Motivazione atto amministrativo: ricorso contro tutti i motivi a pena di inammissibilità

Motivazione atto amministrativo, ricorso contro tutti i motivi

Qualora la motivazione dell’atto amministrativo impugnato sia basata su più ragioni, la mancata formulazione di una specifica censura contro ciascun motivo, rende inammissibile il gravame,

atteso che l’accoglimento dei motivi di ricorso volti a censurare alcuni dei motivi su cui si fonda l’atto impedirebbe ugualmente il suo annullamento, in quanto la determinazione resterebbe validamente sorretta dalla residua motivazione.

Tar Milano sentenza n. 618/2020 10 aprile 2020

La sentenza:

[…]

2. Passando all’esame del ricorso, lo stesso è inammissibile.

3. Come eccepito dal Collegio in sede di udienza di discussione, gli atti impugnati, sebbene fondati su plurime ed autonome cause ostative, attraverso le quali è stata negata la realizzabilità dell’intervento edilizio prospettato dalla parte ricorrente, sono stati censurati soltanto con riguardo alla parte in cui il Comune ha ritenuto di dover computare nella volumetria complessiva anche quella dei locali seminterrati, in quanto il corsello di accesso ai box supererebbe la quota naturale del terreno di oltre 1,20 m, misura entro la quale un’opera non viene calcolata nella s.l.p., ai sensi dell’art. 6 delle N.T.A. del P.D.R.

Difatti, nei quattro motivi di ricorso si è contestata l’erronea applicazione del citato art. 6 delle N.T.A. (cfr. primo motivo, rubricato al n. 2), l’illegittimo affidamento ad un soggetto esterno del compito di procedere all’interpretazione autentica dell’art. 6 (cfr. secondo motivo, rubricato al n. 3), il difetto di motivazione sempre relativo all’art. 6 (cfr. terzo motivo, rubricato al n. 4) e, infine, il difetto di istruttoria in relazione alla mancata valutazione delle osservazioni della parte ricorrente in relazione alla corretta interpretazione dell’art. 6 (cfr. quarto motivo, rubricato al n. 5).

Dall’esame dei provvedimenti impugnati si ricava che le ragioni del diniego comunale si fondano non soltanto sull’applicazione del predetto art. 6 delle N.T.A. del P.D.R., ma anche sul mancato rispetto delle distanze dalla strada del pergolato del fabbricato del lotto A e sulla necessità di produrre un atto di asservimento per ogni società, stante la riferibilità a soggetti giuridici diversi delle pratiche edilizie (cfr. atto comunale del 18 novembre 2016, oggetto di impugnazione), nonché sulla necessità di reperire posti auto esterni di proprietà e di predisporre una polizza fideiussoria o deposito cauzionale a favore del Comune per un importo di 70.000 €, a garanzia della demolizione delle opere eseguite in difformità rispetto alle autorizzazioni rilasciate in precedenza (cfr. atto comunale del 25 ottobre 2016, oggetto di impugnazione).

Tali ulteriori ragioni di diniego non sono state affatto censurate e pertanto l’eventuale fondatezza del ricorso, con riguardo alla corretta applicazione dell’art. 6 delle N.T.A., non potrebbe determinare alcun vantaggio per la parte ricorrente, visto che il diniego comunale sarebbe comunque sorretto dalle restanti motivazioni, non contestate specificamente e del tutto autonome rispetto a quella censurata espressamente.

Secondo una consolidata giurisprudenza, del resto, “qualora la motivazione dell’atto amministrativo impugnato sia basata su più ragioni, la mancata formulazione di una specifica censura contro ciascun motivo, rende inammissibile il gravame, atteso che l’accoglimento dei motivi di ricorso volti a censurare alcuni dei motivi su cui si fonda l’atto impedirebbe ugualmente il suo annullamento, in quanto la determinazione resterebbe validamente sorretta dalla residua motivazione” (T.A.R. Campania, Napoli, VIII, 10 ottobre 2013, n. 4555; anche T.A.R. Puglia, Lecce, I, 9 novembre 2017, n. 1773; in argomento, anche Consiglio di Stato, IV, 31 agosto 2018, n. 5123).

4. In conclusione, il ricorso, previa estromissione dal giudizio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Como, Lecco e Monza-Brianza, deve essere dichiarato inammissibile per mancata contestazione di tutte le ragioni poste a fondamento degli atti impugnati.

5. La domanda di risarcimento del danno deve essere respinta, stante la mancata dimostrazione degli elementi costitutivi della stessa, in particolare l’illegittimità degli atti amministrativi e il nesso di causalità tra danno sofferto e comportamento del Comune (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, II, 20 marzo 2020, n. 530).

6. In ragione delle peculiarità della vicenda, le spese di giudizio possono essere compensate tra tutte le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, previa estromissione dal giudizio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Como, Lecco e Monza-Brianza, dichiara inammissibile il ricorso indicato in epigrafe; respinge la domanda di risarcimento del danno.

Spese compensate.

[…]

 

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