Mobilità enti locali, Consiglio di Stato sentenza n. 5577 28 novembre 2017 in materia di somme percepite da un Comune a titolo di contributo mobilità, in particolare sul termine di decorrenza della prescrizione dell’azione per il recupero dell’indebito oggettivo intrapresa dal Ministero dell’Interno: la fattispecie che legittima l’azione di recupero è condizionata alla comunicazione dell’elenco del personale che, trasferito a seguito di mobilità, sia cessato dal servizio nell’anno precedente

Mobilità enti locali, Consiglio di Stato sentenza n. 5577 28 novembre 2017.

Il tema in discussione

“La principale questione controversa nel presente giudizio riguarda la corretta individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione per il recupero dell’indebito oggettivo intrapresa dal Ministero dell’Interno con il provvedimento di rateizzazione e recupero somme percepite dal Comune di Frosolone a titolo di contributo mobilità.”

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Consiglio di Stato sentenza n. 5577 28 novembre 2017

L’art. 5, comma 2, del citato d.P.C.M. 428/1989, concernente il trasferimento dei fondi agli enti destinatari del personale in mobilità, stabilisce espressamente che «per ciascuno degli anni 1991 e successivi, gli importi relativi alle remunerazioni da corrispondere al personale trasferito, sono attribuiti, entro il 30 aprile, dal Ministero dell’interno al netto delle somme non più dovute per il personale che sia cessato dal servizio per qualsiasi causa» e che «a tal fine, ciascun ente locale comunica al Ministero dell’interno, entro il 31 gennaio, l’elenco del personale che, trasferito a seguito di mobilità, sia cessato dal servizio nell’anno precedente».

Le medesime previsioni, a decorrere dal 1993, sono fissate dagli artt. 4, comma 2, e 8, comma 2, del d.P.C.M. 472/1993, «Regolamento recante la disciplina del trasferimento agli enti locali dei fondi relativi ai dipendenti dell’Ente ferrovie dello Stato trasferiti con le modalità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 agosto 1988, n. 325».

Sembra chiaro, pertanto, che per espressa previsione normativa, l’azione di recupero è condizionata dalla suddetta comunicazione, in assenza della quale, per espressa previsione del d.P.C.M., non può dirsi perfezionata la fattispecie che legittima l’azione di recupero dell’indebito per cui è causa.

Il fatto

“Con sentenza n. 415 del 6 luglio 2016 (depositata il 14 ottobre 2016) il Tar per il Molise respingeva il ricorso proposto dal Comune di Frosolone avverso il provvedimento n. 59890 del 28 maggio 2015 con il quale il Ministero dell’Interno ha disposto il recupero (con rateizzazione) dell’importo di euro 261.931,80 a carico dell’ente locale per somme da questo percepite e non dovute a titolo di contributo di mobilità per gli anni dal 1996 al 2009 per un dipendente utilizzato dal suddetto Comune ma successivamente rientrato presso il Comune di provenienza (Rocchetta a Volturno).

Il primo giudice – premesso che tra le parti era incontroversa la ricorrenza degli estremi dell’indebito oggettivo nonché l’entità delle somme percepite dal Comune di Frosolone – riteneva infondata l’eccepita prescrizione del credito, sottolineando che nessun effetto sulla decorrenza del termine poteva ricondursi alla nota inviata dal Comune di Rocchetta al Volturno alla “Direzione Centrale dei Segretari Comunali e Provinciali e del Personale degli Enti Locali” per comunicare la delibera di Giunta n. 5 del 21.1.1996 che aveva disposto la “riammissione in organico” del dipendente in precedenza collocato in mobilità.

Il giudice di prime cure riteneva infondata anche l’eccepita violazione dell’obbligo di motivazione per avere il Ministero dell’Interno disposto il recupero senza prendere in considerazione i contributi partecipativi forniti da Comune ricorrente in sede istruttoria.

