Notaio, procedimento disciplinare: giurisdizione ordinaria

Consiglio di Stato sentenza 2777 5 giugno 2015

Il procedimento disciplinare nei confronti di un notaio si svolge, in sede giurisdizionale, avanti alla Corte d’appello (art. 158 della legge notarile n. 89 del 1913), nonché eventualmente avanti la Corte di cassazione. Ciò detto, l’istruttoria preliminare condotta dal Consiglio notarile non è configurabile come un momento esterno al relativo procedimento disciplinare, ma ne fa parte anch’essa, essendo stati raccolti gli elementi in fatto sulla base dei quali esprime poi il giudizio in sede disciplinare. Non è dunque possibile distinguerla e separarla, ai fini della giurisdizione, dal contesto in cui è inserita, poiché l’illegittimità da cui eventualmente sia inficiata non ha natura e consistenza diversa da quella da cui in ipotesi siano affetti gli atti successivi. In definitiva, anche se si tratta di atti di un procedimento amministrativo, si verte comunque, come solitamente avviene nel campo disciplinare, in tema di diritti soggettivi, la cui tutela è devoluta al giudice ordinario.

vedi anche:

Responsabilità disciplinare notaio (Cass. S.U., 22 maggio 2012, n. 13617)

Consiglio di Stato sentenza 2777 5 giugno 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto il 20 ottobre 2010, il ricorrente, notaio in Omissis, ha chiesto l’annullamento della sanzione della censura, irrogatagli dalla Commissione amministrativa di disciplina della circoscrizione notarile territoriale della Lombardia il 19 gennaio 2010.

In seguito all’opposizione proposta, ai sensi dell’art. 10, comma 1, del d.P.R. n. 1199 del 1971, dal Consiglio notarile di Brescia, il ricorso straordinario è stato trasposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia in data 14 dicembre 2010.

Dopo aver evidenziato la natura amministrativa dei provvedimenti impugnati e la loro definitività da cui discenderebbe la loro impugnabilità tramite ricorso straordinario, il ricorrente ha dedotto l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per violazione di diverse disposizioni di legge.

La difesa del Consiglio notarile evidenziava come il provvedimento impugnato, ovvero la censura, fosse stato oggetto di impugnazione anche presso la Corte d’Appello, che modificava la sanzione in sospensione dall’esercizio della professione per sei mesi: tale sanzione veniva confermata dalla Corte di cassazione, anche quando era stata adita in sede di revocazione.

2. La sentenza impugnata ha dichiarato, così come emerge dal dispositivo della medesima, inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo il ricorso proposto e ha individuato quale giudice munito di giurisdizione quello ordinario.

Nel merito della vicenda il giudice di primo grado ha osservato che il procedimento disciplinare nei confronti di un notaio si svolge, in sede giurisdizionale, avanti alla Corte d’appello (art. 158 della legge notarile n. 89 del 1913), nonché eventualmente avanti la Corte di cassazione. Ciò detto, l’istruttoria preliminare condotta dal Consiglio notarile non è configurabile come un momento esterno al relativo procedimento disciplinare, ma ne fa parte anch’essa, essendo stati raccolti gli elementi in fatto sulla base dei quali esprime poi il giudizio in sede disciplinare. Non è dunque possibile distinguerla e separarla, ai fini della giurisdizione, dal contesto in cui è inserita, poiché l’illegittimità da cui eventualmente sia inficiata non ha natura e consistenza diversa da quella da cui in ipotesi siano affetti gli atti successivi. In definitiva, anche se si tratta di atti di un procedimento amministrativo, si verte comunque, come solitamente avviene nel campo disciplinare, in tema di diritti soggettivi, la cui tutela è devoluta al giudice ordinario (Cass. S.U., 22 maggio 2012, n. 13617, relativa proprio alla presente fattispecie).

La sentenza ha evidenziato inoltre che la dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore di quello ordinario determina gli effetti, in ordine alla prosecuzione del giudizio presso il giudice munito di giurisdizione, di cui all’art. 11, comma 2, cod. proc. amm. Tuttavia ha sottolineato che nel caso di specie il giudice ordinario era già stato adito dalla parte ricorrente e, di conseguenza, non ha rimesso le parti davanti al giudice ordinario.

3. Ha proposto ricorso in appello l’interessato, contestando la declaratoria di difetto di giurisdizione e riproponendo le censure avverso il procedimento di irrogazione della sanzione., anche con riferimento alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

4. Si è costituito in giudizio il Consiglio notarile di Brescia.

5. Il ricorso non può trovare accoglimento.

Sull’oggetto della controversia, così come evidenziato nella sentenza impugnata, si sono già pronunziate le Sezioni unite della Corte di Cassazione con sentenza 31 luglio 2012, n. 13617, il cui dispositivo qui si trascrive: “La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso; dichiara la giurisdizione del giudice ordinario; cassa sul punto la sentenza impugnata; decidendo nel merito, rigetta il motivo di reclamo relativo alla violazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 7; rigetta gli altri motivi di ricorso”.

La citata sentenza è passata indenne dal ricorso per revocazione deciso con ordinanza di inammissibilità delle Sezioni unite 29 novembre 2013, n. 26777.

Da tali premesse, discende l’inammissibilità del ricorso originario. Anzi, il giudice di primo grado, avrebbe dovuto dichiarare puramente e semplicemente inammissibile il ricorso perché sull’oggetto della controversia si era già pronunciata la Corte di Cassazione con pronuncia espressa sulla giurisdizione senza nemmeno che esso giudice potesse sovrapporre la propria decisione di “difetto di giurisdizione” alla pronuncia della Cassazione; egli avrebbe dovuto, in altri termini, arrestarsi innanzi al fatto che la giurisdizione era già stata individuata dalla Corte.

D’altra parte, come rilevato anche dal primo giudice, non è sostenibile un’autonomia del procedimento disciplinare, rispetto alla sanzione irrogata, tale da ipotizzare una distinta giurisdizione su di esso.

6. Per le predette ragioni i motivi di ricorso non possono trovare alcun ingresso in questo giudizio di appello.

7. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo anche ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna il ricorrente in appello al pagamento in favore del Consiglio notarile di Brescia della somma di € 4.000,00 (euro quattromila/00), oltre accessori per le spese di questo grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità degli altri dati identificativi di …….. manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 febbraio 2015 […]

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