Omesso esame fatto decisivo giudizio e ricorso per cassazione

Cassazione civile sentenza n. 17066 11 agosto 2016

In tema di ricorso per cassazione il vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., ricorre o non ricorre a prescindere dalla motivazione (che può concernere soltanto una questione di fatto e mai di diritto) posta dal giudice a fondamento della decisione (id est: del processo di sussunzione), sicché quest’ultimo, nell’ambito del sindacato sulla violazione o falsa applicazione di una norma di diritto, presuppone la mediazione di una ricostruzione del fatto incontestata; al contrario, il sindacato ai sensi dell’art. 360, primo comma n. 5 c.p.c. (oggetto della recente riformulazione interpretata quale riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione: Cass. sez. un. 7 aprile 2014, n. 8053), che invece postula un fatto ancora oggetto di contestazione tra le parti. Ne consegue che mentre la sussunzione del fatto incontroverso nell’ipotesi normativa è soggetta al controllo di legittimità, l’accertamento del fatto controverso e la sua valutazione (proporzionalità della sanzione e gravità dell’inadempimento) è limitato al controllo motivazionale (quanto alle sentenze impugnate depositate prima dell’11.9.12) e successivamente all’omesso esame di un fatto storico decisivo, in base al novellato art. 360, comma 1, n. 5. c.p.c. (interpretato quale riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione: Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053). Deve infatti considerarsi che “..il nuovo testo del n. 5) dell’art. 360 cod. proc. civ. introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia). L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, benché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

 

Cassazione civile sentenza n. 17066 11 agosto 2016

[…]

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Omissis proponeva, dinanzi al Tribunale di Napoli, ricorso ex art. 1, comma 48, L. n. 92\12, con cui impugnava il licenziamento intimatole dalla società Omissis s.r.l. in data 15.8.13, all’esito del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti con nota del 30 luglio 2013, sostenendone l’illegittimità sotto vari profili.

Il Tribunale, a conclusione della fase sommaria e dell’istruttoria svolta, con ordinanza del 21.1.14, rigettava il ricorso, sul presupposto della legittimità del licenziamento irrogato in quanto assistito da giustificato motivo soggettivo.

Avverso tale ordinanza, la lavoratrice proponeva opposizione al cui esito il Tribunale adito, con sentenza del 12..8.14, rigettava il ricorso, condannando la lavoratrice al pagamento delle spese.

Proponeva reclamo la lavoratrice, lamentando l’erronea valutazione della contestazione disciplinare con riferimento al licenziamento adottato, nonché l’erronea valutazione delle emergenze istruttorie, ivi compresa la riferibilità dei fatti materiali contestati ad essa lavoratrice e la loro effettiva sussistenza.

Radicatosi il contraddittorio, con sentenza depositata il 16 dicembre 2014, la Corte d’appello di Napoli accoglieva il reclamo, dichiarava illegittimo il licenziamento, ordinava la reintegra della Omissis nel suo posto di lavoro, condannava la società al risarcimento del danno nella misura di dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre alla regolarizzazione dei contributi previdenziali ed assistenziali.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la società Omissis, affidato a due motivi.

Resiste la Omissis con controricorso, poi illustrato con memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo la società ricorrente denuncia la violazione e\o falsa applicazione dell’art. 18, comma 4, L. n. 300\1970.

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne che la valutazione della legittimità del recesso aziendale risultava effettuata dal Tribunale esorbitando dai limiti della specifica contestazione posta alla base del recesso e, soprattutto, senza che fosse stata fornita alcuna prova, neppure a livello indiziario, della sussistenza degli addebiti contestati alla Omissis.

Si duole che i fatti contestati e posti alla base del licenziamento (irregolarità nella vendita e contabilizzazione di alcuni acquisti alimentari) erano stati correttamente ritenuti sussistenti e gravi dai Tribunale di Napoli, mentre la sentenza oggi impugnata aveva errato circa la riferibilità dei fatti contestati alla persona della Omissis, nonché in ordine alle modalità della loro commissione (impossessandosi o non conservando presso la cassa taluni prodotti acquistati ma poi dimenticati alla cassa da clienti) ed alla sussistenza dell’elemento soggettivo, in termini di dolo o quanto meno di colpa.

2.- Con il secondo motivo la società Omissis denuncia la “violazione e falsa applicazione degli artt. 415 e 416 c,p.c., 2697 c.c., oltre ad errata motivazione su fatto decisivo per il giudizio; adempimento dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c.”.

Lamenta di aver prodotto sin dalla prima fase del giudizio vari documenti (verbale di denuncia-querela, procedimento disciplinare, regolamento e procedure aziendali, copia degli scontrini fiscali emessi il 27.7.13), cui dovevano aggiungersi le risposte fornite dalle parti in sede di interrogatorio libero e le deposizioni testimoniali raccolte, di cui riporta vari brani. Da ciò derivava l’assolvimento, da parte della società, dell’onere probatorio su di essa gravante ex art. 2697 c.c.

3.- I motivi, che per la loro connessione possono essere congiuntamente esaminati, sono inammissibili.

Non v’è infatti dubbio che, in particolare col secondo motivo, la società censuri un dedotto vizio motivo della sentenza impugnata nel vigore del novellato n. 5 dell’art. 360, comma 1, c.p.c.

Deve in ogni caso rimarcarsi che in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., ricorre o non ricorre a prescindere dalla motivazione (che può concernere soltanto una questione di fatto e mai di diritto) posta dal giudice a fondamento della decisione (id est: del processo di sussunzione), sicché quest’ultimo, nell’ambito del sindacato sulla violazione o falsa applicazione di una norma di diritto, presuppone la mediazione di una ricostruzione del fatto incontestata (ipotesi non ricorrente nella fattispecie); al contrario, il sindacato ai sensi dell’art. 360, primo comma n. 5 c.p.c. (oggetto della recente riformulazione interpretata quale riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione: Cass. sez. un. 7 aprile 2014, n. 8053), che invece postula un fatto ancora oggetto di contestazione tra le parti. Ne consegue che mentre la sussunzione del fatto incontroverso nell’ipotesi normativa è soggetta al controllo di legittimità, l’accertamento del fatto controverso e la sua valutazione (proporzionalità della sanzione: Cass. n. 8293 del 25/05/2012, Cass. n. 144 del 08/01/2008 Cass. n. 21965 del 19/10/2007, Cass. n. 24349 del 15/11/2006, e gravità dell’inadempimento: Cass. n. 1788 del 26/01/2011, Cass. n. 7948 del 07/04/2011) è limitato al controllo motivazionale (quanto alle sentenze impugnate depositate prima dell’11.9.12) e successivamente all’omesso esame di un fatto storico decisivo, in base al novellato art. 360, comma 1, n. 5. c.p.c. (interpretato quale riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione: Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053).

Deve infatti considerarsi che “..il nuovo testo del n. 5) dell’art. 360 cod. proc. civ. introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia). L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, benché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. sez.un. 22 settembre 2014 n. 19881).

Il ricorso non rispetta il dettato di cui al novellato n. 5 dell’art. 360, comma 1, c.p.c., limitandosi in sostanza a richiedere un mero ed inammissibile riesame delle circostanze di causa, ampiamente valutate dalla Corte di merito.

4.- Il ricorso è pertanto inammissibile. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115\02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese dei presente giudizio di legittimità, che liquida in €100,00 per esborsi, € 4.000,00 per compensi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115\02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma I bis dello stesso art.13.

Roma, così deciso nella camera di consiglio del 4 maggio 2016 […]

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