Nomina a vigile del fuoco e requisito morale

Consiglio di Stato sentenza n. 5199 13 novembre 2015

La negativa valutazione compiuta dall’Amministrazione circa la insussistenza nell’interessato del requisito morale e di condotta ai fini della sua nomina a vigile del fuoco, che ha condotto ad una conclusione di inconciliabilità ed incompatibilità del soggetto con i compiti di istituto, non può considerarsi collidente con la valutazione degli stessi fatti effettuata dall’Amministrazione stessa nella sede del procedimento disciplinare a suo tempo instaurato nei confronti dell’interessato nella sua qualità di Vigile Volontario ( che ai sensi dell’art. 3, comma 2, del d.P.R. n. 76/2004 è soggetto agli stessi “doveri, compiti e responsabilità, previste per il personale permanente di pari qualifica” ), attesa la completa diversità di status, che caratterizza le due categorie di personale.

È legittima, in quanto non viziata da contraddittorietà, la diversa, e più rigorosa, valutazione, che l’Amministrazione operi, in sede ed ai fini dell’assunzione del Vigile del Fuoco, di comportamenti dell’interessato ( che hanno assunto rilevanza penale, con danno non solo economico per l’Amministrazione stessa ), rispetto al precedente, e del tutto autonomo, apprezzamento dei fatti medesimi effettuato con riguardo ai riflessi derivantine sulla possibilità di permanenza dell’interessato ( e sulla gestione del relativo rapporto ) nel “sottosistema peculiare” (così Corte cost. n. 267/2013, cit.) della disciplina riguardante i volontari del Corpo dei vigili del fuoco; e tale autonomia assoluta dei due àmbiti di rapporto (che si riflette sulla indipendenza l’uno dall’altro dei giudizii in ciascuno dei due rapporti posti in essere ai fini dell’instaurazione e gestione) vale chiaramente anche a deprivare di qualsivoglia rilievo negativo l’omessa indicazione, nel provvedimento di rifiuto di assunzione, di quella sanzione adottata in ben diverso contesto di dipendenza.

I termini fissati dall’art. 73 cit. per il deposito in giudizio di memorie difensive e documenti hanno carattere perentorio, in quanto espressione di un precetto di ordine pubblico sostanziale posto a presidio del contraddittorio e dell’ordinato lavoro del giudice, con la conseguenza che la loro violazione conduce alla inutilizzabilità processuale delle memorie e dei documenti presentati tardivamente, da considerarsi tamquam non essent.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5199 13 novembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. – Con il presente gravame l’appellante Ministero chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, indicata in epigrafe, con cui è stato accolto il ricorso proposto dall’odierno appellato, collocatosi in posizione utile per l’assunzione quale Allievo Vigile del Fuoco nel Corpo Nazionale VV.F. all’ésito della partecipazione alla procedura di stabilizzazione del personale volontario del Corpo, diretto all’annullamento:

– del provvedimento prot. n. 20086 del 20.5.2014, con cui il Ministero dell’Interno, Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per le risorse umane – Ufficio IV ha escluso il ricorrente dall’assunzione per difetto del requisito delle qualità morali e di condotta;

– di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, fra cui, ove necessario, la comunicazione prot. 14695 del 9.4.2014, con cui si notiziava l’interessato dell’avvio del procedimento volto alla mancata stipulazione del contratto individuale di lavoro;

– del D.M. n. 3347 del 27.8.2007 con il quale è stata bandita la procedura selettiva per la copertura di posti nella qualifica di vigile del fuoco nel Corpo dei vigili del fuoco e della graduatoria definitiva dei vincitori approvata con D.M. n. 1996 del 24.08.2008, nei limiti dell’interesse fatto valere.

Il ricorrente assume che la decisione impugnata ha accolto il terzo ed il quarto motivo di ricorso con una motivazione succinta ed erronea.

L’appellato si è costituito formalmente in giudizio, articolando poi le sue difese con successive memorie.

Con Ordinanza n. 497/2015, pronunciata nella Camera di Consiglio del giorno 29 gennaio 2015, è stata accolta la domanda di sospensione dell’esecuzione della sentenza appellata.

La causa è stata chiamata e trattenuta in decisione alla udienza pubblica dell’8 ottobre 2015.

Va, preliminarmente, dichiarata inammissibile la memoria dell’appellato depositata in data 8 settembre 2015, in quanto prodotta oltre il termine di trenta giorni liberi prima dell’udienza, fissato dall’art. 73 del cod. proc. amm.