Avverso tale decisione propone appello il Comune di Frosolone reiterando, con un primo motivo, l’eccezione di prescrizione (quinquennale, ovvero, in linea subordinata, decennale) già formulata in primo grado e decorrente a far data dalla sopra richiamata comunicazione del Comune di Rocchetta al Volturno.

Con un secondo motivo deduce l’erroneità della decisione in punto di mancato rispetto dell’obbligo di motivazione del provvedimento impugnato con riferimento alle ulteriori controdeduzioni che si afferma essere state inviate al Ministero dell’Interno il 29.11.2012.

Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno invocando il rigetto dell’appello.

Nella pubblica udienza del 16 novembre 2017, sentite le parti, la causa è stata trattenuta in decisione.”

La decisione dei giudici

“E’, peraltro, incontroverso che il Comune di Frosolone non ha adempiuto a tali obblighi di comunicazione per il periodo 1996-2009.

Mancando tale condicio iuris, il Ministero dell’Interno non avrebbe potuto esercitare alcuna azione di recupero delle somme indebitamente trasferite all’Ente territoriale per le retribuzioni del dipendente non più in servizio presso il Comune appellante sin dal 1996, trovandosi di fronte all’insormontabile ostacolo di diritto costituito dalla mancata comunicazione dell’elenco stesso.

Né a tale rilievo può opporsi che il Ministero dell’Interno avrebbe potuto, comunque, verificare i dipendenti in mobilità ancora in servizio nel corso degli anni, poiché, proprio per evitare una lunga e defatigante verifica del Ministero dell’Interno presso ogni singola amministrazione destinataria del personale in mobilità, la disposizione regolamentare ha previsto, in modo del tutto logico e razionale, che sia quest’ultima a dover trasmettere al Ministero dell’Interno, di anno in anno, l’elenco del personale cessato dal servizio.

Neppure può considerarsi equipollente la già richiamata comunicazione effettuata dal Comune di Rocchetta al Volturno, rivolta ad altra Direzione Centrale (quella del Personale degli Enti locali) e non alla competente Direzione Centrale della Finanza Locale e proveniente da altro Ente e non dal Comune di Frosolone, destinatario delle somme erogate sine titulo.

Peraltro, come correttamente osservato dal primo giudice, la comunicazione in questione è stata correttamente indirizzata alla competente Direzione Centrale senza che detta direzione avesse motivo alcuno per trasmettere tale nota alla Direzione Centrale della Finanza Locale, trattandosi di comunicazione del tutto distinta da quella (omessa e annualmente) dovuta dal Comune di Frosolone.

Sicchè, il termine prescrizionale – peraltro pacificamente decennale trattandosi di indebito oggettivo – ai sensi dell’art. 2935 c.c. deve farsi decorrere dall’invio della nota n. 3540 del 24.5.2010 con cui il Comune di Frosolone ha ritrasmesso, debitamente rettificato, l’elenco del personale che evidenziava come il dipendente in questione fosse cessato dal servizio a decorrere dal 31.3.1996.

In tale ambito assumono, altresì, valenza interruttiva del termine prescrizionale le successive note ministeriali n. 7918 del 30.5.2012 e n. 38400 del 30.4.2015 e, infine, il provvedimento di recupero del 28.5.2015.

L’eccezione di prescrizione, dunque, è infondata e deve essere respinta.

Parimenti infondato, nonché del tutto generico e privo di documentazione di sostegno, è il secondo motivo d’appello.

Invero si tratta di questione che non risulta dedotta in primo grado, mentre le controdeduzioni

che si afferma essere state inviate il 29.11.2012 (e sulle quali il Ministero non avrebbe interloquito) non risultano prodotte agli atti del giudizio.

Sicchè e conclusivamente l’appello deve essere respinto e la sentenza impugnata va integralmente confermata.”

Sulle spese

“La peculiarità della questione trattata rende equo compensare interamente tra le parti le spese del giudizio.”

 

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