PA che attende parere obbligatorio è inadempiente se non conclude procedimento nei termini previsti

Consiglio di Stato sentenza n. 4496 25 settembre 2015

Il dovere della P.A. di definire il procedimento entro un termine stabilito con apposite disposizioni non è meno vincolante solo perché nel procedimento debbono intervenire pareri di altre autorità amministrative. A maggior ragione quando la fonte normativa che regola il procedimento considera e disciplina anche i tempi relativi ai vari passaggi ed adempimenti, compresa l’acquisizione di pareri obbligatori.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4496 25 settembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. L’appellante, già ricorrente in primo grado, dipendente della Polizia di Stato, con istanza del 2 novembre 2012 ha chiesto all’amministrazione il riconoscimento della causa di servizio per talune infermità, e conseguentemente l’equo indennizzo.

Una volta decorsi (a suo giudizio) i termini per la definizione del procedimento, l’interessato ha proposto ricorso al T.A.R. Campania, sezione di Salerno (R.G. 1643/2014) per far dichiarare l’illegittimità del silenzio e l’obbligo dell’amministrazione di definire il procedimento con un provvedimento espresso.

Il T.A.R. Salerno, con sentenza n. 151/2015, ha rigettato il ricorso.

2. La sentenza dà atto che il procedimento aperto con l’istanza dell’interessato è tuttora pendente, e che il termine massimo per la sua conclusione, desumibile dal d.P.R. n. 461/2001, dovrebbe intendersi superato.

Tuttavia il T.A.R. ha giudicato nel senso che non vi sia ancora un silenzio illegittimo, in quanto gli atti sono stati rimessi dall’amministrazione procedente al Comitato per la Verifica delle Cause di Servizio, organo consultivo tecnico il quale deve rendere un parere obbligatorio e vincolante. Pertanto, a giudizio del T.A.R., l’amministrazione procedente non è, allo stato inadempiente; d’altronde (così sembra doversi interpretare sul punto la sentenza del T.A.R.) l’interessato non ha chiamato in causa il C.V.C.S., che, in ipotesi, sarebbe l’unico soggetto allo stato inadempiente.

Donde il rigetto del ricorso, con compensazione di spese.

3. L’interessato propone appello a questo Consiglio, ribadendo i propri argomenti e sottolineando che già in primo grado egli aveva stabilito il contraddittorio con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, del quale il C.V.C.S. è organo.

L’amministrazione si è costituita. Successivamente, con atto depositato il 17 luglio 2015 ha documentato che il parere del C.V.C.S. è stato deliberato, in senso negativo, il 4 febbraio 2015 (non risulta la data di trasmissione al Ministero) e che il procedimento è stato definito, nel senso del rigetto, con decreto 30 giugno 2015 del Ministero dell’Interno.

4. Comparendo all’odierna camera di consiglio, il difensore del ricorrente ha chiesto che si dia atto del venir meno dell’interesse a ricorrere, chiedendo peraltro la condanna della controparte alle spese.

5. Il Collegio ritiene che si debba dichiarare l’appello improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse, in quanto nel corso del giudizio il silenzio dell’Amministrazione è venuto meno grazie alla pronuncia del provvedimento espresso, sia pure sfavorevole all’interessato.

Quanto alle spese del giudizio, il Collegio ritiene che debbano essere liquidate in favore dell’appellante. Invero se non fosse sopravvenuto il difetto d’interesse verosimilmente l’appello sarebbe stato accolto.

La sentenza del T.A.R. appare non condivisibile perché non ha considerato che il dovere della p.A. di definire il procedimento entro un termine stabilito con apposite disposizioni non è meno vincolante solo perché nel procedimento debbono intervenire pareri di altre autorità amministrative. A maggior ragione quando, come nella specie, la fonte normativa che regola il procedimento considera e disciplina anche i tempi relativi ai vari passaggi ed adempimenti, compresa l’acquisizione di pareri obbligatori.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Condanna l’amministrazione al pagamento delle spese del giudizio in favore dell’appellante, liquidandole complessivamente per i due gradi in euro 1.500.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonchè di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 settembre 2015 […]

 

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