Notifica irreperibile, notificazione persone irreperibili ex art 143 cpc, ignoranza notificante residenza (dimora o domicilio) destinatario: richiesto sforzo ragionevole per accertare luogo dove è possibile effettuare la notifica – Consiglio di Stato sentenza n. 4949 26 ottobre 2017

Notifica irreperibile, notificazione a persone irreperibili ex art 143 cpc: Consiglio di Stato sentenza n. 4949 26 ottobre 2017

I fatti (che hanno determinato l’inammissibilità del ricorso in primo grado):

…Il Tar, premesso che solo quest’ultima riveste la qualità di controinteressato, perché pregiudicata dall’accoglimento del ricorso, ha rilevato come nei confronti della stessa non è stato regolarmente instaurato il contraddittorio processuale.

Risulta infatti che un primo tentativo di notificazione del ricorso effettuato il 22 settembre 2016 non è andato a buon fine, avendo l’ufficiale giudiziario attestato, nella relata di notifica, di non aver potuto notificare l’atto a mani proprie «in quanto non compare né dai citofoni né dalla cassetta delle lettere. Sconosciuta in loco».

Il ricorrente ha proceduto, quindi, a richiedere la notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c., allegando la certificazione anagrafica della sua residenza nell’indirizzo della prima notifica, al che l’ufficiale giudiziario ha provveduto, in data 29 settembre 2016, mediante deposito presso la Casa comunale, come da relativa relata….

I requisiti per la notifica ex art 143 cpc:

In tema di notificazione alle persone irreperibili, può procedersi alla notifica ex art. 143 c.p.c. soltanto quando, sul piano soggettivo, la ignoranza di chi la chiede all’ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell’atto sia incolpevole e, sul piano oggettivo, se siano provate le indagini compiute da chi ha domandato la notificazione, non fondate solo sulle risultanze anagrafiche, ma estese ad accertamenti ed informazioni sul reale avvenuto trasferimento di detto destinatario in luogo sconosciuto ovvero su quale sia questo, dopo l’inutile tentativo dell’ufficiale giudiziario di eseguire la notifica all’indirizzo indicato.

Ciò significa che il notificante deve compiere uno sforzo ragionevole per accertare il luogo in cui sia possibile effettuare la notifica.

…e ciò vale tanto più nel caso di specie in cui l’interessata risultava eletta nel Consiglio della X Municipalità Bagnoli Fuorigrotta del Comune di Napoli, quindi presentava rilevanti elementi di collegamento con uffici pubblici e con l’oggetto della causa.

La circostanza che, successivamente al giudizio di primo grado, la controinteressata sia risultata residente proprio all’indirizzo dove le era stato notificato il ricorso, oltre a integrare un motivo nuovo, non è decisiva.

Precisato che, a quanto riferisce l’appellante, la procedura di notifica dell’appello si è compiuta ai sensi dell’art. 140 c.p.c. (dunque in assenza della persona fisica), l’eventuale esistenza di un recapito al momento dell’appello nel luogo di notifica del ricorso di primo grado non prova l’errore dell’ufficiale giudiziario in tale occasione, atteso il tempo trascorso. Errore, peraltro, che appare in sé poco verosimile, attesa la specializzazione del soggetto e la facilità dell’accertamento compiuto.

Era onere dell’interessato provare nel giudizio di primo grado l’errore, quindi l’esistenza della residenza con riferimento al momento della notifica del ricorso….

Vedi anche:

Notificazione ai sensi della legge n 53 del 1994

Nullità notifica

Notifica tramite pec: prova in giudizio

Art 603 cpc “Notificazione del titolo esecutivo e del precetto”

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4949 26 ottobre 2017

[…]

per la riforma

della sentenza del TAR Campania, sede di Napoli – sez. II, n. 2518/2017.

