazione penale sentenza n. 35032 18 agosto 2016

Perché sia configurabile un interesse all’impugnazione in caso di sequestro preventivo occorre che l’indagato o imputato prospetti una relazione con la cosa che sostenga la sua pretesa alla cessazione del vincolo e il diritto alla restituzione, non sussistendo la legittimazione a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare in capo all’indagato che non sia titolare del bene oggetto di sequestro preventivo giacché l’interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame, dovendo corrispondere al risultato tipizzato dall’ordinamento per lo specifico schema procedimentale, va individuato in quello alla restituzione della cosa come effetto del dissequestro.

 

Cassazione penale sentenza n. 35032 18 agosto 2016

[…]

RITENUTO IN FATTO

1. OMISSIS ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza in data 21-11-2015 con la quale il Tribunale del Riesame di Pistoia ha confermato il decreto di sequestro preventivo emesso il 10-10-2015 dal Gip dello stesso tribunale, con oggetto diverse somme di denaro presenti sui conti correnti delle società Omissis spa, Omissis spa, Omissis Ltd, Omissis Sa, somme afferenti ai capi d’incolpazione provvisori relativi ad una serie di reati riguardanti la fase precedente e successiva all’ammissione a concordato preventivo della Omissis spa della quale Omissis è consigliere delegato nonché amministratore di fatto, mentre è amministratore di fatto delle altre società, italiane ed estere, del gruppo, in ipotesi accusatoria tutte a lui riferibili.

2. Secondo tale prospettazione, l’indagato, prima e durante la procedura concorsuale, avrebbe posto in essere un complesso disegno volto a depauperare di risorse la Omissis spa a vantaggio delle altre società per proseguire l’attività tramite queste ultime.

3. Cinque i motivi di ricorso.

4. Con il motivo A n.1 si deduce violazione di legge sotto il profilo della motivazione apparente per non essere stati valutati tutti gli aspetti della vicenda ed in particolare le osservazioni difensive e i documenti prodotti.

5. Motivo B n.2: vizio di motivazione sub e) art. 606 cod. proc. pen. in relazione al capo A che prospetta dissipazione/distrazione/occultamento di crediti per acconti ai fornitori Omissis e Omissis e della partecipazione dell’87% nella prima delle due società, svalutati nel bilancio Omissis spa al 31-12-2011 con una dissipazione pari ad € 16.927.284.

6. Il vizio starebbe nell’aver valorizzato a fini accusatori soltanto il dato contabile della differenza tra l’ammontare dei crediti e la successiva svalutazione senza dar risposta alle osservazioni della difesa, che erano le seguenti.

7. -I cospicui anticipi forniture da parte di Omissis spa alle due società omonime, rispettivamente di diritto turco e greco, rientravano nella normale prassi commerciale e rispondevano all’esigenza di salvaguardare il rapporto di fornitura di olive e pomodori che consentiva a Omissis spa di accreditarsi verso i suoi clienti non come mero intermediario ma come produttore.

8. -Omissis non era amministratore di fatto delle due società estere che avevano i propri amministratori. La possibilità di Omissis spa di incidere sulla vita commerciale della società turca era prevista nel contratto di somministrazione stipulato nel 2001 tra Omissis spa e Omissis Ltd, tra l’altro non sottoscritto dall’indagato.

9. -Le disponibilità della moglie del Omissis, valorizzate nel provvedimento genetico della misura, erano risalenti agli anni ’80 ed estranee a Omissis spa.

10. Motivo C n. 3: vizio di motivazione sub e) -motivazione apparente, carente, errata ed illogica- in relazione a capo B (locazione di capannone da Omissis a Omissis spa).

11. Il tribunale si è basato soltanto sulla valutazione del commissario giudiziale che ha definito anomalo il canone di locazione del capannone sulla base della perizia Omissis trascurando che in questa si legge che il mercato locativo degli immobili ha subito ‘una contrazione’ a fronte di quasi totale assenza di domanda e in presenza di una variegata offerta e soprattutto ignorando la perizia Omissis del 20-4-2007, evidenziata dalla difesa in sede di riesame, in cui si afferma la congruità del canone.

