Ordinanza comunale, Consiglio di Stato sentenza n. 146 11 gennaio 2018 in materia di ordinanze del sindaco contingibili e urgenti: presupposti della qualificazione

Ordinanze contingibili ed urgenti, Consiglio di Stato (sentenza n. 146 11 gennaio 2018) con riguardo alla qualificazione di un’ordinanza comunale adottata dal sindaco:

L’assenza di riferimenti normativi volti ad esplicitare la volontà di esercitare i poteri di cui agli artt. 50 e 54 del d.lgs. n. 267/2000, non è ostativa alla qualificazione del provvedimento da parte dell’organo giudicante, prescindendo dal nomen utilizzato e dalla fonti normative indicate, secondo un approccio di tipo prettamente sostanziale.

Nel caso di specie, ragionano i giudici, “sebbene lo schema utilizzato possa richiamare quello dell’ordinanza ingiuntiva di demolizione di cui all’art. 31 d.P.R. n. 380/2001 (“Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali”), dalla lettura del provvedimento emerge che l’obiettivo perseguito dal Comune è, oltre a quello di eliminare l’abuso, primariamente quello di far venir meno la situazione di pericolo per il transito della cittadinanza, mediante il ripristino della viabilità.

È per tale motivo, peraltro, che viene posto un termine breve di soli venti giorni per eseguire la demolizione e la rimessa in pristino, specificando che ciò è determinato dalla “necessità di riaprire al transito di veicoli e persone la strada via Omissis”.

Peraltro, il pericolo per la pubblica incolumità, conseguente alla realizzazione della rampa ed alla modifica del piano viabile, era oggetto anche della descrizione compiuta nel verbale di sopralluogo dell’1.10.2010, a cui fa esplicito riferimento l’ordinanza impugnata”

 

(…Inoltre, con il terzo motivo si deduce l’omessa comunicazione di avvio del procedimento, obbligo valido, ad avviso dell’appellante, tanto nel caso di qualificazione del provvedimento come ordinanza di demolizione quanto nel caso di qualificazione dello stesso come ordinanza contingibile e urgente….)

“non può trovare accoglimento la doglianza relativa alla omessa comunicazione di avvio del procedimento, adempimento meramente facoltativo nell’ipotesi di adozione di ordinanze contingibili e urgenti.

Peraltro, l’invio della comunicazione da parte dell’amministrazione avrebbe rappresentato un inutile appesantimento del procedimento laddove, come nella fattispecie in esame, sussista un’urgenza qualificata in relazione alle circostanze del caso concreto.

In questi termini è la costante giurisprudenza di questo Consesso, che suole affermare che “in caso di emanazione di un’ordinanza sindacale contingibile ed urgente non occorre il rispetto delle regole procedimentali poste a presidio della partecipazione del privato, ex art. 7, l . 7 agosto 1990 n. 241, essendo queste incompatibili con l’urgenza di provvedere, anche in ragione della perdurante attualità dello stato di pericolo, che può aggravarsi con il trascorrere del tempo; in sostanza, la comunicazione di avvio del procedimento nelle ordinanze contingibili e urgenti del Sindaco non può che essere di pregiudizio all’urgenza di provvedere” (Consiglio di Stato, sez. V, 01/12/2014, n. 5919).”

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Consiglio di Stato sentenza n. 146 11 gennaio 2018

Il fatto e le contestazioni

“In seguito a permesso di costruire…con il quale il Comune di Monteleone di Puglia assentiva a Omissis la realizzazione di locale pertinenziale da destinare ad uso box, con ordinanza n. 10 del 4.10.2010, la medesima Amministrazione, assumendo l’esecuzione di una rampa di accesso in calcestruzzo, con alterazione del piano strada di via Omissis, priva di titoli abilitativi, ne ingiungeva la demolizione.

Avverso tale atto Omissis  proponeva ricorso dinanzi al TAR Puglia, Bari.

Successivamente il Comune dapprima, con ordinanza n. 11 del 28.10.2010, disponeva la demolizione d’ufficio della predetta rampa, quindi irrogava la sanzione amministrativa di € 500,00, poiché gli scarichi fognari risultavano posti a quota superiore al piano strada.

