Motivazione diniego autorizzazione paesaggistica, Consiglio di Stato sentenza n. 634 30 gennaio 2018 sul mantenimento di un chiosco sulla spiaggia per l’intero anno, qualora la sua installazione stagionale sia stata già ritenuta compatibile, con i valori paesistici interessati, dalla medesima Soprintendenza

Consiglio di Stato sentenza n. 634 30 gennaio 2018:

In linea generale, nella motivazione del diniego di autorizzazione paesaggistica l’Amministrazione non può limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate, ma deve specificare le ragioni del diniego, ovvero esplicitare i motivi del contrasto tra le opere da realizzarsi e le ragioni di tutela dell’area interessata dall’apposizione del vincolo.

Non è sufficiente, quindi, la motivazione del diniego all’istanza di autorizzazione fondata su una generica incompatibilità, non potendo l’Amministrazione limitare la sua valutazione al mero riferimento ad un pregiudizio ambientale, utilizzando espressioni vaghe e formule stereotipate.

Analoga adeguatezza della motivazione, a maggior ragione, va verificata laddove lo stesso manufatto sia stato reputato pienamente compatibile con il vincolo esistente in loco.

Vedi anche:

Strutture precarie, Consiglio di Stato in materia di autorizzazione paesaggistica e condono edilizio: le diverse competenze di Comune e Soprintendenza

Accertamento di compatibilità paesaggistica in sanatoria ex art 167 co. 4 D.lgs. n. 42/2004, diniego verifica anche per creazione di volume interrato 

 

Consiglio di Stato sentenza n. 634 30 gennaio 2018

Il fatto e le contestazioni

“per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. PUGLIA – SEZ. STACCATA DI LECCE: SEZIONE I n. 00188/2013, resa tra le parti, concernente diniego autorizzazione paesaggistica per il mantenimento annuale di un chiosco

Con l’appello in esame l’odierna amministrazione appellante impugnava la sentenza n. 188\2013 con cui il Tar Lecce accoglieva l’originario gravame. Quest’ultimo era stato proposto dall’odierna parte appellata, in qualità di titolare della relativa licenza commerciale, al fine di ottenere l’annullamento del diniego di autorizzazione paesaggistica per il mantenimento annuale di un chiosco in zona vincolata limitrofa al mare.

Nel ricostruire in fatto e nei documenti la vicenda, parte appellante censurava la sentenza impugnata ritenendo legittima l’espressione di parere sfavorevole sull’istanza avanzata dal ricorrente con motivazione che fa riferimento alla necessità di salvaguardare e valorizzare il paesaggio tutelato, in conformità con le finalità cui è ispirato il PUTT/P e nella consapevolezza della prevalenza dell’interesse pubblico sull’interesse privato.”

La decisione dei giudici

“Laddove, come nel caso di specie, venga in rilievo un’eccezionale diversa valutazione per diversi periodi stagionali, occorre che l’amministrazione, proprio a fronte di tale peculiarità, evidenzi e chiarisca i profili di incompatibilità con il vincolo, opposti a quelli che hanno consentito la realizzazione ed il mantenimento per la stagione balneare; stagione che, per evidenti caratteristiche intrinseche, comporta una presenza ben più massiccia sul territorio e, conseguentemente, una maggiore rilevanza in termini di impatto paesaggistico, anche in relazione ai numerosi fruitori dello stesso bene tutelato.

Invero, come correttamente evidenziato dalla difesa di parte appellata, tali principi risultano già applicati dalla sezione in precedenti, relativi a fattispecie analoghe anche in termini di collocazione territoriale, cui occorre all’evidenza adeguarsi (cfr. ad es. decisione n. 2963\2017).

Anche nella specie non trattasi di realizzazione di una nuova costruzione, ma della richiesta del mantenimento di un manufatto di una struttura ricettivo balneare per l’intero anno, mentre in precedenza la sua installazione stagionale era stata ritenuta compatibile, con i valori paesistici interessati, dalla medesima Soprintendenza, la quale non aveva ritenuto sussistenti i presupposti per l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata.

All’opposto, le considerazioni poste a fondamento delle difese erariali si scontrano con il generale principio che ritiene inammissibile l’integrazione della motivazione in sede giudiziale, al di fuori del necessario e preliminare contesto procedimentale, caratterizzato dalle proprie peculiarità sia di merito che di necessario rispetto delle garanzie partecipative.

Né nel caso de quo le censure dedotte involgono le considerazioni svolte dalla pronuncia appellata, sia in relazione alle chiare indicazioni desunte dalla legislazione regionale vigente, – che consente il mantenimento delle opere precarie poste a servizio di uno stabilimento balneare per l’intero anno solare -, sia in relazione alla evidente necessità di approfondire la motivazione in merito ai paventati danni derivanti dalla ripetuta attività di montaggio e smontaggio.

Orbene, in tale situazione, caratterizzata da precedenti favorevoli (l’impatto dell’opera sul paesaggio va considerato come valore in sé, a prescindere dalla durata e dalla collocazione stagionale della permanenza dell’opera sul territorio), ritiene la Sezione che il provvedimento impugnato sia privo della necessaria adeguata motivazione, nei termini correttamente evidenziati dalla stessa sentenza appellata.

Anche in termini di paventato danno paesaggistico, il concetto di limitazione dello stesso appare contraddittorio rispetto all’esigenza di tutela primaria di un bene soggetto a vincolo; in sostanza, o l’opera è compatibile con il vincolo esistente in loco oppure non lo è, risultando manifestamente illogica una valutazione che ponga la verifica a fini di tutela in termini di mera limitazione di un danno al bene tutelato.

Infine, appare altrettanto condivisibile e fondata sulle risultanze istruttorie, l’accoglimento disposto dal primo Giudice in ordine alla contestata contraddittorietà rispetto ad analogo chiosco, collocato nel medesimo contesto paesaggistico, il cui mantenimento annuale risulta assentito sulla scorta di una motivazione del tutto applicabile anche al caso in discussione.”

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