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Notificazione sentenza, consegna plico raccomandato, atto pubblico: onere prova mancata ricezione in capo a destinatario

Consiglio di Stato sentenza n. 3432 28 luglio 2016

La relata della consegna del plico raccomandato costituisce atto pubblico, facente fede fino a querela di falso in ordine a quanto dallo stesso risultante.

Nel caso in cui risulta che la notificazione è avvenuta al domicilio, nelle mani del destinatario o della persona abilitata, incombe, dunque, sul destinatario che neghi la veridicità di quanto risultante dall’atto fornire la prova, da raggiungersi per il tramite dei mezzi di tutela offerti dall’ordinamento, della mancata ricezione del plico, non essendo sufficiente, a tutta evidenza, la mera negazione dei fatti.

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3432 28 luglio 2016

[…]

FATTO

Con l’appello in esame, la signora Omissis impugna la sentenza 25 giugno 2015 n. 8696 con la quale il TAR per il Lazio, sez. II-bis, ha respinto il suo ricorso proposto avverso il parere contrario 27 giugno 2011 n. 852, emesso dall’Ente Parco “Monti Cimini – Riserva naturale Lago di Vico” e relativo alla realizzazione di annesso agricolo e fabbricato abitativo.

Afferma la sentenza che:

– in applicazione della l. reg. Lazio n. 29/1997, “poichè non sono stati approvati né il piano PTPR né il regolamento della riserva, trovano applicazione le misure di salvaguardia con la conseguenza che il progetto presentato, che prevede sia un fabbricato abitativo sia un manufatto agricolo, non risulta approvabile”;

– “le amministrazioni preposte alla tutela paesaggistica ben possono esaminare le norme urbanistiche per valutare la possibilità di approvare o meno un progetto”, ed in tal senso l’Ente parco “ha verificato (giustamente) sia il rispetto delle norme contenute nella variante generale al PRG del Comune di Caprarola relative alle sottozone G2 e G3 e sia il rispetto delle norme dettate dal Piano territoriale paesistico regionale”;

– in ogni caso, “il calcolo del volume realizzabile deve tener conto del fatto di un precedente rilascio di concessione edilizia; pertanto, l’area non può essere considerata libera ai fini del rilascio di una seconda concessione”, poiché una preesistente volumetria realizzata ha già esaurito l’indice edificatorio del lotto.

Avverso tale decisione vengono proposti i seguenti motivi di appello:

a) erroneità della sentenza impugnata per non aver dichiarato che nella materia de qua è intervenuta la formazione del silenzio-assenso; violazione art. 13 l. n. 394/1991 e art. 28 l. reg. n. 29/1997;

b) erroneità della sentenza impugnata laddove ha rigettato il secondo, terzo, quarto e quinto motivo di ricorso e non ha riconosciuto che l’Ente parco, nell’emettere il diniego del nulla osta, ha violato la l. reg. n. 38/1999 (artt. 54, 58 e 65-bis), la l. reg. n. 24/1998, il PTP, il PTPR, il PUGC del Comune di Caprarola e relative norme tecniche di attuazione; inoltre, la sentenza impugnata non ha riconosciuto la violazione degli artt. 4 e 7 l. reg. n. 24/2008; dell’art. 8, co. 4, lett., d), l. reg. n. 28/1997, dell’art. 8, lett. f) l. reg. n. 47/1982, dell’art. 13 l. n. 394/1991 e 28 l. reg. n. 29/1997, poiché “ha sconfinato indebitamente nel settore di competenza riservato all’Ente parco”.

Si è costituito in giudizio l’Ente parco “Monti Cimini – Riserva naturale lago di Vico”. L’appellata amministrazione ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità dell’appello (recte: tardività), per essere stato notificato fuori termine. Ha altresì richiesto la condanna dell’appellante al risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.

All’udienza in camera di consiglio, il Collegio, ritenuti sussistenti i presupposti di cui all’art. 60 Cpa, ha trattenuto la causa in decisione per il merito.

DIRITTO

L’appello deve essere dichiarato irricevibile, stante la tardività della sua proposizione.

La sentenza di I grado è stata notificata al domicilio eletto presso il difensore in data 17 luglio 2015, come risultante dalla ricevuta della raccomandata spedita il 15 luglio 2015.

Il ricorso in appello è stato notificato in data 23 dicembre 2015, laddove l’art. 92 Cpa, co. 1, prevede che le impugnazioni devono essere notificate entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza.

Dagli atti di causa risulta che, su richiesta dei nuovi difensori della Omissis, da questa officiati per il giudizio di impugnazione, il difensore nel giudizio di I grado (presso il quale la medesima Omissis era elettivamente domiciliata), ha affermato (v. nota del 17 febbraio 2016, in atti) che la “firma apposta in calce all’atto di ricevimento della sentenza del TAR Lazio n. 8691/15 notificata in data 17 luglio 2015 . . . non appartiene né al sottoscritto né altri del suo studio, né sono in grado di decifrare la firma. L’atto potrebbe essere stato ritirato da un condomino, ma io non ho mai conferito delega ad alcuno per

il ritiro degli atti giudiziari

”.

Pur prendendo atto di tali affermazioni, occorre rilevare che la relata della consegna del plico raccomandato costituisce atto pubblico, facente fede fino a querela di falso in ordine a quanto dallo stesso risultante. Nel caso di specie, risulta che la notificazione è avvenuta al “domicilio”, nelle mani “del destinatario o della persona abilitata”.

Incombe, dunque, sul destinatario che neghi la veridicità di quanto risultante dall’atto fornire la prova, da raggiungersi per il tramite dei mezzi di tutela offerti dall’ordinamento, della mancata ricezione del plico, non essendo sufficiente, a tutta evidenza, la mera negazione dei fatti, come avvenuto nel caso di specie.

Per le ragioni esposte, il ricorso in appello deve essere dichiarato irricevibile.

Alla luce delle vicende processuali e stante la natura delle questioni trattate, non sussistono i presupposti per la condanna dell’appellante per responsabilità processuale aggravata, come richiesto dalla parte appellata, che, peraltro, non ha allegato alcuna prova di particolari danni subiti.

Pertanto, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

definitivamente pronunciando sull’appello proposto da Omissis (n. 284/2016 r.g.), lo dichiara irricevibile.

Compensa tra le parti spese ed onorari di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2016 […]