12. Motivo D n.4, violazione di legge in relazione agli artt. 216, 223 e 236 legge fall. capo C1, cessione di azienda.

13.11 fumus commissi delicti esulerebbe da un atto posto in essere nell’ambito di un piano di concordato con continuità aziendale, approvato dagli organi della procedura, che prevedeva la cessione dell’azienda quale clausola di un precedente contratto di affitto di azienda al prezzo di stima valorizzato nella proposta di concordato. Mentre era irrilevante che il commissario giudiziale avesse diversamente valutato l’azienda nella propria relazione, giacché il comitato dei creditori, a conoscenza di ciò, aveva evidentemente preferito una vendita certa ad un prezzo ipoteticamente inferiore ad una vendita incerta con base d’asta ipoteticamente superiore. Senza contare che il tribunale del riesame aveva annullato la

misura cautelare

personale del Omissis in relazione al capo C per mancanza della gravità indiziaria trattandosi di fatti postconcordatari, coperti dal decreto di omologa.

14. Motivo E n.5, vizio di motivazione con riferimento ai capi C2 e C3, cessione a Omissis per circa un milione di euro di crediti di Omissis spa dell’ammontare di 10 milioni di euro, obbligazione non adempiuta dalla cessionaria.

15.Anche in questo caso la cessione era stata autorizzata dagli organi della procedura e Omissis avrebbe dovuto pagare il prezzo di cessione in sei mesi a fronte dell’incasso da parte sua dei crediti. Tre dei principali debitori avevano frattanto depositato domanda di ammissione a concordato. Comunque i crediti erano stati retrocessi su richiesta del liquidatore giudiziale.

16.11 tribunale aveva poi omesso qualunque motivazione sul capo C3, l’alienazione a prezzo sottostimato della partecipazione nella società turca.

17. Motivo F. Il tribunale del riesame, con altro provvedimento, aveva annullato la misura cautelare personale nei confronti del Omissis in relazione al capo C per mancanza della gravità indiziaria trattandosi di fatti postconcordatari, coperti da decreto di omologa.

18. Con requisitoria scritta il Procuratore generale presso questa corte, in persona del dr. Omissis, ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso in quanto basato su censure di merito non deducibili in questa sede.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2. Premesso che il motivo A n.1, con cui si deduce violazione di legge sotto il profilo della motivazione apparente per non essere stati valutati tutti gli aspetti della vicenda ed in particolare le osservazioni difensive e i documenti prodotti, è del tutto generico in mancanza della specificazione delle censure già sollevate sulle quali si sollecita ora il sindacato di legittimità, osserva il collegio che il Omissis è privo di legittimazione a proporre ricorso, come del resto lo era ad avanzare richiesta di riesame, avverso il sequestro disposto nei confronti di terzi.

3. Perché infatti sia configurabile un interesse all’impugnazione in caso di sequestro preventivo, occorre che l’indagato o imputato prospetti una relazione con la cosa che sostenga la sua pretesa alla cessazione del vincolo e il diritto alla restituzione (Sez. 1, n. 13037 del 18/02/2009 – dep. 25/03/2009, Giorgi, Rv. 243554), non sussistendo la legittimazione a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare in capo all’indagato che non sia titolare del bene oggetto di sequestro preventivo giacché l’interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame, dovendo corrispondere al risultato tipizzato dall’ordinamento per lo specifico schema procedimentale, va individuato in quello alla restituzione della cosa come effetto del dissequestro (Sez. 2, n. 50315 del 16/09/2015 – dep. 22/12/2015, Mokchane, Rv. 265463; Sez. 5, n. 20118 del 20/04/2015 – dep. 14/05/2015, Marenco, Rv. 263799).

4. La pronuncia di questa corte da ultimo richiamata si riferisce a fattispecie in cui è stata esclusa la legittimazione attiva da parte di soggetto indagato del reato di bancarotta fraudolenta a proporre istanza di riesame avverso il decreto di

sequestro preventivo

di beni di alcune società, di cui l’istante affermava l’altruità.

