Numero chiuso, posto non utile, irrilevante questione costituzionale

Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sent. 634 20 novembre 2014

Con sentenza n. 302 del 2013 la Corte Costituzionale aveva dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato con riguardo all’art. 4 comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari), nella parte in cui, per l’ammissione ai corsi di laurea a programmazione nazionale che si svolgono sulla base di una prova predisposta dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, uguale per tutte le università e da tenersi nello stesso giorno in tutta Italia, non prevede la formazione di una graduatoria unica nazionale in luogo di graduatorie plurime, per singoli atenei.

Infatti secondo i giudici “il dettato normativo[…]nulla stabilisce con riguardo al tipo di graduatoria da adottare, se per singoli atenei oppure a livello nazionale. Lo stesso Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ritenendo che questa scelta sia compresa nella espressione «modalità» di cui alla parte finale del medesimo art. 4, comma 1, ha in passato fatto ricorso a entrambe le soluzioni: in particolare, l’amministrazione ha sperimentato, per gli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, il sistema con graduatoria unica nazionale per i corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria e, successivamente all’ordinanza di rimessione, ha nuovamente previsto tale sistema, questa volta per tutti i corsi di laurea a programmazione nazionale, con il d.m. 24 aprile 2013, n. 334 (Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale anno accademico 2013/2014). In conclusione, la questione è inammissibile perché «viziata da una non compiuta sperimentazione», da parte del giudice rimettente, «del tentativo di dare una lettura costituzionalmente conforme» della disposizione censurata (sentenza n. 110 del 2013, ordinanze n. 212, n. 103 e n. 101 del 2011).”

Nel caso di specie, invece, con decreto ministeriale n. 196 del 28.6.2012 veniva indetta la prova per l’accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria presso le sedi aggregate delle università di Catania, Catanzaro, Messina e Palermo, che prevedeva la formazione di una graduatoria a carattere non nazionale.

Veniva dunque dedotta dal ricorrente collocatosi al 2.151° posto rispetto ai 1175 posti disponibili (poi elevati a 1206), la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, l. n. 264/1999. Si richiamava in particolare la stessa ordinanza n. 3541 del 2012 con la quale il Consiglio di Stato aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale poi respinta dalla Corte con la sopra vista sentenza n. 302 del 2013.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana anziché riformulare e sollevare in maniera diversa dall’ordinanza 3541/2012 la questione di costituzionalità della normativa presso la Corte di legittimità, la considera irrilevante visto il posto nel quale si è collocato il ricorrente. Questo perché “il punteggio conseguito dall’appellante e [….] lo scorrimento della graduatoria costituisce una mera eventualità a fronte di casi di abbandono che, sebbene si verifichino, non sono normalmente in grado di consentire spostamenti notevolmente ampi di posizioni; l’appellante d’altra parte non fornisce alcun elemento dal quale si possa evincere l’utilità di una graduatoria unica rispetto alla sua posizione, tenuto conto che lo scorrimento coinvolgerebbe, allora, anche altri studenti in tutto il territorio nazionale.”

Del resto anche se il Consiglio di Giustizia per la Regione Siciliana avesse considerato non irrilevante la questione; alla luce delle successive (e precedenti) interpretazioni date alla norma dalla stessa amministrazione [la stessa sentenza costituzionale 302 del 2013 ricorda “il d.m. 24 aprile 2013, n. 334 (Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale anno accademico 2013/2014).”], la medesima sarebbe dovuta essere respinta dai giudici amministrativi. Altrimenti la Corte costituzionale l’avrebbe nuovamente dichiarata inammissibile perché  (come già visto nella sentenza del 2013) “«viziata da una non compiuta sperimentazione», da parte del giudice rimettente, «del tentativo di dare una lettura costituzionalmente conforme» della disposizione censurata”.

Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sent. 634 20 novembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

I – L’odierna appellante ha preso parte, in data 4.9.2012, alla prova per l’accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria presso le sedi aggregate delle università di Catania, Catanzaro, Messina e Palermo, indetta con decreto ministeriale n. 196 del 28.6.2012.