[…]

FATTO

1. Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli,  Omissis domandava l’annullamento:

a) dell’atto di proclamazione degli eletti (mod. n. 300-Mun) chiuso dalla Ufficio Centrale Elettorale della X Municipalità in data 20.07.2016, insediatasi in occasione delle elezioni per il rinnovo delle cariche amministrative presso il Comune di Napoli del 05.06.2016, nella parte in cui ha proclamato eletta al Consiglio della X Municipalità di Napoli “Bagnoli-Fuorigrotta” nella lista n. 6 “De Magistris Sindaco”, la Sig.ra Omissis , avendo attribuito erroneamente all’odierno ricorrente n. 71 voti complessivi di preferenza in luogo dei n. 73 effettivamente spettatigli;

b) del modello n. 302-Mun, allegato al verbale di proclamazione degli eletti al X Consiglio di Municipalità, avente ad oggetto “Prospetto dei voti di preferenza ottenuti da ciascun candidato alla carica di consigliere in tutte le sezioni elettorali”, nella parte in cui assegna al ricorrente n. 0 voti di preferenza per la sezione n. 532 anzichè n. 2 voti di preferenza cosi come effettivamente conseguiti da verbale delle operazioni elettorali per la sez. n. 532;

c) di tutti gli atti ad essi preordinati, consequenziali e/o comunque connessi al procedimento elettorale.

Domandava, altresì, la correzione del risultato elettorale, nella parte in cui risultano attribuiti al candidato consigliere della X Municipalità “Bagnoli-Fuorigrotta”, ricorrente, Sig. Omissis, per la lista n. 6 “De Magistris Sindaco” n. 71 voti anziché n. 73 voti cosi come conseguiti e la conseguente proclamazione a Consigliere della X Municipalità del Comune di Napoli del Sig. Omissis , primo non eletto della lista n. 6 “De Magistris Sindaco”, in luogo del già proclamata Consigliere Sig.ra Omissis  della medesima lista.

A fondamento del ricorso deduceva plurime censure di violazione di legge ed eccesso di potere.

Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso il comune di Napoli.

Con sentenza n. 2518/2017 il TAR dichiarava inammissibile il ricorso.

2. La sentenza è stata appellata da  Omissis che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado.

Si è costituito per resistere all’appello il comune di Napoli.

La causa è passata in decisione alla pubblica udienza del 12 ottobre 2017.

DIRITTO

1. Con il ricorso di primo grado  Omissis, nella duplice qualità di cittadino elettore e di candidato consigliere per la lista n. 6 (“De Magistris Sindaco”) alle elezioni comunali tenutesi in data 5 giugno 2016 per il rinnovo del Consiglio della X Municipalità Bagnoli Fuorigrotta del Comune di Napoli, lamenta che l’Ufficio Centrale della Municipalità per errore materiale gli ha assegnato un totale di 71 voti di preferenza, anziché 73.

Il vizio denunciato supera la prova di resistenza, perché con 73 voti di preferenza scavalcherebbe nel risultato finale i candidati della stessa lista Omissis e Omissis  (ultima degli eletti), che, pur avendo conseguito anch’essi 73 voti, lo seguono nell’ordine d’iscrizione della medesima: sicché il ricorrente risulterebbe eletto come settimo della lista, Omissis come ottavo (anziché settimo) e Omissis diverrebbe prima dei non eletti.

Il Tar, premesso che solo quest’ultima riveste la qualità di controinteressato, perché pregiudicata dall’accoglimento del ricorso, ha rilevato come nei confronti della stessa non è stato regolarmente instaurato il contraddittorio processuale.

Risulta infatti che un primo tentativo di notificazione del ricorso effettuato il 22 settembre 2016 non è andato a buon fine, avendo l’ufficiale giudiziario attestato, nella relata di notifica, di non aver potuto notificare l’atto a mani proprie «in quanto non compare né dai citofoni né dalla cassetta delle lettere. Sconosciuta in loco».

Il ricorrente ha proceduto, quindi, a richiedere la notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c., allegando la certificazione anagrafica della sua residenza nell’indirizzo della prima notifica, al che l’ufficiale giudiziario ha provveduto, in data 29 settembre 2016, mediante deposito presso la Casa comunale, come da relativa relata.

