Ottemperanza, presupposti di esperibilità

L’oggetto del giudizio di ottemperanza consiste nel verificare se la P.A. abbia o meno adempiuto all’obbligo nascente dal giudicato, e cioè se abbia o meno attribuito all’interessato quell’utilità concreta che la sentenza ha riconosciuto come dovuta.

Consiglio di Stato sent. n. 5178 21 ottobre 2014

[…]

DIRITTO

Il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Il Collegio ritiene che il ricorso in epigrafe difetti dei presupposti di esperibilità per il rimedio dell’ottemperanza e, in particolare, il preteso comportamento inadempiente dell’amministrazione.

È appena il caso di ricordare l’orientamento consolidato sia della Sezione (Cons. Stato, sez. IV, 15 ottobre 2003, n. 6334; Id., sez. IV, 26 giugno 1998, n.992) che della costante giurisprudenza di questo Consiglio (Cons. Stato, sez. VI, 31 maggio 2008, n. 2626; Id, sez. V, 23 settembre 2007, n. 6018; Id, sez. VI, 10 febbraio 2004, n. 501) in base al quale l’oggetto del giudizio di ottemperanza consiste nel verificare se la P.A. abbia o meno adempiuto all’obbligo nascente dal giudicato, e cioè se abbia o meno attribuito all’interessato quell’utilità concreta che la sentenza ha riconosciuto come dovuta.

Nella specie la sentenza n. 2922/2012, sul punto, prevedeva: “Dall’annullamento degli atti impugnati in primo grado consegue l’aggiudicazione della gara di cui trattasi da parte dell’attuale appellante.

Ove nel frattempo fosse stato stipulato un contratto per la medesima prestazione resa oggetto della gara per cui è causa, l’attuale appellante dovrà sostituirsi all’intestataria del contratto stesso per il tempo residuo della prestazione predetta, fermo – altresì – restando il suo diritto al risarcimento del danno costituito dal 10% della propria offerta in rapporto al lasso di tempo in cui il servizio non è stato da essa espletato”.

L’obbligo nascente dal giudicato a carico della P.A. soccombente era, pertanto, chiaro:

a) aggiudicazione a favore della ditta Omissis;

b) ove nel frattempo sia stato stipulato un contratto per la medesima prestazione oggetto della gara, risarcimento del danno pari al 10 %.

Il Collegio, dall’analisi della documentazione versata in atti, è dell’avviso che l’obbligazione contenuta dalla sentenza n. 2922/12, della quale la ricorrente chiede l’esecuzione, sia stata correttamente adempiuta dalla P.A. attraverso l’adozione, da un lato, del provvedimento n. 26080 del 21 giugno 2012, con il quale è stata disposta l’aggiudicazione definitiva della gara in oggetto in favore della odierna ricorrente per l’importo di euro 297.928,43 (di cui euro 11.362,50 per oneri di messa di sicurezza), dall’altro, tramite l’affidamento di lavori aventi ad oggetto la medesima prestazione di cui alla gara in questione, per l’importo di euro 34.200,00.

Da ciò consegue che la richiesta di risarcimento del danno avanzata dalla società ricorrente appare nel caso di specie destituita di fondamento; difatti, il danno liquidato dal giudice amministrativo appare congruamente ristorato dall’ANAS sia in forma specifica, attraverso l’aggiudicazione della gara, che per equivalente, attraverso l’affidamento di ulteriori lavori.

La particolarità della vicenda consente di disporre l’integrale compensazione fra le parti delle spese della presente fase.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 maggio 2014 […]

 

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