Invero, com’è noto, i termini fissati dall’art. 73 cit. per il deposito in giudizio di memorie difensive e documenti hanno carattere perentorio, in quanto espressione di un precetto di ordine pubblico sostanziale posto a presidio del contraddittorio e dell’ordinato lavoro del giudice, con la conseguenza che la loro violazione conduce alla inutilizzabilità processuale delle memorie e dei documenti presentati tardivamente, da considerarsi tamquam non essent ( in termini, tra le tante, Cons. Stato, Sez. III, 13 marzo 2015, n. 1335 ).

Ciò posto, l’appello è fondato.

Dev’essere anzitutto osservato che il T.A.R., premesso che “il ricorrente è stato escluso dalla procedura selettiva … in quanto … è risultato che lo stesso ha riportato nel 2009 … una condanna penale per reati non colposi” e che “la sentenza di condanna … non integra un’ipotesi di esclusione dal concorso, tenuto conto che per l’accesso al pubblico impiego non è più necessario il requisito della buona condotta”, ha rilevato che “le disposizioni della legge n. 53/1989 (art. 26) sul possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l’ammissione alle forze di polizia non possono essere richiamate nel caso di specie, trattandosi di selezione per l’

accesso ai vigili del fuoco

” e che “appare fondato anche il motivo di ricorso relativo alla circostanza che l’intimata Amministrazione ha ritenuto nel 2011 … di comminare per i fatti oggetto di condanna la sanzione disciplinare di sospensione per tre anni dai richiami come vigile volontario e che comunque tale sanzione non è indicata a supporto motivazionale nel provvedimento di esclusione dal concorso”.

Il Giudice di primo grado ha così accolto, come correttamente dedotto dall’Amministrazione ( pag. 4 app. ) il terzo ed il quarto motivo di ricorso e al più, aggiunge il Collegio, la prima parte del primo motivo di ricorso, ove si sottolineava l’intervenuto venir meno del requisito della buona condotta per l’accesso agli impieghi pubblici.

Nei limiti delle censure svolte avverso le vedute statuizioni poste dal T.A.R. a base dell’impugnata sentenza di accoglimento va pertanto esaminato l’atto di appello, risultando inammissibili per carenza di interesse tutte le deduzioni dell’Amministrazione ultronee ed estranee (“per completezza” riportate nell’atto stesso) rispetto alle stringenti motivazioni della sentenza.

In tali limiti, pertanto, questo Giudice deve ritenersi investito delle censure e del materiale di cognizione introdotti in primo grado, con conseguente inammissibilità dei nuovi documenti in questa sede prodotti dall’Amministrazione in violazione del disposto dell’art. 104, comma 2, c.p.a., con particolare riguardo a quelli ( nota della Questura di Catania di richiamo di una informativa dei Carabinieri e dichiarazione avente valenza di autocertificazione ai sensi del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 resa ai fini della partecipazione alla procedura selettiva ) del tutto inconferenti rispetto all’oggetto del giudizio, così come delimitato in virtù dell’effetto devolutivo proprio dell’appello.

Né d’altra parte l’appellato ha riproposto espressamente, ai sensi dell’art. 101, comma 2., c.p.a., i motivi non esaminati in primo grado, una tale valenza non potendo attribuirsi né alla trascrizione di tutte le doglianze di primo grado contenuta alle pagg. 2 e ss. della memoria depositata in data 23 gennaio 2015 (effettuata, ivi si afferma, per mera “completezza di rappresentazione”), né, in assenza di espressa dichiarazione di volontà di riproposizione ai sensi dell’art. 101 cit., alle controdeduzioni opposte alle, come s’è visto inammissibili, “osservazioni” contenute nell’atto di appello, ma non pertinenti alle argomentazioni recate dalla sentenza di primo grado.

Venendo ora alle censure mosse allo specifico contenuto della sentenza stessa, esse, come s’è detto, sono fondate.

Anzitutto, se la buona condotta è certamente venuta meno, come affermato dal T.A.R., come requisito per l’accesso agli impieghi pubblici definibili “ordinari” ( vedasi legge 29 ottobre 1984, n. 732 ), erra il Giudice di primo grado nel ritenere non applicabile al caso di specie le disposizioni della legge n. 53/1989 ( art. 26 ), in quanto, in disparte l’applicabilità anche al Corpo dei Vigili del Fuoco dell’art. 35, comma 6, del D. Lgs. n. 165/2001 ( dovendo lo stesso ritenersi ricompreso nel novero delle “amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia, di giustizia ordinaria, amministrativa e contabile” ), è l’art. 5 del D. Lgs. 13 ottobre 2005, n. 217 ad annoverare, tra i requisiti di partecipazione al concorso per l’assunzione dei vigili del fuoco, quello delle “qualità morali e di condotta previste dalle disposizioni dell’articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53” ( comma 1, lett. e) ).