Ad avviso del giudice di primo grado, per costante giurisprudenza della Corte di cassazione (ex multis, Cass., sez. VI, 17 dicembre 2014, n. 26643; sez. I 8 febbraio 2013 n. 3071; sez. I 27 novembre 2012 n. 20971; sez. III, 12/04/2011, n. 8310) e del Consiglio di Stato (C.d.S., sez. VI, 15 giugno 2015, n. 2915; sez. III, 10 luglio 2013, n. 3712), in tema di notificazione alle persone irreperibili, può procedersi alla notifica ex art. 143 c.p.c. soltanto quando, sul piano soggettivo, la ignoranza di chi la chiede all’ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell’atto sia incolpevole e, sul piano oggettivo, se siano provate le indagini compiute da chi ha domandato la notificazione, non fondate solo sulle risultanze anagrafiche, ma estese ad accertamenti ed informazioni sul reale avvenuto trasferimento di detto destinatario in luogo sconosciuto ovvero su quale sia questo, dopo l’inutile tentativo dell’ufficiale giudiziario di eseguire la notifica all’indirizzo indicato.

L’appellante ha contestato tale argomentazione, richiamando la sentenza n. 8114 del 21.04.2015 della Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione secondo cui «è legittima la notifica dell’atto di citazione effettuata ai sensi dell’art. 143 cod. proc. civ. qualora il notificante abbia previamente proceduto a notificare l’atto nella residenza risultante dall’anagrafe e, dalle informazioni assunte dall’ufficiale notificante presso il portiere dello stabile, il notificando sia risultato sconosciuto all’indirizzo noto».

L’appellante ritiene che, avendo l’ufficiale giudiziario assunto informazioni presso il luogo di residenza indicato, il notificante aveva compiuto ciò che era dal medesimo esigibile secondo l’ordinaria diligenza, tanto più che l’indirizzo indicato per la notifica – corrispondente alla residenza anagrafica di Omissis  – risulta essere identico a quello comunicato dalla stessa in occasione delle consultazioni elettorali impugnate.

Con memoria finale rileva, altresì, che la notifica dell’appello alla controinteressata è avvenuta con la procedura di cui all’art. 140 c.p.c. alla stessa residenza in cui era stata tentata la notifica del ricorso di primo grado, ciò significando che l’indirizzo di notifica di quest’ultimo era corretto e che la mancata notifica è ascrivibile a un errore dell’ufficiale giudiziario, sicché quantomeno deve riconoscersi all’interessato la rimessione in termini.

2. La censura è infondata.

In primo luogo non risultano affatto quali siano state (e se vi siano state) le operazioni dell’ufficiale giudiziario tese ad accertare il luogo di effettiva residenza della destinataria dell’atto, essendosi il medesimo limitato ad attestare «Sconosciuta in loco». Fatto dal quale non può in alcun modo desumersi, mercé abduzione, che egli abbia acquisito informazioni idonee o abbia esperito sufficienti accertamenti.

In secondo e decisivo luogo, la giurisprudenza citata dal Tar, non smentita dalla pronuncia citata dall’appellante (che riguarda il caso in cui la notifica è stata effettuata in uno stabile dotato di portiere e dove effettivamente il destinatario aveva abitato), postula che il notificante compia uno sforzo ragionevole per accertare il luogo in cui sia possibile effettuare la notifica, e ciò vale tanto più nel caso di specie in cui l’interessata risultava eletta nel Consiglio della X Municipalità Bagnoli Fuorigrotta del Comune di Napoli, quindi presentava rilevanti elementi di collegamento con uffici pubblici e con l’oggetto della causa.

La circostanza che, successivamente al giudizio di primo grado, la controinteressata sia risultata residente proprio all’indirizzo dove le era stato notificato il ricorso, oltre a integrare un motivo nuovo, non è decisiva.

Precisato che, a quanto riferisce l’appellante, la procedura di notifica dell’appello si è compiuta ai sensi dell’art. 140 c.p.c. (dunque in assenza della persona fisica), l’eventuale esistenza di un recapito al momento dell’appello nel luogo di notifica del ricorso di primo grado non prova l’errore dell’ufficiale giudiziario in tale occasione, atteso il tempo trascorso. Errore, peraltro, che appare in sé poco verosimile, attesa la specializzazione del soggetto e la facilità dell’accertamento compiuto.

Era onere dell’interessato provare nel giudizio di primo grado l’errore, quindi l’esistenza della residenza con riferimento al momento della notifica del ricorso.

3. L’appello è respinto.

La natura della controversia giustifica la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Terza, respinge il ricorso.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 ottobre 2017  […]

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