Con il ricorso di primo grado ha impugnato la graduatoria, che la vedeva occupare, con punti 32,00 la posizione n. 2.151, a fronte di 1.175 posti disponibili, poi elevati a 1.206, deducendo:

-1) violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili lamentando che i quesiti 5, 42, 45 e 53 sarebbero altamente specialistici e non rientranti nei programmi ministeriali relativi alle discipline scientifiche della biologia, chimica, fisica e matematica di cui all’allegato A del d.m. 28 giugno 2012, n. 196 ed i quesiti 5, 26 e 33 sarebbero sostanzialmente equivoci, prestandosi a più risposte;

-2) illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, l. n. 264/1999, in relazione agli artt. 3, 34, 97 e 117, primo comma Cost., violazione dell’art. 2, par. 1 del protocollo addizionale CEDU e per l’effetto dell’art. 117, primo comma, Cost., per la mancanza di una graduatoria unica nazionale, facendo propria la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato con ordinanza n. 3541 del 2012.

Con la sentenza oggetto del presente appello, il Tar adito ha respinto il ricorso, ritenendo generiche ed infondate le critiche avanzate con il primo motivo e irrilevante la questione sollevata con il secondo, in considerazione del punteggio conseguito che, anche ad ammettere la formazione di una graduatoria unica, non le avrebbe consentito un’utile collocazione in alcuna università italiana, essendo fatto notorio, nei siti internet, che il punteggio minimo di accesso alla facoltà di medicina ed odontoiatria per l’anno accademico 2012/2013 era stato di punti 33,25 presso l’Università di Foggia.

L’appellante ripropone le censure rimaste disattese e obietta alle argomentazioni della sentenza che il primo motivo è chiaro, dettagliato e documentato e che la graduatoria non è fissa ma soggetta a scorrimento a seguito di rinuncia degli studenti occupanti una posizione utile.

Resiste l’amministrazione intimata.

La causa è stata posta in decisione all’udienza del 10 aprile 2014.

II – Il ricorso è infondato.

Si condivide l’avviso del primo giudice che la critica di incongruenza dei quesiti numeri 5,42, 44, 45, 47 3 53 rispetto ai programmi ministeriali è formulata in termini estremamente generici; non vale a darvi maggior concretezza la produzione di tali programmi, in quanto non vengono forniti indizi specifici in base ai quali poter desumere la predicata estraneità ai medesimi dei quesiti, che si afferma siano altamente specialistici. Il Tar, in particolare rileva come sia “addirittura paradossale la non inerenza postulata (anche) per il quesito rubricato al n. 5, stante l’appartenenza dell’acronimo ivi utilizzato (T.A.C.; ossia Tomografia Assiale Computerizzata) ormai alla comune esperienza del quivis de populo, piuttosto che al sapere specialistico proprio dei cultori di una ben determinata disciplina scientifica” e tale notazione non può che trovare il Collegio concorde.

L’ulteriore contestazione mossa con il primo motivo, secondo cui i quesiti 5, 26 e 33 presentano possibilità di soluzioni diverse, si basa su un presupposto di fatto errato. Il sistema di quesiti a risposta multipla delineato dall’art. 2, punto 3) del d.m. 28.6.2012, n. 196, secondo cui “la prova di ammissione consiste nella soluzione di ottanta quesiti che presentano cinque opzioni di risposta , di cui il candidato ne deve individuare una soltanto, scartando le conclusioni errate, arbitrarie o meno probabili”, non contrappone immancabilmente un’unica risposta corretta a quattro tutte false ma lascia coesistere fra loro più risposte di cui una sola perfettamente esatta e le altre caratterizzate da un grado decrescente di probabilità rispetto al quesito formulato.

Anche la valutazione del Tar di irrilevanza della questione di legittimità costituzionale, posta dall’odierna appellante con richiamo alla ordinanza n. 3541/12 e che è stata dichiarata inammissibile dalla Corte costituzionale con sentenza n. 302 del 2013, va condivisa, considerato il punteggio conseguito dall’appellante e che lo scorrimento della graduatoria costituisce una mera eventualità a fronte di casi di abbandono che, sebbene si verifichino, non sono normalmente in grado di consentire spostamenti notevolmente ampi di posizioni; l’appellante d’altra parte non fornisce alcun elemento dal quale si possa evincere l’utilità di una graduatoria unica rispetto alla sua posizione, tenuto conto che lo scorrimento coinvolgerebbe, allora, anche altri studenti in tutto il territorio nazionale.

L’appello va, pertanto, respinto.

Si ravvisano, in considerazione dell’interpretazione dell’art. 4, comma primo l. n. 264/1999 fornita dalla Corte costituzionale, i presupposti per compensare le spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sull’appello n. 947 del 2013, lo respinge.

Spese del grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 aprile 2014 […]

 

Precedente Mutatio libelli ed emendatio, differenze Successivo Interesse ricorso, no solo per censura inammissibilità I grado