Notifica. Errore materiale delle poste, termini per appello

Consiglio di Stato sentenza n. 5961 2 dicembre 2014

Se vi è stato un errore materiale degli operatori postali nel procedimento di notifica, se la stessa riguarda un atto che doveva essere notificato entro un certo termine a pena di decadenza, verosimilmente si ravvisano i presupposti per concedere al mittente una riapertura dei termini o altro beneficio analogo. Se invece si discute se sia perfezionato l’evento dal quale dipendeva il decorso di un termine decadenziale a carico del destinatario della notifica, una eventuale rinnovazione della notifica “ora per allora” non potrebbe mai produrre l’effetto di far insorgere retroattivamente un termine decadenziale a carico della parte destinataria.

In tale ipotesi non incombe sulla parte destinataria della notifica l’onere della prova che la notifica “non” si sia perfezionata e perché; incombe invece sulla parte che ha chiesto la notifica l’onere di provare che la notifica si sia perfezionata in una data determinata.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5961 2 dicembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

1. L’appellata Omissis ha impugnato in primo grado, davanti al T.A.R. Lazio, il provvedimento del Ministero dello Sviluppo economico con cui era stata respinta la sua domanda di iscrizione nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale, ai sensi dell’art. 137 del decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005.

Il diniego era motivato come segue «carenza del requisito richiesto ai fini dell’iscrizione all’elenco di cui all’art 137 comma 2 lett. a) del Codice del Consumo, nella parte in cui prescrive l’obbligo del possesso di uno statuto che preveda, da almeno tre anni, come scopo esclusivo la tutela dei consumatori e degli utenti». In sostanza il Ministero riteneva che detto requisito fosse posseduto dall’Associazione solo a decorrere dall’ultima modifica dello statuto, avvenuta nel 2011, e che in precedenza invece mancasse in quanto lo statuto originario dell’Associazione, pur indicando come scopo sociale la tutela dei consumatori e degli utenti, non la indicava a titolo “esclusivo”.

2. Il ricorso è stato accolto dal T.A.R. Lazio con sentenza n. 3170/2013. La sentenza si basa essenzialmente su due considerazioni (ciascuna delle quali di per sé sufficiente per l’accoglimento): (a) la normativa (d.lgs. n. 206/2005), correttamente interpretata, non richiede che il requisito della “finalità esclusiva” sia posseduto da almeno un triennio, ma solo che sia posseduto attualmente; l’anzianità triennale è richiesta solo con riferimento all’avvenuta costituzione del sodalizio; (b) a ben vedere, comunque, già lo statuto originario, risalente al 1997, prevedeva la tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi radiotelevisivi come finalità esclusiva dell’associazione.

3. Contro la sentenza ha proposto appello il Ministero, con atto notificato il 24 giugno 2013.

L’Associazione già ricorrente si è costituita in appello eccependo prioritariamente la tardività dell’appello.

Con riferimento al problema della tempestività dell’appello, il Collegio ha emesso l’ordinanza istruttoria n. 5042/2014.

Il ricorso è tornato in discussione all’udienza odierna (20 novembre 2014). In questa occasione il difensore dell’associazione appellata ha dedotto che la materia del contendere si può ritenere cessata. Per il resto le parti hanno confermato le rispettive difese.

4. Il Collegio ritiene opportuno pronunciarsi sull’eccezione di tardività dell’appello.

4.1. L’eccezione di tardività è stata basata sull’affermazione di fatto che la sentenza del T.A.R. era stata notificata in copia autentica al Ministero, presso l’Avvocatura dello Stato, con plico spedito a mezzo posta, nelle forme di rito, il 4 aprile 2013 e consegnato all’Avvocatura il 10 aprile successivo; pertanto l’appello, notificato il 24 giugno, risultava fuori termine.

La notifica dell’atto (in concreto: una istanza o diffida a mettere in esecuzione la sentenza, con allegata una copia autentica della sentenza stessa) è stata effettuata dal difensore dell’associazione ricorrente in primo grado, a mezzo posta con raccomandata a.r. n. 76490220230-0 in data 4 aprile 2013.

L’Avvocatura dello Stato nega che tale notifica sia mai pervenuta al suo indirizzo. In particolare deduce che l’avviso di ricevimento (“cartolina verde”) esibito dalla parte appellata è un duplicato, sul quale non figurano né la firma né l’identità del ricevente, e neppure altri dati essenziali.

