Nullità atto chiamata in causa senza procura: sanatoria?

Rimessione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione – su cui sussiste contrasto – relativa alla possibilità di considerare sanata la nullità dell’atto di chiamata in causa per carenza di procura, allorché il terzo si sia costituito in giudizio senza dedurre pregiudizialmente il vizio in questione.

Ultimo aggiornamento:

Chiamata in garanzia impropria: forma della procura

Cassazione civile ordinanza interlocutoria n. 24959 24 novembre 2014

 

[…]

ritenuto che:

con sentenza n. 799/2005 il Tribunale di Trieste revocò il decreto ingiuntivo emesso nei confronti di S. M. e L. G., su ricorso del condominio dell’edificio sito in via Omissis n. omissis a Trieste, per il pagamento di 3.828,45 euro, come quota di loro pertinenza della spesa per lavori compiuti nello stabile; in accoglimento della domanda riconvenzionale propo­sta dagli opponenti, determinò in 2.400,00 euro il risarcimento loro dovuto per i danni subiti dal loro appartamento in seguito all’esecuzione di tali opere e li condannò al pagamento della differenza tra i suddetti importi; condannò l’appaltatrice s.r.l. Omissis, che era stata chiamata in causa in garanzia dal condomi­nio, a tenerlo   indenne da quanto spettante a S. M. e L. G.;

impugnata dalla s.r.l. Omissis, la decisione è stata confermata dalla Corte d’appel­lo di Trieste, che con sentenza n. 312/2008 ha rigettato il gravame;

la s.r.l. Omissis ha proposto ri­corso per cassazione, in base a quattro motivi; l’intimato condominio di via Omissis n. omissis non ha svolto attività difensive in questa sede;

considerato che:

con il primo motivo di ricorso si deduce che la Corte d’appello, nel disattendere l’eccezione di inammissibilità della chiamata in causa della s.r.l. Omissis, è incorsa in «violazio­ne e falsa applicazione degli artt. 75, 82, 83, 84, 164, 167 e 269 c.p.c. e 1130 c.c. in relazio­ne all’art. 360 n. 3 c.p.c.»;

la decisione, sul punto, è stata motivata nella sentenza impugnata in base al rilievo che «tale eccezione, oltre ad essere intrinsecamente smentita dal tenore della procura ad litem rila­sciata al legale del Condominio (“… ogni facol­tà”), è stata sollevata soltanto nella comparsa conclusionale di primo grado, e dunque tardiva­mente, con piena accettazione cioè del contrad­dittorio svoltosi sino a quel momento: secondo il consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità, infatti (Cass., sez. 3A, 21.5.1998 n. 5083; id., 26.2.1997 n. 1739; id. , 26.4.1995 n. 4623), il terzo che, pur essendo stato chiama­to in causa da un difensore sfornito della procu­ra a proporre istanze eccedenti l’ambito origina­rio della lite, si costituisce in giudizio e, invece di eccepire la nullità dell’atto di chia­mata, accetti il contraddittorio sul merito, non può più dedurre tale nullità nell’ulteriore corso del procedimento, né la stessa può essere rileva­ta d’ufficio dal giudice»;

a questi argomenti la resistente ha opposto: che l’amministratore del condominio non era abilitato a nominare un difensore per agire e resistere in giudizio già in primo grado, in mancanza di autorizzazione dell’assemblea; che la procura alle liti, rilasciata al procuratore a margine del ricorso per decreto ingiuntivo, non lo  legittimava a chiamare in causa un terzo; che tale carenza di potere rappresentativo era ecce­pibile dalla parte e rilevabile dal giudice in ogni stato e grado del giudizio;

la prima di tali obiezioni attiene a una que­stione non decisa né dibattuta nel giudizio a quo, sicché non può avere ingresso in questa sede;

la seconda appare fondata, poiché la facoltà di chiamare in causa un terzo in garanzia impro­pria deve essere conferita espressamente al difensore nella procura stessa o nel contesto dell’atto cui essa accede (v. , per tutte, Cass. 28789/2008                          3 29 settembre 2009 n. 20825), sicché non può ritenersi compresa nella generica attribuzione di «ogni facoltà» nel mandato a richiedere l’emis­sione di un decreto ingiuntivo;

resta pertanto da verificare se alla censura in esame la sentenza impugnata possa comunque resistere, sul fondamento dell’altra ratio decidendi su cui è basata:                   la preclusione dell’ecce­zione relativa al difetto di procura, in quanto formulata tardivamente;

in proposito l’indirizzo della giurisprudenza di legittimità, in realtà, non è «consolidato», come è stato definito nella sentenza impugnata, dato che ai precedenti richiamati dalla Corte d’appello (cui adde Cass. 16 marzo 2006 n. 5817, 11   marzo 1992 n. 2929, 7 maggio 1984 n. 2763) se ne contrappongono altri, sia anteriori sia suc­cessivi, dì segno opposto: con Cass. 22 novembre 1996 n. 10307, 20 febbraio 1988 n. 1780, 24 marzo 1981 n. 1695, 9 maggio 1978 n. 2254,  9 novembre 1973 n. 2950 si è deciso che «il difensore munito di procura per una determinata controversia non può in base alla stessa effettuare la chiamata in garanzia di un terzo introducendo nel processo una nuova e distinta controversia che ecceda i limiti dell’originario rapporto litigioso, salvo che la parte abbia inteso autorizzarla a rappre­sentarla anche nel giudizio da promuovere median­te la chiamata in garanzia; al di fuori di questa ipotesi la conseguente nullità non può conside­rarsi sanata qualora il chiamato si costituisca in giudizio senza dedurre preliminarmente il vizio in questione»;

si è quindi in presenza di un contrasto di giurisprudenza (peraltro rimasto per lo più latente o inconsapevole, in quanto soltanto con la citata Cass. 10307/1996 se ne è preso atto), sicché va disposta la rimessione degli atti al Primo Presidente, perché valuti l’opportunità di assegnare il ricorso alle sezioni unite, in applicazione dell’art. 374 c.p.c.;

la Corte

dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente.

Roma, 7 ottobre 2014 […]

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