Pure fondata si rivela la censura rivolta dall’Amministrazione appellante avverso il capo della sentenza che ha ritenuto sussistenti i vizii di eccesso di potere per contraddittorietà e di difetto di motivazione in relazione “alla circostanza che l’intimata Amministrazione ha ritenuto nel 2011 … di comminare per i fatti oggetto di condanna la sanzione disciplinare di sospensione per tre anni dai richiami come vigile volontario e che comunque tale sanzione non è indicata a supporto motivazionale nel provvedimento di esclusione dal concorso”.

Invero, la contestata negativa valutazione compiuta dall’Amministrazione circa la insussistenza nell’interessato del requisito morale e di condotta ai fini della sua nomina a vigile del fuoco, che ha condotto ad una conclusione di inconciliabilità ed incompatibilità del soggetto con i compiti di istituto, non può considerarsi collidente con la valutazione degli stessi fatti effettuata dall’Amministrazione stessa nella sede del procedimento disciplinare ( conclusosi con l’irrogazione della sanzione disciplinare della sospensione dai richiami per la durata di anni tre ) a suo tempo instaurato nei confronti dell’interessato nella sua qualità di Vigile Volontario ( che ai sensi dell’art. 3, comma 2, del d.P.R. n. 76/2004 è soggetto agli stessi “doveri, compiti e responsabilità, previste per il personale permanente di pari qualifica” ), attesa la completa diversità di status, che caratterizza le due categorie di personale.

In particolare, “il

personale volontario

non è vincolato da rapporto di impiego con l’amministrazione ed è chiamato a svolgere temporaneamente i propri compiti ogni qualvolta se ne manifesti il bisogno” ( art. 1, comma 3, del d.P.R. 6 febbraio 2004, n. 76 ); il D. Lgs. 8/3/2006, n. 139 all’art. 8 definisce quale rapporto di servizio quello intercorrente tra il personale volontario e il Corpo nazionale; “i volontari del Corpo dei Vigili del fuoco non hanno una funzione suppletiva, bensì emergenziale (…) I volontari – al contrario del personale permanente del Corpo dei Vigili del fuoco – non sono scelti a seguito di pubblico concorso, ma su domanda presentata dai diretti interessati e dopo un periodo di addestramento. Inoltre questi volontari possono avere un rapporto di lavoro con altro soggetto (…) Il rapporto tra pubblica amministrazione e il personale volontario del Corpo dei Vigili del fuoco, per l’esercizio di funzioni straordinarie e collegate ad eventi di natura eccezionale e di durata ed entità non prevedibili, consiste in una dipendenza di carattere esclusivamente funzionale (…) Nel caso in esame, non vi è un rapporto di lavoro, ma di servizio” ( Corte Costituzionale, sentenza n. 267 del 13/11/2013 ).

Si rivela pertanto legittima, in quanto non viziata da contraddittorietà, la diversa, e più rigorosa, valutazione, che l’Amministrazione operi, in sede ed ai fini dell’assunzione del Vigile del Fuoco, di comportamenti dell’interessato ( che hanno assunto rilevanza penale, con danno non solo economico per l’Amministrazione stessa ), rispetto al precedente, e del tutto autonomo, apprezzamento dei fatti medesimi effettuato con riguardo ai riflessi derivantine sulla possibilità di permanenza dell’interessato ( e sulla gestione del relativo rapporto ) nel “sottosistema peculiare” (così ancora Corte cost. n. 267/2013, cit.) della disciplina riguardante i volontari del Corpo dei vigili del fuoco; e tale autonomia assoluta dei due àmbiti di rapporto (che si riflette come s’è visto sulla indipendenza l’uno dall’altro dei giudizii in ciascuno dei due rapporti posti in essere ai fini dell’instaurazione e gestione) vale chiaramente anche a deprivare di qualsivoglia rilievo negativo l’omessa indicazione, nel contestato provvedimento di rifiuto di assunzione, di quella sanzione adottata in ben diverso contesto di dipendenza.

2. – In conclusione l’appello va accolto, con conseguente reiezione del ricorso di primo grado.

Le spese del doppio grado di giudizio, liquidate nella misura indicata in dispositivo, séguono, come di régola, la soccombenza.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Condanna l’appellato alla refusione di spese ed onorarii del doppio grado in favore dell’Amministrazione appellante, liquidandoli in complessivi Euro 3.500,00=, oltre oneri accessorii di legge, ove dovuti.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi dell’appellato, manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini ivi indicati.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, addì 8 ottobre 2015 […]

 

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