5. Identico è il caso in esame poiché dal provvedimento genetico della misura reale risulta che il sequestro era disposto nei confronti di Omissis spa, Omissis spa, Omissis Ltd e Omissis Sa, società tutte riferite, in chiave accusatoria contestata dal ricorrente, al Omissis quale amministratore di fatto e, solo in alternativa al sequestro delle disponibilità delle due società estere, nei confronti dell’indagato Omissis quanto alla somma di € 16.927.284,10.

6. Il Omissis è quindi legittimato al ricorso solo avverso tale sequestro, il solo disposto, sia pure in via alternativa, nei suoi confronti, misura che, inerente ai proventi del reato sub A, non risulta comunque neppure eseguita.

7. In relazione a tale capo, che prospetta dissipazione/distrazione/occultamento di crediti per acconti ai fornitori Omissis e Omissis e della partecipazione dell’87% nella prima delle due società, svalutati nel bilancio Omissis spa al 31-12-2011 con una dissipazione pari ad € 16.927.284, il ricorrente deduce, come motivo B n. 2, vizio di motivazione sub e) art. 606 cod. proc. pen..

8. Il vizio, che nella materia in esame potrebbe rilevare solo in caso di totale carenza oppure apparenza della stessa, starebbe nell’aver valorizzato a fini accusatori soltanto il dato contabile della differenza tra l’ammontare originario dei crediti e la loro successiva svalutazione senza dar risposta ad una serie di osservazioni della difesa, che si compendiano nel rilievo che i cospicui anticipi forniture da parte di Omissis spa alle due società omonime, rispettivamente di diritto turco e greco, rientravano nella normale prassi commerciale; che Omissis non era amministratore di fatto delle due società estere, gestite da propri amministratori; che la possibilità di Omissis spa di incidere sulla vita commerciale della società turca era prevista nel contratto di somministrazione stipulato nel 2001 tra Omissis spa e Omissis Ltd.

9. Osservazioni che, prospettando alternative in fatto alla motivazione del provvedimento impugnato relativa alla sussistenza del fumus del reato, rendono la doglianza inammissibile nella materia delle misure cautelari reali.

10. Il tribunale ha infatti evidenziato che, nel quadro di un generale piano, sotteso a tutte le imputazioni, di spoliazione della Omissis spa in concordato preventivo a vantaggio delle altre società del gruppo, nel bilancio della società al 31-12-2011 erano state inopinatamente iscritte, a fronte di precedenti crediti di Omissis spa nei confronti delle società estere, pari ad oltre 7 milioni di euro quanto alla società di diritto turco partecipata all’87%, e ad oltre 3 milioni e mezzo di euro quanto a quella di diritto greco -che il ricorrente irrealisticamente asserisce determinati da anticipi su forniture-, svalutazioni per € 3.373.424 quanto alla partecipazione e per € 3.293.835 quanto ai crediti, crediti poi interamente azzerati negli atti della procedura per inesigibilità dovuta al dissesto delle debitrici.

11. Il che integra motivazione sufficiente a dar conto della sussistenza in concreto del fumus commissi delicti sulla base di risultanze legittimanti la sussumibilità della fattispecie concreta in quella legale.

12. Nessuna ricaduta sulla misura cautelare reale può avere poi la circostanza, evidenziata al motivo F, dell’intervenuto annullamento in sede di riesame della misura cautelare personale nei confronti del Omissis non solo in relazione ad un diverso capo d’imputazione, ma anche perché la gravità indiziaria è concetto ben diverso da quello del fumus commissi delicti, sufficiente a giustificare il sequestro.

13. La mancanza di legittimazione del Omissis in relazione alla misura disposta nei confronti di terzi esime dal prendere in considerazione tutti gli altri motivi di impugnazione, per tale ragione inammissibili.

14.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso si accompagnano le statuizioni di cui all’art. 616 cod. proc. pen., determinandosi in € 1000, in ragione della natura delle doglianze ascrivibili a colpa del ricorrente, la somma spettante alla cassa ammende.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 12-4-2016 […]

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