4.2. A seguito dell’ordinanza istruttoria n. 5042/2014 disposta da questo Collegio, l’Avvocatura dello Stato ha prodotto copia integrale autenticata del registro protocollo atti e corrispondenza in entrata in data 10 aprile 2013, nel quale non risulta protocollata la raccomandata n. 76490220230-0. Ha prodotto, inoltre, una copia del “registro personalizzato” (ossia la distinta di tutte le raccomandate consegnate all’Avvocatura il 10 aprile 2013, firmata da un impiegato dell’Avvocatura e conservata dalle Poste), e neppure in questa figurano la raccomandata a.r. n. 76490220230-0 o altro atto riconducibile alla controversia in oggetto.

Da parte sua, la difesa della parte appellata ha prodotto l’estratto di un analogo “registro personalizzato” (apparentemente riguardante le raccomandate consegnate il giorno 10 aprile 2013 al Ministero dello Sviluppo Economico) nel quale appare che la raccomandata a.r. n. 76490220230-0 è stata consegnata, in quel giorno, ad una persona che invece della propria firma vi apposto un timbro tondo del Ministero dello Sviluppo Economico.

4.3. Dall’insieme della documentazione acquisita, si può desumere, con ragionevole certezza, che vi è stato un errore materiale degli operatori postali, per effetto del quale il plico della raccomandata a.r. n. 76490220230-0, indirizzato al Ministero dello Sviluppo Economico presso l’Avvocatura dello Stato, è stato invece inoltrato direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico e ritirato da un suo dipendente.

Se si trattasse di un atto che doveva essere notificato entro un certo termine a pena di decadenza, verosimilmente si ravviserebbero i presupposti per concedere al mittente una riapertura dei termini o altro beneficio analogo. Ma qui non si discute del rispetto di un termine gravante sul mittente; si discute invece se si sia perfezionato l’evento dal quale dipendeva il decorso di un termine decadenziale a carico del destinatario della notifica. Una eventuale rinnovazione della notifica “ora per allora” non potrebbe mai produrre l’effetto di far insorgere retroattivamente un termine decadenziale a carico della parte destinataria.

Peraltro, non incombeva sulla parte destinataria della notifica l’onere della prova che la notifica “non” si sia perfezionata e perché; incombeva invece sula parte che ha chiesto la notifica l’onere di provare che la notifica si sia perfezionata in una data determinata. Pertanto, dato e non concesso che la fattispecie presenti ancora margini di incertezza riguardo a qualche dettaglio di fatto, è comunque giocoforza riconoscere che l’associazione appellata non ha dato prova piena e certa dell’avvenuta notifica della sentenza di primo grado, in data 10 aprile 2013 o in qualsivoglia altra data.

L’ipotesi, prospettata dalla difesa della parte appellata, che il plico erroneamente consegnato al Ministero sia poi stato trasmesso da questo all’Avvocatura, non è stata provata e anche se lo fosse si tratterebbe di un fatto irrilevante ai fini della decorrenza del termine per appellare, perché non varrebbe a sanare il fatto che il procedimento di notifica si sia concluso (in modo invalido) al momento della consegna del plico all’impiegato del Ministero addetto alla ricezione.

4.4. In conclusione, l’eccezione di tardività dell’appello va respinto.

5. Viene ora in esame la deduzione della parte appellata, concernente la sopravvenuta cessazione della materia del contendere. A questo proposito si fa riferimento ad nuovo provvedimento, con il quale è stata soddisfatta la pretesa dell’associazione appellata di essere iscritta nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale, ai sensi dell’art. 137 del decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005.

Il Collegio osserva che resta un margine di dubbio riguardo al profilo se il provvedimento satisfattivo sopravvenuto sia stato emesso quale ottemperanza alla sentenza esecutiva del T.A.R. e non sospesa, oppure costituisca la definitiva determinazione dell’autorità competente.

A parte ciò, tuttavia, si può comunque ritenere cessato l’interesse a ricorrere. In effetti, il diniego impugnato in primo grado era motivato con riferimento al difetto di un requisito; requisito tuttavia condizionato, per sua natura, al decorso del tempo (anzianità almeno triennale dello statuto recante un determinato scopo sociale). Dato e non concesso che l’associazione si dovesse ritenere sprovvista del requisito nel momento in cui è stato emesso il provvedimento impugnato, in corso di giudizio, il requisito è ormai maturato e l’iscrizione non potrebbe più essere negata per quella ragione.

6. Si può aggiungere, per quanto possa occorrere, che l’appello appare comunque infondato, in quanto a ben vedere già lo statuto originario dell’associazione, correttamente interpretato nel suo testo complessivo (e senza arrestarsi a singole espressioni avulse dal contesto) indicava come scopo proprio ed esclusivo la tutela degli utenti dei servizi radiotelevisivi, conforme a quella che era ed è la sua denominazione.

7. In conclusione, l’appello va dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.

Si ravvisano giusti motivi per la compensazione delle spese.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) dichiara l’appello improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2014 […]

 

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