I due provvedimenti venivano quindi impugnati per motivi aggiunti dalla ricorrente.

Con la sentenza n. 170/2012 del 13.1.2012 il TAR Puglia, Bari, Sez. III ha rigettato il ricorso proposto in uno con i motivi aggiunti.

In particolare, il Giudice di primo grado ha rigettato l’eccezione di incompetenza del Sindaco ad adottare l’ingiunzione a demolire, aderendo alla tesi della difesa civica secondo cui il provvedimento adottato dal Sindaco di Monteleone andrebbe considerato come ordinanza contingibile ed urgente.

5. Con appello r.g.n. 2873/2012, Omissis  impugna la detta sentenza, chiedendone la riforma, con accoglimento del ricorso di primo grado. Le censure svolte dall’appellante in particolare attengono a:

1) incompetenza del Sindaco ad adottare l’ordinanza di ingiunzione alla demolizione dell’opera;

[…]

Con un primo motivo viene riproposta l’eccezione, già svolta in primo grado, di incompetenza del Sindaco ad adottare l’ingiunzione a demolire, in quanto l’art. 107 del T.U.E.L. demanda al dirigente l’adozione di tutti gli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l’Amministrazione verso l’esterno, tra i quali “i provvedimenti di sospensione dei lavori, di abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni amministrative”.

La sentenza impugnata sarebbe quindi errata laddove qualifica l’ordinanza di demolizione adottata dal Sindaco di Monteleone come ordinanza contingibile ed urgente.

Ad avviso della ricorrente, invece, la corretta qualificazione del provvedimento come ordinanza ingiuntiva deve discendere dal fatto che:

a) l’ordinanza ingiunge la demolizione assegnando il termine di venti giorni secondo il preciso schema procedimentale di cui all’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001;

b) il contenuto appare di mera diffida;

c) l’ordinanza fa esplicito riferimento alla realizzazione di opere abusive in assenza di permesso di costruire e fa seguito ad un precedente atto di sospensione dei lavori;

c) il successivo provvedimento adottato dal responsabile del procedimento (ordinanza n. 11 del 28.10.2010) nel disporre la demolizione di ufficio richiama espressamente gli artt. 31, comma 3 e 5, del d.P.R. n. 380/2001.

d) nessuna traccia vi è della volontà di esercitare i poteri di cui agli artt. 50 e 54 del d.lgs. n. 267/2000.

In senso contrario il Comune motiva la qualificazione del provvedimento ingiuntivo alla stregua di ordinanza contingibile e urgente, poiché lo stesso trova fondamento nella necessità di tutelare la sicurezza pubblica e privata, irrimediabilmente compromessa dall’abusiva realizzazione della rampa.

Con il secondo motivo di appello la ricorrente deduce che, se anche si volesse qualificare il provvedimento quale ordinanza contingibile e urgente, lo stesso sarebbe illegittimo per assenza dei necessari presupposti.

[…]

Il Collegio non trova motivo per discostarsi dalla decisione del Giudice di primo grado, in merito alla qualificazione del provvedimento ingiuntivo impugnato alla stregua di ordinanza contingibile e urgente.

Come già riferito nella pronuncia appellata, depone in questo senso la descrizione ivi presente dell’intervento edilizio (“realizzazione di una rampa di accesso al fabbricato sito in via … su strada pubblica rendendo pericoloso il transito ai veicoli e alle persone”), ripetuta per ben due volte nel testo del provvedimento, di per sé idonea ad esplicitare le motivazioni dell’intervento comunale.

L’Amministrazione, invero, provvede ad ingiungere la demolizione dell’opera, non solo perché realizzata in assenza del necessario permesso di costruire, ma soprattutto perché insistente su proprietà comunale, ed in particolare su strada pubblica, così da rendere pericoloso il pubblico transito ai veicoli ed alle persone.

[…]discende il rigetto dell’eccezione di incompetenza del Sindaco nell’adozione dell’ordinanza impugnata.

La qualificazione del provvedimento nei termini anzidetti porta inoltre a ritenere infondata la seconda censura, come visto essendo sufficientemente descritti i presupposti per il legittimo esercizio del potere emergenziale sindacale.”

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